LE TRE CHIAVI.

PROLOGO

La vidi la prima volta in piedi sull’uscio del salone. Il suo nervosismo si respirava nell’aria.
Talmente le mani si cingevano tra loro che la sua pelle olivastra divenne bianca sulle nocche.
I suoi palmi imploravano pietà , come il topo tra le spire del serpente.
Di tutta la sua bellezza, questo è il ricordo che più conservo gelosamente.
Manû

5 Anni dopo

I

“Sei riuscita ad avvicinarti così tanto silenziosamente coprendo il tuo odore sottovento. Un vero predatore non avrebbe potuto fare meglio.”
Dareh si girò di scatto bloccando il fendente con la mano sinistra, portato da un piccolo ramo usato come improbabile spada.
“Dove ho sbagliato”
“Hai attaccato un Braccio del Diavolo dal suo lato forte”
“Tu non sei un Braccio del Diavolo”
“Forse vorrei esserlo”
“Magari uno stregone, un visionario. Che so un navigatore, magari un Bianco”

Il mondo da noi conosciuto era popolato da sei potenti nazioni, le quali ormai da tempo vivevano in pace. Dopo secoli di alleanze , guerre e tradimenti l’armonia regnava per il semplice fatto che nessuna Nazione o Regno dipendeva dall’altra.
Garante di questa pace la Gilda dei Saggi o quella che più comunemente veniva chiamata, il Settimo Regno.
Quattro di queste nazioni erano governate da monarchie antiche come il mondo.
Al centro del continente, come a guardia di tutti, il regno più fiorente e ricco di Elisabeth. La casata dei Re. Più leggende lo descrivevano come i padri fondatori del mondo conosciuto.
Gli Elisian Davano notevole importanza a questa presunta verità.
Sul trono sedeva la “Leonessa” . La Regina Diana Cole, diretta discendente del primo Re.

Nel profondo Nord, tra laghi ghiacciati e vulcani sempre in piena attività, il regno del freddo di Kaalalit. Vecchio e ubriacone quanto coraggioso e intrepido il sovrano Gron.

Palme e spiagge caratterizzano Fenicia. Il caldo mortale dei suoi deserti. Antonia discendente della stirpe nomade, sedeva sul trono di sabbia dall’età di dodici anni.
A est un piccolo regno di coraggiosi raminghi.

Un regno povero ma ricco di racconti e sacrifici. L’arte di viaggiare in carovane e nella lavorazione dell’oro. Questo era il regno di Sinturia, Re Hagi il collante tra le tribù sparse per il mondo.

Ancora più a est l antico Impero ormai diventata la Repubblica di Kim e a Ovest la giovane democrazia di Amerinda, nata sulle terre al di là dell’oceano.

“Cosa stai leggendo di così interessante da non darmi un briciolo d’attenzione, giovane diavolo”
Manû non aveva mai dato troppa confidenza a nessuno, rimaneva una persona distante sempre sulle sue. Timida e riservata, come se cercasse in ogni momento di porsi sulla difensiva.
Ma non con Dareh, lui era il suo mondo, se ne innamorò all’istante cinque anni prima.
“Sto studiando per domani, cosa che avremmo dovuto fare insieme, se tu non fossi una guerra fondaia”
“Baciami” Manû si infilò tra il libro è il petto di Dareh , lo sguardo serio e fiero, lui poteva sentire il profumo della pelle olivastra.
“Potrebbe vederci qualcuno”
“Baciami”
“Manû, dai…” Non riuscì a finire la frase che il calore delle labbra di lei esplosero sulle sue.
All’Improvviso un fruscio nell’erba fece scattare Dareh in piedi, Manû fu scaraventata a terra.
“Ecco gli amanti, beccati in fallo. Abbassa la guardia piccolo uomo”
Evelyn, affascinante ragazza, navigatore proveniente dal regno di Elisianbeth, Dareh era uno dei pochi uomini a non esserne affascinato. Definirli cane e gatto era riduttivo.
“Evelyn, no proprio tu”
“Ometto, pensi davvero che io non fossi a conoscenza del vostro grande segreto.”
Dareh si voltò verso Manû con sguardo minaccioso.
“Evelyn è per me persona fidata”rispose la ragazza tenendo lo sguardo basso mentre si rialzava.
“Avresti potuto dirmelo”
“Come l’hai presa.”
“Male”
Come l’avresti presa.”
“Male”
Ora Manû sembrava stizzita e non scrollava gli occhi da quelli neri di Dareh.
“Siete sempre in conflitto, nonostante siate le due persone più importanti per me, le uniche”
“Manû…” cerco di rispondere Dareh
Evelyn interruppe quello che stava diventando una discussione “Non c’è tempo, sono venuta a chiamarvi. Siamo stati convocati, tutti”

La Gilda dei Saggi era un piccolo borgo tra il regno di Elisianbeth e Fenicia. Una piccolissima roccaforte poggiata su una collina. Paesaggio immerso tra il cielo d boschi di faggi.
Essi erano il punto di equilibrio del mondo, ogni disputa ogni contrasto tra le sei nazioni era oggetto di discussione. La sentenza era legge.
A capo della Gilda il Concilio, formato dai sei Saggi, uno per ogni nazione.
Al comando dei sei il Patrono, colui che sedeva per discendenza sullo scranno dei Saggi.
La discendenza dei Patrono, pur essendo una delle famiglie più antiche , era avvolta nel mistero. Nessuno conosceva la sua provenienza, a nessuno era consentito conoscere il volto degli appartenenti alla casata.
Pur essendo un piccolo borgo i saggi potevano far conto sulla guardia.
Essi erano uomini e donne provenienti da tutto il mondo conosciuto fin dalla tenera età.
Fin dalle origini qualcuno nasceva con particolari doti. Si manifestavano già alla nascita. Mai nessuno aveva scoperto il perché o da dove derivano queste proprietà.
Un unico segno di riconoscimento era negli occhi. Alla nascita e in particolari circostanze, l’iride diventava giallo oro, la pupilla si riduce in una piccola fessura nera come la notte.
I Saggi nel tempo avevano fatto di queste persone una comunità, nonché il braccio armato della Gilda.
Gli Eiyu, così chiamati erano temuti in ogni angolo della terra. Cresciuti ed addestrati al combattimento e alla strategia, all’investigazione. Non godevano di grande reputazione da parte delle popolazioni. Ciò che è diverso spaventa.
Gli Eiyu si dividevano in quattro categorie conosciute.
Gli Stregoni, il potere della magia, intesa come controllo degli elementi e della materia. I più potenti capaci soggiogare la mente è il volere.
I Navigatori. Il loro motto era “uno Stregone senza il suo Navigatore è perso” la capacità di viaggiare e di avere in memoria ogni singolo sentiero dei luoghi a lui conosciuti, i più abili avevano il dono del teletrasporto.
I Visionari. L’arte delle preveggenza. Il potere di poter cambiare il futuro.
Il Braccio del Diavolo. Ciò che tutti sognavano, ciò che nessuno voleva essere. Tutti i poteri concentrati in una persona , al massimo della loro forza. Si diceva l’unico a poter spodestare il Patrono, si diceva anche che l’unico Braccio del Diavolo che si fosse mai manifestato oggi sedeva sul trono dei Saggi. Sedeva da oltre cento anni a comando dei Saggi.

“Manû dammi la mano”disse Evelyn. Era un navigatore abile in tutto. Possedeva e utilizzava nel migliore dei modi il teletrasporto.
Manû le porse il palmo, non ebbe il tempo di voltarsi verso Dareh che un senso di nausea la investì in una frazione di secondo. Quando riapri gli occhi si ritrovò sulla grande porta del Borgo.
“ Non hai mai voluto esercitarti con il teletrasporto, la nausea è solo questione di abitudine”
“Perché lo tratti così, cosa mai ti ha fatto. Ora arriverà tardi , verrà punito”
“ Oh sarebbe uno spettacolo più o meno divertente. No, non mi ha fatto nulla, ma credo sia questione di pelle”
Evelyn bussò alla porta
“Comunque non è stato per mio volere, il maestro Coman mi ha chiesto di staccare Dareh dalle tue grinfie”
Con un sorriso sarcastico il navigatore entrò sull’uscio ormai spalancato.
“Il maestro Coman? Anche lui sa di noi. Evelyn”
Manû rincorse l’amica scomparendo all’ ombra delle mura.

Dareh stava rimettendo in ordine i propri libri e pergamene, quando all’improvviso con la mano sinistra in un movimento di difesa erse un muro utilizzando il terreno sottostante. Esplosioni andarono a sbattere su quella difesa improvvisata. Dareh accovacciato dietro il muro si guardò attorno studiando il da farsi.
“Un attacco con foglie esplosive” urlò
“Maestro l’attacco con le foglie è una sua firma, un ora fa di faggi di fronte a me non ce n’erano due”
Il ragazzo creò una palla di energia con la mano destra mentre fece esplodere il muro creato per diversivo. Lanciò la palla d’energia contro l albero.
L’attacco andò a vuoto, l’albero risultò un illusione, la lama del pugnale sul suo collo no, quello era reale.
“Giusta osservazione allievo, ma la tua mancanza di attenzione, ti sarà letale”
Dareh non poté che alzare le mani in segno di resa. Si voltò verso il Maestro. Che nel frattempo si era già allontanato osservando il tronco bianco di un vecchio faggio.
“Maestro Coman a cosa devo la sua visita “
“Dimmi Dareh, cosa rappresenta il tronco per un albero”
Coman, maestro e stregone della Gilda. Esecutore di centinaia di missioni. Richiamato dall ordine all’insegnamento cinque anni prima. Proveniente dalla Sinturia, aveva fatto breccia nel cuore di Dareh.
I suoi racconti, i suoi insegnamenti, erano per lui fonte di fantasie da cui cibarsi per affrontare le realtà della vita.
“Il tronco? Oltre che da sostegno non vedo altro Maestro”
“Quindi ti fermi alla prima apparenza, senza ascoltare la vita che ospita all’esterno e all’interno di esso”
Dareh non trovò parole adatte per controbattere, c’era qualcosa di strano nel Maestro, qualcosa che non riusciva ad identificare.
Coman si avvicinò al ragazzo, la sua espressione angelica gli dava sempre conforto. Gli mise una mano sulla spalla e osservando il suo viso gli chiese.
“Fino a quanto ti spingeresti per Manû “
Dareh si sentì avvampare, di colpo non riuscì più a guardare in faccia il proprio Maestro
“Maestro io…”
“Dareh sì sincero e bada non ti sto chiedendo con Lei, ma per Lei”
L espressione di Coman ora si fece più dura. Dareh strinse i pugni gli tornò in mente il volto della sua amata. Guardò Coman.
“Morirei per lei.”

II

All interno delle mura giaceva la cittadella. Per lo più case e botteghe modeste che appartenevano alle famiglie dei Bianchi.
I Bianchi erano quelle persone la cui dote con l’andare degli anni si consumava fino a sparire.
Venivano così chiamati poiché per via di quella estinzione i capelli crescevano lisci e dritti di bianco argento.
La Gilda proponeva loro di poter rimanere nella cittadella , così da diventare i soldati semplici del Borgo. Pochi rifiutavano così da diventare negli anni un esercito forte e potente comandato dagli Eiyu e fedele ai Saggi.
Manû ed Evelyn camminavano con passo spedito tra i vicoli del Borgo. Due soldati con altrettanto slancio arrivati al cospetto delle due donne chinarono il capo in segno di saluto.
Evelyn li liquidò in fretta con gesto perentorio della mano.
Il soldato non arretrò “Mia signora ho un messaggio per voi da parte del Capitano David”
La ragazza si fermò di colpo. Manû da par suo stava studiando il pezzo di pergamena che il bianco aveva allungato verso l amica, c’era qualcosa che non andava. La pergamena era come traslucida, non era chiuso in nessuna busta particolare e cosa alquanto singolare sembrava priva di alcun messaggio.
Manû voltò lo sguardo verso Evelyn che in un attimo aveva già preso la pergamena tra le sue dita. Gli occhi del navigatore brillarono di giallo oro
“Cosa sta accadendo” furono le uniche parole che Manû riuscì a pronunciare. Di colpo un rumore sordo da parte dei due soldati fece scattare di un passo indietro le due ragazze. I Bianchi davanti a loro avevano il corpo piegato sul lato destro in modo innaturale, dalla bocca colava schiuma in un gorgoglio macabro, si accasciano morti.
“Evelyn, ma”
“Dobbiamo andare e in fretta”
“Evelyn aspetta, cosa sta succedendo”
“Non adesso Manû, non abbiamo più tempo”
“Per cosa”
“Ho detto non adesso, se la città va in allarme le mie e le tue potenzialità diminuiscono di efficacia. Cazzo le strade stanno già cambiando”
La cittadella era dotata di allarmi che la rendevano viva, uno di questi scattava in presenza di un navigatore considerato ostile. Ella cambiava la mappatura delle strade, essendo a conoscenza che il nemico per attraversare la giusta via doveva avere ben chiaro nella propria mente le strade.
Ma la preoccupazione di Evelyn era l allarme destinato al teletrasporto, la città creava come una rete intrecciata sopra di essa, con fili così sottili e taglienti da parere infiniti, capaci di tagliare in piccole striscioline chiunque avesse provato a superarli.
Mentre Evelyn cercava una via d uscita affannandosi a destra e sinistra, Manû pareva in preda al panico, quando scorse da quella che sembrava la via principale, una schiera di Bianchi con fare ostile muoversi verso di loro.
Accortasi anche l amica della situazione iniziò a maledire chissà che cosa mentre cingeva già l’elsa della sua spada in posizione di combattimento, Manû cercò la sua inutilmente, ricordava di non averla portata con se quel giorno, lo stesso Dareh l’aveva redarguita qualche ora prima.
La lama di Evelyn roteò agile e sicura pronta a colpire “Amica mia, piccola strega. Non credo che tu abbia bisogno per forza di una spada”
Manû riprese una calma apparente si mise al fianco della giovane. Dalla mano destra le dita si allungano fino a diventare cinque lunghi artigli taglienti. Gli occhi gialli oro.
“Navigatore, ricorda che sono uno stregone , non chiamarmi mai più strega”

III

Il castello incombeva sulla città di San Carlo, come per dominarla anziché proteggerla. Lunghe picche acuminate formavano il cancello principale, appoggiate con forza alle spesse mura perimetrali. Picche troppe volte famose per essere il Poggio di teste di dissidenti , traditori e rivoluzionari. In un caso anche di un Re.
La continuità a quello slancio architettonico verso il cielo lo davano le sottili guglie, appoggiate su mostri di pietra non ben definiti che a guardi del edificio immortalavano lo sguardo.
Le grandi vetrate davano con i loro mosaici colorati un tocco di luce a quel ambientate grigio e mai sereno.
“Il regno di Elisianbeth gode di un momento di ottima salute, Lord Apricott”
Un uomo basso è troppo in forma per la veste nera che indossava , urlava per quel grande salone tappezzato da arazzi che raccontavano chissà quale storia.
Di fronte ad esso un uomo di bello aspetto, vestito allo stesso modo dimostrando certamente più classe e fascino.
“Amico mio, mio paffuto e basso Lord Abiss” Fece ridere l intera assemblea, facendo un profondo inchino a sbeffeggiare il collega. “Ditemi, quando mai nella nostra gloriosa storia, il nostro amato Regno non fosse in splendida forma”
Lord Abiss infastidito dal comportamento di Apricott, strette i pugni così forte da doversi trattenere per non colpire quel mento saccente.
“La nostra flotta ad Ovest domina i mari, i commerci ad Est e a Sud proseguono senza sosta e il Nord pende dalle nostre abili labbra”
“Abiss, chiacchierone di un nobile, a Ovest siamo gli unici a solcare i mari. La giovane Amerinda è ancora lontana da avere un flotta alla nostra portata. A Est sono più i carichi che vengono depredati di quelli che arrivano a destinazione.” Il Lord venne anzi tempo interrotto da quello che sembrava un colpo di tosse, troppo marcato per essere naturale.
Si voltò verso la folla al suo fianco, vide aprirsi un canale di riverenze in assoluto silenzio.
Una figura smunta in veste porpora con mantella nera, così spessa da sembrare pesante da trascinare, in egual misura il cappuccio calato sul capo nascondeva completamente il viso.
Le mani, arcigne e scheletriche erano le uniche parti del corpo che lo strano ospite di quello improbabile nascondiglio regalava agli occhi delle persone. Le dita battevano freneticamente sul bastone di legno intarsiato di oro e gemme stretto nella mano sinistra.
“Lord Apricott, il suo intrattenimento a corte é famoso per rallegrare i cuori dei troppo seriosi nobili”
“Sovraintendente il mio non è un tentativo di schernire questa amata corte”
“Oh mio Giovane rampollo, schernire fatti che nella realtà sono così evidenti non è forse la giusta politica?”
Lord Abiss si accorse di essere stato elegantemente tagliato dalla discussione, senza accorgersene si ritrovò tra la folla a fare da spettatore.
“Signore la politica è azione a mio modesto parere, le parole si perdono con il vento”
“E lei Lord Apricott è un abile paroliere secondo il mio modesto parere”
Il sovrintendete era ormai al fianco di Apricott, il nobile poté per un momento provare a scrutare all interno del cappuccio. Il voler dare un immagine a quel volto era una delle cose che più ardeva dentro di lui. Sulla sua spalla si appoggiò la mano grigia e tetra, in un sussurro gli entrarono parole velenose.
“ non si può guardare nella notte senza la luce, bisogna aspettare l Alba per rimpiangere il buio, giovane Eiyu”
Ad Apricott gli si gelò il sangue, nessuna reazione poteva smuoverlo, impietrito ora guardava fisso Abiss come per trovare un appiglio dove arrampicarsi.
L attimo di imbarazzante silenzio venne scalfito dal urlo del capitano della guardi reale, annunciando l arrivo a corte della Regina Diana Cole.
La “Leonessa” portamento più da soldato che da donna, il suo lungo vestito a campana pareva un disturbo per il suo passo troppo agile. Gli fecero spazio ad ogni passo con inchini sottomessi, la Sovrana raggiunse il trono al centro del salone che riposava sotto l unico lucernario.
Alle sue spalle la guardi reale si era già tutta schierata.
La Regina si sedette con uno sbuffo, allargo i lacci del corpetto d orato che la opprimevano. Sapeva bene che quel azione avrebbe creato un minimo di sdegno su tutte le vecchie bacucche presenti a corte. Sapeva altresì che nonostante tutto nessuno si sarebbe permesso di contraddire la stessa azione. Il sorriso beffardo della “Leonessa” stava a sottolineare il compiacimento di quella situazione.
Una volta a suo agio sul trono, studio profondamente la folla , finché non le venne dato un calice del miglior vino del Regno.
Diede un lungo sorso degno di un mercenario in festa in un osteria di dubbia eleganza. Si alzò porgendo il calice alla servitù
“Allora , ho interrotto quale importante conversazione Lord Apricott”
“Mia Regina, lei non interrompe mai”
“Il sempre zelante e ben educato Lord Apricott, mi lasci indovinare. Vediamo, tutto procede per il meglio e noi godiamo di ottima salute Ahahaha” La risata riecheggiò in tutta la sala
“Ma lei Lord come al solito a che da ridire” “Sottolineavo Maestà fatti i cui sono ovvi i danni alla corona”
“Bazzecole, regnare non è solo politica, sono anche affari e negli affari i rischi si corrono”
La Regina scese dal trono incamminandosi verso Apricott.
“Lord Apricott negli affari ci sono perdite necessari su cui camminare”
“Solo che noi mia Regina camminiamo sulle perdite dei poveri commercianti”
“Come osate” s intromise il Sovrintendente, la voce così rauca è lontana che sembrava provenire da una tomba anziché dal cappuccio.
“Adesso basta!” Sentenziò la Regina stizzita e tirata in volto
“Le sue parole mi hanno annoiata, richieste di scorte armate per i mercanti, soldati ai confini e protezione delle merci. Come se ad amministrare il Regno voi fosse il più adatto”
“Mia Sovrana, cosa servirebbe un esercito così numeroso in questi tempi di pace se non a difendere inostri affari”
“Adesso Basta” urlò ancora più forte la Regina, puntando il dito verso il Lord.
“Siete stato ammesso a corte nonostante la scelta di vostro padre, rammentate il mio buon cuore o figuratevi la vostra testa su una delle picche qua fuori”
Apricott rimase in silenzio, lo sguardo fiero fisso sulla Leonessa, con riluttanza è un profondo inchino terminò il suo dibattito.
“Capitano, accompagni Lord Apricott nelle mie stanze, avrò a suo tempo bisogno di parlare con lui”
Apricott mutò la sua espressione in preoccupazione , scortato dal capitano e da due guardi si allontanò dalla sala. Scorse tra la folla Lord Abiss ebbe tempo di dirgli “ci vuole luce, mio caro amico. Luce”
Sparì tra il chiacchiericcio dietro la porta.
Con affare stanco la Regina tornò sul trono, fece annunciare con sorpresa di tutti di voler rimanere sola con il Sovrintendente. Tutte le visite e le dispute erano per quel giorno sospese.
I nobili presenti senza proferire parola si allontanarono, la sala si svuotò in men che non si dica.
“Sovrintendente a che punto è l indagine” “Tradimento mia Regina”
“Ne siamo certi dunque “
“ Tradimento, Apricott deve morire” “Sovrintendente io sono la Regina, la decisione spetta a me”
“Sua Maestà sa che è la legge ed essa è sopra ogni cosa”
“Vecchio senza voltò e senza nome, come se privare una vita sia dipeso da vecchie pergamene. Si opporrà e chiederà il volere della Gilda”
“La Gilda è compromessa a nostro favore come le avevo promesso”
Diana Cole lo guardò scioccata, quell uomo così potente da dove era arrivato. Era a corte da meno di due anni e senza che lei o qualcun altro se ne accorgesse era diventato il braccio destro del potere. Lei stessa non ricordava il primo incontro. Ogni volta che provava a pensare al primo incontro veniva investita da emicranie lancinanti. La Leonessa ne era intimorita a tale punto da non riuscire più a contraddirlo mai fino in fondo.
“Quindi tutto ha inizio”
“Si mia Signora, oggi il terremoto nella città dei Saggi, l uccisione dei traditori e la morte di molti Eiyu. Domani la sua incoronazione a Imperatrice del Mondo”
Alle sue ultime parole il vecchio si girò e uscì dalla sala, mentre Diana Cole rigida su quella sedia ormai diventata scomoda cercava di domare nella ultima parte di cuore rimasta, quella voce.
“Dio mio cosa ho fatto”

IV
“Manû ricordi di essere una strega?”
Lo scontro era furente, a terra giacevano soldati trafitti. Evelyn era abile con la spada e Manû altrettanto nel corpo a corpo
“Cosa vuoi che faccia? Ucciderli tutti? Sto combattendo con uno che conosco e che ha figli” “Oh la bontà degli Stregoni, chiedi se t inviterà a cena o se preferisce ucciderti ora”
“ il teletrasporto “
“Troppo rischioso, se l allarme è scattato finiremmo a brandelli”
Manû aveva ancora pensieri confusi, una giornata come le altre Si era trasformata in un inferno e lei non sapeva il perché. Dareh, lei ora voleva solo Dareh.
“Evelyn attaccati a me”
“Oh finalmente “
Manû alzò le mani di colpo un muro di terra e fango avvolse le due donne creando una stanza isolata tra loro e i soldati.
“Davvero?terra e fango?”
“È la prima cosa che mi è venuta in mente”
“Una qualsiasi cosa che possa portare morte e farci salvare. No terra e fango”
Manû assunse un espressione da cucciolo bastonato
“Dai non è nulla riprenditi. Ragioniamo” disse Evelyn rincuorando l amica
Nel mentre una leggera coltre giallastra stava penetrando nella stanza, l odore forte di zolfo. “Evelyn , pozione anti magia , l alito del Diavolo”
“ Buon Dio non ci danno il tempo di respirare un attimo, se oggi morirò maledico il maestro Coman”
La terra incominciò a sbriciolarsi, incominciavano a vedersi mani che cercavano di afferrare e spade di colpire attraverso le fessure che piano piano andavano a formarsi.
D improvviso una esplosione all interno del rifugio fece schizzare terra in faccia a Evelyn, la parete di fronte alle ragazze era ora disintegrata. Un uomo dai capelli scuri e legati stava tra loro e i pochi soldati rimasti.
Evelyn infastidita mentre si toglieva la terra dal volto colpì con l elsa della sua spada la spalla del uomo.
“David Stregone da circo, dovevi per forza un entrata tanto scenica”
“ non hai gradito? Almeno così ne ho sistemati un po’ “
“Quanto c hai messo”
“Non hai ricevuto il mio messaggio?”
“Si ma era già troppo tardi”
“Idee per portarci via da qui?”
“Veramente confidavo nel vostro istinto di donna”
“Cialtrone di uno Stregone, pensa Evelyn pensa” Manû si era messa due passi indietro rispetto ai due improvvisati compagni. Era ancora tutto così confuso. Aveva passato gli ultimi cinque anni nella cittadella, rispettata e temuta come conveniva ad un Eiyu, anche se in forma di cadetto. Ora tutto questo la stava attaccando, gli si stava ribellando contro.
“Manû “ la interruppe David ”pensa anche tu a come andar via, stanno arrivando troppi Bianchi “ Evelyn la fissò qualche istante, abbozzò un sorriso ironico, Manû teneva molto a quella scontrosa navigatrice, rampolla di una famiglia di Elisianbeth ma non gli erano mai andati giù quei sorrisetti e sguardi che le davano del incapace. “Forse mi è venuta un idea ragazzi”
David ed Evelyn la guardarono troppo stupiti, ma valutarono la situazione.
“Ti ascolto “ disse Evelyn
“Sappiamo che le difese della città sono scattate, non possiamo usare il teletrasporto e la magia è complicata da usare”
Si rivolse a David con un certa sicurezza “Durante una lezione con il maestro Coman dove eri presente anche tu, ci venne spiegato che non tutta la cittadella viene coperta dalle difese” “Certo , la cattedrale di Santo Stefano perché ha tutti i passaggi per un eventuale fuga e la camera segreta del Patrono ma ignoro la sua funzione. Ma una non sappiamo dove sia e la cattedrale sarà sicuramente ben pattugliata “
“E….”
“I sotterranei , sei un genio piccola strega” urlò Evelyn soddisfatta.