Page 2 of 2

SPORTLANDIA: La Solitudine dei numeri 1

I cinque migliori portieri da me visti all’opera. Nessuna classifica, generazioni diverse. Il calcio è cambiato e con lui il ruolo tra i pali. Naturalmente è una opinione personale.


BODO ILLGNER

Ho sempre fatto fatica a trovare qualcuno che si ricordasse di Illgner, portiere tedesco di una affidabilità e bravura nel ruolo pazzesca. Probabilmente la sua poca popolarità è dovuta al fatto che non fosse una persona che amava stare sotto i riflettori. Eppure vincitore del Mondiale del 1990, di due Liga spagnole con il Real Madrid e due Champions sempre con i Blancos. Quando Fabio Capello si trasferì sotto la corte madridista come primo acquisto chiese proprio Bodo. Disse: “Buffon? Un grande portiere, meriterebbe il pallone d’oro. Ma oggi il migliore è Neuer“ Su su Bodo hai fatto un po’ il nazionalista…..


IKER CASILLAS

Portiere spagnolo del Real Madrid, cresciuto fin dagli inizi nella storica società Castigliana. Successe proprio a Illgner, giovanissimo. Il racconto del suo esordio in prima squadra è una storia divertente e quasi commovente. Iker ha 17 anni e quella mattina è a scuola. Durante la lezione di disegno il Preside dell’istituto irrompe nell’aula prendendo da parte il giovane.”Iker qua sotto c è un taxi che ti aspetta per portarti in aeroporto, ha chiamato il Real devi andare in Norvegia non hanno più portieri.” Il ragazzo non ci pensa due volte, parte e gioca la sua prima in Champions League. È talmente a suo agio tra i pali della prima squadra che non ne uscirà mai più da quel momento. È lui il titolare. Disse “Se il Real Madrid mi chiamasse ancora, andrei subito”. Campione del Mondo e D’Europa con la Spagna e tre volte campione d’Europa e di Spagna con il Real.

JULIO CESAR

Il brasiliano dalla lacrima facile. Arriva in Italia da semi sconosciuto, ma in Brasile ne parlano davvero bene. Dopo un anno di prestito al Chievo Verona, l’Inter lo inserisce in rosa. Mancini allenatore quell’anno dei nerazzuri ci mette un paio di mesi a capirlo. Il posto da titolare diventa di Julio. Portiere di una agilità mai vista, una potenza esplosiva incredibile e rispetto a tanti suoi colleghi ha piedi sopraffini. Bravo sulle palle alte quanto nei pali. Il mio pensiero è che negli anni italiani sia stato pari a Buffon se non superiore. Nel ‘annata 2010 lo è stato sicuramente. Uno degli eroi del triplete interista. Messi è Xavi dichiareranno di aver quasi esultato al Camp Nou , finché non videro quel pazzo di Cesar fare una delle parate più belle negli ultimi dieci anni. Disse: “Il Mondo mi ha conosciuto grazie all’Inter, sarò sempre riconoscente ai colori nero azzurri.” C è da scommetterci che lo disse piangendo. Vince tutto con l’Inter, una coppa America con la nazionale brasiliana. Peccato il mondiale perso in casa.

GIGI BUFFON

Gigi nazionale. Ci sarebbe poco da dire. Portiere completo e fortissimo in tutto. Gli facciamo passare che ha due ciabatte al posto dei piedi, ma poco importa se l’essenziale lo devi fare con le mani! Esordisce anche lui giovanissimo in un Parma-Milan. Nevio Scala l ha vista lunga e non l’ha più tolto. Mi impressionò fin da quella partita affrontò un certo Whea con tempismo e coraggio di un veterano, andando sui piedi dell’attaccante africano. Molti dicono che sia il più forte di tutti i tempi, io sinceramente non me la sento di affermare ciò. Sicuramente il fatto di essere allo stesso livello da i suoi 17 fino ai 43 anni è qualcosa di incredibile. Questo fa sì che comunque dire che Buffon sia il migliore di sempre non sarebbe poi così sbagliato. Disse: “Senza aver visto N’Kono, non sarei mai diventato un portiere.” Campionati e coppe nazionali con la Juventus, coppa UEFA con il Parma è il fantastico Mondiale nel 2006 con la Nazionale. Peccato per la Champions… magari quest’anno! Ah… gli manca un Pallone d’Oro!


WALTER ZENGA

Mi scuso in anticipo, ma è stato e sarà il mio Idolo per sempre. Lui mi ha fatto innamorare del ruolo del portiere. Pazzo, incosciente e guascone.Fortissimo! Per dieci anni e più senza rivali in porta e di portieri forti in circolazione non mancavano. Unico portiere italiano a vincere il pregiato premio di Guanto d’Oro, per ben due volte. Detto l’uomo Ragno. Vinse lo scudetto dei record con l’Inter e due coppe Uefa. Milanese di nascita, fin da ragazzo la domenica è presenza fissa in Curva Nord. L’unico cruccio è quella semi finale con l’Argentina, l’uscita azzardata su Caniggia, Ferri e Baresi immobili come statue. Molti erroneamente lo ricordano solo per quell’episodio. Dichiarò qualche anno fa che Buffon è il miglior portiere di sempre. Io sono convinto che Walter non fosse così lontano. Disse “Tifavo Inter già a tre anni, nonostante mio padre fosse Juventino. Se non è amore questo.”

Il portiere, non puoi essere normale se prendi un gol e sei felice di essere in porta. Essere matti, tanto da buttarsi in terra, più volte. Essere soli sempre confinati in due pali. Amare la sensazione di volare e farne una fede!

Il “TORO” MARTINEZ

Un tango tutto da seguire

linea orizzontale

Lautaro Javier MARTINEZ. Attaccante argentino di soli 22 anni, già sulla bocca di tutti. Nonostante la giovane età, nonostante si sia messo in mostra da poco più di una stagione e mezza in Europa, nonostante il blocco dovuto alla pandemia.

Al momento è il pezzo più pregiato del calciomercato sotto Covid, una piccola telenovela tra Spagna e Italia, tra Barcellona e Inter.

Da un lato i Blugrana insistono per avere alla loro corte il Toro, facendo finta di niente del fatto che le casse in Catalogna stiano piangendo un po’ miseria. Le offerte inviate ai milanesi fanno un po’ sorridere.

Dall’altra parte i Nerazzuri non hanno questa fretta di vendere. Con l’arrivo di Suning e dopo aver sistemato i conti il coltello dalla parte del manico è per i meneghini. Che al contrario dei precedenti anni puntano i piedi su i propri obiettivi, senza cercare di accontentare Allenatori o giocatori a tutti i costi. Martinez ha una clausola di 110 mln di euro, andrà via solo al pagamento di quest’ultima.

La mia opinione è quella di non vendere, lo considero un giocatore meraviglioso. La mia è più una speranza. Quello che credo invece è che in qualche modo il Barcellona troverà il denaro, da ricordare che in Spagna per il calcio le banche fanno prestiti assurdi. E che Lautaro l’anno che verrà indosserà la maglia del Barcã.

Certo con certe cifre in ballo puoi allestire una squadra di buon livello, credo sia anche giusto. Tutto dipende da quanta fame ha l’Inter e quanta ambizione ha la società. Sentendo le parole di Steve Zang, l’obiettivo è vincere il prima possibile. Andando a logica se i conti sono apposto e la strada deve essere quella indicata dal presidente, Il Toro non è un sacrificabile necessario.


Anche se a memoria, gli scambi più o meno clamorosi con la società spagnola hanno sempre portato benefici ai milanesi!

Niki Lauda

Lo “Sgorbutico”veloce!

La macchina sembrava impazzita. In uscita di curva a tutta velocità, mentre cercava di guadagnare posizioni qualcosa era andato storto. Non la controllava più. Cercava disperatamente di stringere il volante, consapevole che non sarebbe servito a nulla. La Sua Ferrari In un vorticoso mortale sbatteva contro una roccia , per poi attraversare la pista fermandosi sull’altro ciglio della strada.

Odore penetrante di benzina, poi le fiamme scatenate come l’inferno tutte intorno all’abitacolo. C è da salvare la pelle veloci. Non riesco a uscire sono bloccato! Maledizione la cintura è incastrata, vedo mani che provano ad afferrarmi, le fiamme sono troppo alte e forti. Sento bruciare il mio corpo, sento il calore all’interno di esso. Sto morendo!

Dove sono? Vedo mia moglie al di là di una vetrata, ha le mani giunte in preghiera, sembra stia piangendo. Intorno a me persone è ancora mani, ogni volta che mi toccano il dolore è lancinante. Dove sono? Un vecchio, no! Un prete sta benedicendo guardandomi. Prete dimmi chi ha vinto il Gran premio, Hunt quello stronzo c’è l ha fatta?“

Siamo a cavallo tra gli anni 70 e 80. Anni dove le corse di automobili fanno infiammare il pubblico di tutto il mondo. La gente aspetta con ansia spettacolo e sorpassi in pista, ma con ansia macabra cerca emozioni negli incidenti. Macchine veloci e circuiti scellerati, non offrono troppe garanzie di sicurezza. I piloti sono considerati dei matti visionari, consapevoli e pronti a rischiare la propria vita ad ogni corsa.
Sono anni dove la vita dei protagonisti è legata agli eccessi della popolarità. Ma non per lui. Niki Lauda è un freddo austriaco, puntiglioso e pignolo nel leggere la propria auto e portarla al massimo della sua efficenza. Carattere burbero e forte, la sua vita dedicata interamente alle corse fino al suo ritiro, era meticolosa è sempre programmata per l’efficenza. Marlena la sua prima moglie confessò che Niki non amava particolarmente gli eccessi, poiché la felicità era una distrazione troppo grande, perché essere felici portava ad avere qualcosa da poter perdere.

Siamo nel 1976, si corre il Gran Premio di Germania. Il vecchio circuito di Nurburgring. Lauda aveva sempre considerato quel circuito stupido e pericoloso. La pioggia cadeva insistente da tutto il giorno, il campione era preoccupato. Convinse i giudici di gara a convocare tutti i piloti per una riunione straordinaria, cercando inutilmente l’appoggio degli stessi per l’annullamento delle a gara. James Hunt altro fenomeno del volante, al contrario dell’austriaco, eccentrico e vizioso, tenne testa alla folle richiesta di Lauda convincendo da par suo tutti a correre. Il 1976 era caratterizzato dalla lotta per mondiale piloti proprio da Hunt e Lauda. (Si consiglia il film “Rush”)La gara terminò con il successo di James Hunt , ma verrà per sempre ricordata per l’incidente pauroso accorso a Lauda, un peso che lo stesso Hunt si porterà nel cuore fino alla fine.

Non si seppe mai la verità sull’incidente, la macchina nella curva Bergwerk perse totalmente il controllo. Il capo meccanico di allora Ermanno Cuoghi e lo stesso Lauda dichiararono un cedimento meccanico. Accusa respinta dalla stessa Ferrari nella voce di Audetto, Team Manager della scuderia italiana, che diede la colpa alle avverse condizioni della pista. Lauda ne uscì vivo per miracolo, riportando gravi ferite e ustioni, sfigurando per sempre il viso.

Qualsiasi pilota non sarebbe più tornato a gareggiare. Niki Lauda però era dotato di una forza di volontà che lo distingueva da ogni altro. Il suo amore e la sua passione per le corse lo fecero tornare a competere i tempi record, facendoli sfiorare proprio la vittoria del mondiale del 1976, persa all’ultima corsa in Giappone a favore del suo amico-rivale Hunt.

Il suo carattere duro e arcigno e la sua precisione in ogni momento. Il suo legame naturale con la macchina e la sua disciplina. Fecero di Niki Lauda un pilota vincente e spettacolare. Una presenza costante nel mondo dei motori.

Ci mancherà quel suo sguardo nel Paddok, risolutivo e severo. Come se già sapesse come finirà prima dello sventolare della bandiera a scacchi.

GAETANO, CAPITANO GENTILUOMO

Cernusco sul Naviglio 25 Maggio 1953, alle porte della febbricitante e sempre più in espansione Milano, nasce un ragazzo che per le sue doti innate e la sua classe farà parlare di se.

PROIETTATEVI ALL’a 11 LUGLIO 1982, SPAGNA STADIO SANTIAGO BERNABEU’, MADRID

“Scirea in contrattacco per gli Azzurri, supera la metà campo. Palla per Conti. Conti ancora per Scirea in area, palla a Bergomi, ancora una volta per Scirea, assist per Tardelli al limite dell’area. Tiro, GOOOL.”

Sarà il due a zero per l’Italia, la Germania e i suoi colossi sono annichiliti. La partita finirà tre a uno, il terzo gol dell’Italia e quello della bandiera teutonica passeranno alla storia come un contentino.

Nando Martellini urlerà per tre volte “CAMPIONI DEL MONDO”, mentre Sandro Pertini si alzerà in piedi stringendo i pugni al cielo. Persone d’ altri tempi, retti e orgogliosi del proprio popolo.

In mezzo a quegli eroi, Gaetano rimane il più composto. Felice ma elegante nel suo esprimere. Gianni Brera (altro pezzo da 90) dichiarerà che il massimo della sua euforia fu in stanza con Zoff brindando con due bicchieri di vino a testa e sorridendo alle fatiche della giornata.

Gaetano non era il classico Bomber o Fantasista che faceva innamorare le folle con i suoi gol o le sue veroniche. Portava sulle spalle il numero 6. Numero nei numeri, fare il libero nel calcio ormai di una volta era questione di signorilità e purezza, in pochi erano così predisposti nel farlo. Accostato ai più grandi Beckenbauer e Kroll nel ruolo.

Muove i primi passi con l’Atalanta, per poi passare dopo una corte sfrenata di Boniberti e del Trap nel 1974 in bianconero. Nonostante il suo cuore d tifoso dica Inter. Saranno i suoi nemici sportivi storici.

Vince in tutto 7 Campionati , 2 coppe Italia, 1 coppa Uefa, 1 coppa delle Coppe, 1 supercoppa Europea e nel 1985 la coppa dei Campioni. Quella maledetta finale della Heysel. Dove sono sicuro Gaetano abbia lasciato un pezzo del suo cuore per i fatti accaduti. Insieme a Cabrini rimarrà l’unico giocatore italiano a vincere tutte le competizioni europee.

Il 3 Settembre del 1988 in un incidente stupido e lontano dai suoi affetti e dalla sua casa. Ci lascia per sempre un CAMPIONE vero. Ricordato più per il suo essere uomo che per le sue, comunque fantastiche, gesta in campo.

Merce rara per gli idoli dei nostri tempi.

Ciao Mister

SPORTLANDIA

Si vergogni!”

Arrivavi da quel calcio che ancora trasportava strascichi di poesia. Dove il difensore contava più dell attaccante. L avversario non doveva  passare, non poteva passare.

Figlio di quel calcio che faceva rientrare Maradona con i calzettoni bucati, Zico con la maglia strappata. Quel calcio che per Van Basten aveva in programma solo gabbie umane. Perchè l’avversario non doveva passare, non poteva passare.

Cosa avrebbero pensato in quei campi di provincia, cosa avrebbero pensato a Cremona se fosse stato il contrario. Bisogna vincere la serie B, l’anno dopo bisogna salvarsi in serie A.

Quindi Mister? “Quindi ragazzi l’avversario non deve passare, non può passare:”

Missione compiuta!

Cosa succede adesso se non l inaspettato. Il presidente che più di tutti ha fame di vittoria che spende di più per coronare i suoi sogni ti chiama.

“Vieni Gigi la Beneamata è tua.”

Il presidente è sicuro? Guarda là ci sono i dirigenti. Sandrino, Luisito. C’è anche Facchetti. Non riesco nemmeno a guardarli in faccia da quanta gloria hanno sulle spalle di questo club. Chi stanno stringendo tra le mani, cosa stanno portando in trionfo.

No no, non è vero quello … no no, questo è troppo! Io sono Gigi, sono un padre per i miei giocatori, un amico, il loro appiglio. Il loro scudo quando sono persi. 

Sono un uomo semplice e bonaccione.

Quello è RONALDO.

“Gigi, la Beneamata è tua:”

Cosa succede adesso. Hai Ronaldo, hai Recoba e Zamorano. Hai Djorkaeff, Ganz, Branca e Kanu.

Chi sceglierai Gigi.

Facile Presidente Galante, Colonnese e West. Dietro di loro il VECIO. Perchè lo Zio non è da buttare!

Sa perché Presidente? Perchè l’avversario non deve passare, l’avversario non può passare!

Cosa succede adesso. Gigi ha vinto in Europa la coppa Uefa è sua! Il campionato è sfuggito alla coda del campionato. La ferita più profonda in quella partita controversa. Gigi ti sei limitato ad entrare in campo con la palla ancora in gioco, hai indicato quel piccolo uomo. 

“SI VERGOGNI.”

UN PADRE, UN AMICO, UN APPIGLIO E UNO SCUDO!

UN VINCENTE MISTER, GIGI UN VINCENTE!