SPORTLANDIA

Il Calcio che non sa perdonare

I tempi corrono veloci e non ci si può permettere di rimane indietro. Inseguire un obbiettivo significa investire tempo e denaro, non arrivare allo stesso è sinonimo di fallimento. Ai giorni nostri questo vale nella vita di tutti i giorni quanto nello sport, figuriamoci nel calcio, figuriamoci in Italia.

Nel campionato di serie A oramai sono nove anni dove spadroneggia la squadra della Juventus. La società torinese dopo un periodo di sofferenza passato per le colpe note a tutti e di cui difficilmente riuscirà mai a scrollarsi di dosso l’onta del misfatto, ha saputo rialzarsi e organizzarsi lasciando il famoso “Gap” con le altre difficilmente raggiungibile. Almeno fino al confine….

Già perché l’Europa per la “corazzata” bianconera sembra una vera e propria maledizione.
Allora perché non provare a cambiare con chi per molti degli addetti ai lavori è l’allenatore che più incarna la mentalità e il gioco che maggiormente potrebbe portare a Torino la coppa dalle grandi orecchie.

Maurizio Sarri per molti è stata la scelta migliore per provarci. Gli stessi molti che hanno dimenticato velocemente che il Mister per la società bianconera è stato un ripiego veloce, una seconda scelta. Pep non ne ha voluto sapere di approdare a Torino e allora via, Maurizio è la scelta migliore.
Sicuri che invece la scelta migliore non fosse tenere un grande allenatore come Allegri? Certo con il senno di poi tutti sono bravi. Vero il gioco avvolte non era spumeggiante, si in Europa la mentalità deve essere diversa. Eppure chi è arrivato a giocarsi due finali di Champions e senza Cr7?

Sarri ha incantato con il suo Napoli, ha fatto bene a Londra, c’è da dire che le squadre in questione erano costruite per il suo gioco, probabilmente la Juve no! Nonostante i campioni ci siano. La verità è che la Juve non è mai stata bella quest’anno, il bel gioco non è mai arrivato, tanto meno la mentalità giusta per essere superiori. Sarri ha il suo credo, ma come tutti ha bisogno di tempo. Un anno e vincere un campionato non è da tutti anche se alleni Cr7, Dybala e De Light. Scoccia uscire dall’Europa che conta per mano di una squadra mediocre come il Lione, però del tempo a Sarri si poteva dare, non era più facile rifondare una squadra ormai logora in alcuni reparti invece che ricambiare ancora la guida tecnica? Sopratutto se chi è arrivato sulla panchina a esperienza di allenatore come il sottoscritto.

Il movimento calcio purtroppo sta correndo più della stessa palla, si bruciano le tappe e alla fine si bruciano gli uomini. Non sarebbe ora di cambiare questa mentalità? Insomma dare tempo ed avere pazienza porta i suoi frutti. Fare la gavetta poi sarebbe il Top. Un De Zerbi su una panchina di una grande ad esempio sarebbe così un azzardo? Davvero?

Davvero lo sport più seguito al Mondo, non è capace di perdonare? Neanche quando in realtà hai vinto?

HATERS AMICI MIEI: Per una volta lo diciamo fuori dalle righe….

Europa unita, stelle brillanti sullo sfondo Blu come il cielo! … un paio di palle.. ops prima riga saltata.
Recovery Found fa esplodere la discussione tra Stati uniti sotto la bandiera Europea, anche se la realtà dei fatti ci sta insegnando Che di unità ce n’è davvero poca. Poiché si sono svegliati i Frugali! Sapete chi sono? Piccoli paesi dell’Unione che tutto sommato odiano Italia e Spagna e la Merkel che spalleggia questi ultimi. Quei paesi che nel mercato europeo versano 500 euro scarsi procapite e ne ricevono 5000 sempre procapite…. minchia però e parlano? .
Passino gli austriaci che del mondo intero hanno sempre capito poco, che se non fosse stato per i Turchi ai tempi, sarebbero una piccola regione tedesca. Anche se lo sono diventati col tempo, solo un po’ più nazisti…
Se invece incontrate uno svedese o un olandese o un danese, già così sembra una barzelletta. Semplicemente ricordategli che se le loro donne hanno e hanno sempre avuto il sorriso, lo devono a noi italiani….I tedeschi L hanno capito e guardate come vivono più rilassati…. e con questo saltano anche la seconda, la terza e la quarta riga.

Mi faccio solo una domanda, ma questi esseri superiori, hanno ben chiaro che facendo così forse stanno dando ragione ai sovranisti tanto bistrattati? Chiedo per un amico….

Torniamo al nostro bel paese? L’altra sera guardavo il Tg e una notizia in particolare ha colpito il mio interesse. Per una volta son grato che non sia per via del Coronavirus. La protesta violenta dei NoTav in val di Susa. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Anzi questa programmata e annunciata come protesta violenta. Come se questo tipo di azione sopratutto in Italia abbia mai portato riscontri. Che ci si aspetta dalle forze dell’ordine applausi e lanci di petali di Rose?

Io mi sono fatto un idea. A me pare che della Tav ai manifestanti non gli interessi proprio un cazzo, ma che sia solo uno strumento da utilizzare quando fa comodo.
Farlo pochi giorni prima del 20 Luglio è un caso? Nel giorno dove si ricordano i fatti di Genova, del G8?
Uno Stato che ha usato la mano violenta contro i manifestanti senza motivo. Estremisti che hanno usato la mano violenta contro una città e i manifestanti senza motivo.

A Genova sono morti due ragazzi, Carlo in tutti i sensi mentre manifestava a modo suo… e NO non era un ragazzo come me! Non avevo i suoi ideali e la sua “passione” e lui non aveva i miei. Non è un Martire per me, non era nella posizione di esserlo quel giorno.
Era solo un povero ragazzo, morto ammazzato senza volere.
L’altro a essere ammazzato e il giovane Carabiniere che ha sparato, nell’animo quella giornata non la dimenticherà mai. Nella Jeep di servizio tutta scassata, chiusa in un angolo, un ragazzo con un estintore in mano. La paura folle e quel maledetto grilletto!

Forse Genova dovrebbe ricordarci in memoria di Carlo e del Carabiniere, non chi incolpare e combattere, ma cosa non fare pur di evitare inutili violenze. Usando la ragione è l’intelligenza di un corteo che canta e marcia.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

X
Il gruppo si trovò davanti a uno strano scenario. Un panorama che sembrava non avere una fine, in una distesa di prati e colline verdì smeraldo. Il giorno e la notte si dividevano il cielo colorando di tonalità indescrivibili il loro incontro.
Al centro di quella visione un casale povero di eccessi, fumava dal camino come fosse un vecchio disteso con la sua pipa.
“Incantevole “ proclamò Manû che con la propria mano stretta a quella del suo amato, osservava con cura quello spettacolo.
“Dove ci troviamo Maestro” “Nel faggio naturalmente”

La voce non era del Maestro. Davanti a loro sbucato dal nulla si presentò un anziano signore. “Certo dove se no” ribatte Evelyn sarcastica.
L anziano colpi la navigatrice sulla punta del piede con il bastone che usava per reggersi in piedi.
“Piccola impertinente. La lingua pronta e veloce più della spada. Da quello che mi hai raccontato Coman lei deve essere la navigatrice”
Sorridendo il vecchio affondò un altro colpo sul altro piede, costringendo Evelyn a prostrarsi a terra dal dolore.
Abiss appena la vide a terra ebbe l impulsò di accasciarsi di fronte alla ragazza porgendoli la mano in un atto gentile. Ella lo guardò con disprezzo e in un men che non si dica si rialzò in piedi lasciando il povero Abiss a quattro zampe sotto di lei.
L elfo pacato della coppia tirò dalla manica il Lord con pacche sulla schiena per confortarlo, mentre il compagno minacciava Evelyn con gesti da rissa.
“Chissà magari ho fatto tutto questo per dare adito alla mia previsione” disse il vecchio.
Dareh vedendo che Evelyn era stata schernita da quel anziano signore sorrise di gusto. Non l aveva mai vista in difficoltà e ne stava gioendo senza nasconderlo troppo.
“Oh Benedetto ragazzo, gioire per le disgrazie altrui”.
Il vecchio era alle sue spalle. Ma come e quando era arrivato la , possibile che nessuno si fosse accorto di nulla.
La risposta a quei pensieri fu una bastonata sulla testa.
“Uno stregone? Un navigatore? Un visionario? Un Bianco . Cosa sei Benedetto ragazzo”
Gli passò la mano su braccio sinistro. Il tocco era lieve ed emanava un calore energetico.
“No, di sicuro non sei un braccio del Diavolo” Dareh massaggiandosi la testa sul punto dolente si voltò verso Manû che stava ridacchiando sotto i baffi. Sottovoce disse:
“Strano, le stesse parole usate da me” chiuse la frase con una carezza sul viso del ragazzo.
Il vecchio come nulla fosse ignorò i ragazzi e si incamminò verso il casale.
Il gruppo rimase di sasso aspettandosi chissà quale spiegazione.
“ Allora Coman vi muovete? Lo sai che lei odia aspettare”
Il maestro visibilmente divertito fece cenno con le mani come ad invitare ad accomodarsi.
Quel vecchio non era strano solo nel comportamento. Era vestito solo di un gonnellino di cuoio ricamato a dovere da quelle sembravano glifi o rune. Calzari con lacci intrecciati fino alle ginocchia. I capelli erano raccolti in una lunga treccia grigia che partiva dal centro, il resto del capo era liscio come un sasso.
Un bracciale d oro ad ogni polso chiudevano da ambedue le parti un tatuaggio di un serpente che ricopriva per intero le braccia.
L andatura pacata che conviene ad un anziano, sorretta da un lungo bastone ornato da colorate piume.
Nonostante la presunta età la pelle era tirata di un rosso terra ,lucente alla luce.
Arrivati sul uscio del casale il vecchio lanciò il bastone in aria. Con grande sorpresa di tutti esso si trasformò in una grande aquila che prima di toccare terra la videro volare veloce verso le colline in lontananza.
“Tutte le cose a noi care hanno un anima, sta a noi farle fiorire”
Sparì dietro la porta lasciandola spalancata.
All interno si ritrovarono in salone spazioso e pulito. Notarono una grande tavolata apparecchiata di stoviglie , bicchieri e brocche. Ai loro occhi si presentò un anziana signora corpulenta. Viso affabile e capelli grigi raccolti in una cipolla sopra la testa.
“Coman figliolo, sono felice che tu sia riuscito a tornare” Abbracciò il maestro con veritiero affetto.
“Benvenuti anche voi ragazzi e Gentiluomini “ distribuendo lo stesso abbraccio.
“Prego sedetevi sarete sicuramente stanchi e affamati” dicendo questo si avvicinò con aria più seria a Coman. “Se sei qui vuol dire che è tutto cominciato come previsto”
Coman si limitò ad alzare le spalle allargando le braccia.
“Oh Chua vecchio serpente a sonagli. Ritorna la voce a Coman”
L anziano già seduto su un ceppo di fianco al camino rise di gusto , tossendo il fumo di una lunga pipa.
“Va bene va bene vecchia megera” con un cenno della mano modellò il fumo formando una barca che fluttuando nel aria attraversò il salone finendo la sua corsa sul volto di Coman.
In un respiro profondo il maestro assaporò il dolce fumo al sapore di ciliegio.
“ Grazie Mio Signore” disse Coman “ Saggia Beatrix purtroppo è tutto come previsto. Tutto è cominciato”
“Per tutte le barbe degli gnomi, non mi aspettavo così presto” borbottò l anziana signora.
“Ora accomodati anche tu Coman, l’essere stanco e affamato varrà anche per te. Avremo tutto il tempo per parlarne “
Tutti e nove si sedettero attorno al tavolo, di certo si era fatto sera, anche se li il tempo non aveva una logica la giornata era stata lunga e sorprendentemente pericolosa. La stanchezza come la fame si stava facendo sentire.
“Non siate timidi e servitevi , vi sentirete meglio”
I ragazzi e Coman ringraziarono. Abiss si limitò a guardare Apricott seduto di fronte a lui. Azzardò sperando di non farsi sentire “Albert i piatti, sono vuoti”
Apricott era stupito quanto lui non seppe cosa dire.
Coman venne in aiuto dei due uomini “ dovete immaginare il cibo che a voi più vi aggrada, il piatto si riempirà di ciò che più desiderate” Abiss chiuse subito gli occhi. Davanti a lui apparve un grosso prosciutto dì cinghiale, fumante e profumato di spezie. Eccitato prese la brocca spiando al suo interno, la vide vuota. Immaginò il miglior vino del regno di Elisianbeth. Nel bicchiere mesceva quello che per lui era l elisir migliore al mondo. “Se la magia fosse collegata solo al cibo Lord Abiss Probabilmente sareste uno degli stregoni più potenti” lo scherni Coman.
Abiss si gettò a capofitto sul prosciutto afferrandolo tra le mani. Incrociò lo sguardo di Evelyn. Si diede più in fretta possibile un contegno. Cominciando ad usare le posate e a tagliare piccoli Bocconi di carne. La ragazza alzò gli occhi al cielo scuotendo la testa, scaturendo l ilarità della tavolata.
Il vecchio Chua a sorpresa si sedette direttamente sul tavolo di fronte a Apricott. Le gambe incrociate a pochi centimetri dal nobile.
“ Posso capire il tuo compagno, ma in te c’è della magia da stregone, avresti dovuto sapere”
“Mi spiace mio Signore , la mia magia non è così potente come crede il Maestro Coman”
Rispose Apricott con lo sguardo rivolto alla minestrina comparsa nel suo piatto.
“Hai ancora un gran mal di testa”
“Si…”
“ Non sono il tuo Signore o almeno non più. Comunque il tuo mal di testa è interessante Albert Apricott”
Si alzò e continuando a camminare sul tavolo andò verso la porta.
“Oggi ho voglia di una notte stellata . Vi attendo fuori dobbiamo parlare di molte cose” uscì e all improvviso un profondo buio calo al esterno del casale.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

V
Il silenzio era piombato sulla radura. Dareh si sentiva soffocare dal imbarazzo.
Coman gli si avvicinò con calma confortevole. “Maestro ognuno di voi precettori ci ha sempre messo in guardia su eventuali legami sentimentali tra noi Eiyu, ma è sempre stato un consiglio non una regola.”
Il ragazzo riuscì ad alzare lo sguardo “ io ho scelto di seguire il vostro consiglio, ciò di seguire quello che provavo dentro di me”
“ Dareh, non ho mai visto come un ostacolo i legami sentimentali. Il vostro amore ha radici ben più profonde di quello che pensi”
Il ragazzo sorpreso da quella risposta ora guardava il suo maestro con dichiarata
incoscienza, cercava in quella figura tanto pacata una risposta a quelle strane parole.
“Ahahaha Dareh la comprensione di tutto arriverà a tempo debito, ora preparati”
Coman si girò verso la sponda opposta del laghetto, da dietro il bosco di faggi una ventina di Bianchi spuntarono con le loro uniformi. Tra quella marmaglia si fece largo la figura del Maestro Aron, bellicoso stregone del Nord. “Coman di Drak per ordine dei sei arrenditi, seguimi nella cittadella vivo o morto”
Dareh a quelle parole si sentì il cuore in gola. Guardò attonito è preoccupato Coman che da par suo osservava il corteo con calma e sicurezza. “Aron tutto d’un tratto sono diventato così importante per la Gilda”
Si voltò verso il ragazzo, uno spasmo di una frazione di secondo investi la figura del maestro, Dareh capì al volo che Coman era già lì in mezzo ai soldati.
Come previsto l immagine al suo fianco scomparve “Mi spiace piccola capra del Nord ma rifiuto l invito”
Filamenti di edera si estesero dal corpo di Coman andando a toccare i soldati che caddero all istante tramortiti.
Aron cerco di ribellarsi ma un grosso serpente di rami e foglie lo aveva stretto tra le sue spire sollevandolo tra due faggi. “Che tu sia maledetto Sinto” riuscì a pronunciarle
“Qui finisce la storia del vile Eiyu del nord, il bellicoso”
“La traccia, non sfuggirai ti troveranno” “Traccia?” Il maestro Coman sollevò la manica sinistra , una lunga e profonda cicatrice aveva preso il posto del tatuaggio di sangue.
“Addio Aron che i tuoi avi possano perdonare i tuoi vili atti su questa terra”
A quelle parole il corpo di Aron scomparve completamente tra le spire senza più un lamento. “ andiamo Dareh ne arriveranno altri”
“Maestro ma cosa sta succedendo”
“Non ora ragazzo andiamo”
“Manû…”
“Se tutto è andato a dovere ci raggiungerà “
Si fermò guardò il ragazzo e con sguardo severo gli disse.
“ Guarda quei soldati, conoscevo la maggior parte di loro e ho dovuto ucciderli. Dareh quelli che prima erano tuoi compagni ora probabilmente sono tuoi nemici, faranno di tutto per ucciderti. Ora andiamo”

VI
Apricott attendeva in piedi in quello che doveva essere un salottino per gli affari privati della Regina. Non c erano sedie o divani solo un seggio molto regale e ben ornato poggiato su una
pedana a due scalini.
Le tre finestre presenti erano ben coperte da tende rosse ricamate in oro, scostando una di queste il Lord guardò in basso verso i giardini reali, immaginò che agli incontri in quella stanza non erano graditi occhi indiscreti.
Aveva avuto del tempo per poter riflettere come si fosse cacciato in quella situazione.
La sua ansia non era dovuta all imminente incontro con la sovrana , sapeva come trattarla e affrontarla. Piuttosto erano state le parole sussurrate dal Sovrintendente a gettarlo nello sconforto.
I suoi pensieri come porre a protezione, gli fecero ricordare il defunto padre. Le parole della Leonessa erano state chiare e dure, con tutta la
corte presente, Apricott pensava che il genitore non meritasse quel infamia.
Udì dei passi avvicinarsi, guardò verso le quattro porte che si affacciavano sulla stanza. Una sicuramente era collegata alle stanze personali della Regina, le atre tre a chissà quali labirinti del castello.
Una delle due porte centrali si spalancò, Apricott intravide il letto a baldacchino in oro massiccio. Gli si parò davanti una scena che se non fosse per la situazione delicata si poteva giudicare alquanto comica. Diana Cole cambiata d abito indossava una lunga gonna bianca , la campana era sparita s intravedevano i polpacci lisci e definiti. Nessun corpetto ma una canotta in pizzo senza maniche , risaltava il seno ancora sodo e pieno.
Capelli sciolti correvano lungo tutta la schiena. Dietro di lei una servitrice abbastanza anziana cercava di farle indossare almeno un copri spalle. Apricott non poté non sorridere.
“Ora ferma” dichiarò con veemenza la Regina. “Sono apposto così, grazie”
“Ma mia signora siete… c’è ..”
“Lord Apricott non è uomo da scandalizzarsi “
Il nobile fece una lunga riverenza alla governate come a suggellare le parole della Sovrana.
La porta della stanza venne chiusa, ora Diana Cole e Apricott erano soli.
“Maestà “
“Silenzio, ancora un attimo”
Diana si avvicinò alla parete opposta, tasto con forza un incastro di legno sotto un grade ritratto di chissà quale avo. Dal muro si udì uno spiffero d aria, con il rumore di un ingranaggio la parete divenne la porta di una stanza segreta. La Regina vi si lanciò all interno, Apricott ancora diffidente la seguì.
La stanza era naturalmente ceca ne porte e ne finestre, solo un tavolino e due sedie.
Diana si accomodò versandosi quello che doveva essere Cherry.
“Si accomodi Lord Apricott, beva qualcosa” “Preferisco restare in piedi mia Signora”
“Come preferisce”
“Perché sono qui Maestà “
“Lei è stato condannato a morte”
“ che cosa? Per una futile discussione?”
“Per tradimento alla corona”
“Tradimento?”
“Le tribù Sinte, sappiamo tutto”
Apricott non si sentii spaventato, ora era furioso. “Oh andiamo Diana neanche tu hai il potere di condannare a morte. Invocherei il giudizio dei Saggi”
“Lord Apricott ora ci diamo del tu?”
“Diana”
“Sei stato condannato a morte, suona meglio?” Apricott cominciò ad andare su e giù per la stanza sempre più nervoso
“Ah per conoscenza il consiglio dei Saggi non esiste più, ora rispondono solo a me”
Il nobile si fermò di colpo, guardò la Regina non riuscì a pronunciare una sillaba.
“In questo momento nella cittadella è in corso una rivoluzione. I sei hanno abdicato in favore di Elisianbeth. Chi fosse contrario verrà ucciso, braccato e poi ucciso”
“ il maestro aveva ragione”
“Di chi parli, chi aveva ragione”
Apricott guardò la Regina ora con disprezzo. “Diana come hai potuto. Tu, tu non sei questa a che scopo tutto ciò “
“Albert non lo so più. Mi venne proposto un poter superiore , uno scettro antico con poteri superiori addirittura al Patrono. Poi tutto divenne sempre più caotico questa macchina da guerra si mise in moto e tutto divenne nebbioso. La maggior parte del tempo mi sento come ubriaca, a volte non mi sembro neppure più io”
“A quale prezzo Diana”
“Una volta che il Settimo Regno si unirà per sua volontà a noi attaccheremo la Sinturia. E via via le altre nazioni. Gron con il suo esercito del Nord si sta già muovendo al confine est per unirsi alle nostre truppe.”
Apricott si sedette come sfinito.
“”Albert sei stato condannato a morte”
Albert Apricott si destò per un momento da quel incubo.
“Diana da quanto ci conosciamo “
“Siamo segretamente cresciuti insieme per volere di mio padre Re Edoardo”
“Io so che non vuoi tutto questo Diana, non volevi neanche il tuo trono”
“Lo volevo dividere con te il mio trono se non fosse stato per tuo padre”
“Mio padre ha agito per il bene del regno”
“Ha tradito Albert, la sua colpa è stata riconosciuta dai saggi”
“Si sono rivelati per quello che sono, meschini” “La mia è stata una maledizione Albert. Dopo il tuo allontanamento, tutto l amore è andato perduto”
“Diana io, cosa vuoi che ti dica cosa vuoi che faccia”
“Albert scappa, fuggi via. Il mio cuore non sopporterebbe la tua morte, il mio amore per te mi ucciderebbe”
La Regina comincio un pianto incontrollato.
“ ho convocato Abiss nelle mie stanze so che siete amici potrebbe aiutarti a sparire”
“Si, credo di sì”
Apricott si avvicinò a Diana.
“ dopo tutto questo tempo quindi mi ami ancora” I singhiozzi di Diana aumentarono.
“Si”
Il nobile apri il palmo della mano destra. Il Leone simbolo della casata Cole era tatuato indelebile.
Apricott si chinò sulla Regina la bacio tra le lacrime di lei.
“Tornerò da te Diana”
Fece per uscire quando nella stanza d’origine una forte esplosione lo investì facendolo sbattere contro la porta della stanza di Diana.
Aprì gli occhi a fatica , riuscì a intravedere il Sovrintendente entrare nella stanza segreta mentre tre soldati gli puntarono contro le lance tipiche della guardia reale.
Vide il Sovrintendente trascinare per i capelli Diana lasciarla in mezzo alla stanza. Per un attimo i loro sguardi incrociarono. Il misterioso vecchio pronunciò frasi in una lingua a lui sconosciuta.
Quello che vide fu terrificante. La Regina cominciò ad urlare dal dolore mentre si contorceva su sé stessa. Le grida sempre più forti mettevano i brividi.
Il corpo della poveretta venne ricoperto di sangue, per poi diventare una strana pellicola che avvolse ogni centimetro della Leonessa. Come in un parto quella placenta si aprì e uscì di nuovo la Sovrana silenziosa e calma nella sua nudità.
Gli occhi, gli occhi erano morti.
Si alzò per inginocchiarsi e baciare la mano del Sovrintendente.
Apricott rimase basito. Ora tutti gli sguardi erano rivolti a lui. Pensò che fosse finita.
Un altra esplosione lo colse di sorpresa, questa volta alle sue spalle. Si sentì prendere di peso e trascinare. Fece in tempo a vedere Abiss. Stringeva un cristallo che emanava una forte luce, lo ruppe. Poi il nulla!


IL BRACCIO DEL DIAVOLO.

LE TRE CHIAVI.

PROLOGO

La vidi la prima volta in piedi sull’uscio del salone. Il suo nervosismo si respirava nell’aria.
Talmente le mani si cingevano tra loro che la sua pelle olivastra divenne bianca sulle nocche.
I suoi palmi imploravano pietà , come il topo tra le spire del serpente.
Di tutta la sua bellezza, questo è il ricordo che più conservo gelosamente.
Manû

5 Anni dopo

I

“Sei riuscita ad avvicinarti così tanto silenziosamente coprendo il tuo odore sottovento. Un vero predatore non avrebbe potuto fare meglio.”
Dareh si girò di scatto bloccando il fendente con la mano sinistra, portato da un piccolo ramo usato come improbabile spada.
“Dove ho sbagliato”
“Hai attaccato un Braccio del Diavolo dal suo lato forte”
“Tu non sei un Braccio del Diavolo”
“Forse vorrei esserlo”
“Magari uno stregone, un visionario. Che so un navigatore, magari un Bianco”

Il mondo da noi conosciuto era popolato da sei potenti nazioni, le quali ormai da tempo vivevano in pace. Dopo secoli di alleanze , guerre e tradimenti l’armonia regnava per il semplice fatto che nessuna Nazione o Regno dipendeva dall’altra.
Garante di questa pace la Gilda dei Saggi o quella che più comunemente veniva chiamata, il Settimo Regno.
Quattro di queste nazioni erano governate da monarchie antiche come il mondo.
Al centro del continente, come a guardia di tutti, il regno più fiorente e ricco di Elisabeth. La casata dei Re. Più leggende lo descrivevano come i padri fondatori del mondo conosciuto.
Gli Elisian Davano notevole importanza a questa presunta verità.
Sul trono sedeva la “Leonessa” . La Regina Diana Cole, diretta discendente del primo Re.

Nel profondo Nord, tra laghi ghiacciati e vulcani sempre in piena attività, il regno del freddo di Kaalalit. Vecchio e ubriacone quanto coraggioso e intrepido il sovrano Gron.

Palme e spiagge caratterizzano Fenicia. Il caldo mortale dei suoi deserti. Antonia discendente della stirpe nomade, sedeva sul trono di sabbia dall’età di dodici anni.
A est un piccolo regno di coraggiosi raminghi.

Un regno povero ma ricco di racconti e sacrifici. L’arte di viaggiare in carovane e nella lavorazione dell’oro. Questo era il regno di Sinturia, Re Hagi il collante tra le tribù sparse per il mondo.

Ancora più a est l antico Impero ormai diventata la Repubblica di Kim e a Ovest la giovane democrazia di Amerinda, nata sulle terre al di là dell’oceano.

“Cosa stai leggendo di così interessante da non darmi un briciolo d’attenzione, giovane diavolo”
Manû non aveva mai dato troppa confidenza a nessuno, rimaneva una persona distante sempre sulle sue. Timida e riservata, come se cercasse in ogni momento di porsi sulla difensiva.
Ma non con Dareh, lui era il suo mondo, se ne innamorò all’istante cinque anni prima.
“Sto studiando per domani, cosa che avremmo dovuto fare insieme, se tu non fossi una guerra fondaia”
“Baciami” Manû si infilò tra il libro è il petto di Dareh , lo sguardo serio e fiero, lui poteva sentire il profumo della pelle olivastra.
“Potrebbe vederci qualcuno”
“Baciami”
“Manû, dai…” Non riuscì a finire la frase che il calore delle labbra di lei esplosero sulle sue.
All’Improvviso un fruscio nell’erba fece scattare Dareh in piedi, Manû fu scaraventata a terra.
“Ecco gli amanti, beccati in fallo. Abbassa la guardia piccolo uomo”
Evelyn, affascinante ragazza, navigatore proveniente dal regno di Elisianbeth, Dareh era uno dei pochi uomini a non esserne affascinato. Definirli cane e gatto era riduttivo.
“Evelyn, no proprio tu”
“Ometto, pensi davvero che io non fossi a conoscenza del vostro grande segreto.”
Dareh si voltò verso Manû con sguardo minaccioso.
“Evelyn è per me persona fidata”rispose la ragazza tenendo lo sguardo basso mentre si rialzava.
“Avresti potuto dirmelo”
“Come l’hai presa.”
“Male”
Come l’avresti presa.”
“Male”
Ora Manû sembrava stizzita e non scrollava gli occhi da quelli neri di Dareh.
“Siete sempre in conflitto, nonostante siate le due persone più importanti per me, le uniche”
“Manû…” cerco di rispondere Dareh
Evelyn interruppe quello che stava diventando una discussione “Non c’è tempo, sono venuta a chiamarvi. Siamo stati convocati, tutti”

La Gilda dei Saggi era un piccolo borgo tra il regno di Elisianbeth e Fenicia. Una piccolissima roccaforte poggiata su una collina. Paesaggio immerso tra il cielo d boschi di faggi.
Essi erano il punto di equilibrio del mondo, ogni disputa ogni contrasto tra le sei nazioni era oggetto di discussione. La sentenza era legge.
A capo della Gilda il Concilio, formato dai sei Saggi, uno per ogni nazione.
Al comando dei sei il Patrono, colui che sedeva per discendenza sullo scranno dei Saggi.
La discendenza dei Patrono, pur essendo una delle famiglie più antiche , era avvolta nel mistero. Nessuno conosceva la sua provenienza, a nessuno era consentito conoscere il volto degli appartenenti alla casata.
Pur essendo un piccolo borgo i saggi potevano far conto sulla guardia.
Essi erano uomini e donne provenienti da tutto il mondo conosciuto fin dalla tenera età.
Fin dalle origini qualcuno nasceva con particolari doti. Si manifestavano già alla nascita. Mai nessuno aveva scoperto il perché o da dove derivano queste proprietà.
Un unico segno di riconoscimento era negli occhi. Alla nascita e in particolari circostanze, l’iride diventava giallo oro, la pupilla si riduce in una piccola fessura nera come la notte.
I Saggi nel tempo avevano fatto di queste persone una comunità, nonché il braccio armato della Gilda.
Gli Eiyu, così chiamati erano temuti in ogni angolo della terra. Cresciuti ed addestrati al combattimento e alla strategia, all’investigazione. Non godevano di grande reputazione da parte delle popolazioni. Ciò che è diverso spaventa.
Gli Eiyu si dividevano in quattro categorie conosciute.
Gli Stregoni, il potere della magia, intesa come controllo degli elementi e della materia. I più potenti capaci soggiogare la mente è il volere.
I Navigatori. Il loro motto era “uno Stregone senza il suo Navigatore è perso” la capacità di viaggiare e di avere in memoria ogni singolo sentiero dei luoghi a lui conosciuti, i più abili avevano il dono del teletrasporto.
I Visionari. L’arte delle preveggenza. Il potere di poter cambiare il futuro.
Il Braccio del Diavolo. Ciò che tutti sognavano, ciò che nessuno voleva essere. Tutti i poteri concentrati in una persona , al massimo della loro forza. Si diceva l’unico a poter spodestare il Patrono, si diceva anche che l’unico Braccio del Diavolo che si fosse mai manifestato oggi sedeva sul trono dei Saggi. Sedeva da oltre cento anni a comando dei Saggi.

“Manû dammi la mano”disse Evelyn. Era un navigatore abile in tutto. Possedeva e utilizzava nel migliore dei modi il teletrasporto.
Manû le porse il palmo, non ebbe il tempo di voltarsi verso Dareh che un senso di nausea la investì in una frazione di secondo. Quando riapri gli occhi si ritrovò sulla grande porta del Borgo.
“ Non hai mai voluto esercitarti con il teletrasporto, la nausea è solo questione di abitudine”
“Perché lo tratti così, cosa mai ti ha fatto. Ora arriverà tardi , verrà punito”
“ Oh sarebbe uno spettacolo più o meno divertente. No, non mi ha fatto nulla, ma credo sia questione di pelle”
Evelyn bussò alla porta
“Comunque non è stato per mio volere, il maestro Coman mi ha chiesto di staccare Dareh dalle tue grinfie”
Con un sorriso sarcastico il navigatore entrò sull’uscio ormai spalancato.
“Il maestro Coman? Anche lui sa di noi. Evelyn”
Manû rincorse l’amica scomparendo all’ ombra delle mura.

Dareh stava rimettendo in ordine i propri libri e pergamene, quando all’improvviso con la mano sinistra in un movimento di difesa erse un muro utilizzando il terreno sottostante. Esplosioni andarono a sbattere su quella difesa improvvisata. Dareh accovacciato dietro il muro si guardò attorno studiando il da farsi.
“Un attacco con foglie esplosive” urlò
“Maestro l’attacco con le foglie è una sua firma, un ora fa di faggi di fronte a me non ce n’erano due”
Il ragazzo creò una palla di energia con la mano destra mentre fece esplodere il muro creato per diversivo. Lanciò la palla d’energia contro l albero.
L’attacco andò a vuoto, l’albero risultò un illusione, la lama del pugnale sul suo collo no, quello era reale.
“Giusta osservazione allievo, ma la tua mancanza di attenzione, ti sarà letale”
Dareh non poté che alzare le mani in segno di resa. Si voltò verso il Maestro. Che nel frattempo si era già allontanato osservando il tronco bianco di un vecchio faggio.
“Maestro Coman a cosa devo la sua visita “
“Dimmi Dareh, cosa rappresenta il tronco per un albero”
Coman, maestro e stregone della Gilda. Esecutore di centinaia di missioni. Richiamato dall ordine all’insegnamento cinque anni prima. Proveniente dalla Sinturia, aveva fatto breccia nel cuore di Dareh.
I suoi racconti, i suoi insegnamenti, erano per lui fonte di fantasie da cui cibarsi per affrontare le realtà della vita.
“Il tronco? Oltre che da sostegno non vedo altro Maestro”
“Quindi ti fermi alla prima apparenza, senza ascoltare la vita che ospita all’esterno e all’interno di esso”
Dareh non trovò parole adatte per controbattere, c’era qualcosa di strano nel Maestro, qualcosa che non riusciva ad identificare.
Coman si avvicinò al ragazzo, la sua espressione angelica gli dava sempre conforto. Gli mise una mano sulla spalla e osservando il suo viso gli chiese.
“Fino a quanto ti spingeresti per Manû “
Dareh si sentì avvampare, di colpo non riuscì più a guardare in faccia il proprio Maestro
“Maestro io…”
“Dareh sì sincero e bada non ti sto chiedendo con Lei, ma per Lei”
L espressione di Coman ora si fece più dura. Dareh strinse i pugni gli tornò in mente il volto della sua amata. Guardò Coman.
“Morirei per lei.”

SPORTLANDIA: ANGELI CONTRO DEMONI.

LA FINALE DI SEMPRE

Si sono già incontrati più volte in campo, saranno in totale quattordici volte. L’equilibrio tra i due fenomeni è straordinario, sette vittorie a testa. Uno dei pochi dualismi sportivi che non avrà mai un vincitore. Partite memorabili, duelli affascinanti di uno sport come il tennis, nobile e affetto da colpi di classe. Sport che lo svedese Borg e l’americano McEnroe portano con le loro gesta all’apice del suo splendore, influenzando pensiero, moda e carattere di quegli anni.

Stili diversi a confronto. Mentre l’Angelo svedese Borg, già sulla cresta dell’onda da tempo, è un giocatore controllato e calmo, con la particolarità di iniziare le partite sempre in sordina. Il Demone americano McEnroe è impulsivo, nevrotico e a volte arrogante con tutto quello che lo circonda, aggredisce l’avversario con i suoi colpi fin dalle prime palle.

John McEroe. Entra a far parte del firmamento tennistico in breve tempo, il primo successo arriva agli US Open del 1979, dominando u’altro dei suoi avversari prediletti, il connazionale Jim Connors. in un primo momento gli venne affibbiato il soprannome di The Genius” per la spettacolarità del suo gioco. il nomignolo li venne poi cambiato col passare delle partite in SuperBrat” (Brat sta per moccioso) vista la sua costante tendenza ossessiva alla contestazione.

“IL DOVER CHIEDERE SCUSA NEL TENNIS, ANDREBBE ABOLITO.”

Bjorn borg. Una specie di Cyborg nell’universo del tennis. Freddo e silenzioso, letale nel campo. Soprannominato “l’Uomo di Ghiacco”. Tutto il contrario della persona fuori dalla righe di gioco. Amante degli eccessi. Droga, sesso ed alcol al limite del possibile. Ritiratosi quasi inspiegabilmente all’età di ventisei anni. Nonostante gli undici Slam vinti fino al 1980 e che fosse il Re incontrastato del Tennis.

“E’ COME SE BORG PRIMA TI ADDORMENTASSE, PER POI PRENDERTI A MARTELLATE.”

WIMBLEDON 1980

La Partita, la finalissima. Come al solito lo svedese parte lentamente, questa volta anche troppo. Perde 6-1 il primo set e sta quasi per capitolare anche nel secondo. All’improvviso come se si fosse destato da un lungo sonno incomincia a “martellare” l’americano. McEroe dopo aver dominato nel primo set e avere in mano il secondo, incomincia a subire il ritorno dell’avversario. La prassi per il giovane “SuperBrat” è la stessa da copione. La pazienza e la calma vanno a farsi fottere. Si conclude anche il terzo set, incredibilmente l’Angelo conduce 2-1 sul Demone. Quello che succede nel quarto è la meravigliosa storia di tutto il Tennis. McEroe salva ben tre Match point, portando il set sul 6-6. Per la prima volta nel torneo inglese il tie breack viene giocato proprio sul risultato di 6-6. Nessuno dei due contendenti ha intenzione di mollare un centimetro, questo fa si che il tie breack sia giocato punto su punto, in un lunghissimo, agognante e emozionantissimo duello. Il Demone americano avrà la meglio con il punteggio di 16-14.

La partita potrebbe cessare già qua. Il pubblico potrebbe essere già sazio. Il mondo potrebbe aver già visto tutto… ma nel Tennis purtroppo il pareggio nella partita non è contemplato. Uno dei due dovrà essere il campione.

Nonostante tutti avessero scommesso su McEroe per via dello slancio dovuto al tie breack appena concluso. Con un ultimo spunto della sua forza, Borg arriva ad avere la meglio trionfando nella finale con il punteggio di 8-6 al quinto set.

Due Campioni che hanno dato vita alla partita più emozionante mai vista. Sul tavolo c’era tutto. Talento, stile, carattere e la personalità così forte e allo stesso tempo così diversa di due personaggi incredibili.

ANCORA OGGI NEI CORRIDOI E SUI CAMPI DI WIMBLEDON SI PARLA DI QUELLE GESTA. COME SE NON FOSSE PIU’ UNA PARTITA, MA UNA STORIA IMMORTALE.

Il Bullismo…di essere un capo.

Non si ha un riferimento storico o una data precisa. Un vissuto da cui partire una scintilla da cui scaturire.

Da che mondo è mondo, da qualsiasi era o tempo. Uno al comando, tanti al seguito.

Non importa se toccava a te quel giorno essere perseguitato dal branco. Fa parte del gioco, è parte essenziale dell’essere aggregato al gruppo.

La “Preda” viene individuata per la sua dote di debolezza, la sua incapacità a reagire ad ogni attacco. Il branco non dà tregua, perseguita, schernisce, affonda. Ogni singolo componente non può lasciare che la preda la passi lisci. In modo inconsapevole forse, ma con forte autorità in cima al gruppo c’è sempre un capo. È lui che detta i tempi e i modi dell’azione. La leadership si conquista non a suon di cazzotti e morsi. In un assembramento di più persone, prevale sempre chi per carattere non è il più forte o carismatico. Semplicemente chi ha la forza di fare leva su altri, di trasportare in ogni discorso la mente del più debole.

Per questo il Branco umano per natura è un movimento vigliacco. Un Capo non ha mai a che fare con il proprio io, ne è spaventato, intimorito, avvolte preoccupato. Ha bisogno di essere circondato da altri per protezione, l’essere lasciato solo genera paura, terrore. Quindi la cerchia si stringe, creando un movimento forte dato solo dal peso del numero.

Sull’altra sponda, come l’agnello che beve allo stesso ruscello del lupo, vi è la Preda designata, scelta dal clan. Non ha scelta, deve affrontare i suoi aggressori tutti i giorni, in ogni momento essi abbiano il bisogno di sentirsi invincibili e forti. Sa che dovrà essere comprensivo per certi versi e coraggioso per altri. Già, perché chi crede di poter attaccare un singolo poiché giudicato debole, non ha capito quanto in realtà esso sia forte e determinato. Capace di donare sguardi e affetti a tutti, capace di affrontare per la sua stessa persona la vita di tutti i giorni.

Purtroppo esiste a volte un punto di rottura, che sfocia sempre nella drammaticità. Capita che il sovraccarico di abusi, sia deleterio per il singolo.

La capacità di trovarsi tra singoli, di colmare i vuoti con l’amore e l’affetto di altri fa si che l’agnello rimanga sempre protetto in una cerchia di abbracci. La consapevolezza di potersi affidare ai nostri simili senza dover dimostrare nulla o pagare una qualsiasi protezione.

Al contrario del Branco. Essi sono destinati a sfaldarsi nel tempo, non vi è nessuna percezione d’interesse per l’altrui, neanche all’interno della comitiva stessa. Destinati a lasciare il passo a chi da loro abusati, incapaci di sopravvivere nella società.

IL Capo destinato a vivere nella sua più grande paura, la solitudine.

L’Arte di Dominare

L’ARTE DI DOMINARE

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SPORTLANDIA 

POSSO ACCETTARE LA SCONFITTA, MA NON POSSO ACCETTARE DI RINUNCIARE A PROVARCI!

23

Tranquillo! no non è un’affermazione, no non è uno stato d’animo. E’ Flavio. Giornalista e commentatore di sport. Per me  non ha mai commentato ma raccontato quello che accadeva al di là dell’oceano. La voce che mi ha accompagnato nella favola NBA per anni.

Il 1998 che anno!  il fenomeno Luiz Nazario da Lima chiamato più comunemente il FENOMENO, sbarca a MIlano.

L’inizio per molti di un amore, danza sul prato verde come nessuno ha mai fatto, la velocità con cui lo fa ferma tutto e tutti. Lui corre veloce i battiti di chi l’osserva si fermano.

Poi ci sono i Chicago Bulls che vincono il sesto titolo.

CI SONO PIPPEN, KUKOC, KERR E RODMAN, MA FLAVIO URLA A FINE PARTITA UN SOLO VERDETTO, UNA SOLA FRASE CHE RIMARRÀ IMPRESSA NELLA STORIA DEI COMMENTATORI. LO FA ALZANDOSI IN PIEDI ALLARGANDO LE BRACCIA AL CIELO, COME SE AVESSE APPENA RICEVUTO LA BENEDIZIONE DA DIO IN PERSONA.

“MICHAEL JEFFREY JORDAN”

 LA DINASTIA DI CHICAGO E SOTTO DI 3 PUNTI. SIAMO NELLO UTAH. IL PALAZZETTO BOLLE IN GARA 6. STOCKTON E MALONE FANNO MAGIE VERE. RUSSELL DI DEFINISCE MIGLIOR DIFENSORE NBA…FINIRÀ DUE METRI IN LÀ A 13 SECONDI DALLA FINE A CERCARE CHISSÀ CHE COSA.

MANCANO 41 SECONDI.ENTRA, PENETRA E SI APPOGGIA A CANESTRO. BENE SEMBRA TUTTO FACILE, SOLO CHE LO FA IN MEZZO A CINQUE MAGLIE BIANCHE DI MAGHI E DIFENSORI. OK MA LUI LO FA SEMBRARE FACILE.

PALLA AI JAZZ, SOLITO SCHEMA. LA PALLA ARRIVA AL “POSTINO” KARL MALONE, SOLITA BATTAGLIA CON “IL VERME” RODMAN. 

ECCO QUI FERMIAMOCI, PERCHÉ ESSERE IL MIGLIORE NON E’ SOLO DOMINARE NEL GESTO TECNICO O CON LA PALLA IN MANO. ESSERE I MIGLIORI E’ ARRIVARE PRIMA CON LA MENTE, LA TESTA GIÀ PROIETTATA A QUELLO CHE AVVERRÀ. 

L HA STUDIATO TUTTA LA PARTITA, L HA OSSERVATO BENE, HA GIÀ CAPITO.

FINTA SUL TAGLIO DELL AVVERSARIO, LUI FINTA CAPITO, LUI CHE STA DIFENDENDO FINTA. ARRIVA COME UN FULMINE SUL LATO CIECO DI MALONE. LA PALLA E’ SUA! OTTANTAMILA PERSONE AMMUTOLISCONO ALL ISTANTE.

13 SECONDI ALLA FINE. CI SAREBBERO KERR E SOPRATTUTTO PIPPEN LIBERI E IN BUONA POSIZIONE PER RICEVERE PALLA, MA IN CUOR LORO SANNO GIÀ’ CHE QUELLA PALLA NON ARRIVERÀ MAI. RUSSEL E’ DI FRONTE. ANCORA UNA VOLTA MJ HA NELLA TESTA COME ANDRÀ. FINTA CON LA SPALLA, MANO APPOGGIATA SUL FIANCO DELL’AVVERSARIO PER MANTENERE L EQUILIBRIO.

 DI RUSSEL  ABBIAMO GIÀ’ DETTO CHE FINE ABBIA FATTO. 

IL 23 E’ SOSPESO IN ARIA NEL PIÙ FACILE DEI TIRI. CHICAGO AVANTI DI UN PUNTO. 

ORA NE MANCANO 5 DI SECONDI. PALLA A STOCKTON, NIENTE  FINIRÀ COSÌ’!

SESTO TITOLO, MAI NESSUNO COME LORO, MAI NESSUNO COME LUI!

I SUOI COMPAGNI HANNO DETTO DI JORDAN QUANTO FOSSE UN COGLIONE, UN DESPOTA, UN TIRANNO. MA GLI STESSI HANNO AFFERMATO SENZA OMBRA DI DUBBIO QUANTO AVESSE  RAGIONE.  PER POTER LOTTARE CON LUI IN CAMPO BISOGNAVA SEGUIRLO IN TUTTO E PER TUTTO. E TU SEGUI SEMPRE IL MIGLIORE. BISOGNAVA GUADAGNARSI IL RISPETTO DEL DOMINATORE.

ALLORA QUELLA POESIA DI FLAVIO OGNI TANTO VA RIPETUTA! URLATA!

“MICHAEL JEFFREY JORDAN!”