La Bloggheria: CRI, Angeli in Rosso.

15 Giugno 1864 a Milano viene istituito il “Comitato dell’associazione italiana ai feriti e ai malati di guerra.” Associazione che da lì a breve 22 Agosto, diventerà Croce Rossa Italiana.

La necessità di avere una sanità di soccorso è dovuta alla lungimiranza di un giovane svizzero di nome Dunant. Il giovane fu macabro spettatore di uno dei più sanguinosi scontri del 1800, durante la seconda guerra d’indipendenza italiana. La battaglia di Solferino 1859. I soldati feriti sul campo sono tremendamente tanti, gli storici stimeranno trecentomila, numero che per l’epoca era davvero considerevole. Dunant assiste allo spettacolo indecoroso della inesistente assistenza. Non essendoci un’organizzazione, i feriti più fortunati vennero portati alla buona nel primo ospedale più vicino, la stragrande maggioranza di essi fu letteralmente abbandonata sul posto andando incontro a morte certa.

Nel 1863 al primo convegno di Ginevra le prime associazioni internazionali cominciarono a muovere i primi passi. L’Italia sarà la quinta nazione a unirsi alla croce rossa, nell’Agosto del 1864.

Sette i principi fondamentali del movimento. Umanità, imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontarietà, Unità e Universalità. Che costituiscono lo spirito e l’etica.

Quanto è diventato attuale ai giorni nostri l’impegno giornaliero dei volontari. Sopratutto in questo 2020 falcidiato non da guerre e scontri, da corpi riversi in terreni freddi sotto il fischio delle bombe che cadono, ma da una pandemia! Gli anni sono passati da quella battaglia del 1859, gli usi e i costumi dell’umanità si sono evoluti. Non cambia il bisogno di avere qualcuno pronto a intervenire per salvarci la vita. Oggi più di ieri è una guerra quotidiana contro il tempo. Dove prima c’erano barelle sorrette da braccia, oggi ci sono sirene che corrono a tutto spiano. Pur di dare una speranza o semplicemente conforto a chi lo chiede. A volte si vince contro la morte, a volte si alza bandiera bianca tristemente. La ricompensa è una pacca sulla spalla, un sorriso o un abbraccio.
Quando sentite urlare una sirena, donate un pensiero a quei ragazzi e ragazze che hanno messo loro al servizio di tutti, senza chiedere nulla in cambio.

LA BLOGGHERIA: La Luna nel pozzo.

10 Giugno 1981, Vermicino modesto villaggio vicino a Frascati. Un papà chiama da ore il piccolo figlio di 6 anni senza avere risposta. Allarmato chiama La polizia. “Mio figlio è scomparso”

Era in vacanza con i genitori nella casa di Vermicino, quel pomeriggio al ritorno da una passeggiata con il padre, chiese con l’innocenza di un bambino di sei anni di poter tornare a casa da solo attraversando i campi. Quel si del Sig. Rampi si trasformò in breve nel più grande rimorso che lo accompagnerà per tutta la vita.


Siamo in tarda serata, amici, parenti e polizia urlano il nome di Alfredino da ore, ma del bambino non c’è traccia, come se il nulla lo avesse inghiottito. Una vecchia zia, abitante della zona, ha un pericoloso pensiero. C’è un vecchio pozzo nei campi! Con grande sorpresa però tutti si convincono quanto fosse impossibile che il piccolo fosse caduto dentro , l’ingresso è coperto da una lamiera e su di essa ci sono delle pietre pesanti. Tutti evitano quella soluzione, come se fosse il morso del presagio più terribile.

Tutti tranne uno. Un poliziotto staccatosi dal gruppo, sposta le pietre, alza le lamiere e ascolta i deboli lamenti di un bambino!
Alfredo è caduto in un vecchio pozzo artesiano, tra fango e terra è a una profondità di 36 metri. Quel nefasto presagio si è avverato.

È l’inizio di una delle tragedie che più ha colpito l’Italia.

la vicenda del piccolo Alfredo è una storia nella storia. Il comandante dei Vigili del Fuoco sul luogo disse ai giornalisti e alle tv presenti di attendere sul posto perché a breve avrebbero tirato fuori il bambino. Questo fece scatenare un onda mediatica mai vista prima, le tre reti Rai fecero una staffetta per seguire la vicenda, dodici milioni di spettatori rimasero attaccati alla televisione e oltre diecimila persone accorsero curiose a Vermicino, comprese bancarelle e venditori ambulanti. Purtroppo il soccorso non fu affatto celere come previsto. Nasce per la prima volta “La Tv del Dolore”. Più in là si vietarono le divulgazioni delle immagini, troppo straziante vedere la Madre Franca urlare il nome del figlio nel pozzo.

I soccorritori cercano invano di scavare un tunnel parallelo, ma incontrano continui ostacoli e impedimenti, arrivano a decidere di utilizzare lo stesso pozzo per estrarre Alfredino, il pozzo è largo all’incirca 30 cm, sanno che sarà molto complicato. Più volontari provano a calarsi, ma il fango e le rocce aguzze fanno si che ogni tentativo sia vano. In più Alfredo sta scivolando sempre più in profondità arriverà a fermarsi oltre i 60 metri di profondità, incastrato in un punto largo 28 cm. Continuano i lavori per salvare la vita del piccolo di 6 anni, che è in continuo monitoraggio da parte di medici grazie a delle sonde e dalla Madre che stabilisce un piccolo contatto vocale con il figlio. Nella giornata dell 11 Giugno Alfredo ancora risponde, il respiro anche se sempre più debole c’è! Bisogna fare presto. L’Agonia prosegue anche il giorno successivo il 12 Giugno, le speranze sono sempre più vane. Sul posto si reca anche il Presidente della Repubblica di allora Sandro Pertini, che a modo suo sprona tutti a fare l’impossibile.
Un ultimo volontario cercherà di calarsi nel pozzo, tale Angelo Licheri, sardo di nascita, di corporatura esile.

Sarà l’ultima persona a vedere il piccolo Alfredino ancora vivo. Angelo riesce ad arrivare oltre i 60 metri, riesce in un primo momento a imbracare il bambino, ma senza successo. Cerca di tirarlo dai polsi e dalla magliettina, ma ogni tentativo è vano. “Ogni volta che tiravo, tutto sembrava cedere, mi sono reso conto che tutto era inutile. Gli ho mandato un bacio e sono risalito.”
Angelo verrà tirato su dal pozzo dopo 45 minuti a testa in giù, ferite in tutto il corpo è il polso sinistro rotto!

Dopo di lui un soccorritore sceso nel pozzo dichiarerà la morte del piccolo Alfredo Rampi. Tutto è finito nel peggiore dei modi, si riuscirà a recuperare il corpo solo 28 giorni dopo,11 Luglio 1981.

LA BLOGGHERIA: Una Spiaggia di Sangue

6 Giugno 1944 tutto è ponto, le spiagge sono quelle della Normandia, lungo tutto il tratto di costa che va da Cherbourg fino a Deauville. Nella notte i paracadutisti americani e inglesi si sono lanciati all’interno oltre le linee nemiche. La mattina alle prime ore dell’alba i soldati sbarcano a frotte. Americani e Inglesi, ma anche Australiani, Neozelandesi e Indiani. Gli ALLEATI hanno attaccato.

Il D-Day è la chiave per arrivare al cuore del Nazismo, per abbattere la bestia tedesca. Non si può fallire. Il comando delle operazioni viene affidato al Generale americano Eisenhower. Fu però essenziale la capacità bellica dell’Inglese Montgomerry per la riuscita del piano. Il soldato alla corte della Regina ha già messo in scacco “La Volpe del Deserto” Rommel, in quella campagna d’Africa che rappresenta per noi Italiani la più grande tragedia in vite umane.

L’attacco prende di sorpresa i tedeschi, che non aspettandosi la sortita in quella zona, non sono pronti per affrontare una tale potenza di fuoco. Nonostante ciò sulla sabbia dello sbarco cadranno a migliaia. L’invasione comunque va a buon fine, seguiranno settimane di combattimento, fino a raggiungere Parigi. Dalla capitale francese a Berlino il passo è breve, anche se il sacrificio di giovani ragazzi sarà comunque alto, ma non vano.
La Germania Nazista stretta nella morsa Anglo-Americana a Ovest e Russa a Est abdicherà da lì a un anno, ponendo fine al fanatismo di uomo e di una ideologia che porterà morte e disperazione.

Possiamo parlare della straordinaria resistenza francese o quella partigiana italiana, possiamo discutere ore sulle geste eroiche.
Ma è Il sacrificio di questi uomini, di quelli caduti nel mettere piede sulla spiaggia quel 6 Giugno 1944 a cui dobbiamo la nostra gratitudine. Il D-day è l attacco per eccellenza, la partenza della via per la liberazione!

LA BLOGGHERIA: Il Destino di una Famiglia!

Il Cambiamento con tutti i rischi che comporta, è la legge dell’esistenza!

La Dinastia Kennedy fa parte di quella impronta americana scolpita nel “Giusto”.

Famiglia che della democrazia ne ha fatto un dogma. Politicamente hanno cercato di segnare il loro paese con moto di liberale pensiero. Sia il Presidente JFK e successivamente il fratello Robert hanno perseguito su questa linea, appoggiati dalle sinistre democratiche a stelle e strisce.

Progetto di grande caratura, ma che di fronte a una cultura conservatrice e per certi aspetti patriotticamente estrema, diventa complicata da attuare. Anzi diventi un “Fastidio

Allora viene da pensare un po’ ai giorni nostri, Alla situazione americana di questi tempi. Ci sta dichiarare che la possibilità data ad Obama sia stata un fallimento, come ci sta dichiarare che in realtà forse non è quella idea di Consumismo che incarnano gli USA, ma una ideologia di patriottismo, che da noi verrebbe chiamato “Nazionalismo”, dove la forza e l’aggressione è sempre la prima soluzione.

Siamo nel 1968, cinque anni prima a Dallas JFK viene ucciso con un colpo di fucile alla testa. Il fratello Robert detto “Bobby” che nel breve tempo della presidenza di JFK è stato sempre al suo fianco, non si abbatte e continuerà a portare avanti quella politica “Liberale” adottata dal fratello. Siamo in piena guerra fredda, sono gli anni della Baia dei porci, l’embargo Cubano e sella corsa alla luna. Anni dove l’opinione pubblica vede “Comunisti” anche nei tombini. Il Problema che li vedrà sempre più Neri, Rossi e Gialli….

Bobby, Senatore per il governo americano nello stato di New York si candida alle presidenziali. Il 5 Giugno 1968 Kennedy sta festeggiando la vittoria nello stato della California, la corsa alla casa bianca è ben avviata. C’è un’altro personaggio illustre assassinato sei mesi prima, legato per circostanze alla famiglia Kennedy, un legame che sarà il motivo letale per Bobby. Martin Luther King.

Bobby ha finito il suo discorso di ringraziamento all Hotel Abbassandor di Los Angeles. Viene portato via dalle cucine dagli uomini della sicurezza, si sentono spari. Bobby è a terra gli hanno sparato in testa. Morirà più tardi in Ospedale per il colpo alla tempia. L’assassino è un palestinese che verrà arrestato e condannato a morte.

La morte nella sua dinamica rimane un mistero, la famiglia non crede che sia stata opera di un solo uomo. Secondo la dinamica dell’omicidio, l’assassino ha sparato da una distanza di un paio di metri di fronte a Bobby. Il colpo fatale è alla tempia sparato a bruciapelo….

Robert Jr figlio di Bobby, ha ultimamente dichiarato di aver scoperto che uno degli uomini della sicurezza un certo Cesar, odiava in modo smisurato il padre per via delle relazioni con il “ Negro” Martin Luther King. Ha dichiarato di avere le prove schiaccianti su Cesar e il suo coinvolgimento, accusando governo e gli organi di sicurezza americani di aver chiuso il caso ai tempi in modo troppo frettoloso.

JFK e Bobby, uomini di una dinastia che hanno cercato di cambiare un idea pericolosa al loro paese… assassinati in circostanze misteriose!

Kennedy un destino … Sfortunato

LA BLOGGHERIA: Massimo, Il Pulcinella senza Maschera.

4 Giugno 1994

Io sono responsabile di quello che dico. Non di quello che capisci “

Quella dolce morte che tutti agognano. Nel cuore della notte ti prende dolcemente senza un lamento. Giaci sorridente nel ventre del tuo letto, piangono i cuori a vederti contento!

4 Giugno 1994, Ostia, Roma. Le riprese del film “Il Postino” sono terminate. Massimo si rifugia stanco a casa della sorella, stremato dalle fatiche del suo capolavoro si adagia in quello che sarà il suo riposo, purtroppo eterno! Il mondo non lo sa, il problema al cuore che da sempre accompagnava l’artista napoletano. Il mondo non sa dell’ennesimo viaggio in America prima delle riprese per un consulto con chi aveva già operato a cuore aperto. Il mondo non sa del consiglio passionale del dottore ad abbandonare le fatiche del film.

Il Pulcinella senza Maschera non ha intenzione di fermarsi. Quello è il suo capolavoro. La sorte gli farà un ultimo dono, accompagnandolo fino al termine delle riprese, per poi spegnersi come se fosse una macchina da presa alla fine del lavoro. Al buio delle luci, in silenzio.

Attore, cabarettista, sceneggiatore e regista. Massimo Troisi è l’emblema della continuità artistica partenopea, il filo conduttore con i mostri sacri del palcoscenico napoletano. Dalla comicità di Totò, alla licenza artistica di Eduardo. Il dialetto come firma del suo essere. “In realtà è l’unica lingua che conosco.” Abitua il suo pubblico alla cadenza delle sue battute e alle smorfie del suo interpretare. Molte sono le collaborazioni di spessore nella sua breve carriera. Da Mastroianni a Benigni fino ad arrivare a Pino Daniele. Senza dimenticare gli arbori con il sodalizio degli amici di sempre Arena e Decaro. “La Smorgia”

un artista riconosciuto in tutto il mondo, accostato a interpreti come Woody Allen e a Buster Keaton. Considerato uno dei massimi interpreti del teatro e del cinema italiano.

“Don Pablo , mi sono innamorato.”

”Ah meno male! Non è grave c’è rimedio”

Il Postino

LA BLOGGHERIA: Andy e i 15 minuti di notorietà.

3 Giugno 1968 Valerie Solanas spara tre colpi all’addome del padre della POP ART

L’attivista femminista Valerie Solanas attenta alla vita dell’artista Andy Warhol. La donna spara tre colpi all’addome dell’uomo ferendolo quasi a morte. Verrà salvato per miracolo, i chirurghi dovettero rianimarlo più volte a cuore aperto. La donna riversa la sua rabbia sul compagno dell’artista e critico Mario Amaya, cercando poi di avventarsi sul manager Fred Hughes. Per fortuna dell’uomo la pistola si inceppa.

A cosa è dovuta tanta violenza. Sembra quasi che i ricorsi storici si prendano gioco della attualità dei giorni nostri e ci ricordino come la protesta si trasforma in violenza. Troppo facile da reperire oltre oceano.

Warhol appare al pubblico come persona schiva e timida. In realtà è un’artista di grande personalità e intelligenza. con la sua POP ART riprendeva l’iconografia della società consumistica. La prima forma d’arta dedita alla rappresentazione dell’immaginario collettivo. Capace di incuriosire e avvicinare le masse. Portando al limite dell’ironia il prodotto dello stile di vita americano.

Ma poi inizi a conoscere i dettagli. Scopri che quel brav’uomo che aveva sempre una gomma da masticare in più per te si è completamente ammattito e ha ucciso la moglie, che l’ex sacerdote della chiesa in cui sei cresciuto è un alcolizzato che ha fracassato tre automobili. Vieni a sapere che i genitori del tuo migliore amico che erano sempre perfetti, stanno divorziando… Nessuno in America ha una vita normale.” (Da America, un diario visivo. Andy Warhol)

Siamo nell’America degli anni sessanta, un’epoca che per fortuna è passata. Anni dove l’utopia si trasformava in violenza. Da Martin Luther King alle Black Panthers. Dal movimento Hippies a i vari gruppi terroristici.
Valerie Solonas appartiene al movimento femminista, in realtà è l’unica parte estrema del movimento stesso. Opera in solitaria con idee che sono premonitrici e all’avanguardia. Ad esempio il fatto che la tecnologia avrebbe primeggiato sul maschio e che lo stesso sarebbe stato sostituito dalla fecondazione artificiale. Che di per se non è un pensiero così estremo, come di fatto poi si è avverato. Certamente non come “Sostituzione” ma come “Aiuto”. A meno che il tuo credo non si concluda che a questo punto il maschio non serva più e quindi andrebbe sterminato.

Andy Warhol pur essendo un artista che portava al limite le sue opere, venne meno alla proposta di Solanas. Dichiarando quel pensiero troppo estremo anche per lui, in più c’era quella FBI sempre alle costole…..

Già la nostra Valerie Solanas, aveva scritto un monologo di ideologie femministe e aveva proposto a Warhol il testo, per trasformarlo in un film. Allora perché accettare un rifiuto se posso facilmente comprare una pistola e sparare?

Una frase celebre di Andy Warhol: “Ogni essere umano ha 15 minuti di notorietà nella sua vita”

Valerie Solanas ha avuto i suoi 15 minuti, indubbiamente! Giusto 15….

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LA BLOGGHERIA: “Ma il cielo è sempre più blu”

Il 2 Giugno 1981 ci lascia per sempre Rino.

Il 2 giugno è una data sicuramente da ricordare. Festeggiamo la nascita della REPUBBLICA Italiana. Il ricordo di chi “Ieri” ha lottato con ardore e coraggio deve essere ancora forte, la gratitudine deve essere commisurata alle fatiche di chi ci ha donato tale tesoro. Oggi vedo solo chi si prodiga alla decrescita di questo sentimento, allora è il ricordo a 39 anni dalla sua scomparsa, di un artista che con la sua musica e sottile ironia ha contribuito a fari sentire ancora più italiani.

Rino nasce nella sua Calabria nel 1950, Crotone gli rimarrà sempre nel cuore, sarà sempre la sua aria per i polmoni. Ancora bambino segue i genitori nella grande eterna città, Roma. I genitori sono impiegati come portinai di uno stabile in via Nomentana. Il “DESTINO” ha un’ironia più forte di ogni cosa. Dove una povera famiglia troverà il conforto del benessere, pagherà il prezzo più alto della tragedia.

Rino è annoiato sulla strada dei suoi studi tecnici, la vita da geometra non è il suo futuro. La distrazione più forte, quello che lo fa incendiare dentro è il “PALCO”. L’approccio alla chitarra , le prime canzoni, il teatro.

Le prime esibizioni saranno al rinomato FOLKSTUDIO di Roma, dove incontrerà quelli che in un futuro saranno suoi colleghi. Gente del calibro di Antonello Venditti e Francesco De Gregori. La sua carriera incomincia una lenta salita al successo. Incide i prime due testi “I love Maryanna” e “Jaqueline” con lo pseudonimo di Kammamuri’s

Il suo primo album “Ingresso libero” non ha la risonanza sperata, ne dal pubblico ne da gli addetti ai lavori. L’Italia probabilmente non è ancora pronta per la sua arte. I giovani cantautori del tempo attuano una forma artistica di protesta. Testi forti e duri per affrontare l’epoca di rivendicazioni e manifestazioni, di idealogia e lotte politiche. I suoi testi più morbidi e più aperti alla platea, sono da considerarsi più oggetto da “CANTASTORIE” che da cantautore. L’ironia velata nel raccontare il sociale e i suoi disordini, esplode nella comprensione del testo.

Il successo arriva ben presto. Rino porta una sorta di aria fresca sui palchi e nelle case. Il colore dei suoi testi colpisce come un pugno diretto sul viso. Nasce “Il cielo è sempre più blu” testo che non verrà mai inserito in nessun album. L’ascesa continua, a breve tempo uscirà un’altro capolavoro “Mio fratello è figlio unico”.

Passati i primi anni di carriera Rino ha una maturazione artistica che però no gli farà mai abbandonare il candore della sua licenza poetica degli esordi. La particolare ruvidezza della sua voce e la sempre più aria scanzonata e divertita dell’uomo fa di lui un personaggio. Trova un decisivo appoggio nel suo essere al Festival di Sanremo. Si presenta al pubblico sanremese vestito in camicia a righe rosse, frac, cilindro e scarpe da ginnastica. Il brano è “Gianna” conquisterà il terzo posto.

Il successo di Rino è inarrestabile, si susseguoeno capolavori e collaborazioni. Nasce il lavoro di “Nuntereggaepiù” un colossale sberleffo al ritmo Raggae, contro tutto e tutti. Da Gianni Agnelli fino a Berlinguer, passando dalla P2 fino alla P38.

Il 1981 porta Rino in tournèe con Cocciante, la consacrazione per il cantastorie calabrese è ai massimi livelli.

L’ironia della sorte e il destino che hanno sempre accompagnato Rino si scatenano come un temporale in piena Estate. Uno dei suoi primi successi al Folkstudio di Roma è “La ballata di Renzo”. Narrava la storia di un giovane che dopo un incidente automobilistico non trovava nessun ospedale pronto ad ospitarlo…..

La notte del 2 Giugno percorrendo quella via di Roma dove una famiglia aveva trovato il benessere, la tragedia si consuma! In via Nomentana la Volvo 343 sbanda e si va a schiantare contro un autocarro. La vita del Cantastorie Rino Gaetano si spegne, incontrando la morte in un tragico epilogo. Ben CINQUE ospedali quella notte rifiuteranno il suo ricovero…..

Ricordare il 2 giugno nella festa della Repubblica chi per un momento ha avuto il coraggio di denunciare e annunciare la vita sociale e i suoi problemi, chi ha saputo raccontare con le sue storie con leggerezza e ironia la vita o la guerra di tutti i giorni. Mi sembra più che doveroso.

UN AUGURIO PER QUESTO GIORNO SPECIALE, NEL RICORDO DI CHI ANDREBBE PRESO COME ESEMPIO .

LA BLOGGHERIA: Sgt Pepper’s e il P.I.D.

Compie 50 anni il disco dei Beatles. La copertina che parla del mistero della Band!

1 Giugno 1967, viene lanciato il nuovo LP della Band di Liverpool, Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Ritenuto da i critici il miglior Album Rock di tutti i tempi, per arrangiamenti, testi e musica. Sgt Pepper’s è anche innovativo nel suo genere, un tripudio di prime volte. Tutte legate alla copertina. La prima volta di una apertura a libro e della stampa dei testi sul retro. I primi gadget per i fans e per la prima volta una la stampa della copertina intrisa di segnali subliminali. Tutto questo fa sì che l’album raggiunge vette di grandezze troppo importanti per l’epoca.

Ciò che rende Sgt Pepper’s inarrivabile però, è l’inizio del mistero legato al bassista del gruppo Paul McCartney, il P.I.D. ( Paul si Dead).Anche se avrà molto più scalpore con l’Album Abbey Road.

Sia chiaro, quando si parla di leggende il confine tra realtà e immaginazione è sottile. Se poi la leggenda accompagna il gruppo più famoso al mondo è tutto un dire.

Vero è che la copertina ci mostra qualcosa di unico e misterioso. Nella copertina i Beatles raffigurano una banda di paese come se fossero travestiti da altro. Al loro fianco statue di cera rappresentano la vecchia formazione del gruppo intenta a guardare in basso. Come in un silenzio riverente verso una sepoltura. Sopra la testa del nuovo Paul compare una mano. Simbolo di morte nelle stragrandi tradizioni asiatiche. La scritta formata dai fiori rossi con quella “o” finale che forma la parola “Beatleso” accompagnado di riflesso a un altra parola “Lesotho”. Ovvero dove si troverebbe il corpo di McCartney.

Le considerazioni aumentano e gli indizzi sul P.I.D. vengono sempre più a galla. Un giovane Ringo Star che consola il compagno. La televisione spenta come a mettere a tacere i media, il fatto che sul retro della copertina Paul è l’unico voltato di spalle ed è più alto.

In realtà ci sono delle curiosità che darebbero credito alla leggenda.

la copertina è costata 3000 sterline, costo che nel 1967 era sicuramente esorbitante. Lavoro commissionato ad un artista sconosciuto Jonh Ephgrave, pittore di Luna Park. Eph grave? Epitaffio e Tomba?

Ultimo concerto live del gruppo avviene nell’agosto del 1966 a San Francisco. Perché mai una band sulla cresta del successo non abbia più la volontà di esibirsi dal vivo?

Nel 1966 in Inghilterra viene indetto un concorso per cercare il “Sosia di McCartney”.Signori questa è realtà, fatto avvenuto davvero! Del concorso non si seppe mai l’epilogo…

La leggenda del P.I.D. Ha altre mille sfaccettatura e misteri, che hanno aggiunto grandezza a una Band che probabilmente ha segnato il mondo della musica in eterno.

Per onor di cronaca va raccontato l’episodio della presunta morte di Paul McCartney.

9 Novembre 1966, Paul dopo una feroce litigata con i componenti della Band, alle prime luci dell’alba esce fuori strada con la sua Aston Martin a tutta velocità, finendo la sua vita decapitato.
P.D.I.

LA BLOGGHERIA: Sentenza scontata!

Accadde oggi, 31 Maggio 1999 si apre il processo a Abdullah Ocalan. Leader politico e carismatico Curdo.

La prima guerra mondiale si è conclusa, è il momento per i paesi vincitori di “dividersi” i territori degli sconfitti. Capita in questi casi che qualcuno non ne esca sconfitto, ma addirittura sparisca dalle carte geografiche. Questo è ciò che capitò all’Impero Ottomano.

Si dice che la culla della civiltà è sorta nella zona della antica Mesopotamia, dove i due continenti Europa e Asia s’incontrano in un misto di culture e tradizioni. Eppure dalla caduta Ottomana fino ai giorni nostri, quella zona è teatro di scontri ed equilibri geo politici precari. Turchia, Siria, Iraq e Iran sono una bomba pronta ad esplodere, si vive sempre sul filo del rasoio.

Un popolo più di tutti ha pagato questa eterna incertezza. i Curdi. Popolazione originaria del Kurdistan, zona montuosa ai confini dei paesi già citati. Per il mondo non è un paese, per i curdi è la loro patria. Per anni hanno combattuto per il loro diritto di indipendenza, senza mai essere riconosciuti da nessuno. Tutt’ora profughi del mondo.

Nel 1978 nasce il PKK Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Fondatore ABDULLAH OCALAN.

L’ideologia del partito è inizialmente filo marxista e Lenninista. Turchia e Stati Uniti su tutti, ma anche l’Unione Europea, dichiarano il partito un movimento terroristico. C’è da dire che i Curdi non fanno nulla per evitare questa accusa. Gli attentati dinamitardi e kamikaze si susseguono negli anni. La motivazione è l’oppressione Turca nei confronti della popolazione curda. Anche il kurdistan iracheno è molto attivo su questo fronte.

Sembra esserci un’apertura nei primi anni novanta, quando il governo turco apre al PKK la possibilità di avere dei rappresentanti parlamentari. Ocalan diventa sempre più il leader e la figura rappresentate per i suo popolo. Tanto da cambiare l’ideologia del movimento in una nuova piattaforma politica di “Confederalismo Democratico.” Abbandonando quelle forti idee comuniste vecchio stampo.

Ocalan cerca riparo in ogni parte del mondo. Turchia e Usa inizialmente, per poi essere seguiti dalla Germania, emanano un mandato di cattura per il leader curdo. La Grecia sembra dargli un minimo di protezione, ma sotto le forti pressioni americane allontana Ocalan dal suo territorio. Il curdo, prova ad entrare in Russia, senza riuscirvi per volere dello stesso stato russo. Come ultima speranza prova ad entrare in Italia. Viene intercettato a Roma, riconosciuto e arrestato. La sua richiesta è l’Asilo Politico. Nel 1998 in Italia è appena caduto il governo Prodi, il primo Ministro incaricato è Massimo D’Alema. L’Italia è divisa nell’opinione pubblica, manifestazioni pro e contro Ocalan. Ci si interroga sui diritti civili negati ai curdi o sulle azioni terroristiche attuate dagli stessi.

Nonostante due articoli della costituzione italiana assicurino il diritto d’asilo politico. D’Alema decide per l’allontanamento di Ocalan dall’Italia. Le pressioni politiche mondiali sono state feroci e pesanti. Viene concesso un lascia condotto per il Kenia, Ocalan sa bene che l’Africa non è un posto sicuro per lui, nonostante ciò accetta, firmando una lettera dove dichiara l’allontanamento volontario dall’Italia. Viene arrestato dai servizi segreti turchi a Nairobi, messo in carcere di sicurezza nell’isola-prigione di Imrali.

Processato, la sentenza è scontata. Pena di morte! Sarà commutata più tardi in ergastolo nel 2002, poichè la Turchia abbandona tale metodo.

Ocalan ha combattuto per il suo popolo, sicuramente nel modo più sbagliato. Gli atti di violenza non hanno mai la ragione, non giustificano le azioni fatte. L’oppressione sul popolo curdo è ancora evidente. Forse il mondo avrebbe dovuto mettere da parte i propri interessi e aprire gli occhi su i curdi.

I Curdi nel tempo si sono distinti per la lotta contro il califfato dell’Isis, per il diritti delle donne. Hanno costituito la regione autonoma nel nord est della Siria, chiamata semplicemente Rojava, che accomuna quel pensiero di confederalismo democratico tanto amato. Anche se ufficialmente non riconosciuto…. ma che volete… sono CURDI……..

Se posso consigliare una lettura leggera per una piccola infarinatura. KOBANE CALLING di ZEROCALCARE.

La BLOGGHERIA: l’arte per raccontare uno stupro.

Franca Rame, artista di vita.

Franca Rame, artista milanese classe 1929. Una vita dedicata alla scena, per lo più teatrale. Donna vera prima che artista, insieme a Dario Fo forma un sodalizio artistico e politico, una coppia. Non solo sui palchi dei teatri, i due artisti sono legati dall’amore e dalla passione. Franca incontra a vent’anni Dario che è già un’attrice. I due si comprendono all’istante. Molti sono gli spettacoli volti a denunciare quelli che erano gli abusi del loro tempo. Franca oltre ad essere una drammaturga è un’attivista.

Insieme a Fo nel 1968 fondano il collettivo Scena Nuova, oltre la loro compagnia teatrale chiamata con i loro nomi. Il tutto quando aderiscono al movimento della contestazione. Fonderanno a ruota il gruppo di lavoro La Comune ma anche il Soccorso Rosso, quest’ultimo fondato in sostegno dei condannati di sinistra.

Franca è una che non si ferma mai, sopratutto non è persona da nascondere le proprie idee. Che sia per strada, che sia su un palco o addirittura in televisione non è mai intimorita di denunciare anche se in veste comica, quelli che per lei sono i soprusi della società. Ne è la prova il 1962, le venne affidata la conduzione di Canzonissima. Approfitta del largo numero di pubblico per l’ennesima denuncia sociale. Lo sketch con il marito è un esilarante frammento di vita dove un costruttore si rifiuta di dotare la propria azienda delle misure di sicurezza. Le polemiche subite cadono a cascata, tanto da dover abbandonare il progetto televisivo. Dagli anni settanta sarà attiva anche per il movimento femminista, anche in questo caso usando come parte principale la sua professione. Famoso è lo spettacolo Sesso? Grazie, tanto per gradire. Show che racconta con autoironia l’ipocrisia e l’ignoranza che circondano il tema del sesso.

La sera del 9 marzo del 1973, Franca viene presa con la forza è messa in un furgone. Viene torturata e violentata a turno da cinque persone. Sfregiata in viso con una lametta, le spengono addosso mozziconi di sigarette. Viene abbandonata in stato confusionale. I cinque uomini sono eversori neofascisti, lo stupro è un azione punitiva, per le idee della donna e le sue battaglie civili. I vigliacchi vogliono zittirla e umiliarla, darle una lezione. Quello che fanno invece è dare più forza a Franca. Nasce un opera d’arte che da voce al trauma, trasformandosi in un forte messaggio di denuncia.

LO STUPRO” Monologo di FRANCA RAME

Il racconto minuto per minuto della vicenda. Ho pensato di trascrivere qualche passo, ma non ho voluto. Bisogna sentirlo da lei , sono parole che devono uscire dalle sue labbra.

FRANCA RAME ci lascia per sempre il 29 Maggio 2013. Ci lascia una donna che non ha mai avuto paura. Una donna che non si è mai nascosta, convinta dei suoi ideali, che siano stati giusti o sbagliati non importa. Ha lottato per loro senza mai tirarsi indietro, nemmeno dai torti subiti.

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