IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

XIII

Il campo era ordinato nella sua struttura. Le tende divise in gruppi da otto, formavano moltitudini di quadrati. Il lusso e la grandezza del accampamento aumentava man mano che si saliva verso il piccolo promontorio.
Re Gron osservava esterrefatto l ordine di quella macchina da guerra. L efficienza era una chiara prerogativa degli Elisian.
Dovette lasciare tutto l esercito alle prime tende incontrate. Quelle degli schiavi, delle cucine e delle latrine. Non aveva immaginato quella accoglienza ma non era quello che l aveva più infastidito. Il messo mandato incontro dalla Regina. Uno sputa ordini senza riguardo e rispetto nei confronti di un Re. Ora gli faceva strada standoli qualche metro avanti. Inammissibile.
Gron era stato convocato subito nella tenda Reale. Ebbe la possibilità di portare con se solo un manipolo di Corazzieri , Loki e Berta la Regina sua consorte.
Finita una piccola salita assai ripida arrivarono in ampio spiazzo, dove una tenda enorme troneggiava.
Il messo si congedò con un inchino troppo formale per essere veritiero.
“Come starebbe bene la mia ascia tra quelle esili scapole” commentò il Re smontando dal alce.
Loki abbozzò un sorriso quasi a pregustare il momento. Nel frattempo i corazzieri aiutarono la Regina a scendere dal carro, con un acuto versi si lamentò dopo che i suoi preziosi stivaletti di renna affondarono in quello sporco è odioso fango.
Quello che sicuramente era il quartier generale , dominava su tutto. Alle sue spalle si poteva vedere tutto l accampamento fino ai confini del bosco. Davanti a se il Valico di Drak. Due alte cime facevano da porta d ingresso per quella stretta via. Le nuvole di stagliavano sulle alture, mentre la fitta nebbia accoglieva i visitatori imprudenti.
“Non sarà facile attraversarlo Signore “
“Non lo è mai stato Loki. Figurarsi ora con un esercito “
“Ci vorranno giorni “ rispose il generale.
“Ma credo sia questa l idea. Non ho visto recinzioni e strutture fisse. Sembra un campo mobile pronto a spostarsi ad ogni comando”.
Re Gron si voltò verso l ingresso della tenda.
“Andiamo, l accoglienza di questi damerini è insopportabile. Ci annunceremo da soli”.
Arrivati a pochi metri dall ingresso la figura del Sovrintendente uscì allo scoperto.
“Ben arrivati signori “
Gron ebbe una smorfia gutturale. Essere accolto alla pari di Loki era un’altra cosa inammissibile.
Il soldato se ne accorse e fece un passo indietro.
Entrarono, Gron assunse l aria più orgogliosa che potesse avere, il Sovrintendente gli camminava da pari al suo fianco. Loki e Berta alle loro spalle. Ai corazzieri non fu permesso di seguire il Re, dovettero aspettare all esterno.
La tenda si aprì in una sala centrale, in mezzo un grosso tavolo con la cartina della zona.
Seduta a poca distanza sul seggio regale, Diana Cole. Indossava un vestito comodo a tubino di verde scuro. Nessun gioiello in vista solo la corona poggiata sul capo.
Guardava noiosamente la cartina sul tavolo senza mostrare il minimo interesse.
Attorno al tavolo quattro soldati, sicuramente nobili. Viste le sfarzose divise che indossavano.
Stavano discutendo animatamente non curanti del arrivò di un Re.
Gli ospiti entrarono nella sala senza essere presentati, la Regina Diana Cole si alzò invitandoli ad avvicinarsi.
“Re Gron benvenuto, spero abbia fatto buon viaggio”
“Maestà “ s inchinò
“Il viaggio è stato tortuoso ma mai come questa fredda accoglienza”
“Accoglienza. Se non fosse stato per la Regina vi avrei fatto trucidare al vostro arrivo”
Rispose uno dei quattro soldati presenti.
“Come si permette un semplice sottoposto parlare così a Re Gron di Kaalalit”
“Calma signori” intervenne il Sovrintendente.
“Diciamo che la sua aggressione al villaggio poche ore fa non è stata ben digerita” continuo il Sovrintendente.
“La mia retrovia aveva bisogno di azione. E poi Nel vostro messaggio eravate stati chiari. Mai nessun Sinto dovrà poggiare piede su questa terra”
“Vero Re Gron ma era comunque un villaggio di Elisianbeth e comunque ogni cosa al suo tempo. Ma quel che è fatto è fatto” si rivolse a tutti i presenti.
“Re Gron lasci che vi presenti i generali Smith, Enkoc, Carlesh e Wellight. Smith sarà il responsabile di guerra. Tutto passerà da lui anche quello che riguarderà le vostre truppe , caro Re Gron”.
Il Re e Loki si guardarono ma rimasero volutamente in silenzio.
“Avvicinatevi al tavolo dobbiamo discutere dei dettagli. Ha inizio questa alleanza nel suo primo consiglio di guerra “
Schioccando le dita chiamò un inserviente.
“Portate da bere e da mangiare ai nostri ospiti e una sedia per la Regina Berta”.
Ognuno prese posto, mentre Diana Cole contemplava il vuoto.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

XII

Finirono di cenare silenziosamente. Ognuno con i suoi pensieri, ognuno con i suoi drammi.
Una succosa e dolce uva violacea venne offerta a tutti con insistenza da Beatrix. Pareva aver ridato per un momento ristoro e forza ai commensali.
“Chua ha ragione, abbiamo molto di cui parlare”. Esordì Coman.
“Vi chiedo l ultimo sforzo al termine di questa giornata che difficilmente dimenticheremo”
Tutti capirono e continuando a mantenere un rigido silenzio si alzarono dalla tavola per recarsi all esterno.
Manû fermò Dareh sulla porta, con il viso provato e gli occhi lucidi ebbe solamente la forza di dirgli “Non ho un buon presentimento “
Dareh non trovò in cuor suo parole confortanti. Ebbe solo la necessità di farle un sorriso non troppo marcato, che aveva tutta l intenzione di risponderle “tranquilla ci sono io con te”.
Coman e Beatrix rimasero consapevolmente indietro. La vecchia signora vide il gruppo allontanarsi e sospirò incrociando le mani.
“Coman avevi ragione, la somiglianza è notevole”
“Già, nonna”
“Lui? È davvero la chiave?”
“È quello che ho sempre pensato. A questo punto solo Chua potrà confermarlo o no “.
“Sono solo ragazzi Coman mi piange il cuore”
“Saranno forti nonna, sono già forti”
In un gesto distratto con la mano Beatrix fece sparire l intera tavolata. Il salone rimase spoglio marcando la sua grandezza alla sola luce del camino.

All esterno il buio era fitto, il vecchio aveva ragione. Il cielo stellato era magnifico. Gli astri splendevano brillanti come fossero gioielli incastonati.
Solo quando gli occhi si abituarono all oscurità videro Chua. Seduto di fronte a loro si potevano distinguere solo le pupille che splendevano sempre più forte della stessa lucentezza delle stelle.
“ Osservate voi giovani. Ogni stella come fosse un sole, per ognuno di esso un mondo. La vita che scorre accompagnata dal tempo. Riflettete se qualcuno avrà mai il potere di controllare le stelle. Di avere il tutto.”
Un falò si accese all istante con fiamme alte e vive, ora Chua era visibile in ogni suo contorno.
Abiss essendo il più vicino ebbe un sussulto di spavento. Chua seduto a terra a gambe incrociate aveva un grosso serpente nero striato di blu cobalto che si muoveva sinuosamente sul tronco. Il rettile andò a morire sulle braccia tornando ad essere il tatuaggio di sempre.
“Jormungand” Disse l anziano.
“Ora per favore sedetevi in cerchio attorno al fuoco, come prevede l antica usanza del mio popolo. Ci terrei davvero tanto”.
I ragazzi l ascoltarono senza obbiettare, come ipnotizzati da quel vecchio. Beatrix e Coman li raggiunsero facendo altrettanto.
Chua si alzò con apparente fatica. La grande aquila fece la sua comparsa dal cielo per essere stretta ancora una volta dalla mano in forma di bastone.
Usò quel attrezzo piumato pronunciando parole a tutti sconosciute facendo vibrare le piume. Sembrava gli stesse benedicendo.
Coman prese la parola.
“Bene siamo pronti. Sarebbe giusto e corretto che io vi presenti tutti quanti.”
Beatrix si aggiustò i capelli e il vestito. Sembrava emozionata all idea.
“Beatrix di Drak. Mia nonna. Colei che per i primi anni della mia vita mi ha cresciuto ed educato.
Ma cosa più importante da sapere, è stata una dei sei alla Gilda dei Saggi. Prima che per suo volere cedette il posto.
Rimasero tutti a bocca aperta. Quella ingenua vecchina una dei sei Saggi?
Evelyn con la solita sfrontatezza.
“Ora ricordo dove l ho già vista. Ero in attesa della convocazione alla Cittadella per il primo anno in Accademia. La mia famiglia venne convocata a corte. Ci avvisarono che uno dei Saggi era in visita nel regno di Elisianbeth.”
“Mi ricordo di te piccola Evelyn “ Sorrise Beatrix.
Coman attese qualche secondo prima di continuare. Si voltò verso Chua, il vecchio lo fermò con un cenno. “ Da qui continuo io Coman”
Si mise in centro al cerchio. “Allora non è forse più importante sapere cosa è una persona invece di sapere chi è?”
Tutti rimasero in silenzio.
Apricott azzardò a rispondere.
“Lei è un Amerindo Signore “ David fece eco al nobile “si lo credo anche io”
A quel punto tutti in un vociare sembravano essere d’accordo.
“Giusta osservazione Apricott. Ma cosa sono? Io chiedo questo”
Piombò di nuovo il silenzio.
“Lei è un Braccio del Diavolo”
La frase tagliò l aria attorno al falò come se fosse una lama affilata. Chua si voltò verso Dareh, Manû guardò l amato con occhi spalancati.
“Dareh, nome antico e fiero. Addirittura un Braccio del Diavolo dici?”
“L ho vista usare la magia di uno Stregone. Ha ammesso di aver fatto una previsione come una veggente. Credo abbia usato il teletrasporto per colpirmi. Insomma ha usato i tre poteri sacri. Si penso sia un Braccio del Diavolo.”
“Coman ora capisco perché sia lui il tuo preferito”
Coman abbozzò un sorriso.
“Dareh e tu cosa sei?”
“Io, credo uno stregone” L allievo cercò lo sguardo del maestro a conferma. Ma non lo trovò. In realtà non vide più nessuno , erano rimasti lui e Chua.
“Quindi Dareh tu lo credi?”
Un fulmine a ciel sereno cadette per colpirlo. Dareh d istinto protese le braccia verso l alto formando un turbine d aria che intrappolò il fulmine per poi scagliarlo lontano.
Una fitta alla testa lo colpì dandoli la visione di Manû che giaceva senza vita in terra. Si scrollò di dosso quel pensiero. Vide la ragazza oltre il falò stretta al collo da una morsa di due mani che sbucavano dalla terra. Si avventò per raggiungerla ma Chua eresse un muro di fuoco tra loro.
“Forza hai in mente dov è, fallo” urlò il vecchio.
Dareh in un grido disperato si materializzò oltre le fiamme.
All istante tutto tornò calmo. Gli altri lo guardarono stupiti. Manû trattenne a fatica le lacrime coprendosi la bocca con le mani.
Beatrix avvolse le spalle del ragazzo in un abbraccio e lo accompagnò al suo posto.
Chua lo guardò passeggiando attorno al fuoco.
“Magia, preveggenza e navigazione” disse.
“ Usati in pochi minuti e due dei quali senza conoscerne effettivamente gli usi. No non credo tu sia un stregone”. Il vecchio sospirò.
“ Coman avevi ragione le tue supposizioni erano giuste. Abbiamo una Chiave. Quanto a te ragazzo non farti strane idee non sei neanche un Braccio del Diavolo.”
Dareh a sentire quelle parole, ancora più confuso di prima non si tranquillizzò. Anzi crebbe in lui angoscia.
Chua riprese a parlare.
“Tenete a mente ciò che sto per dirvi. Ve ne sarà grato il tempo un domani.”
Si rimise comodo e cominciò il racconto.

“Sono Chua della tribù amerinda Choaktes. Almeno furono loro a trovarmi ed allevarmi come uno di loro. Non venni al mondo come tutti voi, venni trovato nel grembo di un antico animale di cui l uomo non può conservare memoria. Questo successe all Alba di quattrocento anni fa. Si sono quello che voi chiamate Braccio del Diavolo. L essenza del potere del mondo entra in me ad ogni respiro ad ogni battito del mio cuore. Illimitata è la mia forza in ogni canale da lei percorsa.
Una volta che ebbi raggiunto la maturità per partire abbandonai la mia tribù. La fame del sapere era più forte dello stesso appetito che mi sosteneva.
Girai per secoli in tutti gli angoli della Terra. Conobbi luoghi e leggende. Vidi crescere l umanità nel suo genio, nella sua bellezza , nei suoi orrori.
L uomo ha il sempre avuto il vizio del dominio sulle cose. Arrivando ad uccidere un fratello pur di avere.
Per ogni fiore che nasceva sulla terra, un omicidio veniva commesso, una battaglia combattuta, una guerra proclamata.
Questo mi tormentava , io ero stato creato per altro. Promisi di mettere fine a tutto cancellando l uomo dalla terra. Esposi il mio potere generai paura.
Gli stessi uomini che fino a quel momento si trucidavano vennero da me a supplicarmi.
Vollero una soluzione.
Ascoltai le loro suppliche e preghiere. Convocai un uomo o donna trai più Saggi. Uno per ogni regno rimasto. Gli guidai nella giusta aspirazione di pace, da tramandare tra gli uomini.
Venne il momento del mondo che voi conoscete, di cui finora oggi ne avete fatto parte.
Purtroppo in una delle mie preveggenze cento anni fa vidi il mondo cadere ancora in disgrazia. Compresi che l unica soluzione era lo sterminio della razza. Capii di aver fallito.
Questo mi provocava un dolore ancora più forte.
Vi abbandonai. Detti fiducia a un ragazzo dal animo buono per tenere uniti i sei Saggi e mi ritirai in questo faggio. Giurai alla Terra che se mai fossi uscito da qui fosse stato solo per portare l apocalisse sul uomo.

Chua si fermò quando si accorse delle lacrime sul suo viso. Non fece nulla per fermarle. Loro erano il frutto del suo dolore.
Osservò la sua platea, vide volti sconfortati e angosciati. Come se tutto il peso delle colpe del uomo ricadesse sulle loro spalle.
Io suoi occhi ora davano conforto, un abbraccio caloroso a ognuno di loro.

“Nacquero i sei regni da voi conosciuti. Legai molto con una persona in particolare. Un uomo dal animo cristallino e puro. Colui che mise le fondamenta al regno di Elisianbeth. Il primo Re. George. Lui generò Edoardo che generò a sua volta Diana Cole”.
Al nominare il nome della sovrana Apricott ebbe un tuffo al cuore, mentre la sua emicrania aumentava di dolore.
“Le mie visite al suo regno via via che passavano gli anni divennero sempre più frequenti. Sopratutto nel momento della mia avvenuta preveggenza. George si fece carico ad essere il portavoce del umanità. In una delle mie visite durante una passeggiata tra i magnifici giardini mi chiese se fossi l unico della mia specie.
Confessai di avere passato del tempo a cercare uno con le mie caratteristiche, non trovandone mai traccia abbandonai l idea.
Poco tempo dopo, durante una notte come questa, nel mio girovagare per i deserti della Fenicia. Ebbi come un sogno o meglio una allucinazione.
L antico animale si presentò a me , al suo fianco una donna di una bellezza rara. Ella generò un neonato che mise nel grembo del animale. L antico essere si andò a posare in quella che sembrava essere una foresta di Mangrovie. Chiuse gli occhi lasciandosi morire, dando spazio al pianto del bambino”.

Manû si sentì strana. Il racconto di Chua gli entrò dentro come un lontano ricordo, di qualcosa già vissuto. Si sentì scuotere con forza.
Dareh e Evelyn la guardarono straniti.
“Cosa c’è “ domandò lei.
“Eri come ipnotizzata” rispose Evelyn.
“Stavo ascoltando interessata”
“Stavi parlando la lingua di Chua” s intromise Dareh.
Manû rispose con un espressione di stupore e rabbia, come quando si viene svegliati durante un dolce sogno.
Chua guardando Beatrix e Coman fece un segno di approvazione.

“Fatemi andare avanti. Come da consuetudine le stranezze amplificano le leggende. Racconti vengono ascoltati per poi a sua volta riportati.
Trovare il neonato mi fu semplice. Esso era nato in quello che era l impero di Kim. Adottato niente di meno che dalla famiglia imperiale.
Stetti con lui fino a quando non raggiunse l età matura come successe a me.
Ma lui era diverso da me. Hanzo non aveva il mio stesso appetito. Era legato al potere della magia e alle sue diffusioni sulla terra.
Era arrivato il momento di lasciarlo al suo destino e me ne andai.
Hanzo in seguito legò molto con due persone.
Un uomo che definirei subdolo di cui il nome ancora oggi rimane un mistero.
Con le sue idee porto il giovane Braccio del Diavolo a un principio di sudditanza di inferiorità della razza umana. L altro era Il principe Enrico. Dovete sapere che Re Edoardo non era il primo genito di George. Suo fratello maggiore Enrico fu rapito nel interesse da Hanzo e dal misterioso compare. Abbandonò il regno per seguirli.
Re George non superò mai la cosa. A lui affidai il compito dei sei Saggi, purtroppo morì in circostanze sospette. Nello stesso momento Hanzo e Enrico sembrarono essere spariti dalla terra. Edoardo divenne Re ma mai Patrono una qualche maledizione gli impedì in tutta la sua vita di avvicinarsi alla cittadella.
Il resto della storia è quella che avete vissuto fino ad oggi”.

Chua nel suo essere meraviglioso di punto in bianco si allontanò dal gruppo.
Beatrix diede una pacca al nipote sulla spalla. “Credo tocchi a te ora”
“Si lo credo anche io” disse il Sinto alzandosi.
“ con il passare degli anni Chua è stato dimenticato dagli uomini. Solo Beatrix era a conoscenza del Faggio. E io che per destino fui allevato al suo interno”.
Fece una piccola pausa.
“Si sta compiendo la preveggenza di Chua. La pace per come la conosciamo, l armonia per come siamo stati educati è stata compromessa. Una sanguinosa guerra sta per essere scatenata. Guerra che porterà il mondo alla morte.
Fin dalla vostra nascita siete stati individuati da me , avete avuto sempre una particolarità che vi contrastingueva dagli altri. Non è mai stato casuale il vostro incontrasi e vivere fino ad oggi. Siete stati scelti da qualcosa di più grande di noi”.
“Scelti da cosa” chiese David.
“C’è stata data un altra possibilità. Questa credo che sia la volontà della nascita degli Eiyu. Della vostra particolare condizione di essere Eiyu . Per quanto vi possiate sforzare non siete come tutti gli atri”
Prese la parola Beatrix.
“Abbiamo un modo per fermare tutto. L altra possibilità sarebbe Chua fuori dal Faggio”
Dareh ancora accigliato si rivolse al maestro.
“Ma cosa sta succedendo? Questo ci è ancora poco chiaro e penso di parlare per tutti”
“Dareh per un secolo qualcuno ha complottato alle spalle degli uomini. Tessendo fila di morti e inganni. Costui ha solo sete di potere. È colui che vuole governare su tutto e su tutti.”
“Hanzo” esclamò Evelyn.
“No, il Negromante “ Chua comparso al fianco della ragazza era tornato con una strana brocca tra le mani.
“Il Negromante è un essere che si nutre di potere magico. Se non ve ne si trova nella sua zona esso è un umano comune. Ha la capacità di esponenziare il potere magico al massimo della sua forza”.
“Il Negromante, ho sempre pensato fosse una storiella per bambini “ disse David.
Coman si ripresa la scena.
“Purtroppo no David e a quanto ne sappiamo è molto potente. Per rispondere a te Dareh, a breve il regno di Elisianbeth appoggiato d quello di Kaalalit attaccherà la Sinturia. Le grandi quantità di oro presenti nella regione finanzieranno la battaglia per la repubblica di Kim. Da lì passando per l oceano orientale l Amerinda. Perché passando dal oceano Ignoto a ovest sarebbe un suicidio. Infine toccherebbe alla Fenicia”.
“Ma la Gilda dei Saggi?” Chiese Abiss.
“Non esiste più. per Sua volontà si è annessa a Elisianbeth. “ rispose un laconico Coman.
“Siamo solo in otto col fatto che Chua non può uscire dal Faggio. Per di più tre di noi sono solo cadetti. Cosa possiamo fare” chiese stizzita Manû.
“La differenza “ gli rispose Chua.

“Ora signori basta con le parole è ora di riposare continueremo la chiacchierata al vostro risveglio. Ma prima Apricott bevi.”
Chua li porse la strana brocca.
Apricott rimase titubante a quella strana offerta.
“Albert il mal di testa, fidati bevi” così dicendo Coman lo invitò a farlo.
“Va bene Maestro “ diede un lungo sorso fino a vuotarla.
Chua e Coman si spostarono di qualche metro. Apricott venne sbalzato in piedi. Un fascio di luce parti da tutte le estremità del corpo. Davanti a lui un grosso leone ruggiva sommessamente.
Il gruppo balzò in piedi e si mise in guardia. Apricott rimase esterrefatto in silenzio.
“Albert allontanati” urlò Abiss.
“Diana” pronunciò lui.
Il leone si calmò avvicinandosi alla mano di lui, si trasfigurò in Diana Cole.
“Il Semane Ghenou è un antico patto di sangue. Il corpo viene svuotato del anima. Questa ultima cerca un qualsiasi appiglio per sopravvivere. Chi ha evocato l incantesimo ha sicuramente cercato di farla sua. Ma il tuo sentimento è stato più forte. Diana vive in te Albert. Il mal di testa passerà quando imparerai a parlare con la tua nuova anima. L emicrania è la sua voce. Ti renderai conto di quanto sarà potente il legame con lei”.
Chua abbandonò il gruppo a queste parole, definitivamente.
“Ora riposate” comandò Coman.
Domani inizia un nuovo mondo.

Il Braccio Del Diavolo

Le Tre Chiavi

XI
Nella regione est di Elisianbeth
Corni si sentirono echeggiare in lontananza. Nel piccolo villaggio rurale gli abitanti si chiusero nelle proprie abitazioni, sprangando gli ingressi e le imposte alla meglio.
Erano ancora nelle terre di Elisianbeth, nonostante ciò incuteva sempre un certo effetto il passaggio di un tale esercito.
Entrarono nel villaggio otto cavalieri, armature color del ghiaccio ed elmi con corna. La stazza era imponente resa più prepotente dai destrieri corazzati su cui montavano. La mano reggeva una lunga picca dove per ogni punta veleggiava lo stendardo del regno di Kaalalit , un drago sputa fuoco.
Erano una parte dei corazzieri del Re, avevano l ordine di perlustrare il villaggio per un passaggio sicuro.
Non trovarono anima viva, solo fango fino ad affondare per quelle strade troppo povere anche per quel villaggio.
Uno di essi soffio dentro un corno, il suono che ne uscì fu un tono basso che riecheggiava fin dentro le case dei contadini, faceva accapponare la pelle.
Era il segnale, il passaggio era sicuro, il grosso del esercito poteva muoversi.
vestiti come si conveniva a un soldato semplice del nord. Un abito in cuoio spezzato da una larga cintura, sulle spalle una pelliccia di lupo per le stagioni di pioggia o di orso per la stagione del freddo. Nessuna corazza solo un elmo borchiato e pesanti stivali rinforzati sui polpacci.
Le armi come da tradizione erano uguali per tutti. Un grande scudo di legno massiccio era legato sulle spalle, sul dorso dello stesso due asce incrociate. Guerrieri conosciuti per la loro tempra d acciaio e il loro furore sul campo di battaglia, non avevano bisogno d altro.
I primi a procedere erano uomini con addosso un tamburo, colpendo con lo stesso ritmo davano il tempo a quella macabra sfilata.
Seguiva il corpo dei corazzieri che precedevano il Re che si muoveva a dorso di un grosso alce nero con i palchi delle corna enormi. Al suo fianco sul carro reale sua moglie la Regina , esile donna e albina. Subito dietro i contabili e i consiglieri di corte e la servitù con tutto il necessario desiderasse un Re che si muoveva a guerra.
Poi veniva il resto del esercito con in testa la cavalleria, le truppe a piedi a seguire e in fondo la temuta retrovia del nord.
La colonna si arrestò in quello che doveva essere il centro del villaggio.
I tamburi smisero di suonare, un corazziere urlò. “C’è nessuno, c’è nessuno” non si sentì altro che il silenzio.
“Gron vecchio caprone mai nessuno ti risponderà. Saranno rintanati nelle loro case a cagarsi addosso”
Sentenziò la Regina facendo capolino con la testa tra le tende del carro.
“Moglie credo che tu abbia proprio ragione. Da quanto tempo siamo in viaggio” ordino il Re a un servo dietro il carro.
“Mio Re da tre settimane e due giorni”
“Quasi un mese e già non ne posso più di sentire quella strega sputa sentenze. Loki, bussa alla prima porta e se devi usa la forza per portare fuori uno di questi cani”
Loki generale delle truppe del nord è fidato compagno di Gron obbedì smontando da cavallo. E avvicinandosi alla prima costruzione. Non si diede neanche il fastidio di bussare, sfondò la porta con un calcio e ascia in mano entrò. In un angolo del unica stanza erano rintanati un padre una madre e i loro due figli. Di Loki era conosciuta solo la sua crudeltà, senza proferire una parola prese l uomo quasi sollevandolo da terra, lo getto come immondizia sulla strada facendoli affondare il volto nel fango.
Aveva piovuto per giorni in quella regione ad est, in quel momento aveva smesso ma le nuvole erano minacciose e questo metteva dì malumore Gron.
Il contadino tirandosi su si ritrovò contro il muso del alce, ne poteva sentire il calore del respiro.
Il Re senza guardarlo in faccia gli chiese. “Sai chi sono io verme? Ho viaggiato per quasi un mese lasciando il mio incantevole regno per venire fin qua giù in questa latrina. Per quanto dovrò viaggiare per raggiungere l altopiano del valico di Drak”
L uomo guardava il fango troppo intimorito per alzare gli occhi. Ci volle un mal rovescio di Loki per spronarlo a parlare.
“Tu, tu sei Re Gron di Kaalalit. Sei quasi arrivato mio Signore. L altopiano e a due ore da qui seguendo il sentiero a nord-est. È un viaggio comodo senza intralci se non il fango, le strade son ben battute.
“Bene , molto bene. Loki fa venire una staffetta “ Il generale fece un cenno, un soldato a cavallo si staccò e si presentò davanti al Re.
“Si mio Signore ““Prosegui in fretta verso nord-est vai ad annunciare alla Leonessa il nostro arrivo”
“Si mio Re” il soldato parti spedito con quel semplice ordine.
“Loki comanda un gruppo di uomini fidati a perlustrare i boschi che costeggiano il sentiero. Non dovrebbero esserci problemi ma siamo vicino al confine meglio essere cauti”
“Ai tuoi ordini Sire”
“Quanto a te verme ho un ultima domanda. In questo villaggio ci sono Sinti?”
“Sinti? Certo che si, siamo una comunità mista che lavora e prospera senza problemi “
“Qua ti sbagli amico mio il problema esiste. Non c’è più spazio per i Sinti ad Elisianbeth, non c’è più spazio per i Sinti nel mondo”
A quelle parole il Re fece balenare nel aria una doppia enorme ascia e con un colpo mozzò di netto la testa al contadino facendola rimbalzare fino all ingresso della casa. La moglie e i figli cominciarono ad urlare come se avessero il fuoco dentro. Un gruppo di soldati si staccò per andare da loro e finirli barbaramente.
Il Re urlò forte che tutti potessero sentire l ultimo comando.
“Date ordine alle retrovie di saccheggiare e radere al suolo il villaggio, oggi non facciamo prigionieri”
La marcia del corteo riprese verso il sentiero a nord-est mentre la paura è l angoscia s
impossessò degli abitanti che cominciarono a uscire di casa come topi in cerca di un improbabile via di fuga.
La Regina uscì dal finestrino ancora una volta , osservando il corpo del contadino ancora inginocchiato ormai senza testa sentenziò.
“Hai visto si era sicuramente cacato addosso” Rise indicando il fumo che usciva dai calzoni del uomo decapitato.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

IX

Coman si era accomodato ancora sotto l anziano faggio.
Dareh questa volta aveva preso le distanze. La daga in mano, continuava a molestare un piccolo cespuglio. Il pensiero e la preoccupazione per Manû ora erano diventati la cosa più essenziale. Più di Elfi, Lord e morti.
Mentre Abiss cercava di stare alla larga dei due elfi che avendo capito là particolare ingenuità del uomo continuavano a tormentarlo in un sadico divertimento, Albert Apricott restava in silenzio seduto su una radice di fronte al Maestro.
“Vi aspettavo in serata come d accordo. Cosa è successo”
Apricott ci mise un po’ a riordinare le idee. Ciò che era accaduto non aveva spiegazioni.
Pensava che il Maestro volesse vederlo per una delle solite lezioni e non aveva dato troppo peso al suo invito. Ora però aveva l impressione che quello strano uomo sapesse o si aspettasse tutto.
“ una normale giornata di corte si è trasformata in un inferno. Ecco cosa è successo”
“Ho bisogno di sapere Albert” Coman gli si avvicinò rimanendo in piedi davanti a lui.
“Sono stato condannato a morte per tradimento. Hanno scoperto quello che facevo con le vostre tribù “
“Mi pare non sia più rilevante ormai questo”
A quelle parole ad Apricott gli scappò un sbuffo irrisorio.
“Va avanti Albert, perché vi è necessitato l uso del cristallo”
Tenendosi la testa tra le mani l uomo iniziò a raccontare l accaduto.
“Ero in privato con Diana in una stanza segreta. Mi ha donato una via di fuga, non riusciva a vedermi morto”
Si trattenne qualche istante. Sentiva il magone salirli in gola.
“Quando mi sono congedato e stavo allontanandomi il Sovrintendente ha fatto irruzione con la guardia reale. Diana è stata presa di forza, poi non so spiegare cosa sia avvenuto. È stata sommersa da sangue e da una strana pellicola per poi rinascerne senza un lamento. Nuda. Gli occhi non erano più i suoi, credo sia morta Maestro”.
Coman rimase pensieroso ma non turbato.
“Mmmhh il Semane Ghenou. Si mio caro amico Diana potrebbe essere morta”
“ E quella che ho visto rinascere?”
“ il Semane Ghenou è un antico incantesimo, sono magie che necessitano di un patto di sangue. Ciò che hai veduto è un fantoccio, un demone. Legato a chi l ha evocato.”
Il maestro andò su e giù accomodando il mento sulla mano.
“Il Sovrintendente è sicuramente l evocatore. Ha prima inquinato la mente della Leonessa per poi farne un suo fantoccio. A quale scopo però. Comunque è sicuramente più potente di quello che pensassi”
“C’è altro maestro. Il grosso dell’esercito di Elisianbeth è al confine della Sinturia. Stanno attendendo Re Gron dal nord per poi attaccare”
“Gron ubriacone mercenario. Be con la caduta della Gilda dei Saggi come prossima mossa è quello che avrei fatto anche io. Ma perché anche le truppe di Kaalalit .
“Dio questo mal di testa” esclamò Apricott.
“Mal di testa? Albert dimmi la Regina ti ha prestato attenzione mentre subiva l incantesimo?”
“ Mi è parso per un momento che mi stesse guardando. Si”
“Interessante “

Abiss s inoltrò poco più avanti seguendo dei cespugli di more. Il suo sempre agguerrito appetito lo stava tormentando. Si ritrovò da solo, finalmente era riuscito a seminare quei maledetti elfi.
Udì un frastuono di rami spezzati, alzò lo sguardo e vide due figure a breve distanza cadere a peso morto sul terreno a pochi metri da lui. Cercò di mettere a fuoco i soggetti.mentre allungava il collo una ragazza gli piombò davanti. Cadde leggiadra ed elegante sulle gambe. Rimase bloccato da tanta bellezza.
La ragazza estrasse velocemente un pugnale dalla cintola puntandolo alla gola di Abiss.
“Chi sei “ Disse
“Bellissima”
“Chi sei ho chiesto” urlò Evelyn di rabbia.
“Mi, mi chiamo Abiss Lord”
“Abiss Lord?” Premette il pugnale con più forza.
“Lord, Lord Abiss di Elisianbeth “
“Un Elisian. Cosa ci fai qui”
“Io,io ecco….” Abiss gettò le more raccolte sul viso della donna. Sperando in una patetica confusione cercò di tornare da gli altri correndo sulle sue piccole gambe.
Evelyn sbuffò irritata pulendosi il volto e si mise a ricorrere quel paffutello damerino.
“Albeeeert,Maeestro” urlò Abiss
Evelyn stanca di correre raccolse un sasso da terra, prese la mira e lanciò alla testa del Lord.
In un vortice grigio improvviso un uomo alto da gli occhi azzurri ghiaccio e i capelli lunghi e biondi con le orecchie a punta. Si parò tra il sasso e Abiss . La corazza dorata attutì il colpo. L uomo estrasse una sciabola con strane incisioni sulla lama.
“Fermò” si sentì urlare.
Coman arrivò di corsa seguito da Dareh e Apricott. Si rivolse a quello strano personaggio comparso dal nulla.
“Ora calmo, è amica”
Il cavaliere scomparve all istante , tramutandosi in un essere grigio e piccolo, con le orecchie a punta e il mento allungato.
“Lord Abiss credo ti sia fatto un amico. Addirittura la trasfigurazione “
Abiss assunse un aria fiera. Anche se per tutti i presenti era chiaro che anche lui non avesse capito nulla.
“Evelyn che gioia rivederti” continuò il maestro.
“Maestro per una volta vale anche per me”
“Sola?”
Dareh fremeva e guardava con ansia la giovane Eiyu.
“No ci siamo tutti. Ometto la tua dolce metà starà vomitando l anima. Non ha mai voluto esercitarsi con il teletrasporto “
Dareh corse veloce verso Evelyn superandola senza darle retta.
“Comunque sto bene anche io, razza di bifolco”
Coman abbracciò Evelyn.
“ sei una grande Navigatrice “
“ E combattente” aggiunse lei.
“Maestro il ciondolo mi spiace”
“Dopo, dopo cara ragazza ora dobbiamo andare”
Manû si stava pulendo la bocca con il dorso della mano quando lo vide arrivare.
Gli si buttò addosso piangendo. Incominciò a baciarlo senza smettere un attimo. Dareh! Il suo Dareh.
“Scusate non vorrei interrompere “
“David” Dareh dalla felicità abbracciò anche lui.
“Non vorrai baciare anche me spero”
“Grazie capitano, grazie”
“Dovrai ringraziare anche Evelyn” disse Manû.
“Lo farò “
“Davvero?”
“No”
“Fallo è stata grande”
Dareh la guardò. La strinse ancora a se e la baciò.

Arrivò Apricott a interrompere quel momento tanto romantico.
“Il maestro ci attende tutti davanti al faggio”
“Chi è “ chiese David.
“Ancora non ho capito bene. Un lord di Elisianbeth, un conoscente del maestro”
“Bene ora che ci siamo tutti possiamo andare”
“Dove “ chiese Dareh.
“Dove ci saranno le risposte alle vostre domande”
Coman si avvicinò al vecchio faggio.
“Forza entrate dentro l albero”
Tutti lo guardarono stupiti.
“Ancora vi fate domande su Coman?”
Evelyn guardò tutti e si avvicinò al tronco. “Maledetto Sinto”
Fece un passo e sparì.
A uno a uno ancora perplessi si avvicinarono gli altri.
“Lord Abiss, Manû. State tranquilli non è teletrasporto “
Ridacchio il maestro. Ora erano entrati tutti.
Coman si voltò verso il bosco. Due occhi rossi lo fissavano. “Sei arrivato di nuovo tardi”
Entrò nel faggio che sparì alla vista, mentre un dardo infuocato attraversava la materia esplodendo in un incendio.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

VIII

Coman e Dareh si addentrarono nel bosco nella direzione da dove erano sbucati i Bianchi.
Dareh seguiva il maestro a breve distanza senza proferire parola.
Osservava l anziano Eiyu. La sua calma in ogni gesto tra i rami e rovi, la delicatezza del passo sulle foglie cadute. La naturalezza nel assaporare quel silenzio assordante privo di ogni logica umana.
Coman si arrestò davanti a un faggio dal tronco bianco che Dareh riconobbe subito nello stesso albero a lui comparso nella radura.
Il Maestro si sedette sul sottobosco appoggiando schiena e spalle al vecchio tronco. Dopo un lungo respiro fece cenno al ragazzo di accomodarsi al suo fianco. Dareh accettò, si sedette e cinse in modo infantile le braccia intorno alle gambe raccolte.
“Ragazzo mio ancora pochi istanti e avrai le tue meritate risposte”
“Va bene Maestro. cosa aspettiamo”
“Chi aspettiamo vorrai dire”
Sorrise allo stupore di Dareh. Chiuse gli occhi come a riposare.
Alle loro spalle si sentì un tonfo e il rumore di rami spezzati. Dareh scattò in avanti , la daga in mano pronta.
Dietro di lui Coman gli appoggiò la mano sul braccio armato.
“Non essere avventato aspetta”
Fece un lungo fischio, leggero e soave.
Dalla sua veste uscirono due figure grigie, potevano arrivargli massimo alle ginocchia. Le orecchie a punta e il mento allungato.
Non erano reali pensò Dareh mentre li fissava con stupore.
“Maestro ma quelli sono…”
“Elfi”
“Elfi, allora..”
“Esistono”
I due Elfi cominciarono a stuzzicarsi tra di loro finché uno non si rivolse a Dareh pronunciando in una lingua incomprensibile qualcosa che sembrava ostile.
“Calma” intervenne il maestro
“Andate a vedere chi è arrivato e tu” indicando l Elfo su di giri.
“Mi raccomando mantieni la calma”
L Elfo brontolò mostrando il pugno a Coman per poi avviarsi saltellando tra una radice e l altra con il compagno.
“Hanno un carattere avverso avvolte ma sono dei bravi ragazzi in fondo”
Dareh riuscì a fare solo un cenno col capo ancora senza parole per quello che aveva visto.
Non si poteva parlare di atterraggio ma di una vera e propria caduta. E per niente piacevole soprattutto per il fatto che Abiss atterrò con tutto il suo peso su di lui.
Lo stesso grassoccio Lord ci mise un po’ ad alzarsi per liberare Albert Apricott da quella stretta soffocante.
I due ancóra intontiti si misero sulle gambe tremolanti.
“Come ti senti” chiese Abiss.
“Diana” fu l unico pensiero che riuscì a formulare in quel momento.
“Già la Regina, era nuda”
“Abiss cinghiale troppo cresciuto è l unica cosa che hai notato?”
“Ma era nuda ti sembra normale?”
Apricott alzò gli occhi al cielo.
“Tutto questo ti sembra normale?”
Si guardò in giro. Aveva un cerchio alla testa insopportabile, diede la colpa a quel cristallo infernale e alla sua magia.
“Secondo te dove siamo Abiss”
“In un bosco”
“Questo lo vedo anche io”
Si allontanò qualche metro per cercare un punto di riferimento.
Abiss pensò a pulirsi la veste nera dal fogliame quando all improvviso un rumore di passi catturò la sua attenzione . Due mostriciattoli grigi si stavano dirigendo verso di lui.
Abiss era una persona intelligente e dotata, sicuramente non era ricordato per il suo coraggio.
Terrorizzato cominciò a indietreggiare chiamando a gran voce il compagno.
“Albert, Albert”
“Fai un attimo silenzio Abiss devo concentrarmi” “Albert guarda”
Apricott si voltò per redarguire l amico quando le parole gli si fermarono in gola.
“Cosa Diavolo sono “
“Non ne ho idea ma sono orribili”
I due indietreggiarono mentre le due creature non curanti avanzavano.
D un tratto Abiss scivolò sulle foglie umide ruzzolando tra le radici degli alberi, trovandosi con la pancia in su.
I due presunti assalitori con tre balzi agili e veloci gli furono subito addosso.
Ora Abiss ne aveva uno per lato della testa, sentiva crescere in lui una crisi isterica. Cominciò ad urlare e piangere.
Mentre uno dei due pareva ridere di gusto a quella scena non fece caso ad Apricott che corse in aiuto del amico cogliendo l aggressione di sorpresa. Sferrò un calcio con tutta la forza che aveva.
Quest ultimo fece un volo di qualche metro atterrando sulle ginocchia in un lamentarsi di versi.
L altro essere fece cenno con le mani come per calmare l uomo. Apricott tentennò nel colpirlo e come se quello strano mostriciattolo volesse comunicarli qualcosa.
All improvviso un urlò agghiacciante proveniente dal essere colpito distolse l attenzione di Apricott. Il maledetto si era ripreso in fretta , con un balzo si gettò verso il Lord con la bocca spalancata e la fila di denti aguzzi e fitti in bella mostra.
Alle sue spalle una mano veloce intervenne. Prese al volo la bestiaccia per il collo cominciando a sballottolarla a destra e manca. “Ti avevo detto di restare calmo stupido Elfo” “Elfo?”
“Si, creature curiose non credi?. Ben arrivati signori”
“Maestro Coman” Apricott fu sollevato nel vederlo. Con un gesto Pacifico della mano Coman li diede un segno di conforto.
“Abiss stavi riposando?come è andato il viaggio” Abiss si rialzò a fatica, era già la seconda volta quel giorno.
“Tutto bene Maestro grazie”
“Sicuro Lord Abiss? Ti vedo alquanto pallido” “Sinceramente, in realtà…”
Si piegò in avanti e vomito sugli stivali di Apricott.
“Abiss buon Dio, che schifo”
Il Maestro rise di gusto.
“Albert purtroppo è uno degli effetti del teletrasporto “
“Scusa Albert” disse Abiss mentre riprendeva colore.
“Dareh, vieni qui” chiamò Coman.
“Lui è un Eiyu , ancora un cadetto per il momento. Ragazzo loro due sono Lord Apricott e Lord Abiss di Elisianbeth. Per ora vi basti questo”
I presentati si salutarono con un cenno del capo ancora schivi è ancora all insaputa di ciò che stava accadendo.
“Ora andiamo, aspettiamo gli ultimi. Poi dovremmo muoverci in fretta. Non è sicuro restare qui.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

VII

Buio e odore di muffa. I cunicoli dei sotterranei non potevano offrire uno scenario differente.
Entrarci era stato alquanto semplice. Mentre Evelyn teneva occupati gli ultimi Bianchi, David usando quella poca magia non intaccata dal alito del Diavolo creò una apertura sulla pavimentazione. Una volta dentro la fecero saltare.
I sotterranei erano cunicoli e volte districati per tutta la cittadella. Erano tanto stretti da dover costringere i ragazzi a procedere in fila. Manû guidava il gruppetto andando spedita e sicura.
“Manû come fai a essere certa di dove sei diretta”
Gli chiese David
Evelyn ridendo rispose per l amica.
“Chissà quante volte con Dareh ha percorso queste vie”
La giovane navigatrice ebbe giusto il tempo dì abbassarsi per evitare la sfilettava di energia lanciata da Manû.
“Nervosetta. Comunque dove ci stai portando”
“Siamo arrivati”
Manû si fermò in un piccolo spiazzo dove le volte formavano un piccolo incrocio a quattro vie.
“Quale cunicoli prendiamo ora” chiese David mentre controllava con circospezione le entrate.
“Nessuna siamo sotto il refettorio del Accademia”
“Siamo sotto l Accademia ?” Disse Evelyn guardando verso l alto.
“David intese le intenzioni di Manû.
“Ma certo il refettorio è collegato con le mura della cittadella. La vetrata sud affaccia direttamente sul bosco di faggi.”
“Esatto, con Dareh usavamo spesso questa via” con un gesto della mano la strega aprì nella parete quello che sembravo un antro, la luce del sole innondó i ragazzi.
“Quindi” prendendo la parola Evelyn. “Noi usciamo da questa via di fuga e dopo?”
“Tu con il tuo teletrasporto ci porti via da qui”
“E per andare dove” chiese Evelyn.
Manû fece spallucce a questo non aveva pensato.
“Credo di avere la soluzione a questo” le interruppe il ragazzo .
“Il maestro mi ha mandato qua per una piccola missione. Una volta fatto avevo l ordine di recuperarvi e allontanarci dalla cittadella.”
Mostrò un cristallo di luce bianca che stringeva in un pugno.
Evelyn rimase di sasso. “Un ponte di cristallo”
Manû guardò quello strano oggetto con curiosità. L amica la tirò per un braccio.
“Non essere troppo ammaliata. È un oggetto di magia antica che ha un prezzo salato da pagare”
I ponti di cristallo erano passaggi rapidi e veloci. Il cristallo veniva riempito di arte magica del teletrasporto. Una volta frantumato il cristallo l arte navigatrice fluiva nello spazio e nel tempo arrivando a destinazione.
Quello che Evelyn sapeva al contrario dei compagni e che l arte magica veniva estratta direttamente dai navigatori. Più ne veniva estratta dal soggetto più quest’ultimo si indeboliva fino ad arrivare alla morte.
In un passato remoto molti navigatori vennero perseguitati per i ponti di cristallo.
“Va bene che aspettiamo allora”
“Aspetta il maestro aveva a dato anche a me una missione” Evelyn tornò a guardare verso l alto.
Manû diede un colpetto all amica. “Allora?”
“Dovevo prendere un ciondolo”
“Un ciondolo?”
“Si, in camera tua”
“Cosa?”
“Sentite ragazze è così importante recuperarlo? Non credo sia salutare entrare nel Accademia ora”
“Lo era per Coman” disse a denti stretti Evelyn.
“ va bene, dobbiamo restare uniti e in contatto mentre frantumiamo il cristallo”
Evelyn abbracciò a se Manû cingendola forte per i fianchi.
“David tieniti pronto quando salteremo fuori frantuma il cristallo”
Saltrono fuori usando il passaggio dei due amanti, la luce del sole li inghiottì, una luce accecante. Poi il nulla.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

V
Il silenzio era piombato sulla radura. Dareh si sentiva soffocare dal imbarazzo.
Coman gli si avvicinò con calma confortevole. “Maestro ognuno di voi precettori ci ha sempre messo in guardia su eventuali legami sentimentali tra noi Eiyu, ma è sempre stato un consiglio non una regola.”
Il ragazzo riuscì ad alzare lo sguardo “ io ho scelto di seguire il vostro consiglio, ciò di seguire quello che provavo dentro di me”
“ Dareh, non ho mai visto come un ostacolo i legami sentimentali. Il vostro amore ha radici ben più profonde di quello che pensi”
Il ragazzo sorpreso da quella risposta ora guardava il suo maestro con dichiarata
incoscienza, cercava in quella figura tanto pacata una risposta a quelle strane parole.
“Ahahaha Dareh la comprensione di tutto arriverà a tempo debito, ora preparati”
Coman si girò verso la sponda opposta del laghetto, da dietro il bosco di faggi una ventina di Bianchi spuntarono con le loro uniformi. Tra quella marmaglia si fece largo la figura del Maestro Aron, bellicoso stregone del Nord. “Coman di Drak per ordine dei sei arrenditi, seguimi nella cittadella vivo o morto”
Dareh a quelle parole si sentì il cuore in gola. Guardò attonito è preoccupato Coman che da par suo osservava il corteo con calma e sicurezza. “Aron tutto d’un tratto sono diventato così importante per la Gilda”
Si voltò verso il ragazzo, uno spasmo di una frazione di secondo investi la figura del maestro, Dareh capì al volo che Coman era già lì in mezzo ai soldati.
Come previsto l immagine al suo fianco scomparve “Mi spiace piccola capra del Nord ma rifiuto l invito”
Filamenti di edera si estesero dal corpo di Coman andando a toccare i soldati che caddero all istante tramortiti.
Aron cerco di ribellarsi ma un grosso serpente di rami e foglie lo aveva stretto tra le sue spire sollevandolo tra due faggi. “Che tu sia maledetto Sinto” riuscì a pronunciarle
“Qui finisce la storia del vile Eiyu del nord, il bellicoso”
“La traccia, non sfuggirai ti troveranno” “Traccia?” Il maestro Coman sollevò la manica sinistra , una lunga e profonda cicatrice aveva preso il posto del tatuaggio di sangue.
“Addio Aron che i tuoi avi possano perdonare i tuoi vili atti su questa terra”
A quelle parole il corpo di Aron scomparve completamente tra le spire senza più un lamento. “ andiamo Dareh ne arriveranno altri”
“Maestro ma cosa sta succedendo”
“Non ora ragazzo andiamo”
“Manû…”
“Se tutto è andato a dovere ci raggiungerà “
Si fermò guardò il ragazzo e con sguardo severo gli disse.
“ Guarda quei soldati, conoscevo la maggior parte di loro e ho dovuto ucciderli. Dareh quelli che prima erano tuoi compagni ora probabilmente sono tuoi nemici, faranno di tutto per ucciderti. Ora andiamo”

VI
Apricott attendeva in piedi in quello che doveva essere un salottino per gli affari privati della Regina. Non c erano sedie o divani solo un seggio molto regale e ben ornato poggiato su una
pedana a due scalini.
Le tre finestre presenti erano ben coperte da tende rosse ricamate in oro, scostando una di queste il Lord guardò in basso verso i giardini reali, immaginò che agli incontri in quella stanza non erano graditi occhi indiscreti.
Aveva avuto del tempo per poter riflettere come si fosse cacciato in quella situazione.
La sua ansia non era dovuta all imminente incontro con la sovrana , sapeva come trattarla e affrontarla. Piuttosto erano state le parole sussurrate dal Sovrintendente a gettarlo nello sconforto.
I suoi pensieri come porre a protezione, gli fecero ricordare il defunto padre. Le parole della Leonessa erano state chiare e dure, con tutta la
corte presente, Apricott pensava che il genitore non meritasse quel infamia.
Udì dei passi avvicinarsi, guardò verso le quattro porte che si affacciavano sulla stanza. Una sicuramente era collegata alle stanze personali della Regina, le atre tre a chissà quali labirinti del castello.
Una delle due porte centrali si spalancò, Apricott intravide il letto a baldacchino in oro massiccio. Gli si parò davanti una scena che se non fosse per la situazione delicata si poteva giudicare alquanto comica. Diana Cole cambiata d abito indossava una lunga gonna bianca , la campana era sparita s intravedevano i polpacci lisci e definiti. Nessun corpetto ma una canotta in pizzo senza maniche , risaltava il seno ancora sodo e pieno.
Capelli sciolti correvano lungo tutta la schiena. Dietro di lei una servitrice abbastanza anziana cercava di farle indossare almeno un copri spalle. Apricott non poté non sorridere.
“Ora ferma” dichiarò con veemenza la Regina. “Sono apposto così, grazie”
“Ma mia signora siete… c’è ..”
“Lord Apricott non è uomo da scandalizzarsi “
Il nobile fece una lunga riverenza alla governate come a suggellare le parole della Sovrana.
La porta della stanza venne chiusa, ora Diana Cole e Apricott erano soli.
“Maestà “
“Silenzio, ancora un attimo”
Diana si avvicinò alla parete opposta, tasto con forza un incastro di legno sotto un grade ritratto di chissà quale avo. Dal muro si udì uno spiffero d aria, con il rumore di un ingranaggio la parete divenne la porta di una stanza segreta. La Regina vi si lanciò all interno, Apricott ancora diffidente la seguì.
La stanza era naturalmente ceca ne porte e ne finestre, solo un tavolino e due sedie.
Diana si accomodò versandosi quello che doveva essere Cherry.
“Si accomodi Lord Apricott, beva qualcosa” “Preferisco restare in piedi mia Signora”
“Come preferisce”
“Perché sono qui Maestà “
“Lei è stato condannato a morte”
“ che cosa? Per una futile discussione?”
“Per tradimento alla corona”
“Tradimento?”
“Le tribù Sinte, sappiamo tutto”
Apricott non si sentii spaventato, ora era furioso. “Oh andiamo Diana neanche tu hai il potere di condannare a morte. Invocherei il giudizio dei Saggi”
“Lord Apricott ora ci diamo del tu?”
“Diana”
“Sei stato condannato a morte, suona meglio?” Apricott cominciò ad andare su e giù per la stanza sempre più nervoso
“Ah per conoscenza il consiglio dei Saggi non esiste più, ora rispondono solo a me”
Il nobile si fermò di colpo, guardò la Regina non riuscì a pronunciare una sillaba.
“In questo momento nella cittadella è in corso una rivoluzione. I sei hanno abdicato in favore di Elisianbeth. Chi fosse contrario verrà ucciso, braccato e poi ucciso”
“ il maestro aveva ragione”
“Di chi parli, chi aveva ragione”
Apricott guardò la Regina ora con disprezzo. “Diana come hai potuto. Tu, tu non sei questa a che scopo tutto ciò “
“Albert non lo so più. Mi venne proposto un poter superiore , uno scettro antico con poteri superiori addirittura al Patrono. Poi tutto divenne sempre più caotico questa macchina da guerra si mise in moto e tutto divenne nebbioso. La maggior parte del tempo mi sento come ubriaca, a volte non mi sembro neppure più io”
“A quale prezzo Diana”
“Una volta che il Settimo Regno si unirà per sua volontà a noi attaccheremo la Sinturia. E via via le altre nazioni. Gron con il suo esercito del Nord si sta già muovendo al confine est per unirsi alle nostre truppe.”
Apricott si sedette come sfinito.
“”Albert sei stato condannato a morte”
Albert Apricott si destò per un momento da quel incubo.
“Diana da quanto ci conosciamo “
“Siamo segretamente cresciuti insieme per volere di mio padre Re Edoardo”
“Io so che non vuoi tutto questo Diana, non volevi neanche il tuo trono”
“Lo volevo dividere con te il mio trono se non fosse stato per tuo padre”
“Mio padre ha agito per il bene del regno”
“Ha tradito Albert, la sua colpa è stata riconosciuta dai saggi”
“Si sono rivelati per quello che sono, meschini” “La mia è stata una maledizione Albert. Dopo il tuo allontanamento, tutto l amore è andato perduto”
“Diana io, cosa vuoi che ti dica cosa vuoi che faccia”
“Albert scappa, fuggi via. Il mio cuore non sopporterebbe la tua morte, il mio amore per te mi ucciderebbe”
La Regina comincio un pianto incontrollato.
“ ho convocato Abiss nelle mie stanze so che siete amici potrebbe aiutarti a sparire”
“Si, credo di sì”
Apricott si avvicinò a Diana.
“ dopo tutto questo tempo quindi mi ami ancora” I singhiozzi di Diana aumentarono.
“Si”
Il nobile apri il palmo della mano destra. Il Leone simbolo della casata Cole era tatuato indelebile.
Apricott si chinò sulla Regina la bacio tra le lacrime di lei.
“Tornerò da te Diana”
Fece per uscire quando nella stanza d’origine una forte esplosione lo investì facendolo sbattere contro la porta della stanza di Diana.
Aprì gli occhi a fatica , riuscì a intravedere il Sovrintendente entrare nella stanza segreta mentre tre soldati gli puntarono contro le lance tipiche della guardia reale.
Vide il Sovrintendente trascinare per i capelli Diana lasciarla in mezzo alla stanza. Per un attimo i loro sguardi incrociarono. Il misterioso vecchio pronunciò frasi in una lingua a lui sconosciuta.
Quello che vide fu terrificante. La Regina cominciò ad urlare dal dolore mentre si contorceva su sé stessa. Le grida sempre più forti mettevano i brividi.
Il corpo della poveretta venne ricoperto di sangue, per poi diventare una strana pellicola che avvolse ogni centimetro della Leonessa. Come in un parto quella placenta si aprì e uscì di nuovo la Sovrana silenziosa e calma nella sua nudità.
Gli occhi, gli occhi erano morti.
Si alzò per inginocchiarsi e baciare la mano del Sovrintendente.
Apricott rimase basito. Ora tutti gli sguardi erano rivolti a lui. Pensò che fosse finita.
Un altra esplosione lo colse di sorpresa, questa volta alle sue spalle. Si sentì prendere di peso e trascinare. Fece in tempo a vedere Abiss. Stringeva un cristallo che emanava una forte luce, lo ruppe. Poi il nulla!


IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

IV
“Manû ricordi di essere una strega?”
Lo scontro era furente, a terra giacevano soldati trafitti. Evelyn era abile con la spada e Manû altrettanto nel corpo a corpo
“Cosa vuoi che faccia? Ucciderli tutti? Sto combattendo con uno che conosco e che ha figli” “Oh la bontà degli Stregoni, chiedi se t inviterà a cena o se preferisce ucciderti ora”
“ il teletrasporto “
“Troppo rischioso, se l allarme è scattato finiremmo a brandelli”
Manû aveva ancora pensieri confusi, una giornata come le altre Si era trasformata in un inferno e lei non sapeva il perché. Dareh, lei ora voleva solo Dareh.
“Evelyn attaccati a me”
“Oh finalmente “
Manû alzò le mani di colpo un muro di terra e fango avvolse le due donne creando una stanza isolata tra loro e i soldati.
“Davvero?terra e fango?”
“È la prima cosa che mi è venuta in mente”
“Una qualsiasi cosa che possa portare morte e farci salvare. No terra e fango”
Manû assunse un espressione da cucciolo bastonato
“Dai non è nulla riprenditi. Ragioniamo” disse Evelyn rincuorando l amica
Nel mentre una leggera coltre giallastra stava penetrando nella stanza, l odore forte di zolfo. “Evelyn , pozione anti magia , l alito del Diavolo”
“ Buon Dio non ci danno il tempo di respirare un attimo, se oggi morirò maledico il maestro Coman”
La terra incominciò a sbriciolarsi, incominciavano a vedersi mani che cercavano di afferrare e spade di colpire attraverso le fessure che piano piano andavano a formarsi.
D improvviso una esplosione all interno del rifugio fece schizzare terra in faccia a Evelyn, la parete di fronte alle ragazze era ora disintegrata. Un uomo dai capelli scuri e legati stava tra loro e i pochi soldati rimasti.
Evelyn infastidita mentre si toglieva la terra dal volto colpì con l elsa della sua spada la spalla del uomo.
“David Stregone da circo, dovevi per forza un entrata tanto scenica”
“ non hai gradito? Almeno così ne ho sistemati un po’ “
“Quanto c hai messo”
“Non hai ricevuto il mio messaggio?”
“Si ma era già troppo tardi”
“Idee per portarci via da qui?”
“Veramente confidavo nel vostro istinto di donna”
“Cialtrone di uno Stregone, pensa Evelyn pensa” Manû si era messa due passi indietro rispetto ai due improvvisati compagni. Era ancora tutto così confuso. Aveva passato gli ultimi cinque anni nella cittadella, rispettata e temuta come conveniva ad un Eiyu, anche se in forma di cadetto. Ora tutto questo la stava attaccando, gli si stava ribellando contro.
“Manû “ la interruppe David ”pensa anche tu a come andar via, stanno arrivando troppi Bianchi “ Evelyn la fissò qualche istante, abbozzò un sorriso ironico, Manû teneva molto a quella scontrosa navigatrice, rampolla di una famiglia di Elisianbeth ma non gli erano mai andati giù quei sorrisetti e sguardi che le davano del incapace. “Forse mi è venuta un idea ragazzi”
David ed Evelyn la guardarono troppo stupiti, ma valutarono la situazione.
“Ti ascolto “ disse Evelyn
“Sappiamo che le difese della città sono scattate, non possiamo usare il teletrasporto e la magia è complicata da usare”
Si rivolse a David con un certa sicurezza “Durante una lezione con il maestro Coman dove eri presente anche tu, ci venne spiegato che non tutta la cittadella viene coperta dalle difese” “Certo , la cattedrale di Santo Stefano perché ha tutti i passaggi per un eventuale fuga e la camera segreta del Patrono ma ignoro la sua funzione. Ma una non sappiamo dove sia e la cattedrale sarà sicuramente ben pattugliata “
“E….”
“I sotterranei , sei un genio piccola strega” urlò Evelyn soddisfatta.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

III

Il castello incombeva sulla città di San Carlo, come per dominarla anziché proteggerla. Lunghe picche acuminate formavano il cancello principale, appoggiate con forza alle spesse mura perimetrali. Picche troppe volte famose per essere il Poggio di teste di dissidenti , traditori e rivoluzionari. In un caso anche di un Re.
La continuità a quello slancio architettonico verso il cielo lo davano le sottili guglie, appoggiate su mostri di pietra non ben definiti che a guardi del edificio immortalavano lo sguardo.
Le grandi vetrate davano con i loro mosaici colorati un tocco di luce a quel ambientate grigio e mai sereno.
“Il regno di Elisianbeth gode di un momento di ottima salute, Lord Apricott”
Un uomo basso è troppo in forma per la veste nera che indossava , urlava per quel grande salone tappezzato da arazzi che raccontavano chissà quale storia.
Di fronte ad esso un uomo di bello aspetto, vestito allo stesso modo dimostrando certamente più classe e fascino.
“Amico mio, mio paffuto e basso Lord Abiss” Fece ridere l intera assemblea, facendo un profondo inchino a sbeffeggiare il collega. “Ditemi, quando mai nella nostra gloriosa storia, il nostro amato Regno non fosse in splendida forma”
Lord Abiss infastidito dal comportamento di Apricott, strette i pugni così forte da doversi trattenere per non colpire quel mento saccente.
“La nostra flotta ad Ovest domina i mari, i commerci ad Est e a Sud proseguono senza sosta e il Nord pende dalle nostre abili labbra”
“Abiss, chiacchierone di un nobile, a Ovest siamo gli unici a solcare i mari. La giovane Amerinda è ancora lontana da avere un flotta alla nostra portata. A Est sono più i carichi che vengono depredati di quelli che arrivano a destinazione.” Il Lord venne anzi tempo interrotto da quello che sembrava un colpo di tosse, troppo marcato per essere naturale.
Si voltò verso la folla al suo fianco, vide aprirsi un canale di riverenze in assoluto silenzio.
Una figura smunta in veste porpora con mantella nera, così spessa da sembrare pesante da trascinare, in egual misura il cappuccio calato sul capo nascondeva completamente il viso.
Le mani, arcigne e scheletriche erano le uniche parti del corpo che lo strano ospite di quello improbabile nascondiglio regalava agli occhi delle persone. Le dita battevano freneticamente sul bastone di legno intarsiato di oro e gemme stretto nella mano sinistra.
“Lord Apricott, il suo intrattenimento a corte é famoso per rallegrare i cuori dei troppo seriosi nobili”
“Sovraintendente il mio non è un tentativo di schernire questa amata corte”
“Oh mio Giovane rampollo, schernire fatti che nella realtà sono così evidenti non è forse la giusta politica?”
Lord Abiss si accorse di essere stato elegantemente tagliato dalla discussione, senza accorgersene si ritrovò tra la folla a fare da spettatore.
“Signore la politica è azione a mio modesto parere, le parole si perdono con il vento”
“E lei Lord Apricott è un abile paroliere secondo il mio modesto parere”
Il sovrintendete era ormai al fianco di Apricott, il nobile poté per un momento provare a scrutare all interno del cappuccio. Il voler dare un immagine a quel volto era una delle cose che più ardeva dentro di lui. Sulla sua spalla si appoggiò la mano grigia e tetra, in un sussurro gli entrarono parole velenose.
“ non si può guardare nella notte senza la luce, bisogna aspettare l Alba per rimpiangere il buio, giovane Eiyu”
Ad Apricott gli si gelò il sangue, nessuna reazione poteva smuoverlo, impietrito ora guardava fisso Abiss come per trovare un appiglio dove arrampicarsi.
L attimo di imbarazzante silenzio venne scalfito dal urlo del capitano della guardi reale, annunciando l arrivo a corte della Regina Diana Cole.
La “Leonessa” portamento più da soldato che da donna, il suo lungo vestito a campana pareva un disturbo per il suo passo troppo agile. Gli fecero spazio ad ogni passo con inchini sottomessi, la Sovrana raggiunse il trono al centro del salone che riposava sotto l unico lucernario.
Alle sue spalle la guardi reale si era già tutta schierata.
La Regina si sedette con uno sbuffo, allargo i lacci del corpetto d orato che la opprimevano. Sapeva bene che quel azione avrebbe creato un minimo di sdegno su tutte le vecchie bacucche presenti a corte. Sapeva altresì che nonostante tutto nessuno si sarebbe permesso di contraddire la stessa azione. Il sorriso beffardo della “Leonessa” stava a sottolineare il compiacimento di quella situazione.
Una volta a suo agio sul trono, studio profondamente la folla , finché non le venne dato un calice del miglior vino del Regno.
Diede un lungo sorso degno di un mercenario in festa in un osteria di dubbia eleganza. Si alzò porgendo il calice alla servitù
“Allora , ho interrotto quale importante conversazione Lord Apricott”
“Mia Regina, lei non interrompe mai”
“Il sempre zelante e ben educato Lord Apricott, mi lasci indovinare. Vediamo, tutto procede per il meglio e noi godiamo di ottima salute Ahahaha” La risata riecheggiò in tutta la sala
“Ma lei Lord come al solito a che da ridire” “Sottolineavo Maestà fatti i cui sono ovvi i danni alla corona”
“Bazzecole, regnare non è solo politica, sono anche affari e negli affari i rischi si corrono”
La Regina scese dal trono incamminandosi verso Apricott.
“Lord Apricott negli affari ci sono perdite necessari su cui camminare”
“Solo che noi mia Regina camminiamo sulle perdite dei poveri commercianti”
“Come osate” s intromise il Sovrintendente, la voce così rauca è lontana che sembrava provenire da una tomba anziché dal cappuccio.
“Adesso basta!” Sentenziò la Regina stizzita e tirata in volto
“Le sue parole mi hanno annoiata, richieste di scorte armate per i mercanti, soldati ai confini e protezione delle merci. Come se ad amministrare il Regno voi fosse il più adatto”
“Mia Sovrana, cosa servirebbe un esercito così numeroso in questi tempi di pace se non a difendere inostri affari”
“Adesso Basta” urlò ancora più forte la Regina, puntando il dito verso il Lord.
“Siete stato ammesso a corte nonostante la scelta di vostro padre, rammentate il mio buon cuore o figuratevi la vostra testa su una delle picche qua fuori”
Apricott rimase in silenzio, lo sguardo fiero fisso sulla Leonessa, con riluttanza è un profondo inchino terminò il suo dibattito.
“Capitano, accompagni Lord Apricott nelle mie stanze, avrò a suo tempo bisogno di parlare con lui”
Apricott mutò la sua espressione in preoccupazione , scortato dal capitano e da due guardi si allontanò dalla sala. Scorse tra la folla Lord Abiss ebbe tempo di dirgli “ci vuole luce, mio caro amico. Luce”
Sparì tra il chiacchiericcio dietro la porta.
Con affare stanco la Regina tornò sul trono, fece annunciare con sorpresa di tutti di voler rimanere sola con il Sovrintendente. Tutte le visite e le dispute erano per quel giorno sospese.
I nobili presenti senza proferire parola si allontanarono, la sala si svuotò in men che non si dica.
“Sovrintendente a che punto è l indagine” “Tradimento mia Regina”
“Ne siamo certi dunque “
“ Tradimento, Apricott deve morire” “Sovrintendente io sono la Regina, la decisione spetta a me”
“Sua Maestà sa che è la legge ed essa è sopra ogni cosa”
“Vecchio senza voltò e senza nome, come se privare una vita sia dipeso da vecchie pergamene. Si opporrà e chiederà il volere della Gilda”
“La Gilda è compromessa a nostro favore come le avevo promesso”
Diana Cole lo guardò scioccata, quell uomo così potente da dove era arrivato. Era a corte da meno di due anni e senza che lei o qualcun altro se ne accorgesse era diventato il braccio destro del potere. Lei stessa non ricordava il primo incontro. Ogni volta che provava a pensare al primo incontro veniva investita da emicranie lancinanti. La Leonessa ne era intimorita a tale punto da non riuscire più a contraddirlo mai fino in fondo.
“Quindi tutto ha inizio”
“Si mia Signora, oggi il terremoto nella città dei Saggi, l uccisione dei traditori e la morte di molti Eiyu. Domani la sua incoronazione a Imperatrice del Mondo”
Alle sue ultime parole il vecchio si girò e uscì dalla sala, mentre Diana Cole rigida su quella sedia ormai diventata scomoda cercava di domare nella ultima parte di cuore rimasta, quella voce.
“Dio mio cosa ho fatto”

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

II

All interno delle mura giaceva la cittadella. Per lo più case e botteghe modeste che appartenevano alle famiglie dei Bianchi.
I Bianchi erano quelle persone la cui dote con l’andare degli anni si consumava fino a sparire.
Venivano così chiamati poiché per via di quella estinzione i capelli crescevano lisci e dritti di bianco argento.
La Gilda proponeva loro di poter rimanere nella cittadella , così da diventare i soldati semplici del Borgo. Pochi rifiutavano così da diventare negli anni un esercito forte e potente comandato dagli Eiyu e fedele ai Saggi.
Manû ed Evelyn camminavano con passo spedito tra i vicoli del Borgo. Due soldati con altrettanto slancio arrivati al cospetto delle due donne chinarono il capo in segno di saluto.
Evelyn li liquidò in fretta con gesto perentorio della mano.
Il soldato non arretrò “Mia signora ho un messaggio per voi da parte del Capitano David”
La ragazza si fermò di colpo. Manû da par suo stava studiando il pezzo di pergamena che il bianco aveva allungato verso l amica, c’era qualcosa che non andava. La pergamena era come traslucida, non era chiuso in nessuna busta particolare e cosa alquanto singolare sembrava priva di alcun messaggio.
Manû voltò lo sguardo verso Evelyn che in un attimo aveva già preso la pergamena tra le sue dita. Gli occhi del navigatore brillarono di giallo oro
“Cosa sta accadendo” furono le uniche parole che Manû riuscì a pronunciare. Di colpo un rumore sordo da parte dei due soldati fece scattare di un passo indietro le due ragazze. I Bianchi davanti a loro avevano il corpo piegato sul lato destro in modo innaturale, dalla bocca colava schiuma in un gorgoglio macabro, si accasciano morti.
“Evelyn, ma”
“Dobbiamo andare e in fretta”
“Evelyn aspetta, cosa sta succedendo”
“Non adesso Manû, non abbiamo più tempo”
“Per cosa”
“Ho detto non adesso, se la città va in allarme le mie e le tue potenzialità diminuiscono di efficacia. Cazzo le strade stanno già cambiando”
La cittadella era dotata di allarmi che la rendevano viva, uno di questi scattava in presenza di un navigatore considerato ostile. Ella cambiava la mappatura delle strade, essendo a conoscenza che il nemico per attraversare la giusta via doveva avere ben chiaro nella propria mente le strade.
Ma la preoccupazione di Evelyn era l allarme destinato al teletrasporto, la città creava come una rete intrecciata sopra di essa, con fili così sottili e taglienti da parere infiniti, capaci di tagliare in piccole striscioline chiunque avesse provato a superarli.
Mentre Evelyn cercava una via d uscita affannandosi a destra e sinistra, Manû pareva in preda al panico, quando scorse da quella che sembrava la via principale, una schiera di Bianchi con fare ostile muoversi verso di loro.
Accortasi anche l amica della situazione iniziò a maledire chissà che cosa mentre cingeva già l’elsa della sua spada in posizione di combattimento, Manû cercò la sua inutilmente, ricordava di non averla portata con se quel giorno, lo stesso Dareh l’aveva redarguita qualche ora prima.
La lama di Evelyn roteò agile e sicura pronta a colpire “Amica mia, piccola strega. Non credo che tu abbia bisogno per forza di una spada”
Manû riprese una calma apparente si mise al fianco della giovane. Dalla mano destra le dita si allungano fino a diventare cinque lunghi artigli taglienti. Gli occhi gialli oro.
“Navigatore, ricorda che sono uno stregone , non chiamarmi mai più strega”