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SPORTLANDIA: Mandrake, l’Atipico della Foglia Morta.

Israele 1962, l’Italia si sta giocando una partita per le qualificazioni al mondiale in Cile, il primo tempo si chiude 2-0 per i padroni di casa. A fine partita il CT israeliano dichiarerà “Abbiamo perso contro il Piede Sinistro di Dio”

Mario Corso detto Mariolino quella partita l’ha ribalta! Doppietta e prestazione sublime, sarà una delle poche in maglia azzurra.

Mandrake arriva giovane nel calcio che conta, a soli 17 anni viene prelevato da una squadra nella provincia veronese, esordisce in prima squadra in un vittorioso 5-1 contro la Sampdoria per poi siglare il suo primo gol tra i professionisti già sette giorni dopo a Bologna. Un destino segnato di un giocatore atipico. Si diceva che Corso lo trovavi sempre dove non batteva il sole, sempre all’ombra. Che usasse solo il sinistro e che l’altro piede fosse solo un appoggio, che qualcuno dovesse ricordargli che c’era e che quindi doveva mettere lo scarpino anche lì. Tutto vero, ma Mariolino era questo, un uomo geniale che con la sua fantasia è entrato di diritto in quella filastrocca creata da Moratti Angelo e il Mago Herrera.

“Cocco” di lady Erminia Moratti che andava a San Siro solo perché giocava Corso, demone per il suo Mister Herrera, ogni anno il suo nome finiva in testa alla lista dei ceduti e ogni anno con una dolce pacca sulla spalla del mister, Moratti declinava con eleganza.

Già perché Mandrake non era uomo di corsa, non era uomo silenzioso nello spogliatoio. Ad Herrera questo non andava giù per carattere. Era la sua croce e delizia, tanto da non poter fare a meno di lui in quel biennio d’oro. Il suo sinistro incantava le platee, lanci millimetrici e dribbling scenografici. Un tiro che poteva essere forte e secco ma anche morbido e liftato. Fu proprio Mariolino a inventare la “Foglia Morta” punizione con effetto a superare la barriera e finire sotto i pali dove non ci si poteva far nulla. “Era un gesto che mi veniva naturale, colpivo la palla sotto con il sinistro e poi i problemi erano del portiere non miei”

Carattere scomodo per chi cercava di mettergli i piedi in testa, potevi chiamarti Herrera o Ferrari CT della nazionale, con cui Mandrake non ha mai avuto un rapporto facile. Aneddoti c’è ne sono, come quello quando in una delle classiche arringhe pre partita del Mago dove annunciava vittoria certa, Mario disse interrompendolo “Mister adesso lo vada a dire anche nell’altro spogliatoio” Oppure, dopo una stagione sugli allori quella del 1970/71 dove una pazzesca rincorsa al Milan di Rivera che era a più 7 vinse da protagonista assoluto lo scudetto, fu richiamato in nazionale. Durante un amichevole fece uno dei suoi gol pazzeschi, durante i festeggiamenti per la rete cercò con lo sguardo il CT Ferrari, reo di non averlo convocato ai mondiali cileni. Incontrati i suoi occhi gli fece il gesto dell’ombrello, dando addio definitivamente alla nazionale italiana.

Con il cambio di proprietà all’Inter e il ritorno di Herrera in panchina, il suo nome torna in cima a quella lista. Questa volta non ci sarà Moratti e la sua pacca sulla spalla. Mariolino conclude la sua avventura milanese nel calcio giocato per sempre, per poi tornare sotto l’ala protettrice dei Moratti come dirigente, molti anni dopo.

Oggi ci lascia, un giocatore come pochi mai visti. Mandrake o Mariolino, il giocatore che cercava l’ombra, ma che infiammava San Siro. Ci lascia per sempre un funambolo. Ci lascia Il Piede Sinistro di Dio.

Riposa in pace Mario, tranquillo che un posto lontano da quel fastidioso Sole lo troverai anche lassù.

HATERS AMICI MIEI: Estate tra ripartenze e….Ruspe…!

No, non è il classico slogan del Salvini, taac. Se però per fare un gioco ti chiedessero di trovare un filo che unisce il gioco preferito da piccino e sopratutto da grande del Matteo, con la bellissima isola della Sicilia e le sue spiagge, che cosa mai potrebbe succedere?

Diciamo che l’associazione Mareamico questa domanda l ha posta e ha trovato anche una risposta. Agrigento, spiaggia La Maddelusa. Splendido squarcio di Costa dell’isola siciliana, un paradiso marittimo come pochi al mondo. Solcata e schiaffeggiata da ruspe a lavoro.

A cosa è dovuta questa frenetica attività! Quando vado al mare mi aspetto di trovare conchiglie e sassolini colorati. Sappiamo che una delle piaghe delle spiagge siciliane negli ultimi anni è il deposito continuo e costante di rifiuti, ingombranti e non. Qui dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabili poiché siamo alla base della colpa per quello che è accaduto. Siamo irresponsabili sul rispetto della natura e prima o poi ne pagheremo se non lo stiamo già facendo, le conseguenze.

Ps: Sotterrare mozziconi di sigarette nella sabbia, equivale a buttarli a terra. Il detto “Occhio non vede, cuore non duole” in questo caso non funziona.

Le amministrazioni comunali, la città di Agrigento e la Guardia Costiera, fanno fronte comune e ordinano la pulizia delle spiagge. Nell’ordinanza s’intende esclusivamente la rimozione dei rifiuti e niente altro, non un granello di sabbia va spostato.

Fantastico, ridare lustro alla Sicilia e alle sue bellezze. Rendere il meritato rispetto a madre Natura. Solo che tutta quella sabbia… Allora facciamo così, prendetela tutta e fate un unico grande mucchio, poi appiattite tutta la rimanenza e livellatela.
Purtroppo hanno fatto davvero tutto questo, peccato che tutta quella sabbia fossero Dune Costiere formatesi naturalmente, indispensabili per la fauna e la protezione della Costa. Mareamico denuncia inoltre lo sterminio di vegetazione particolare che affonda le radici su quelle dune e pensa che quasi sicuramente sono andati distrutti i nidi della tartaruga Caretta Caretta, che apposta in questo periodo viene a deporre le uova in quei luoghi.
Oltre il danno però, anche la beffa! Eh già perché quei rifiuti che andavano smaltiti, in realtà sono stati semplicemente sotterrati nella stessa spiaggia. La beffa, no sembra più una presa per il culo. Insomma di moda ancora “Occhio non vede, Cuore non duole”…si ma a modo nostro…

Comunque, si spera che prima o poi si capisca che il problema principale non siano le Ruspe in spiaggia, ma il fatto che non si debba arrivare ad usarle… anche se poi resterebbero tutte a disposizione di Matteo, fa nulla. Il gioco vale la candela!

HATERS AMICI MIEI: Pensa se fosse stata “Bella Ciao…”

Silvestre ma cosa combini, proprio ora che il calcio è tornato e che Salvini sta perdendo consensi tra la comunità dei “Ciliegi”, tu mi vai a dimenticare l’inno di Mameli. Il ragazzone durante l’apertura della finale di Coppa Italia incespica tra le parole dell’inno italiano, bloccandosi per qualche secondo. Come ad aprire ricordi d’interrogazioni da otto fino all’ingresso improvviso della bidella. Il dopo era una tragedia! Stamane ha dichiarato che dalla tristezza del momento di è bloccato. Vabbè dai, giustificarsi da paraculo con frasi ad effetto ci sta, a me sembrava magari un po’ troppo emozionato e che comunque non è successo davvero nulla di scandaloso! Però siamo in Italia e la polemica monta sempre figuriamoci ora. Dopo virologi e allenatori non potremmo essere anche patrioti? Anche se mi aspettavo un linciaggio mediatico più corposo. Silvestre è un buono con una gran voce che ha solo fatto un errore, al massimo una figura di merda. L’immagine finale mi ha fatto sorridere. Un ragazzone Italo-americano, che boicotta l’Inno alzando il pugno sinistro…

Allora ho pensato, ma se fosse stato in piazza a Bologna e avesse sbagliato “Bella Ciao” quanti libri-vaccino per il Covid sarebbero arrivati in testa al ragazzone???

A proposito, ma qui stanno comparendo diverse sorprese a mo di “Bella, ciao… eccomi qui….

Paragone, uno dei più controversi giornalisti degli ultimi dieci anni, amante folle della prima ora del movimento stellato e Gran Maestro del collega esimio Travaglio. Dopo aver quasi rovinato la sua carriera da giornalista per buttarsi a capofitto tra le stelle, una volta tradito dalle stesse ha deciso di togliere il quasi e rovinarsi del tutto. Vuole creare un nuovo movimento politico tutto suo.
Così da avere: Pentastellati, Terrapiattisti e Sardine, Nazivegani e Gilet Arancioni…ecc ecc. Secondo me stiamo cercando di superare le sorprese Kinder… una collezionato ad ogni stagione….

il ciao più grande però è tutto suo. Emanuele, cavoli era sparito da un po’ dopo aver praticamente fatto di tutto. Questo ha cantato pure al Festival di Sanremo. Ha sentito il bisogno di mettersi in gioco per il bene dei suoi sudditi, metterà tutte le forze in campo per risollevare la nazione…. Speriamo che sia solo una delle sue solite…. il fatto che abbia anche un non so che di Lapo….

Che dire insomma, gli strascichi di questo periodo stanno diventando un po’ troppo “strani”. Ritorni e cambiamenti mentre si appresta la solita battaglia tra destra e sinistra, questa volta a suon di ….ciliegie…

PER LA SERIE: Attacco dei Giganti

Da pochi giorni in Italia sbarca la quarta stagione di Attack on Titan o Attacco dei Giganti. Dal genio indiscusso Isayama, una serie tv Anime che segue a ruota il successo planetario dell’omonimo fumetto, libri e gadget.

La storia è ambientata in un medioevo rivisitato, la razza umana è minacciata dalla comparsa dei terribili Giganti. Nessuno ha idea da dove provengano e come siano comparsi. Esseri terrificanti che come unico scopo sembra abbiano solo la volontà di attaccare gli uomini per divorarli all’istante. Non pare siano dotati di particolare acume, ma velocità, forza e struttura fanno dei Giganti esseri temibili. D’improvviso come sono comparsi, scompaiono nel nulla. Per ben cinque anni non si vedrà l’ombra di un Gigante e non si udiranno voci di un loro attacco. I sopravvissuti della razza umana hanno l’occasione di organizzarsi per difendersi. Vivono in una grande città circoscritta su se stessa, divisa in tre distretti. Ogni zona è delimitata da grandi mura alte 60 metri. I Giganti comparsi raggiungevano a malapena 20 mt. Ogni muraglia da il nome al proprio distretto. Il Wall Maria, il più povero. Contadini e gente poco abbietta, il popolo! Il Wall Rose, la borghesia, mercanti e Ceto medio Alto. Il Wall Sina, il comando centrale della città, la residenza reale e sede principale delle forze dell’esercito. A quest’ultimo è affidato il compito di preservare l’ordine nei distretti e la difesa della città. L’esercito è costituito da tre corpi, oltre la Guardia reale e la Gendarmeria, vi è il corpo d’élite dei Ricercatori . Uomini sprezzanti del pericolo si avventurano oltre le mura alla ricerca della verità. Già perché oltre i confini della città nessuno ha idea di come sia fatto il mondo e cosa vi avvenga.

L’attacco improvviso cinque anni dopo l’ultimo da parte dei Giganti è una sorpresa per tutti. Questa volta però gli esseri infernali sono anomali, strutturalmente diversi e sembrano molto intelligenti. La razza umana è di nuovo in pericolo. Il nemico è molto più forte che in passato e anche più alto… riusciranno a fare breccia nel Wall Maria, da qui l’inizio vero della storia. Il protagonista Erin entrato con i suoi compagni Mikasa e Armin nell’ordine dei ricercatori si vedrà costretto in prima linea a scontrarsi con i suoi demoni interiori. I colpi di scena e le sorprese non saranno di poco conto!

Attacco ai Giganti è un Dark Fantasy unico nel suo genere. La consuetudine dell’Anime di solito impone un ritmo forsennato alla storia, dovuto ai tempi dettati per necessità dal fumetto originale. La comprensione della trama il più delle volte ne risente. Isayama nella sua opera riesce a rallentare notevolmente questo effetto dando un tipo di struttura che nonostante i momenti di pausa e passaggio necessario alla storia, l’interesse rimane sempre alto.
La tecnica del disegno è come per la maggior parte dei Manga e Anime indiscutibile, ma quello che balza all’occhio è la diversa e voluta definizione dei Giganti. Un tratto più rude e sgraziato sia nei disegni che nei movimenti. Particolarità che danno un notevole interesse al tipo di personaggio.

Una serie che non è la classica serie. 59 episodi divisi in quattro stagioni. In Italia sulla piattaforma Netflix. Più che consigliata, il mio voto è 9.

piccolo spoiler… La Cantina, tenete d’occhio la cantina. Sarà l’arrivo di questa fantastica serie o la partenza?

HATERS AMICI MIEI: Caccia al…Colombo..

Forse avevano ragione Roberto Benigni e Massimo Troisi a cercare di fermare Cristoforo Colombo alla partenza della sua impresa. ( Non ci resta che piangere). Qual è la colpa attribuita al navigatore Genovese, tanto da essere preso di mira in questo periodo, abbattendo o sfigurando le sue effigi.

La storia di Colombo la conoscono tutti, è un po’ la Cappuccetto Rosso della Storia. Ciò che però viene meno sono le sfaccettature dell’impresa stessa. In realtà ci insegnano di un viaggio per scoprire nuove rotte per le Indie, l’approdo in Salvador e la scoperta casuale di un “Nuovo Mondo”. Ma dopo? Che fine ha fatto Cristoforo! Purtroppo la maggior parte dei testi scolastici non ne parla. Qui nascono le prime controversie, da parte di chi parla di irrilevanza storica, contro chi punta il dito su eventi pilotati nel loro racconto allo scopo di soggiogare la massa.

Nulla di eclatante in realtà. Colombo verrà fatto Governatore delle nuove colonie Spagnole in America, cronache testimoniano che non ebbe troppo successo. Fece la spola tra Spagna e Nuovo Mondo per altre quattro volte, allacciando rapporti con le tribù indigene. Rapporti che per onor di cronaca non sempre amichevoli, il più delle volte fatti di spargimento di sangue e prigionia. Lo stesso Colombo dichiarò in uno dei suoi diari che il commercio di bambine per la tratta delle schiave del sesso, rendeva quasi come L’ esportazione dell’oro, siamo alla fine del 1400, inizio 1500…

La colpa attribuita a Colombo sta nell’essere colui che ha dato inizio a un epoca di commercio di schiavi e pratiche di colonialismo selvaggio.
Non si giustifica l’operato Europeo nel Nuovo Mondo, angherie e massacri, calpestando ogni diritto dell’uomo possibile sono di dominio pubblico e da condannare da e per i Secoli a venire. Legarli a un pensiero razzista però no, mi sembra davvero troppo. Qui bisogna incominciare a contestualizzare anche il mondo di allora , l’epoca dei fatti. Ai tempi non esisteva il razzismo, c’erano navigatori e sopratutto conquistatori. Monarchie che hanno fatto ogni tipo di crimine per assicurarsi nuove terre e le loro ricchezze. Ma arrivare a paragonare Colombo ai Generali sudisti fa abbozzare più di un sorriso.

Lo schiavismo è una pratica orrenda che ha accompagnato la storia dell’uomo da sempre! Egiziani, Greci e Romani già la utilizzavano e di tutte le razze!!! Un discorso però legato al più forte che domina sul più debole, del conquistatore contro l’indigeno. Pensieri ben lontani da quel fanatismo della superiorità di razza perché biondo con gli occhi azzurri. Resta il fatto che è una pratica orrenda nelle sue fattezze. Però ora mi sorge un dubbio, ma una volta finite con le statue che facciamo, incominciamo con il Colosseo, l’Acropoli e le Piramidi?

La realtà è che si sta facendo troppa confusione, si sta mettendo troppa carne al fuoco, mettendo in dubbio cose che non hanno un filo logico con gli avvenimenti dei nostri tempi. Attenzione!! Contestualizzare non vuol dire giustificare, anzi avvolte è condannare con più forza i crimini commessi.

Colombo razzista credo sia un pensiero errato e stupido. Le vicende di Colombo sono da attribuire ad un altra epoca sanguinosa dell’umanità.
Se poi chi contesta buttando giù statue, fino all’anno passato si riversava in strada al “Columbus Day” festeggiando. Che sono gli stessi che amano e hanno fondato il loro grande paese trucidando gli Indiani e mettendo nelle riserve i loro discendenti……

HATERS AMICI MIEI: App Immuni… Da che???

Dopo un periodo di prova in quattro Regioni, fallimentare. Dopo un ricco tema di polemiche alcune da “aneddoto da osteria”. Sbarca finalmente su tutto il territorio nazionale, lApp conta-contagi, Immuni!

Come funziona Immuni, un momento adesso la scarico ed entro a far parte di quei 2,5 mln che lo hanno già fatto. Una comunità, fosse fosse un nuovo social?

Molto bene, scaricata e provata. L’idea è quella che più o meno mi ero fatto leggendo qua e là le varie opinioni. Gran bella ca..ta! Non per l’idea, di per se è ottima. Riuscire a tracciare i probabili contagiati, i loro movimenti e le loro relazioni, innescando così una catena d’informazioni precisa, non è male. Sopratutto ora che si sta tornando ad una vero simile normalità e quindi vuoi o non vuoi la distanza sociale viene costantemente a mancare. Purtroppo il problema è un altro, di fatto il sistema si basa sulla auto coscienze del singolo cittadino. Che vuol dire? Detta in soldoni , l’applicazione genera un codice segreto per ogni dispositivo, così da proteggere la privacy dell’utente. In caso di positività il sistema scambia il codice con altri dispositivi in un raggio di due metri, inoltre viene inviata una notifica qualora ci fossero stati contatti nei giorni passati sempre a una distanza di due metri. Tutto bello, tutto fantastico se non fosse che il singolo soggetto non sia obbligato a comunicare la propria positività .

Ma che vuol dire? Mettiamo che io riceva la notifica di essere stato a contatto con un positivo e che quindi sono ad alto rischio contagio. La notifica prevede il consiglio di comunicare immediatamente con il tuo medico, sarà lui a valutare il da farsi. Lo stesso ti chiederà il codice generato dall’App così da informare gli organi predisposti, dando per scontato che il tuo dispositivo stia già inviando tale informazione. Ed è qui che casca l’asino, già perché non esiste nessun obbligo a riguardo, è solo un consiglio, basato come si diceva sulla coscienza del singolo. Non c’è l’obbligo di divulgare il codice, neanche durante la visita del tuo medico o dell’intervento dei soccorsi. Non c’è l’obbligo della quarantena, quindi non sono sanzionabile. Praticamente se sono a rischio infezione quindi contagioso, per mio volere posso bellamente in tutta tranquillità rimanere un fantasma. Magari mettendo a rischio qualche vita, ma la sacra lotta della privacy anche questa volta ha trionfato.

La prima cosa che fa pensare è la scarsa utilità del sistema. Il fatto che si mantenga l’anonimato del soggetto è buona cosa. Il fatto che sia su base volontaria, insomma. Il fatto che l’eventuale comunicazione sia by passabile è assurdo. Le stesse andrebbero contro quelle regole imposte durante la pandemia. Il periodo è questo, forse bisognava essere più duri e diretti in alcune circostanze e io toglierei il forse. Anche perché parliamoci chiaramente, in quanti si metterebbero in auto quarantena oggi?

Devo dare ancora una volta ragione a Zaia Ahimè, comunque leghista che sia, è forse l’unico che ha dimostrato un po’ di testa. I numeri del Veneto parlano chiaro e i numeri non sbagliano mai. Quando dice che è solo un accozzaglia di casini e che porterà solo confusione.

Ci si è indignati per i disegni usati poco rispettosi verso le donne e giù polemiche. Sinceramente si poteva davvero soprassedere.

Ci si è lamentato per una eventuale abuso sulla privacy e poi accettiamo tutti i cookie possibili e immaginari, mentre il nostro dispositivo è sempre connesso per far saper al mondo dove mi trovo ogni istante.

L’App non credo sia stata gratuita per il nostro governo. Se penso che per stilare un discorso ci siamo forniti dal Grande Fratello, figuriamoci creare un App.
Soldi dei contribuenti spesi inutilmente se queste sono le premesse.

Intanto nel mondo stanno ricominciando focolai preoccupanti, forse un po’ meno ipocrisia e un po’ più disciplina? Sarebbe stata utile in questa situazione.

A meno che, se il fiasco dovesse essere peggiore, si aggiungono due foto e abbiamo un nuovo Tinder tutto italiano….

La Bloggheria: CRI, Angeli in Rosso.

15 Giugno 1864 a Milano viene istituito il “Comitato dell’associazione italiana ai feriti e ai malati di guerra.” Associazione che da lì a breve 22 Agosto, diventerà Croce Rossa Italiana.

La necessità di avere una sanità di soccorso è dovuta alla lungimiranza di un giovane svizzero di nome Dunant. Il giovane fu macabro spettatore di uno dei più sanguinosi scontri del 1800, durante la seconda guerra d’indipendenza italiana. La battaglia di Solferino 1859. I soldati feriti sul campo sono tremendamente tanti, gli storici stimeranno trecentomila, numero che per l’epoca era davvero considerevole. Dunant assiste allo spettacolo indecoroso della inesistente assistenza. Non essendoci un’organizzazione, i feriti più fortunati vennero portati alla buona nel primo ospedale più vicino, la stragrande maggioranza di essi fu letteralmente abbandonata sul posto andando incontro a morte certa.

Nel 1863 al primo convegno di Ginevra le prime associazioni internazionali cominciarono a muovere i primi passi. L’Italia sarà la quinta nazione a unirsi alla croce rossa, nell’Agosto del 1864.

Sette i principi fondamentali del movimento. Umanità, imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontarietà, Unità e Universalità. Che costituiscono lo spirito e l’etica.

Quanto è diventato attuale ai giorni nostri l’impegno giornaliero dei volontari. Sopratutto in questo 2020 falcidiato non da guerre e scontri, da corpi riversi in terreni freddi sotto il fischio delle bombe che cadono, ma da una pandemia! Gli anni sono passati da quella battaglia del 1859, gli usi e i costumi dell’umanità si sono evoluti. Non cambia il bisogno di avere qualcuno pronto a intervenire per salvarci la vita. Oggi più di ieri è una guerra quotidiana contro il tempo. Dove prima c’erano barelle sorrette da braccia, oggi ci sono sirene che corrono a tutto spiano. Pur di dare una speranza o semplicemente conforto a chi lo chiede. A volte si vince contro la morte, a volte si alza bandiera bianca tristemente. La ricompensa è una pacca sulla spalla, un sorriso o un abbraccio.
Quando sentite urlare una sirena, donate un pensiero a quei ragazzi e ragazze che hanno messo loro al servizio di tutti, senza chiedere nulla in cambio.

HATERS AMICI MIEI: La Valle del Disastro…Annunciato!

Tre ore di audizione per il premier Conte, attendendo l’interrogatorio di Lamorgese. C’è qualcuno che non si da per vinto, adesso che la situazione Covid sembra essere quasi sotto controllo, qualcuno che cerca eventuali responsabili, in quel DISASTRO della Val Seriana.

I PM incaricati del caso stanno cercando di scavare seguendo un solo filo logico, una sola domanda. Perche? Come mai la zona bergamasca messa a ferro e fuoco dal virus, non sia stata dichiarata ZONA ROSSA come invece fu per altre province che contavano meno contagi?

Le risposte andranno date e anche in breve tempo, lo si deve a quelle persone che hanno perso i loro cari in modo violento e inconsapevole, quasi senza avere il tempo di capire come, dove e quando.

Oggi leggendo le varie testate nazionali la sorpresa dell’ipotesi che più sta venendo alla luce è stata grande quanto allucinante, passatemi il termine poco erudito. Sta venendo a galla quell’ipotesi che più si temeva, ovvero la forte pressione INDUSTRIALE nel non far chiudere il polo logistico e imprenditoriale che è la valle. Già, chi conosce la zona sa bene quanto questo influisca sull’economia non solo bergamasca, ma anche lombarda. Un polo industriale con più di 300 imprese di cui sono pochissime quelle al di sotto dei 100 dipendenti. Un’economia da 680 milioni di euro annui che fa della zona una delle più prolifiche della regione. Non c’è da sorprendersi, chi conosce la zona sa che i bergamaschi sono si burberi e dal carattere forte, ma anche dei gran lavoratori e comunque dal cuore grande. C’è sempre però un momento in ogni cosa per fermarsi, non si può sempre correre e tirare la corda, sopratutto se si viene colpiti da un nemico invisibile e incontrollabile. Veloce e feroce.

C’è da dire che qualcuno ha provato a essere propositivo in tal senso. Il sindaco Gori di Bergamo ha cercato più volte con la calma di un amministratore, di cercare una soluzione che potesse portare alla zona rossa. Lo fece anche nel modo più inaspettato, urlando la disperazione di un Primo cittadino che vede cadere la sua popolazione ogni giorno in un ondata che non sembra mai finire. Eppure è stato ignorato come un SEMPLICE cittadino, da quella Regione che si è dimostrata incapace nel momento del bisogno, ma anche e inspiegabilmente da quel Governo che più che stilare decreti non ha fatto. Allora la domanda resta ed è ancora più forte. Perche?

I Sindacati ci hanno provato in un primo momento a gridare “La salute prima del lavoro”, ma più di un grido è stato un lamento abbastanza sottovoce… C’è da chiedersi se davvero il sindacato a oggi sia ancora utile a qualcosa. Mi prendo le mie responsabilità, ma vedo più sigle colluse al palazzo e vicine ai partiti, che combattenti di diritti e portatori di voci.

Confindustria ha giocato la sua partita nella zona, le pressioni furono fatte per non chiudere. Chiudere rischiando di perdere contratti e accordi. Nascondendosi dietro la produzione di elementi vitali? Forse non sarebbe anche il caso di interrogarsi su quanto potere si stia allargando la “Società” Confindustria?

Davvero Governo e Regione hanno ricevuto pressioni, davvero hanno accettato queste pressioni? Valeva la pena non dichiarare la zona rossa in Val Seriana? Non si parla di gente che ha perso il lavoro, si parla di persone che hanno perso la vita! Il gioco n è valso la candela? Davvero c’è una risposta a questa domanda? Non credo!

Se poi il risultato sono queste immagini, colonne di camion che trasportano bare , perchè non c’è più posto nei cimiteri e nelle chiese. Parenti che non sanno dove i loro cari sono stati “bruciati”. Per poi beffa delle beffe, ricevere anche il conto a casa…..

Colonne di camion dell’esercito nel cuore della notte, come per dover fare tutto al buio, tutto di nascosto…..come se….

SPORTLANDIA: La Partita della Morte

Vi ricordate un’assolata Parigi, lo stadio pieno con migliaia di persone a intonare la Marsigliese, un colonnello Nazista che con occhi da sognatore si alza per applaudire la rovesciata di Luis prigioniero Nero dell’esercito americano. Il tutto mentre Stallone, in uno stile tremendo che neanche un portiere di terza categoria si permetterebbe a compiere, agguanta il pallone parando il rigore decisivo. Fortunatamente la decisione più saggia fu quella di inquadrare il caratteristico labbro storto e arricciato dell’attore.

Fuga per la Vittoria è un film piacevole, con la maggior parte degli attori ex calciatori professionisti. Pelè su tutti, ma anche Ardiles ad esempio. Non un colossal sicuramente, ma sapevate che la trama è ispirata ad una storia vera?

1941, la guerra dilaga in tutto il mondo, l’esercito tedesco occupa la Russia occidentale, nella regione Ucraina, allora facente parte dell’Unione Sovietica. Qui non ci sono gli americani, qui non c’è il piacevole sole parigino, il premio non è una gloriosa fuga. Qui non ci sono i campioni …ah no quelli ci sono!

Siamo in un forno di Kiev, qui inizia la storia che si intreccia tra leggenda e realtà. Ci sono uomini che lavorano senza pausa, prigionieri di guerra con il capo chino, obbediente all’oppressione del Nazista. C’è un momento della giornata dove i problemi vengono lasciati alle spalle, dove il futuro nero sembra quasi un ricordo lontano, è quel pallone in cuoio che rotola tra gli uomini. Uomini che nella realtà al di fuori del combattimento sono campioni, di quelli veri. Giocatori di Kiev divisi tra la gloriosa DYNAMO e gli acerrimi nemici della LOKOMOTIV. Da precisare che gli anni precedenti alla seconda guerra mondiale le squadre dell’est Europa sono formazioni quasi imbattibili, un calcio propositivo e bello da vedere. Polacchi, Ungheresi, Russi e Ucraini sono atleti formidabili. Se c’è qualcosa che può accomunare il bene e il male anche solo per un momento, questo è proprio un pallone. I Tedeschi fieri dell’oro operato e presuntuosi, sfidano quel manipolo di avversari, pensando ad una vittoria facile contro uomini spezzati dalla fatica e dalla prigionia. La partita si fa, la squadra dei panettieri si fa chiamare Star FC, mentre gli sfidanti sicuri di se scendono in campo con soldati semplici della Luftwaffe e altre sei squadre del regime tedesco. Si sfideranno in un mini torneo. Nonostante gli ucraini fossero emaciati dai lavori forzati travolgono qualsiasi squadra. Faranno 48 gol e ne subiranno solo 8 in sette partite. Le loro vittorie sono un moto di orgoglio per la popolazione ucraina, i tedeschi vogliono evitare ciò. Ci sarà una prima rivincita contro una squadra dell’esercito tedesco nello stadio Zenit, ma anche qui la partita avrà un epilogo a favore dei campioni ucraini, al termine sarà 5-1 per lo Star FC.

Il comando Nazista è furioso, bisogna battere e umiliare gli ucraini. Si gioca ancora e questa volta contro la squadra elitè dell’esercito nazista il Flakelf.

La partita è surreale, ci sono i tifosi di casa che hanno mitragliatrici puntate contro, l’arbitro è un comandante delle SS e ai tedeschi è concesso tutto. Nonostante questo il primo tempo finisce 3-1 per lo Star. Nell’intervallo un comandante tedesco andato negli spogliatoi si complimenterà con i giocatori ucraini, ma chiedendo di far vincere la squadra tedesca. Diciamo ordinando! Per un momento la paura ha il sopravvento, i tedeschi raggiungono il 3-3. Il calcio però ha sfaccettature che muovono i cuori e l’orgoglio, gli ucraini hanno una possibilità di dimostrare la loro superiorità. Lo devono a loro popolo. Ricominciano a fare il loro gioco arrivando in un amen al 5-3, addirittura un difensore dribla tutta la squadra avversaria compreso il portiere, per fermarsi a pochi metri dalla porta guardare la tribuna del comando tedesco e spazzare la palla il più lontano possibile, come a spregio, come a far capire che loro sono imbattibili.

La partita finirà 6-3, uno dei pochi sopravvissuti Goncharenko, talentuoso giocatore della Dynamo, dirà che ad un certo punto il silenzio calò in campo, i protagonisti avevano capito di aver firmato la propria condanna a morte. La soddisfazione di aver umiliato il nazista però era il premio che valeva il sacrificio.

Nelle settimane successive ad uno a uno i giocatori dello Star furono perseguitati, arrestati e uccisi.

Una storia che s’ incrocia tra la leggenda e verità, lo stesso Goncarenko sembra dipingere qua e là la storia con la sua fantasia. L’unica cosa certa che campioni di un certo spessore, si sono dimostrati uomini veri.