SPORTLANDIA

Il Calcio che non sa perdonare

I tempi corrono veloci e non ci si può permettere di rimane indietro. Inseguire un obbiettivo significa investire tempo e denaro, non arrivare allo stesso è sinonimo di fallimento. Ai giorni nostri questo vale nella vita di tutti i giorni quanto nello sport, figuriamoci nel calcio, figuriamoci in Italia.

Nel campionato di serie A oramai sono nove anni dove spadroneggia la squadra della Juventus. La società torinese dopo un periodo di sofferenza passato per le colpe note a tutti e di cui difficilmente riuscirà mai a scrollarsi di dosso l’onta del misfatto, ha saputo rialzarsi e organizzarsi lasciando il famoso “Gap” con le altre difficilmente raggiungibile. Almeno fino al confine….

Già perché l’Europa per la “corazzata” bianconera sembra una vera e propria maledizione.
Allora perché non provare a cambiare con chi per molti degli addetti ai lavori è l’allenatore che più incarna la mentalità e il gioco che maggiormente potrebbe portare a Torino la coppa dalle grandi orecchie.

Maurizio Sarri per molti è stata la scelta migliore per provarci. Gli stessi molti che hanno dimenticato velocemente che il Mister per la società bianconera è stato un ripiego veloce, una seconda scelta. Pep non ne ha voluto sapere di approdare a Torino e allora via, Maurizio è la scelta migliore.
Sicuri che invece la scelta migliore non fosse tenere un grande allenatore come Allegri? Certo con il senno di poi tutti sono bravi. Vero il gioco avvolte non era spumeggiante, si in Europa la mentalità deve essere diversa. Eppure chi è arrivato a giocarsi due finali di Champions e senza Cr7?

Sarri ha incantato con il suo Napoli, ha fatto bene a Londra, c’è da dire che le squadre in questione erano costruite per il suo gioco, probabilmente la Juve no! Nonostante i campioni ci siano. La verità è che la Juve non è mai stata bella quest’anno, il bel gioco non è mai arrivato, tanto meno la mentalità giusta per essere superiori. Sarri ha il suo credo, ma come tutti ha bisogno di tempo. Un anno e vincere un campionato non è da tutti anche se alleni Cr7, Dybala e De Light. Scoccia uscire dall’Europa che conta per mano di una squadra mediocre come il Lione, però del tempo a Sarri si poteva dare, non era più facile rifondare una squadra ormai logora in alcuni reparti invece che ricambiare ancora la guida tecnica? Sopratutto se chi è arrivato sulla panchina a esperienza di allenatore come il sottoscritto.

Il movimento calcio purtroppo sta correndo più della stessa palla, si bruciano le tappe e alla fine si bruciano gli uomini. Non sarebbe ora di cambiare questa mentalità? Insomma dare tempo ed avere pazienza porta i suoi frutti. Fare la gavetta poi sarebbe il Top. Un De Zerbi su una panchina di una grande ad esempio sarebbe così un azzardo? Davvero?

Davvero lo sport più seguito al Mondo, non è capace di perdonare? Neanche quando in realtà hai vinto?

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

XIII

Il campo era ordinato nella sua struttura. Le tende divise in gruppi da otto, formavano moltitudini di quadrati. Il lusso e la grandezza del accampamento aumentava man mano che si saliva verso il piccolo promontorio.
Re Gron osservava esterrefatto l ordine di quella macchina da guerra. L efficienza era una chiara prerogativa degli Elisian.
Dovette lasciare tutto l esercito alle prime tende incontrate. Quelle degli schiavi, delle cucine e delle latrine. Non aveva immaginato quella accoglienza ma non era quello che l aveva più infastidito. Il messo mandato incontro dalla Regina. Uno sputa ordini senza riguardo e rispetto nei confronti di un Re. Ora gli faceva strada standoli qualche metro avanti. Inammissibile.
Gron era stato convocato subito nella tenda Reale. Ebbe la possibilità di portare con se solo un manipolo di Corazzieri , Loki e Berta la Regina sua consorte.
Finita una piccola salita assai ripida arrivarono in ampio spiazzo, dove una tenda enorme troneggiava.
Il messo si congedò con un inchino troppo formale per essere veritiero.
“Come starebbe bene la mia ascia tra quelle esili scapole” commentò il Re smontando dal alce.
Loki abbozzò un sorriso quasi a pregustare il momento. Nel frattempo i corazzieri aiutarono la Regina a scendere dal carro, con un acuto versi si lamentò dopo che i suoi preziosi stivaletti di renna affondarono in quello sporco è odioso fango.
Quello che sicuramente era il quartier generale , dominava su tutto. Alle sue spalle si poteva vedere tutto l accampamento fino ai confini del bosco. Davanti a se il Valico di Drak. Due alte cime facevano da porta d ingresso per quella stretta via. Le nuvole di stagliavano sulle alture, mentre la fitta nebbia accoglieva i visitatori imprudenti.
“Non sarà facile attraversarlo Signore “
“Non lo è mai stato Loki. Figurarsi ora con un esercito “
“Ci vorranno giorni “ rispose il generale.
“Ma credo sia questa l idea. Non ho visto recinzioni e strutture fisse. Sembra un campo mobile pronto a spostarsi ad ogni comando”.
Re Gron si voltò verso l ingresso della tenda.
“Andiamo, l accoglienza di questi damerini è insopportabile. Ci annunceremo da soli”.
Arrivati a pochi metri dall ingresso la figura del Sovrintendente uscì allo scoperto.
“Ben arrivati signori “
Gron ebbe una smorfia gutturale. Essere accolto alla pari di Loki era un’altra cosa inammissibile.
Il soldato se ne accorse e fece un passo indietro.
Entrarono, Gron assunse l aria più orgogliosa che potesse avere, il Sovrintendente gli camminava da pari al suo fianco. Loki e Berta alle loro spalle. Ai corazzieri non fu permesso di seguire il Re, dovettero aspettare all esterno.
La tenda si aprì in una sala centrale, in mezzo un grosso tavolo con la cartina della zona.
Seduta a poca distanza sul seggio regale, Diana Cole. Indossava un vestito comodo a tubino di verde scuro. Nessun gioiello in vista solo la corona poggiata sul capo.
Guardava noiosamente la cartina sul tavolo senza mostrare il minimo interesse.
Attorno al tavolo quattro soldati, sicuramente nobili. Viste le sfarzose divise che indossavano.
Stavano discutendo animatamente non curanti del arrivò di un Re.
Gli ospiti entrarono nella sala senza essere presentati, la Regina Diana Cole si alzò invitandoli ad avvicinarsi.
“Re Gron benvenuto, spero abbia fatto buon viaggio”
“Maestà “ s inchinò
“Il viaggio è stato tortuoso ma mai come questa fredda accoglienza”
“Accoglienza. Se non fosse stato per la Regina vi avrei fatto trucidare al vostro arrivo”
Rispose uno dei quattro soldati presenti.
“Come si permette un semplice sottoposto parlare così a Re Gron di Kaalalit”
“Calma signori” intervenne il Sovrintendente.
“Diciamo che la sua aggressione al villaggio poche ore fa non è stata ben digerita” continuo il Sovrintendente.
“La mia retrovia aveva bisogno di azione. E poi Nel vostro messaggio eravate stati chiari. Mai nessun Sinto dovrà poggiare piede su questa terra”
“Vero Re Gron ma era comunque un villaggio di Elisianbeth e comunque ogni cosa al suo tempo. Ma quel che è fatto è fatto” si rivolse a tutti i presenti.
“Re Gron lasci che vi presenti i generali Smith, Enkoc, Carlesh e Wellight. Smith sarà il responsabile di guerra. Tutto passerà da lui anche quello che riguarderà le vostre truppe , caro Re Gron”.
Il Re e Loki si guardarono ma rimasero volutamente in silenzio.
“Avvicinatevi al tavolo dobbiamo discutere dei dettagli. Ha inizio questa alleanza nel suo primo consiglio di guerra “
Schioccando le dita chiamò un inserviente.
“Portate da bere e da mangiare ai nostri ospiti e una sedia per la Regina Berta”.
Ognuno prese posto, mentre Diana Cole contemplava il vuoto.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

XII

Finirono di cenare silenziosamente. Ognuno con i suoi pensieri, ognuno con i suoi drammi.
Una succosa e dolce uva violacea venne offerta a tutti con insistenza da Beatrix. Pareva aver ridato per un momento ristoro e forza ai commensali.
“Chua ha ragione, abbiamo molto di cui parlare”. Esordì Coman.
“Vi chiedo l ultimo sforzo al termine di questa giornata che difficilmente dimenticheremo”
Tutti capirono e continuando a mantenere un rigido silenzio si alzarono dalla tavola per recarsi all esterno.
Manû fermò Dareh sulla porta, con il viso provato e gli occhi lucidi ebbe solamente la forza di dirgli “Non ho un buon presentimento “
Dareh non trovò in cuor suo parole confortanti. Ebbe solo la necessità di farle un sorriso non troppo marcato, che aveva tutta l intenzione di risponderle “tranquilla ci sono io con te”.
Coman e Beatrix rimasero consapevolmente indietro. La vecchia signora vide il gruppo allontanarsi e sospirò incrociando le mani.
“Coman avevi ragione, la somiglianza è notevole”
“Già, nonna”
“Lui? È davvero la chiave?”
“È quello che ho sempre pensato. A questo punto solo Chua potrà confermarlo o no “.
“Sono solo ragazzi Coman mi piange il cuore”
“Saranno forti nonna, sono già forti”
In un gesto distratto con la mano Beatrix fece sparire l intera tavolata. Il salone rimase spoglio marcando la sua grandezza alla sola luce del camino.

All esterno il buio era fitto, il vecchio aveva ragione. Il cielo stellato era magnifico. Gli astri splendevano brillanti come fossero gioielli incastonati.
Solo quando gli occhi si abituarono all oscurità videro Chua. Seduto di fronte a loro si potevano distinguere solo le pupille che splendevano sempre più forte della stessa lucentezza delle stelle.
“ Osservate voi giovani. Ogni stella come fosse un sole, per ognuno di esso un mondo. La vita che scorre accompagnata dal tempo. Riflettete se qualcuno avrà mai il potere di controllare le stelle. Di avere il tutto.”
Un falò si accese all istante con fiamme alte e vive, ora Chua era visibile in ogni suo contorno.
Abiss essendo il più vicino ebbe un sussulto di spavento. Chua seduto a terra a gambe incrociate aveva un grosso serpente nero striato di blu cobalto che si muoveva sinuosamente sul tronco. Il rettile andò a morire sulle braccia tornando ad essere il tatuaggio di sempre.
“Jormungand” Disse l anziano.
“Ora per favore sedetevi in cerchio attorno al fuoco, come prevede l antica usanza del mio popolo. Ci terrei davvero tanto”.
I ragazzi l ascoltarono senza obbiettare, come ipnotizzati da quel vecchio. Beatrix e Coman li raggiunsero facendo altrettanto.
Chua si alzò con apparente fatica. La grande aquila fece la sua comparsa dal cielo per essere stretta ancora una volta dalla mano in forma di bastone.
Usò quel attrezzo piumato pronunciando parole a tutti sconosciute facendo vibrare le piume. Sembrava gli stesse benedicendo.
Coman prese la parola.
“Bene siamo pronti. Sarebbe giusto e corretto che io vi presenti tutti quanti.”
Beatrix si aggiustò i capelli e il vestito. Sembrava emozionata all idea.
“Beatrix di Drak. Mia nonna. Colei che per i primi anni della mia vita mi ha cresciuto ed educato.
Ma cosa più importante da sapere, è stata una dei sei alla Gilda dei Saggi. Prima che per suo volere cedette il posto.
Rimasero tutti a bocca aperta. Quella ingenua vecchina una dei sei Saggi?
Evelyn con la solita sfrontatezza.
“Ora ricordo dove l ho già vista. Ero in attesa della convocazione alla Cittadella per il primo anno in Accademia. La mia famiglia venne convocata a corte. Ci avvisarono che uno dei Saggi era in visita nel regno di Elisianbeth.”
“Mi ricordo di te piccola Evelyn “ Sorrise Beatrix.
Coman attese qualche secondo prima di continuare. Si voltò verso Chua, il vecchio lo fermò con un cenno. “ Da qui continuo io Coman”
Si mise in centro al cerchio. “Allora non è forse più importante sapere cosa è una persona invece di sapere chi è?”
Tutti rimasero in silenzio.
Apricott azzardò a rispondere.
“Lei è un Amerindo Signore “ David fece eco al nobile “si lo credo anche io”
A quel punto tutti in un vociare sembravano essere d’accordo.
“Giusta osservazione Apricott. Ma cosa sono? Io chiedo questo”
Piombò di nuovo il silenzio.
“Lei è un Braccio del Diavolo”
La frase tagliò l aria attorno al falò come se fosse una lama affilata. Chua si voltò verso Dareh, Manû guardò l amato con occhi spalancati.
“Dareh, nome antico e fiero. Addirittura un Braccio del Diavolo dici?”
“L ho vista usare la magia di uno Stregone. Ha ammesso di aver fatto una previsione come una veggente. Credo abbia usato il teletrasporto per colpirmi. Insomma ha usato i tre poteri sacri. Si penso sia un Braccio del Diavolo.”
“Coman ora capisco perché sia lui il tuo preferito”
Coman abbozzò un sorriso.
“Dareh e tu cosa sei?”
“Io, credo uno stregone” L allievo cercò lo sguardo del maestro a conferma. Ma non lo trovò. In realtà non vide più nessuno , erano rimasti lui e Chua.
“Quindi Dareh tu lo credi?”
Un fulmine a ciel sereno cadette per colpirlo. Dareh d istinto protese le braccia verso l alto formando un turbine d aria che intrappolò il fulmine per poi scagliarlo lontano.
Una fitta alla testa lo colpì dandoli la visione di Manû che giaceva senza vita in terra. Si scrollò di dosso quel pensiero. Vide la ragazza oltre il falò stretta al collo da una morsa di due mani che sbucavano dalla terra. Si avventò per raggiungerla ma Chua eresse un muro di fuoco tra loro.
“Forza hai in mente dov è, fallo” urlò il vecchio.
Dareh in un grido disperato si materializzò oltre le fiamme.
All istante tutto tornò calmo. Gli altri lo guardarono stupiti. Manû trattenne a fatica le lacrime coprendosi la bocca con le mani.
Beatrix avvolse le spalle del ragazzo in un abbraccio e lo accompagnò al suo posto.
Chua lo guardò passeggiando attorno al fuoco.
“Magia, preveggenza e navigazione” disse.
“ Usati in pochi minuti e due dei quali senza conoscerne effettivamente gli usi. No non credo tu sia un stregone”. Il vecchio sospirò.
“ Coman avevi ragione le tue supposizioni erano giuste. Abbiamo una Chiave. Quanto a te ragazzo non farti strane idee non sei neanche un Braccio del Diavolo.”
Dareh a sentire quelle parole, ancora più confuso di prima non si tranquillizzò. Anzi crebbe in lui angoscia.
Chua riprese a parlare.
“Tenete a mente ciò che sto per dirvi. Ve ne sarà grato il tempo un domani.”
Si rimise comodo e cominciò il racconto.

“Sono Chua della tribù amerinda Choaktes. Almeno furono loro a trovarmi ed allevarmi come uno di loro. Non venni al mondo come tutti voi, venni trovato nel grembo di un antico animale di cui l uomo non può conservare memoria. Questo successe all Alba di quattrocento anni fa. Si sono quello che voi chiamate Braccio del Diavolo. L essenza del potere del mondo entra in me ad ogni respiro ad ogni battito del mio cuore. Illimitata è la mia forza in ogni canale da lei percorsa.
Una volta che ebbi raggiunto la maturità per partire abbandonai la mia tribù. La fame del sapere era più forte dello stesso appetito che mi sosteneva.
Girai per secoli in tutti gli angoli della Terra. Conobbi luoghi e leggende. Vidi crescere l umanità nel suo genio, nella sua bellezza , nei suoi orrori.
L uomo ha il sempre avuto il vizio del dominio sulle cose. Arrivando ad uccidere un fratello pur di avere.
Per ogni fiore che nasceva sulla terra, un omicidio veniva commesso, una battaglia combattuta, una guerra proclamata.
Questo mi tormentava , io ero stato creato per altro. Promisi di mettere fine a tutto cancellando l uomo dalla terra. Esposi il mio potere generai paura.
Gli stessi uomini che fino a quel momento si trucidavano vennero da me a supplicarmi.
Vollero una soluzione.
Ascoltai le loro suppliche e preghiere. Convocai un uomo o donna trai più Saggi. Uno per ogni regno rimasto. Gli guidai nella giusta aspirazione di pace, da tramandare tra gli uomini.
Venne il momento del mondo che voi conoscete, di cui finora oggi ne avete fatto parte.
Purtroppo in una delle mie preveggenze cento anni fa vidi il mondo cadere ancora in disgrazia. Compresi che l unica soluzione era lo sterminio della razza. Capii di aver fallito.
Questo mi provocava un dolore ancora più forte.
Vi abbandonai. Detti fiducia a un ragazzo dal animo buono per tenere uniti i sei Saggi e mi ritirai in questo faggio. Giurai alla Terra che se mai fossi uscito da qui fosse stato solo per portare l apocalisse sul uomo.

Chua si fermò quando si accorse delle lacrime sul suo viso. Non fece nulla per fermarle. Loro erano il frutto del suo dolore.
Osservò la sua platea, vide volti sconfortati e angosciati. Come se tutto il peso delle colpe del uomo ricadesse sulle loro spalle.
Io suoi occhi ora davano conforto, un abbraccio caloroso a ognuno di loro.

“Nacquero i sei regni da voi conosciuti. Legai molto con una persona in particolare. Un uomo dal animo cristallino e puro. Colui che mise le fondamenta al regno di Elisianbeth. Il primo Re. George. Lui generò Edoardo che generò a sua volta Diana Cole”.
Al nominare il nome della sovrana Apricott ebbe un tuffo al cuore, mentre la sua emicrania aumentava di dolore.
“Le mie visite al suo regno via via che passavano gli anni divennero sempre più frequenti. Sopratutto nel momento della mia avvenuta preveggenza. George si fece carico ad essere il portavoce del umanità. In una delle mie visite durante una passeggiata tra i magnifici giardini mi chiese se fossi l unico della mia specie.
Confessai di avere passato del tempo a cercare uno con le mie caratteristiche, non trovandone mai traccia abbandonai l idea.
Poco tempo dopo, durante una notte come questa, nel mio girovagare per i deserti della Fenicia. Ebbi come un sogno o meglio una allucinazione.
L antico animale si presentò a me , al suo fianco una donna di una bellezza rara. Ella generò un neonato che mise nel grembo del animale. L antico essere si andò a posare in quella che sembrava essere una foresta di Mangrovie. Chiuse gli occhi lasciandosi morire, dando spazio al pianto del bambino”.

Manû si sentì strana. Il racconto di Chua gli entrò dentro come un lontano ricordo, di qualcosa già vissuto. Si sentì scuotere con forza.
Dareh e Evelyn la guardarono straniti.
“Cosa c’è “ domandò lei.
“Eri come ipnotizzata” rispose Evelyn.
“Stavo ascoltando interessata”
“Stavi parlando la lingua di Chua” s intromise Dareh.
Manû rispose con un espressione di stupore e rabbia, come quando si viene svegliati durante un dolce sogno.
Chua guardando Beatrix e Coman fece un segno di approvazione.

“Fatemi andare avanti. Come da consuetudine le stranezze amplificano le leggende. Racconti vengono ascoltati per poi a sua volta riportati.
Trovare il neonato mi fu semplice. Esso era nato in quello che era l impero di Kim. Adottato niente di meno che dalla famiglia imperiale.
Stetti con lui fino a quando non raggiunse l età matura come successe a me.
Ma lui era diverso da me. Hanzo non aveva il mio stesso appetito. Era legato al potere della magia e alle sue diffusioni sulla terra.
Era arrivato il momento di lasciarlo al suo destino e me ne andai.
Hanzo in seguito legò molto con due persone.
Un uomo che definirei subdolo di cui il nome ancora oggi rimane un mistero.
Con le sue idee porto il giovane Braccio del Diavolo a un principio di sudditanza di inferiorità della razza umana. L altro era Il principe Enrico. Dovete sapere che Re Edoardo non era il primo genito di George. Suo fratello maggiore Enrico fu rapito nel interesse da Hanzo e dal misterioso compare. Abbandonò il regno per seguirli.
Re George non superò mai la cosa. A lui affidai il compito dei sei Saggi, purtroppo morì in circostanze sospette. Nello stesso momento Hanzo e Enrico sembrarono essere spariti dalla terra. Edoardo divenne Re ma mai Patrono una qualche maledizione gli impedì in tutta la sua vita di avvicinarsi alla cittadella.
Il resto della storia è quella che avete vissuto fino ad oggi”.

Chua nel suo essere meraviglioso di punto in bianco si allontanò dal gruppo.
Beatrix diede una pacca al nipote sulla spalla. “Credo tocchi a te ora”
“Si lo credo anche io” disse il Sinto alzandosi.
“ con il passare degli anni Chua è stato dimenticato dagli uomini. Solo Beatrix era a conoscenza del Faggio. E io che per destino fui allevato al suo interno”.
Fece una piccola pausa.
“Si sta compiendo la preveggenza di Chua. La pace per come la conosciamo, l armonia per come siamo stati educati è stata compromessa. Una sanguinosa guerra sta per essere scatenata. Guerra che porterà il mondo alla morte.
Fin dalla vostra nascita siete stati individuati da me , avete avuto sempre una particolarità che vi contrastingueva dagli altri. Non è mai stato casuale il vostro incontrasi e vivere fino ad oggi. Siete stati scelti da qualcosa di più grande di noi”.
“Scelti da cosa” chiese David.
“C’è stata data un altra possibilità. Questa credo che sia la volontà della nascita degli Eiyu. Della vostra particolare condizione di essere Eiyu . Per quanto vi possiate sforzare non siete come tutti gli atri”
Prese la parola Beatrix.
“Abbiamo un modo per fermare tutto. L altra possibilità sarebbe Chua fuori dal Faggio”
Dareh ancora accigliato si rivolse al maestro.
“Ma cosa sta succedendo? Questo ci è ancora poco chiaro e penso di parlare per tutti”
“Dareh per un secolo qualcuno ha complottato alle spalle degli uomini. Tessendo fila di morti e inganni. Costui ha solo sete di potere. È colui che vuole governare su tutto e su tutti.”
“Hanzo” esclamò Evelyn.
“No, il Negromante “ Chua comparso al fianco della ragazza era tornato con una strana brocca tra le mani.
“Il Negromante è un essere che si nutre di potere magico. Se non ve ne si trova nella sua zona esso è un umano comune. Ha la capacità di esponenziare il potere magico al massimo della sua forza”.
“Il Negromante, ho sempre pensato fosse una storiella per bambini “ disse David.
Coman si ripresa la scena.
“Purtroppo no David e a quanto ne sappiamo è molto potente. Per rispondere a te Dareh, a breve il regno di Elisianbeth appoggiato d quello di Kaalalit attaccherà la Sinturia. Le grandi quantità di oro presenti nella regione finanzieranno la battaglia per la repubblica di Kim. Da lì passando per l oceano orientale l Amerinda. Perché passando dal oceano Ignoto a ovest sarebbe un suicidio. Infine toccherebbe alla Fenicia”.
“Ma la Gilda dei Saggi?” Chiese Abiss.
“Non esiste più. per Sua volontà si è annessa a Elisianbeth. “ rispose un laconico Coman.
“Siamo solo in otto col fatto che Chua non può uscire dal Faggio. Per di più tre di noi sono solo cadetti. Cosa possiamo fare” chiese stizzita Manû.
“La differenza “ gli rispose Chua.

“Ora signori basta con le parole è ora di riposare continueremo la chiacchierata al vostro risveglio. Ma prima Apricott bevi.”
Chua li porse la strana brocca.
Apricott rimase titubante a quella strana offerta.
“Albert il mal di testa, fidati bevi” così dicendo Coman lo invitò a farlo.
“Va bene Maestro “ diede un lungo sorso fino a vuotarla.
Chua e Coman si spostarono di qualche metro. Apricott venne sbalzato in piedi. Un fascio di luce parti da tutte le estremità del corpo. Davanti a lui un grosso leone ruggiva sommessamente.
Il gruppo balzò in piedi e si mise in guardia. Apricott rimase esterrefatto in silenzio.
“Albert allontanati” urlò Abiss.
“Diana” pronunciò lui.
Il leone si calmò avvicinandosi alla mano di lui, si trasfigurò in Diana Cole.
“Il Semane Ghenou è un antico patto di sangue. Il corpo viene svuotato del anima. Questa ultima cerca un qualsiasi appiglio per sopravvivere. Chi ha evocato l incantesimo ha sicuramente cercato di farla sua. Ma il tuo sentimento è stato più forte. Diana vive in te Albert. Il mal di testa passerà quando imparerai a parlare con la tua nuova anima. L emicrania è la sua voce. Ti renderai conto di quanto sarà potente il legame con lei”.
Chua abbandonò il gruppo a queste parole, definitivamente.
“Ora riposate” comandò Coman.
Domani inizia un nuovo mondo.

Il Braccio Del Diavolo

Le Tre Chiavi

XI
Nella regione est di Elisianbeth
Corni si sentirono echeggiare in lontananza. Nel piccolo villaggio rurale gli abitanti si chiusero nelle proprie abitazioni, sprangando gli ingressi e le imposte alla meglio.
Erano ancora nelle terre di Elisianbeth, nonostante ciò incuteva sempre un certo effetto il passaggio di un tale esercito.
Entrarono nel villaggio otto cavalieri, armature color del ghiaccio ed elmi con corna. La stazza era imponente resa più prepotente dai destrieri corazzati su cui montavano. La mano reggeva una lunga picca dove per ogni punta veleggiava lo stendardo del regno di Kaalalit , un drago sputa fuoco.
Erano una parte dei corazzieri del Re, avevano l ordine di perlustrare il villaggio per un passaggio sicuro.
Non trovarono anima viva, solo fango fino ad affondare per quelle strade troppo povere anche per quel villaggio.
Uno di essi soffio dentro un corno, il suono che ne uscì fu un tono basso che riecheggiava fin dentro le case dei contadini, faceva accapponare la pelle.
Era il segnale, il passaggio era sicuro, il grosso del esercito poteva muoversi.
vestiti come si conveniva a un soldato semplice del nord. Un abito in cuoio spezzato da una larga cintura, sulle spalle una pelliccia di lupo per le stagioni di pioggia o di orso per la stagione del freddo. Nessuna corazza solo un elmo borchiato e pesanti stivali rinforzati sui polpacci.
Le armi come da tradizione erano uguali per tutti. Un grande scudo di legno massiccio era legato sulle spalle, sul dorso dello stesso due asce incrociate. Guerrieri conosciuti per la loro tempra d acciaio e il loro furore sul campo di battaglia, non avevano bisogno d altro.
I primi a procedere erano uomini con addosso un tamburo, colpendo con lo stesso ritmo davano il tempo a quella macabra sfilata.
Seguiva il corpo dei corazzieri che precedevano il Re che si muoveva a dorso di un grosso alce nero con i palchi delle corna enormi. Al suo fianco sul carro reale sua moglie la Regina , esile donna e albina. Subito dietro i contabili e i consiglieri di corte e la servitù con tutto il necessario desiderasse un Re che si muoveva a guerra.
Poi veniva il resto del esercito con in testa la cavalleria, le truppe a piedi a seguire e in fondo la temuta retrovia del nord.
La colonna si arrestò in quello che doveva essere il centro del villaggio.
I tamburi smisero di suonare, un corazziere urlò. “C’è nessuno, c’è nessuno” non si sentì altro che il silenzio.
“Gron vecchio caprone mai nessuno ti risponderà. Saranno rintanati nelle loro case a cagarsi addosso”
Sentenziò la Regina facendo capolino con la testa tra le tende del carro.
“Moglie credo che tu abbia proprio ragione. Da quanto tempo siamo in viaggio” ordino il Re a un servo dietro il carro.
“Mio Re da tre settimane e due giorni”
“Quasi un mese e già non ne posso più di sentire quella strega sputa sentenze. Loki, bussa alla prima porta e se devi usa la forza per portare fuori uno di questi cani”
Loki generale delle truppe del nord è fidato compagno di Gron obbedì smontando da cavallo. E avvicinandosi alla prima costruzione. Non si diede neanche il fastidio di bussare, sfondò la porta con un calcio e ascia in mano entrò. In un angolo del unica stanza erano rintanati un padre una madre e i loro due figli. Di Loki era conosciuta solo la sua crudeltà, senza proferire una parola prese l uomo quasi sollevandolo da terra, lo getto come immondizia sulla strada facendoli affondare il volto nel fango.
Aveva piovuto per giorni in quella regione ad est, in quel momento aveva smesso ma le nuvole erano minacciose e questo metteva dì malumore Gron.
Il contadino tirandosi su si ritrovò contro il muso del alce, ne poteva sentire il calore del respiro.
Il Re senza guardarlo in faccia gli chiese. “Sai chi sono io verme? Ho viaggiato per quasi un mese lasciando il mio incantevole regno per venire fin qua giù in questa latrina. Per quanto dovrò viaggiare per raggiungere l altopiano del valico di Drak”
L uomo guardava il fango troppo intimorito per alzare gli occhi. Ci volle un mal rovescio di Loki per spronarlo a parlare.
“Tu, tu sei Re Gron di Kaalalit. Sei quasi arrivato mio Signore. L altopiano e a due ore da qui seguendo il sentiero a nord-est. È un viaggio comodo senza intralci se non il fango, le strade son ben battute.
“Bene , molto bene. Loki fa venire una staffetta “ Il generale fece un cenno, un soldato a cavallo si staccò e si presentò davanti al Re.
“Si mio Signore ““Prosegui in fretta verso nord-est vai ad annunciare alla Leonessa il nostro arrivo”
“Si mio Re” il soldato parti spedito con quel semplice ordine.
“Loki comanda un gruppo di uomini fidati a perlustrare i boschi che costeggiano il sentiero. Non dovrebbero esserci problemi ma siamo vicino al confine meglio essere cauti”
“Ai tuoi ordini Sire”
“Quanto a te verme ho un ultima domanda. In questo villaggio ci sono Sinti?”
“Sinti? Certo che si, siamo una comunità mista che lavora e prospera senza problemi “
“Qua ti sbagli amico mio il problema esiste. Non c’è più spazio per i Sinti ad Elisianbeth, non c’è più spazio per i Sinti nel mondo”
A quelle parole il Re fece balenare nel aria una doppia enorme ascia e con un colpo mozzò di netto la testa al contadino facendola rimbalzare fino all ingresso della casa. La moglie e i figli cominciarono ad urlare come se avessero il fuoco dentro. Un gruppo di soldati si staccò per andare da loro e finirli barbaramente.
Il Re urlò forte che tutti potessero sentire l ultimo comando.
“Date ordine alle retrovie di saccheggiare e radere al suolo il villaggio, oggi non facciamo prigionieri”
La marcia del corteo riprese verso il sentiero a nord-est mentre la paura è l angoscia s
impossessò degli abitanti che cominciarono a uscire di casa come topi in cerca di un improbabile via di fuga.
La Regina uscì dal finestrino ancora una volta , osservando il corpo del contadino ancora inginocchiato ormai senza testa sentenziò.
“Hai visto si era sicuramente cacato addosso” Rise indicando il fumo che usciva dai calzoni del uomo decapitato.

HATERS AMICI MIEI: Per una volta lo diciamo fuori dalle righe….

Europa unita, stelle brillanti sullo sfondo Blu come il cielo! … un paio di palle.. ops prima riga saltata.
Recovery Found fa esplodere la discussione tra Stati uniti sotto la bandiera Europea, anche se la realtà dei fatti ci sta insegnando Che di unità ce n’è davvero poca. Poiché si sono svegliati i Frugali! Sapete chi sono? Piccoli paesi dell’Unione che tutto sommato odiano Italia e Spagna e la Merkel che spalleggia questi ultimi. Quei paesi che nel mercato europeo versano 500 euro scarsi procapite e ne ricevono 5000 sempre procapite…. minchia però e parlano? .
Passino gli austriaci che del mondo intero hanno sempre capito poco, che se non fosse stato per i Turchi ai tempi, sarebbero una piccola regione tedesca. Anche se lo sono diventati col tempo, solo un po’ più nazisti…
Se invece incontrate uno svedese o un olandese o un danese, già così sembra una barzelletta. Semplicemente ricordategli che se le loro donne hanno e hanno sempre avuto il sorriso, lo devono a noi italiani….I tedeschi L hanno capito e guardate come vivono più rilassati…. e con questo saltano anche la seconda, la terza e la quarta riga.

Mi faccio solo una domanda, ma questi esseri superiori, hanno ben chiaro che facendo così forse stanno dando ragione ai sovranisti tanto bistrattati? Chiedo per un amico….

Torniamo al nostro bel paese? L’altra sera guardavo il Tg e una notizia in particolare ha colpito il mio interesse. Per una volta son grato che non sia per via del Coronavirus. La protesta violenta dei NoTav in val di Susa. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Anzi questa programmata e annunciata come protesta violenta. Come se questo tipo di azione sopratutto in Italia abbia mai portato riscontri. Che ci si aspetta dalle forze dell’ordine applausi e lanci di petali di Rose?

Io mi sono fatto un idea. A me pare che della Tav ai manifestanti non gli interessi proprio un cazzo, ma che sia solo uno strumento da utilizzare quando fa comodo.
Farlo pochi giorni prima del 20 Luglio è un caso? Nel giorno dove si ricordano i fatti di Genova, del G8?
Uno Stato che ha usato la mano violenta contro i manifestanti senza motivo. Estremisti che hanno usato la mano violenta contro una città e i manifestanti senza motivo.

A Genova sono morti due ragazzi, Carlo in tutti i sensi mentre manifestava a modo suo… e NO non era un ragazzo come me! Non avevo i suoi ideali e la sua “passione” e lui non aveva i miei. Non è un Martire per me, non era nella posizione di esserlo quel giorno.
Era solo un povero ragazzo, morto ammazzato senza volere.
L’altro a essere ammazzato e il giovane Carabiniere che ha sparato, nell’animo quella giornata non la dimenticherà mai. Nella Jeep di servizio tutta scassata, chiusa in un angolo, un ragazzo con un estintore in mano. La paura folle e quel maledetto grilletto!

Forse Genova dovrebbe ricordarci in memoria di Carlo e del Carabiniere, non chi incolpare e combattere, ma cosa non fare pur di evitare inutili violenze. Usando la ragione è l’intelligenza di un corteo che canta e marcia.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

X
Il gruppo si trovò davanti a uno strano scenario. Un panorama che sembrava non avere una fine, in una distesa di prati e colline verdì smeraldo. Il giorno e la notte si dividevano il cielo colorando di tonalità indescrivibili il loro incontro.
Al centro di quella visione un casale povero di eccessi, fumava dal camino come fosse un vecchio disteso con la sua pipa.
“Incantevole “ proclamò Manû che con la propria mano stretta a quella del suo amato, osservava con cura quello spettacolo.
“Dove ci troviamo Maestro” “Nel faggio naturalmente”

La voce non era del Maestro. Davanti a loro sbucato dal nulla si presentò un anziano signore. “Certo dove se no” ribatte Evelyn sarcastica.
L anziano colpi la navigatrice sulla punta del piede con il bastone che usava per reggersi in piedi.
“Piccola impertinente. La lingua pronta e veloce più della spada. Da quello che mi hai raccontato Coman lei deve essere la navigatrice”
Sorridendo il vecchio affondò un altro colpo sul altro piede, costringendo Evelyn a prostrarsi a terra dal dolore.
Abiss appena la vide a terra ebbe l impulsò di accasciarsi di fronte alla ragazza porgendoli la mano in un atto gentile. Ella lo guardò con disprezzo e in un men che non si dica si rialzò in piedi lasciando il povero Abiss a quattro zampe sotto di lei.
L elfo pacato della coppia tirò dalla manica il Lord con pacche sulla schiena per confortarlo, mentre il compagno minacciava Evelyn con gesti da rissa.
“Chissà magari ho fatto tutto questo per dare adito alla mia previsione” disse il vecchio.
Dareh vedendo che Evelyn era stata schernita da quel anziano signore sorrise di gusto. Non l aveva mai vista in difficoltà e ne stava gioendo senza nasconderlo troppo.
“Oh Benedetto ragazzo, gioire per le disgrazie altrui”.
Il vecchio era alle sue spalle. Ma come e quando era arrivato la , possibile che nessuno si fosse accorto di nulla.
La risposta a quei pensieri fu una bastonata sulla testa.
“Uno stregone? Un navigatore? Un visionario? Un Bianco . Cosa sei Benedetto ragazzo”
Gli passò la mano su braccio sinistro. Il tocco era lieve ed emanava un calore energetico.
“No, di sicuro non sei un braccio del Diavolo” Dareh massaggiandosi la testa sul punto dolente si voltò verso Manû che stava ridacchiando sotto i baffi. Sottovoce disse:
“Strano, le stesse parole usate da me” chiuse la frase con una carezza sul viso del ragazzo.
Il vecchio come nulla fosse ignorò i ragazzi e si incamminò verso il casale.
Il gruppo rimase di sasso aspettandosi chissà quale spiegazione.
“ Allora Coman vi muovete? Lo sai che lei odia aspettare”
Il maestro visibilmente divertito fece cenno con le mani come ad invitare ad accomodarsi.
Quel vecchio non era strano solo nel comportamento. Era vestito solo di un gonnellino di cuoio ricamato a dovere da quelle sembravano glifi o rune. Calzari con lacci intrecciati fino alle ginocchia. I capelli erano raccolti in una lunga treccia grigia che partiva dal centro, il resto del capo era liscio come un sasso.
Un bracciale d oro ad ogni polso chiudevano da ambedue le parti un tatuaggio di un serpente che ricopriva per intero le braccia.
L andatura pacata che conviene ad un anziano, sorretta da un lungo bastone ornato da colorate piume.
Nonostante la presunta età la pelle era tirata di un rosso terra ,lucente alla luce.
Arrivati sul uscio del casale il vecchio lanciò il bastone in aria. Con grande sorpresa di tutti esso si trasformò in una grande aquila che prima di toccare terra la videro volare veloce verso le colline in lontananza.
“Tutte le cose a noi care hanno un anima, sta a noi farle fiorire”
Sparì dietro la porta lasciandola spalancata.
All interno si ritrovarono in salone spazioso e pulito. Notarono una grande tavolata apparecchiata di stoviglie , bicchieri e brocche. Ai loro occhi si presentò un anziana signora corpulenta. Viso affabile e capelli grigi raccolti in una cipolla sopra la testa.
“Coman figliolo, sono felice che tu sia riuscito a tornare” Abbracciò il maestro con veritiero affetto.
“Benvenuti anche voi ragazzi e Gentiluomini “ distribuendo lo stesso abbraccio.
“Prego sedetevi sarete sicuramente stanchi e affamati” dicendo questo si avvicinò con aria più seria a Coman. “Se sei qui vuol dire che è tutto cominciato come previsto”
Coman si limitò ad alzare le spalle allargando le braccia.
“Oh Chua vecchio serpente a sonagli. Ritorna la voce a Coman”
L anziano già seduto su un ceppo di fianco al camino rise di gusto , tossendo il fumo di una lunga pipa.
“Va bene va bene vecchia megera” con un cenno della mano modellò il fumo formando una barca che fluttuando nel aria attraversò il salone finendo la sua corsa sul volto di Coman.
In un respiro profondo il maestro assaporò il dolce fumo al sapore di ciliegio.
“ Grazie Mio Signore” disse Coman “ Saggia Beatrix purtroppo è tutto come previsto. Tutto è cominciato”
“Per tutte le barbe degli gnomi, non mi aspettavo così presto” borbottò l anziana signora.
“Ora accomodati anche tu Coman, l’essere stanco e affamato varrà anche per te. Avremo tutto il tempo per parlarne “
Tutti e nove si sedettero attorno al tavolo, di certo si era fatto sera, anche se li il tempo non aveva una logica la giornata era stata lunga e sorprendentemente pericolosa. La stanchezza come la fame si stava facendo sentire.
“Non siate timidi e servitevi , vi sentirete meglio”
I ragazzi e Coman ringraziarono. Abiss si limitò a guardare Apricott seduto di fronte a lui. Azzardò sperando di non farsi sentire “Albert i piatti, sono vuoti”
Apricott era stupito quanto lui non seppe cosa dire.
Coman venne in aiuto dei due uomini “ dovete immaginare il cibo che a voi più vi aggrada, il piatto si riempirà di ciò che più desiderate” Abiss chiuse subito gli occhi. Davanti a lui apparve un grosso prosciutto dì cinghiale, fumante e profumato di spezie. Eccitato prese la brocca spiando al suo interno, la vide vuota. Immaginò il miglior vino del regno di Elisianbeth. Nel bicchiere mesceva quello che per lui era l elisir migliore al mondo. “Se la magia fosse collegata solo al cibo Lord Abiss Probabilmente sareste uno degli stregoni più potenti” lo scherni Coman.
Abiss si gettò a capofitto sul prosciutto afferrandolo tra le mani. Incrociò lo sguardo di Evelyn. Si diede più in fretta possibile un contegno. Cominciando ad usare le posate e a tagliare piccoli Bocconi di carne. La ragazza alzò gli occhi al cielo scuotendo la testa, scaturendo l ilarità della tavolata.
Il vecchio Chua a sorpresa si sedette direttamente sul tavolo di fronte a Apricott. Le gambe incrociate a pochi centimetri dal nobile.
“ Posso capire il tuo compagno, ma in te c’è della magia da stregone, avresti dovuto sapere”
“Mi spiace mio Signore , la mia magia non è così potente come crede il Maestro Coman”
Rispose Apricott con lo sguardo rivolto alla minestrina comparsa nel suo piatto.
“Hai ancora un gran mal di testa”
“Si…”
“ Non sono il tuo Signore o almeno non più. Comunque il tuo mal di testa è interessante Albert Apricott”
Si alzò e continuando a camminare sul tavolo andò verso la porta.
“Oggi ho voglia di una notte stellata . Vi attendo fuori dobbiamo parlare di molte cose” uscì e all improvviso un profondo buio calo al esterno del casale.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

IX

Coman si era accomodato ancora sotto l anziano faggio.
Dareh questa volta aveva preso le distanze. La daga in mano, continuava a molestare un piccolo cespuglio. Il pensiero e la preoccupazione per Manû ora erano diventati la cosa più essenziale. Più di Elfi, Lord e morti.
Mentre Abiss cercava di stare alla larga dei due elfi che avendo capito là particolare ingenuità del uomo continuavano a tormentarlo in un sadico divertimento, Albert Apricott restava in silenzio seduto su una radice di fronte al Maestro.
“Vi aspettavo in serata come d accordo. Cosa è successo”
Apricott ci mise un po’ a riordinare le idee. Ciò che era accaduto non aveva spiegazioni.
Pensava che il Maestro volesse vederlo per una delle solite lezioni e non aveva dato troppo peso al suo invito. Ora però aveva l impressione che quello strano uomo sapesse o si aspettasse tutto.
“ una normale giornata di corte si è trasformata in un inferno. Ecco cosa è successo”
“Ho bisogno di sapere Albert” Coman gli si avvicinò rimanendo in piedi davanti a lui.
“Sono stato condannato a morte per tradimento. Hanno scoperto quello che facevo con le vostre tribù “
“Mi pare non sia più rilevante ormai questo”
A quelle parole ad Apricott gli scappò un sbuffo irrisorio.
“Va avanti Albert, perché vi è necessitato l uso del cristallo”
Tenendosi la testa tra le mani l uomo iniziò a raccontare l accaduto.
“Ero in privato con Diana in una stanza segreta. Mi ha donato una via di fuga, non riusciva a vedermi morto”
Si trattenne qualche istante. Sentiva il magone salirli in gola.
“Quando mi sono congedato e stavo allontanandomi il Sovrintendente ha fatto irruzione con la guardia reale. Diana è stata presa di forza, poi non so spiegare cosa sia avvenuto. È stata sommersa da sangue e da una strana pellicola per poi rinascerne senza un lamento. Nuda. Gli occhi non erano più i suoi, credo sia morta Maestro”.
Coman rimase pensieroso ma non turbato.
“Mmmhh il Semane Ghenou. Si mio caro amico Diana potrebbe essere morta”
“ E quella che ho visto rinascere?”
“ il Semane Ghenou è un antico incantesimo, sono magie che necessitano di un patto di sangue. Ciò che hai veduto è un fantoccio, un demone. Legato a chi l ha evocato.”
Il maestro andò su e giù accomodando il mento sulla mano.
“Il Sovrintendente è sicuramente l evocatore. Ha prima inquinato la mente della Leonessa per poi farne un suo fantoccio. A quale scopo però. Comunque è sicuramente più potente di quello che pensassi”
“C’è altro maestro. Il grosso dell’esercito di Elisianbeth è al confine della Sinturia. Stanno attendendo Re Gron dal nord per poi attaccare”
“Gron ubriacone mercenario. Be con la caduta della Gilda dei Saggi come prossima mossa è quello che avrei fatto anche io. Ma perché anche le truppe di Kaalalit .
“Dio questo mal di testa” esclamò Apricott.
“Mal di testa? Albert dimmi la Regina ti ha prestato attenzione mentre subiva l incantesimo?”
“ Mi è parso per un momento che mi stesse guardando. Si”
“Interessante “

Abiss s inoltrò poco più avanti seguendo dei cespugli di more. Il suo sempre agguerrito appetito lo stava tormentando. Si ritrovò da solo, finalmente era riuscito a seminare quei maledetti elfi.
Udì un frastuono di rami spezzati, alzò lo sguardo e vide due figure a breve distanza cadere a peso morto sul terreno a pochi metri da lui. Cercò di mettere a fuoco i soggetti.mentre allungava il collo una ragazza gli piombò davanti. Cadde leggiadra ed elegante sulle gambe. Rimase bloccato da tanta bellezza.
La ragazza estrasse velocemente un pugnale dalla cintola puntandolo alla gola di Abiss.
“Chi sei “ Disse
“Bellissima”
“Chi sei ho chiesto” urlò Evelyn di rabbia.
“Mi, mi chiamo Abiss Lord”
“Abiss Lord?” Premette il pugnale con più forza.
“Lord, Lord Abiss di Elisianbeth “
“Un Elisian. Cosa ci fai qui”
“Io,io ecco….” Abiss gettò le more raccolte sul viso della donna. Sperando in una patetica confusione cercò di tornare da gli altri correndo sulle sue piccole gambe.
Evelyn sbuffò irritata pulendosi il volto e si mise a ricorrere quel paffutello damerino.
“Albeeeert,Maeestro” urlò Abiss
Evelyn stanca di correre raccolse un sasso da terra, prese la mira e lanciò alla testa del Lord.
In un vortice grigio improvviso un uomo alto da gli occhi azzurri ghiaccio e i capelli lunghi e biondi con le orecchie a punta. Si parò tra il sasso e Abiss . La corazza dorata attutì il colpo. L uomo estrasse una sciabola con strane incisioni sulla lama.
“Fermò” si sentì urlare.
Coman arrivò di corsa seguito da Dareh e Apricott. Si rivolse a quello strano personaggio comparso dal nulla.
“Ora calmo, è amica”
Il cavaliere scomparve all istante , tramutandosi in un essere grigio e piccolo, con le orecchie a punta e il mento allungato.
“Lord Abiss credo ti sia fatto un amico. Addirittura la trasfigurazione “
Abiss assunse un aria fiera. Anche se per tutti i presenti era chiaro che anche lui non avesse capito nulla.
“Evelyn che gioia rivederti” continuò il maestro.
“Maestro per una volta vale anche per me”
“Sola?”
Dareh fremeva e guardava con ansia la giovane Eiyu.
“No ci siamo tutti. Ometto la tua dolce metà starà vomitando l anima. Non ha mai voluto esercitarsi con il teletrasporto “
Dareh corse veloce verso Evelyn superandola senza darle retta.
“Comunque sto bene anche io, razza di bifolco”
Coman abbracciò Evelyn.
“ sei una grande Navigatrice “
“ E combattente” aggiunse lei.
“Maestro il ciondolo mi spiace”
“Dopo, dopo cara ragazza ora dobbiamo andare”
Manû si stava pulendo la bocca con il dorso della mano quando lo vide arrivare.
Gli si buttò addosso piangendo. Incominciò a baciarlo senza smettere un attimo. Dareh! Il suo Dareh.
“Scusate non vorrei interrompere “
“David” Dareh dalla felicità abbracciò anche lui.
“Non vorrai baciare anche me spero”
“Grazie capitano, grazie”
“Dovrai ringraziare anche Evelyn” disse Manû.
“Lo farò “
“Davvero?”
“No”
“Fallo è stata grande”
Dareh la guardò. La strinse ancora a se e la baciò.

Arrivò Apricott a interrompere quel momento tanto romantico.
“Il maestro ci attende tutti davanti al faggio”
“Chi è “ chiese David.
“Ancora non ho capito bene. Un lord di Elisianbeth, un conoscente del maestro”
“Bene ora che ci siamo tutti possiamo andare”
“Dove “ chiese Dareh.
“Dove ci saranno le risposte alle vostre domande”
Coman si avvicinò al vecchio faggio.
“Forza entrate dentro l albero”
Tutti lo guardarono stupiti.
“Ancora vi fate domande su Coman?”
Evelyn guardò tutti e si avvicinò al tronco. “Maledetto Sinto”
Fece un passo e sparì.
A uno a uno ancora perplessi si avvicinarono gli altri.
“Lord Abiss, Manû. State tranquilli non è teletrasporto “
Ridacchio il maestro. Ora erano entrati tutti.
Coman si voltò verso il bosco. Due occhi rossi lo fissavano. “Sei arrivato di nuovo tardi”
Entrò nel faggio che sparì alla vista, mentre un dardo infuocato attraversava la materia esplodendo in un incendio.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

VIII

Coman e Dareh si addentrarono nel bosco nella direzione da dove erano sbucati i Bianchi.
Dareh seguiva il maestro a breve distanza senza proferire parola.
Osservava l anziano Eiyu. La sua calma in ogni gesto tra i rami e rovi, la delicatezza del passo sulle foglie cadute. La naturalezza nel assaporare quel silenzio assordante privo di ogni logica umana.
Coman si arrestò davanti a un faggio dal tronco bianco che Dareh riconobbe subito nello stesso albero a lui comparso nella radura.
Il Maestro si sedette sul sottobosco appoggiando schiena e spalle al vecchio tronco. Dopo un lungo respiro fece cenno al ragazzo di accomodarsi al suo fianco. Dareh accettò, si sedette e cinse in modo infantile le braccia intorno alle gambe raccolte.
“Ragazzo mio ancora pochi istanti e avrai le tue meritate risposte”
“Va bene Maestro. cosa aspettiamo”
“Chi aspettiamo vorrai dire”
Sorrise allo stupore di Dareh. Chiuse gli occhi come a riposare.
Alle loro spalle si sentì un tonfo e il rumore di rami spezzati. Dareh scattò in avanti , la daga in mano pronta.
Dietro di lui Coman gli appoggiò la mano sul braccio armato.
“Non essere avventato aspetta”
Fece un lungo fischio, leggero e soave.
Dalla sua veste uscirono due figure grigie, potevano arrivargli massimo alle ginocchia. Le orecchie a punta e il mento allungato.
Non erano reali pensò Dareh mentre li fissava con stupore.
“Maestro ma quelli sono…”
“Elfi”
“Elfi, allora..”
“Esistono”
I due Elfi cominciarono a stuzzicarsi tra di loro finché uno non si rivolse a Dareh pronunciando in una lingua incomprensibile qualcosa che sembrava ostile.
“Calma” intervenne il maestro
“Andate a vedere chi è arrivato e tu” indicando l Elfo su di giri.
“Mi raccomando mantieni la calma”
L Elfo brontolò mostrando il pugno a Coman per poi avviarsi saltellando tra una radice e l altra con il compagno.
“Hanno un carattere avverso avvolte ma sono dei bravi ragazzi in fondo”
Dareh riuscì a fare solo un cenno col capo ancora senza parole per quello che aveva visto.
Non si poteva parlare di atterraggio ma di una vera e propria caduta. E per niente piacevole soprattutto per il fatto che Abiss atterrò con tutto il suo peso su di lui.
Lo stesso grassoccio Lord ci mise un po’ ad alzarsi per liberare Albert Apricott da quella stretta soffocante.
I due ancóra intontiti si misero sulle gambe tremolanti.
“Come ti senti” chiese Abiss.
“Diana” fu l unico pensiero che riuscì a formulare in quel momento.
“Già la Regina, era nuda”
“Abiss cinghiale troppo cresciuto è l unica cosa che hai notato?”
“Ma era nuda ti sembra normale?”
Apricott alzò gli occhi al cielo.
“Tutto questo ti sembra normale?”
Si guardò in giro. Aveva un cerchio alla testa insopportabile, diede la colpa a quel cristallo infernale e alla sua magia.
“Secondo te dove siamo Abiss”
“In un bosco”
“Questo lo vedo anche io”
Si allontanò qualche metro per cercare un punto di riferimento.
Abiss pensò a pulirsi la veste nera dal fogliame quando all improvviso un rumore di passi catturò la sua attenzione . Due mostriciattoli grigi si stavano dirigendo verso di lui.
Abiss era una persona intelligente e dotata, sicuramente non era ricordato per il suo coraggio.
Terrorizzato cominciò a indietreggiare chiamando a gran voce il compagno.
“Albert, Albert”
“Fai un attimo silenzio Abiss devo concentrarmi” “Albert guarda”
Apricott si voltò per redarguire l amico quando le parole gli si fermarono in gola.
“Cosa Diavolo sono “
“Non ne ho idea ma sono orribili”
I due indietreggiarono mentre le due creature non curanti avanzavano.
D un tratto Abiss scivolò sulle foglie umide ruzzolando tra le radici degli alberi, trovandosi con la pancia in su.
I due presunti assalitori con tre balzi agili e veloci gli furono subito addosso.
Ora Abiss ne aveva uno per lato della testa, sentiva crescere in lui una crisi isterica. Cominciò ad urlare e piangere.
Mentre uno dei due pareva ridere di gusto a quella scena non fece caso ad Apricott che corse in aiuto del amico cogliendo l aggressione di sorpresa. Sferrò un calcio con tutta la forza che aveva.
Quest ultimo fece un volo di qualche metro atterrando sulle ginocchia in un lamentarsi di versi.
L altro essere fece cenno con le mani come per calmare l uomo. Apricott tentennò nel colpirlo e come se quello strano mostriciattolo volesse comunicarli qualcosa.
All improvviso un urlò agghiacciante proveniente dal essere colpito distolse l attenzione di Apricott. Il maledetto si era ripreso in fretta , con un balzo si gettò verso il Lord con la bocca spalancata e la fila di denti aguzzi e fitti in bella mostra.
Alle sue spalle una mano veloce intervenne. Prese al volo la bestiaccia per il collo cominciando a sballottolarla a destra e manca. “Ti avevo detto di restare calmo stupido Elfo” “Elfo?”
“Si, creature curiose non credi?. Ben arrivati signori”
“Maestro Coman” Apricott fu sollevato nel vederlo. Con un gesto Pacifico della mano Coman li diede un segno di conforto.
“Abiss stavi riposando?come è andato il viaggio” Abiss si rialzò a fatica, era già la seconda volta quel giorno.
“Tutto bene Maestro grazie”
“Sicuro Lord Abiss? Ti vedo alquanto pallido” “Sinceramente, in realtà…”
Si piegò in avanti e vomito sugli stivali di Apricott.
“Abiss buon Dio, che schifo”
Il Maestro rise di gusto.
“Albert purtroppo è uno degli effetti del teletrasporto “
“Scusa Albert” disse Abiss mentre riprendeva colore.
“Dareh, vieni qui” chiamò Coman.
“Lui è un Eiyu , ancora un cadetto per il momento. Ragazzo loro due sono Lord Apricott e Lord Abiss di Elisianbeth. Per ora vi basti questo”
I presentati si salutarono con un cenno del capo ancora schivi è ancora all insaputa di ciò che stava accadendo.
“Ora andiamo, aspettiamo gli ultimi. Poi dovremmo muoverci in fretta. Non è sicuro restare qui.

HATERS AMICI MIEI

Ora Tocca a noi… E come chiuderebbe Amleto, “Questo è il Problema “

Come sempre ormai negli ultimi anni Luglio è il mese dove l’Estate esplode in tutta la sua forza, cioè Caldo Torrido e Zanzare!
Non temete arriverà anche Agosto con le sue piogge torrenziali a coglierci di sorpresa, perché noi abitudinari testardi partiremo in villeggiatura proprio in quei giorni.
Anche se l’Estate 2020 non è la solita stagione di abbronzatura e amori in spiaggia, già le note e funeste gesta del Covid hanno e continuano a cambiare le nostre amate abitudini.
Continua sopratutto, poiché al contrario di quello che dice la comunità scientifica (italiana) il virus nel mondo Non è sparito e sopratutto non è scomparsa la sua carica virale. Sebbene in Europa la cosa pare al momento sotto controllo, nel continente Americano come in quello Asiatico i numeri stanno raggiungendo cifre assurde!

L’unico a proclamare una una giusta dose di calma, proponendo lo stato di emergenza fino al 31 Dicembre, è il Premier Conte. Assalito in tutti i sensi dalle opposizioni, ma anche da quella finta maggiaronza che abbiamo al governo. Pensate che perfino la Lombardia ha deciso di togliere l’obbligo delle mascherine…all’esterno… mi raccomando!

Ciò che però contesto, sono le modalità. Insomma giusto imparare a convivere con questo virus, giusto proclamare calma. Poi però riapriamo a sbarchi clandestini, non tanto per gli sbarchi di per se, ma quanto alla filiera di controlli ed eventuali quarantene che sistematicamente saltano. A pari merito la stessa questione va segnalata per il turismo proveniente dai paesi esteri. Stesse modalità… un po’ lascive…..

Però, però ora non è il momento. Adesso c’è da pensare al lodo Benetton e ad Autostrade. Dal più grande al più piccolo, tutti ci si stanno buttando a capofitto.
Tanto i calcetti gli abbiamo riaperti, le discoteche quasi e la scuola? Va be c’è tempo mica è IMPORTANTE!

Adesso tocca davvero a noi Signori. A meno che qualcuno non abbia nostalgia delle belle cantate dai balconi…..

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

VII

Buio e odore di muffa. I cunicoli dei sotterranei non potevano offrire uno scenario differente.
Entrarci era stato alquanto semplice. Mentre Evelyn teneva occupati gli ultimi Bianchi, David usando quella poca magia non intaccata dal alito del Diavolo creò una apertura sulla pavimentazione. Una volta dentro la fecero saltare.
I sotterranei erano cunicoli e volte districati per tutta la cittadella. Erano tanto stretti da dover costringere i ragazzi a procedere in fila. Manû guidava il gruppetto andando spedita e sicura.
“Manû come fai a essere certa di dove sei diretta”
Gli chiese David
Evelyn ridendo rispose per l amica.
“Chissà quante volte con Dareh ha percorso queste vie”
La giovane navigatrice ebbe giusto il tempo dì abbassarsi per evitare la sfilettava di energia lanciata da Manû.
“Nervosetta. Comunque dove ci stai portando”
“Siamo arrivati”
Manû si fermò in un piccolo spiazzo dove le volte formavano un piccolo incrocio a quattro vie.
“Quale cunicoli prendiamo ora” chiese David mentre controllava con circospezione le entrate.
“Nessuna siamo sotto il refettorio del Accademia”
“Siamo sotto l Accademia ?” Disse Evelyn guardando verso l alto.
“David intese le intenzioni di Manû.
“Ma certo il refettorio è collegato con le mura della cittadella. La vetrata sud affaccia direttamente sul bosco di faggi.”
“Esatto, con Dareh usavamo spesso questa via” con un gesto della mano la strega aprì nella parete quello che sembravo un antro, la luce del sole innondó i ragazzi.
“Quindi” prendendo la parola Evelyn. “Noi usciamo da questa via di fuga e dopo?”
“Tu con il tuo teletrasporto ci porti via da qui”
“E per andare dove” chiese Evelyn.
Manû fece spallucce a questo non aveva pensato.
“Credo di avere la soluzione a questo” le interruppe il ragazzo .
“Il maestro mi ha mandato qua per una piccola missione. Una volta fatto avevo l ordine di recuperarvi e allontanarci dalla cittadella.”
Mostrò un cristallo di luce bianca che stringeva in un pugno.
Evelyn rimase di sasso. “Un ponte di cristallo”
Manû guardò quello strano oggetto con curiosità. L amica la tirò per un braccio.
“Non essere troppo ammaliata. È un oggetto di magia antica che ha un prezzo salato da pagare”
I ponti di cristallo erano passaggi rapidi e veloci. Il cristallo veniva riempito di arte magica del teletrasporto. Una volta frantumato il cristallo l arte navigatrice fluiva nello spazio e nel tempo arrivando a destinazione.
Quello che Evelyn sapeva al contrario dei compagni e che l arte magica veniva estratta direttamente dai navigatori. Più ne veniva estratta dal soggetto più quest’ultimo si indeboliva fino ad arrivare alla morte.
In un passato remoto molti navigatori vennero perseguitati per i ponti di cristallo.
“Va bene che aspettiamo allora”
“Aspetta il maestro aveva a dato anche a me una missione” Evelyn tornò a guardare verso l alto.
Manû diede un colpetto all amica. “Allora?”
“Dovevo prendere un ciondolo”
“Un ciondolo?”
“Si, in camera tua”
“Cosa?”
“Sentite ragazze è così importante recuperarlo? Non credo sia salutare entrare nel Accademia ora”
“Lo era per Coman” disse a denti stretti Evelyn.
“ va bene, dobbiamo restare uniti e in contatto mentre frantumiamo il cristallo”
Evelyn abbracciò a se Manû cingendola forte per i fianchi.
“David tieniti pronto quando salteremo fuori frantuma il cristallo”
Saltrono fuori usando il passaggio dei due amanti, la luce del sole li inghiottì, una luce accecante. Poi il nulla.