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HATERS AMICI MIEI: Certi Amori Ritirnano…

C’è quella strana sensazione, quella voglia di urlare alla vittoria. La tenacia di dover uscire per forza da questa Epidemia in ogni modo. È chiaro che il nostro modo di pensare e di agire sia stato sconvolto nei fatti e nelle azioni di tutti i giorni. Intanto il Virus, incurante bussa alle nostre porte. “Ehi guardate che io ci sono ancora.” Dura da digerire, forse talmente tanto che la soluzione migliore è girargli le spalle e far finta di nulla….

Cosi come per incanto, tornano a bomba vecchi “Amori e scontri” che caratterizzano il nostro medio pensiero nazionale. Già perché quelle che sembravano felici Unioni, (strane) ora (ri)- cominciano a vomitarsi addosso di tutto. Ma tanto noi “mediani” abbiamo altro a cui pensare, magari capire dove andare in vacanza….

C’è un Zingaretti che attacca proprio tutti. Puntando il dito sul centro destra , reo di essere un regime Nazi-Fascista. Storia ormai che stufa, certi fantasmi vengono rispolverati solo per far propaganda, per far smuovere quelle menti ancora legate a filo doppio a eroici partigiani ecc ecc (che poi …). C’è sicuramente una stupidità di pochi a destra, ma arrivare a etichettarli fascisti sembra esagerato. Anche perché se poi difendi Regimi tipo in Venezuela sei davvero così tanto distante da chi additi con tanta foga? Certo che la sinistra italiana sta avendo la sua Primavera araba, nell’attacco mediatico finiscono dentro anche i Pentastellati, ormai per molti scomparsi e addirittura il Premier Conte con il suo “Governo Immobile”.
Più che Zingaretti mi è sembrato un Salvini senza barba…(anche se forse, l’unica differenza è proprio la barba)

Tutto mentre il centro Destra continua nel suo tentativo di sfondare con il “palco”. Accusando la sinistra di far affondare il paese. Mentre anche per loro Conte è il suo “Governo Immobile” dovrebbe cadere al più presto. Portatore della giusta rabbia è stata scelta la Giorgina, con la sua femminilità ormai persa in antri oscuri.
Più che Meloni, mi sembrava un Zingaretti senza tette.

A dire la verità sembra di stare in una vera e propria campagna elettorale. Dove chi ambisce al potere sta dando per scontato la vita quotidiana, con i rischi annessi del proprio popolo. Dando piccoli contentini, come il calcio o le vacanze. Mentre i piccoli fuocolai del Virus aumentano, ma tanto sono piccoli! (Anche Lodi era piccolino).

Proprio vero certi amori ritornano, più forti di prima… nella loro stupidità!

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

V
Il silenzio era piombato sulla radura. Dareh si sentiva soffocare dal imbarazzo.
Coman gli si avvicinò con calma confortevole. “Maestro ognuno di voi precettori ci ha sempre messo in guardia su eventuali legami sentimentali tra noi Eiyu, ma è sempre stato un consiglio non una regola.”
Il ragazzo riuscì ad alzare lo sguardo “ io ho scelto di seguire il vostro consiglio, ciò di seguire quello che provavo dentro di me”
“ Dareh, non ho mai visto come un ostacolo i legami sentimentali. Il vostro amore ha radici ben più profonde di quello che pensi”
Il ragazzo sorpreso da quella risposta ora guardava il suo maestro con dichiarata
incoscienza, cercava in quella figura tanto pacata una risposta a quelle strane parole.
“Ahahaha Dareh la comprensione di tutto arriverà a tempo debito, ora preparati”
Coman si girò verso la sponda opposta del laghetto, da dietro il bosco di faggi una ventina di Bianchi spuntarono con le loro uniformi. Tra quella marmaglia si fece largo la figura del Maestro Aron, bellicoso stregone del Nord. “Coman di Drak per ordine dei sei arrenditi, seguimi nella cittadella vivo o morto”
Dareh a quelle parole si sentì il cuore in gola. Guardò attonito è preoccupato Coman che da par suo osservava il corteo con calma e sicurezza. “Aron tutto d’un tratto sono diventato così importante per la Gilda”
Si voltò verso il ragazzo, uno spasmo di una frazione di secondo investi la figura del maestro, Dareh capì al volo che Coman era già lì in mezzo ai soldati.
Come previsto l immagine al suo fianco scomparve “Mi spiace piccola capra del Nord ma rifiuto l invito”
Filamenti di edera si estesero dal corpo di Coman andando a toccare i soldati che caddero all istante tramortiti.
Aron cerco di ribellarsi ma un grosso serpente di rami e foglie lo aveva stretto tra le sue spire sollevandolo tra due faggi. “Che tu sia maledetto Sinto” riuscì a pronunciarle
“Qui finisce la storia del vile Eiyu del nord, il bellicoso”
“La traccia, non sfuggirai ti troveranno” “Traccia?” Il maestro Coman sollevò la manica sinistra , una lunga e profonda cicatrice aveva preso il posto del tatuaggio di sangue.
“Addio Aron che i tuoi avi possano perdonare i tuoi vili atti su questa terra”
A quelle parole il corpo di Aron scomparve completamente tra le spire senza più un lamento. “ andiamo Dareh ne arriveranno altri”
“Maestro ma cosa sta succedendo”
“Non ora ragazzo andiamo”
“Manû…”
“Se tutto è andato a dovere ci raggiungerà “
Si fermò guardò il ragazzo e con sguardo severo gli disse.
“ Guarda quei soldati, conoscevo la maggior parte di loro e ho dovuto ucciderli. Dareh quelli che prima erano tuoi compagni ora probabilmente sono tuoi nemici, faranno di tutto per ucciderti. Ora andiamo”

VI
Apricott attendeva in piedi in quello che doveva essere un salottino per gli affari privati della Regina. Non c erano sedie o divani solo un seggio molto regale e ben ornato poggiato su una
pedana a due scalini.
Le tre finestre presenti erano ben coperte da tende rosse ricamate in oro, scostando una di queste il Lord guardò in basso verso i giardini reali, immaginò che agli incontri in quella stanza non erano graditi occhi indiscreti.
Aveva avuto del tempo per poter riflettere come si fosse cacciato in quella situazione.
La sua ansia non era dovuta all imminente incontro con la sovrana , sapeva come trattarla e affrontarla. Piuttosto erano state le parole sussurrate dal Sovrintendente a gettarlo nello sconforto.
I suoi pensieri come porre a protezione, gli fecero ricordare il defunto padre. Le parole della Leonessa erano state chiare e dure, con tutta la
corte presente, Apricott pensava che il genitore non meritasse quel infamia.
Udì dei passi avvicinarsi, guardò verso le quattro porte che si affacciavano sulla stanza. Una sicuramente era collegata alle stanze personali della Regina, le atre tre a chissà quali labirinti del castello.
Una delle due porte centrali si spalancò, Apricott intravide il letto a baldacchino in oro massiccio. Gli si parò davanti una scena che se non fosse per la situazione delicata si poteva giudicare alquanto comica. Diana Cole cambiata d abito indossava una lunga gonna bianca , la campana era sparita s intravedevano i polpacci lisci e definiti. Nessun corpetto ma una canotta in pizzo senza maniche , risaltava il seno ancora sodo e pieno.
Capelli sciolti correvano lungo tutta la schiena. Dietro di lei una servitrice abbastanza anziana cercava di farle indossare almeno un copri spalle. Apricott non poté non sorridere.
“Ora ferma” dichiarò con veemenza la Regina. “Sono apposto così, grazie”
“Ma mia signora siete… c’è ..”
“Lord Apricott non è uomo da scandalizzarsi “
Il nobile fece una lunga riverenza alla governate come a suggellare le parole della Sovrana.
La porta della stanza venne chiusa, ora Diana Cole e Apricott erano soli.
“Maestà “
“Silenzio, ancora un attimo”
Diana si avvicinò alla parete opposta, tasto con forza un incastro di legno sotto un grade ritratto di chissà quale avo. Dal muro si udì uno spiffero d aria, con il rumore di un ingranaggio la parete divenne la porta di una stanza segreta. La Regina vi si lanciò all interno, Apricott ancora diffidente la seguì.
La stanza era naturalmente ceca ne porte e ne finestre, solo un tavolino e due sedie.
Diana si accomodò versandosi quello che doveva essere Cherry.
“Si accomodi Lord Apricott, beva qualcosa” “Preferisco restare in piedi mia Signora”
“Come preferisce”
“Perché sono qui Maestà “
“Lei è stato condannato a morte”
“ che cosa? Per una futile discussione?”
“Per tradimento alla corona”
“Tradimento?”
“Le tribù Sinte, sappiamo tutto”
Apricott non si sentii spaventato, ora era furioso. “Oh andiamo Diana neanche tu hai il potere di condannare a morte. Invocherei il giudizio dei Saggi”
“Lord Apricott ora ci diamo del tu?”
“Diana”
“Sei stato condannato a morte, suona meglio?” Apricott cominciò ad andare su e giù per la stanza sempre più nervoso
“Ah per conoscenza il consiglio dei Saggi non esiste più, ora rispondono solo a me”
Il nobile si fermò di colpo, guardò la Regina non riuscì a pronunciare una sillaba.
“In questo momento nella cittadella è in corso una rivoluzione. I sei hanno abdicato in favore di Elisianbeth. Chi fosse contrario verrà ucciso, braccato e poi ucciso”
“ il maestro aveva ragione”
“Di chi parli, chi aveva ragione”
Apricott guardò la Regina ora con disprezzo. “Diana come hai potuto. Tu, tu non sei questa a che scopo tutto ciò “
“Albert non lo so più. Mi venne proposto un poter superiore , uno scettro antico con poteri superiori addirittura al Patrono. Poi tutto divenne sempre più caotico questa macchina da guerra si mise in moto e tutto divenne nebbioso. La maggior parte del tempo mi sento come ubriaca, a volte non mi sembro neppure più io”
“A quale prezzo Diana”
“Una volta che il Settimo Regno si unirà per sua volontà a noi attaccheremo la Sinturia. E via via le altre nazioni. Gron con il suo esercito del Nord si sta già muovendo al confine est per unirsi alle nostre truppe.”
Apricott si sedette come sfinito.
“”Albert sei stato condannato a morte”
Albert Apricott si destò per un momento da quel incubo.
“Diana da quanto ci conosciamo “
“Siamo segretamente cresciuti insieme per volere di mio padre Re Edoardo”
“Io so che non vuoi tutto questo Diana, non volevi neanche il tuo trono”
“Lo volevo dividere con te il mio trono se non fosse stato per tuo padre”
“Mio padre ha agito per il bene del regno”
“Ha tradito Albert, la sua colpa è stata riconosciuta dai saggi”
“Si sono rivelati per quello che sono, meschini” “La mia è stata una maledizione Albert. Dopo il tuo allontanamento, tutto l amore è andato perduto”
“Diana io, cosa vuoi che ti dica cosa vuoi che faccia”
“Albert scappa, fuggi via. Il mio cuore non sopporterebbe la tua morte, il mio amore per te mi ucciderebbe”
La Regina comincio un pianto incontrollato.
“ ho convocato Abiss nelle mie stanze so che siete amici potrebbe aiutarti a sparire”
“Si, credo di sì”
Apricott si avvicinò a Diana.
“ dopo tutto questo tempo quindi mi ami ancora” I singhiozzi di Diana aumentarono.
“Si”
Il nobile apri il palmo della mano destra. Il Leone simbolo della casata Cole era tatuato indelebile.
Apricott si chinò sulla Regina la bacio tra le lacrime di lei.
“Tornerò da te Diana”
Fece per uscire quando nella stanza d’origine una forte esplosione lo investì facendolo sbattere contro la porta della stanza di Diana.
Aprì gli occhi a fatica , riuscì a intravedere il Sovrintendente entrare nella stanza segreta mentre tre soldati gli puntarono contro le lance tipiche della guardia reale.
Vide il Sovrintendente trascinare per i capelli Diana lasciarla in mezzo alla stanza. Per un attimo i loro sguardi incrociarono. Il misterioso vecchio pronunciò frasi in una lingua a lui sconosciuta.
Quello che vide fu terrificante. La Regina cominciò ad urlare dal dolore mentre si contorceva su sé stessa. Le grida sempre più forti mettevano i brividi.
Il corpo della poveretta venne ricoperto di sangue, per poi diventare una strana pellicola che avvolse ogni centimetro della Leonessa. Come in un parto quella placenta si aprì e uscì di nuovo la Sovrana silenziosa e calma nella sua nudità.
Gli occhi, gli occhi erano morti.
Si alzò per inginocchiarsi e baciare la mano del Sovrintendente.
Apricott rimase basito. Ora tutti gli sguardi erano rivolti a lui. Pensò che fosse finita.
Un altra esplosione lo colse di sorpresa, questa volta alle sue spalle. Si sentì prendere di peso e trascinare. Fece in tempo a vedere Abiss. Stringeva un cristallo che emanava una forte luce, lo ruppe. Poi il nulla!


IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

IV
“Manû ricordi di essere una strega?”
Lo scontro era furente, a terra giacevano soldati trafitti. Evelyn era abile con la spada e Manû altrettanto nel corpo a corpo
“Cosa vuoi che faccia? Ucciderli tutti? Sto combattendo con uno che conosco e che ha figli” “Oh la bontà degli Stregoni, chiedi se t inviterà a cena o se preferisce ucciderti ora”
“ il teletrasporto “
“Troppo rischioso, se l allarme è scattato finiremmo a brandelli”
Manû aveva ancora pensieri confusi, una giornata come le altre Si era trasformata in un inferno e lei non sapeva il perché. Dareh, lei ora voleva solo Dareh.
“Evelyn attaccati a me”
“Oh finalmente “
Manû alzò le mani di colpo un muro di terra e fango avvolse le due donne creando una stanza isolata tra loro e i soldati.
“Davvero?terra e fango?”
“È la prima cosa che mi è venuta in mente”
“Una qualsiasi cosa che possa portare morte e farci salvare. No terra e fango”
Manû assunse un espressione da cucciolo bastonato
“Dai non è nulla riprenditi. Ragioniamo” disse Evelyn rincuorando l amica
Nel mentre una leggera coltre giallastra stava penetrando nella stanza, l odore forte di zolfo. “Evelyn , pozione anti magia , l alito del Diavolo”
“ Buon Dio non ci danno il tempo di respirare un attimo, se oggi morirò maledico il maestro Coman”
La terra incominciò a sbriciolarsi, incominciavano a vedersi mani che cercavano di afferrare e spade di colpire attraverso le fessure che piano piano andavano a formarsi.
D improvviso una esplosione all interno del rifugio fece schizzare terra in faccia a Evelyn, la parete di fronte alle ragazze era ora disintegrata. Un uomo dai capelli scuri e legati stava tra loro e i pochi soldati rimasti.
Evelyn infastidita mentre si toglieva la terra dal volto colpì con l elsa della sua spada la spalla del uomo.
“David Stregone da circo, dovevi per forza un entrata tanto scenica”
“ non hai gradito? Almeno così ne ho sistemati un po’ “
“Quanto c hai messo”
“Non hai ricevuto il mio messaggio?”
“Si ma era già troppo tardi”
“Idee per portarci via da qui?”
“Veramente confidavo nel vostro istinto di donna”
“Cialtrone di uno Stregone, pensa Evelyn pensa” Manû si era messa due passi indietro rispetto ai due improvvisati compagni. Era ancora tutto così confuso. Aveva passato gli ultimi cinque anni nella cittadella, rispettata e temuta come conveniva ad un Eiyu, anche se in forma di cadetto. Ora tutto questo la stava attaccando, gli si stava ribellando contro.
“Manû “ la interruppe David ”pensa anche tu a come andar via, stanno arrivando troppi Bianchi “ Evelyn la fissò qualche istante, abbozzò un sorriso ironico, Manû teneva molto a quella scontrosa navigatrice, rampolla di una famiglia di Elisianbeth ma non gli erano mai andati giù quei sorrisetti e sguardi che le davano del incapace. “Forse mi è venuta un idea ragazzi”
David ed Evelyn la guardarono troppo stupiti, ma valutarono la situazione.
“Ti ascolto “ disse Evelyn
“Sappiamo che le difese della città sono scattate, non possiamo usare il teletrasporto e la magia è complicata da usare”
Si rivolse a David con un certa sicurezza “Durante una lezione con il maestro Coman dove eri presente anche tu, ci venne spiegato che non tutta la cittadella viene coperta dalle difese” “Certo , la cattedrale di Santo Stefano perché ha tutti i passaggi per un eventuale fuga e la camera segreta del Patrono ma ignoro la sua funzione. Ma una non sappiamo dove sia e la cattedrale sarà sicuramente ben pattugliata “
“E….”
“I sotterranei , sei un genio piccola strega” urlò Evelyn soddisfatta.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

III

Il castello incombeva sulla città di San Carlo, come per dominarla anziché proteggerla. Lunghe picche acuminate formavano il cancello principale, appoggiate con forza alle spesse mura perimetrali. Picche troppe volte famose per essere il Poggio di teste di dissidenti , traditori e rivoluzionari. In un caso anche di un Re.
La continuità a quello slancio architettonico verso il cielo lo davano le sottili guglie, appoggiate su mostri di pietra non ben definiti che a guardi del edificio immortalavano lo sguardo.
Le grandi vetrate davano con i loro mosaici colorati un tocco di luce a quel ambientate grigio e mai sereno.
“Il regno di Elisianbeth gode di un momento di ottima salute, Lord Apricott”
Un uomo basso è troppo in forma per la veste nera che indossava , urlava per quel grande salone tappezzato da arazzi che raccontavano chissà quale storia.
Di fronte ad esso un uomo di bello aspetto, vestito allo stesso modo dimostrando certamente più classe e fascino.
“Amico mio, mio paffuto e basso Lord Abiss” Fece ridere l intera assemblea, facendo un profondo inchino a sbeffeggiare il collega. “Ditemi, quando mai nella nostra gloriosa storia, il nostro amato Regno non fosse in splendida forma”
Lord Abiss infastidito dal comportamento di Apricott, strette i pugni così forte da doversi trattenere per non colpire quel mento saccente.
“La nostra flotta ad Ovest domina i mari, i commerci ad Est e a Sud proseguono senza sosta e il Nord pende dalle nostre abili labbra”
“Abiss, chiacchierone di un nobile, a Ovest siamo gli unici a solcare i mari. La giovane Amerinda è ancora lontana da avere un flotta alla nostra portata. A Est sono più i carichi che vengono depredati di quelli che arrivano a destinazione.” Il Lord venne anzi tempo interrotto da quello che sembrava un colpo di tosse, troppo marcato per essere naturale.
Si voltò verso la folla al suo fianco, vide aprirsi un canale di riverenze in assoluto silenzio.
Una figura smunta in veste porpora con mantella nera, così spessa da sembrare pesante da trascinare, in egual misura il cappuccio calato sul capo nascondeva completamente il viso.
Le mani, arcigne e scheletriche erano le uniche parti del corpo che lo strano ospite di quello improbabile nascondiglio regalava agli occhi delle persone. Le dita battevano freneticamente sul bastone di legno intarsiato di oro e gemme stretto nella mano sinistra.
“Lord Apricott, il suo intrattenimento a corte é famoso per rallegrare i cuori dei troppo seriosi nobili”
“Sovraintendente il mio non è un tentativo di schernire questa amata corte”
“Oh mio Giovane rampollo, schernire fatti che nella realtà sono così evidenti non è forse la giusta politica?”
Lord Abiss si accorse di essere stato elegantemente tagliato dalla discussione, senza accorgersene si ritrovò tra la folla a fare da spettatore.
“Signore la politica è azione a mio modesto parere, le parole si perdono con il vento”
“E lei Lord Apricott è un abile paroliere secondo il mio modesto parere”
Il sovrintendete era ormai al fianco di Apricott, il nobile poté per un momento provare a scrutare all interno del cappuccio. Il voler dare un immagine a quel volto era una delle cose che più ardeva dentro di lui. Sulla sua spalla si appoggiò la mano grigia e tetra, in un sussurro gli entrarono parole velenose.
“ non si può guardare nella notte senza la luce, bisogna aspettare l Alba per rimpiangere il buio, giovane Eiyu”
Ad Apricott gli si gelò il sangue, nessuna reazione poteva smuoverlo, impietrito ora guardava fisso Abiss come per trovare un appiglio dove arrampicarsi.
L attimo di imbarazzante silenzio venne scalfito dal urlo del capitano della guardi reale, annunciando l arrivo a corte della Regina Diana Cole.
La “Leonessa” portamento più da soldato che da donna, il suo lungo vestito a campana pareva un disturbo per il suo passo troppo agile. Gli fecero spazio ad ogni passo con inchini sottomessi, la Sovrana raggiunse il trono al centro del salone che riposava sotto l unico lucernario.
Alle sue spalle la guardi reale si era già tutta schierata.
La Regina si sedette con uno sbuffo, allargo i lacci del corpetto d orato che la opprimevano. Sapeva bene che quel azione avrebbe creato un minimo di sdegno su tutte le vecchie bacucche presenti a corte. Sapeva altresì che nonostante tutto nessuno si sarebbe permesso di contraddire la stessa azione. Il sorriso beffardo della “Leonessa” stava a sottolineare il compiacimento di quella situazione.
Una volta a suo agio sul trono, studio profondamente la folla , finché non le venne dato un calice del miglior vino del Regno.
Diede un lungo sorso degno di un mercenario in festa in un osteria di dubbia eleganza. Si alzò porgendo il calice alla servitù
“Allora , ho interrotto quale importante conversazione Lord Apricott”
“Mia Regina, lei non interrompe mai”
“Il sempre zelante e ben educato Lord Apricott, mi lasci indovinare. Vediamo, tutto procede per il meglio e noi godiamo di ottima salute Ahahaha” La risata riecheggiò in tutta la sala
“Ma lei Lord come al solito a che da ridire” “Sottolineavo Maestà fatti i cui sono ovvi i danni alla corona”
“Bazzecole, regnare non è solo politica, sono anche affari e negli affari i rischi si corrono”
La Regina scese dal trono incamminandosi verso Apricott.
“Lord Apricott negli affari ci sono perdite necessari su cui camminare”
“Solo che noi mia Regina camminiamo sulle perdite dei poveri commercianti”
“Come osate” s intromise il Sovrintendente, la voce così rauca è lontana che sembrava provenire da una tomba anziché dal cappuccio.
“Adesso basta!” Sentenziò la Regina stizzita e tirata in volto
“Le sue parole mi hanno annoiata, richieste di scorte armate per i mercanti, soldati ai confini e protezione delle merci. Come se ad amministrare il Regno voi fosse il più adatto”
“Mia Sovrana, cosa servirebbe un esercito così numeroso in questi tempi di pace se non a difendere inostri affari”
“Adesso Basta” urlò ancora più forte la Regina, puntando il dito verso il Lord.
“Siete stato ammesso a corte nonostante la scelta di vostro padre, rammentate il mio buon cuore o figuratevi la vostra testa su una delle picche qua fuori”
Apricott rimase in silenzio, lo sguardo fiero fisso sulla Leonessa, con riluttanza è un profondo inchino terminò il suo dibattito.
“Capitano, accompagni Lord Apricott nelle mie stanze, avrò a suo tempo bisogno di parlare con lui”
Apricott mutò la sua espressione in preoccupazione , scortato dal capitano e da due guardi si allontanò dalla sala. Scorse tra la folla Lord Abiss ebbe tempo di dirgli “ci vuole luce, mio caro amico. Luce”
Sparì tra il chiacchiericcio dietro la porta.
Con affare stanco la Regina tornò sul trono, fece annunciare con sorpresa di tutti di voler rimanere sola con il Sovrintendente. Tutte le visite e le dispute erano per quel giorno sospese.
I nobili presenti senza proferire parola si allontanarono, la sala si svuotò in men che non si dica.
“Sovrintendente a che punto è l indagine” “Tradimento mia Regina”
“Ne siamo certi dunque “
“ Tradimento, Apricott deve morire” “Sovrintendente io sono la Regina, la decisione spetta a me”
“Sua Maestà sa che è la legge ed essa è sopra ogni cosa”
“Vecchio senza voltò e senza nome, come se privare una vita sia dipeso da vecchie pergamene. Si opporrà e chiederà il volere della Gilda”
“La Gilda è compromessa a nostro favore come le avevo promesso”
Diana Cole lo guardò scioccata, quell uomo così potente da dove era arrivato. Era a corte da meno di due anni e senza che lei o qualcun altro se ne accorgesse era diventato il braccio destro del potere. Lei stessa non ricordava il primo incontro. Ogni volta che provava a pensare al primo incontro veniva investita da emicranie lancinanti. La Leonessa ne era intimorita a tale punto da non riuscire più a contraddirlo mai fino in fondo.
“Quindi tutto ha inizio”
“Si mia Signora, oggi il terremoto nella città dei Saggi, l uccisione dei traditori e la morte di molti Eiyu. Domani la sua incoronazione a Imperatrice del Mondo”
Alle sue ultime parole il vecchio si girò e uscì dalla sala, mentre Diana Cole rigida su quella sedia ormai diventata scomoda cercava di domare nella ultima parte di cuore rimasta, quella voce.
“Dio mio cosa ho fatto”

HATERS AMICI MIEI: Io Ti Conosco Mascherina…

Io ti conosco mascherina… cantavano i Litfiba quasi profetici anni fa. C’era anche chi prendeva in giro chi utilizzava tale strumento per andare a zonzo in città, preoccupato per gli effetti dello smog. Purtroppo di questi tempi invece è assolutamente necessaria a detta degli esperti, per combattere il contagio del virus Covid-19.
Non si discute se abbia o no dei benefici, naturalmente si ci aspetta che sia uno dei tanti metodi per evitare l’infezione, anche se pare come tutto di questa triste storia, che in realtà se ne sappia davvero poco o semplicemente che ogni esperto abbia la sua campana da far suonare. Non vorremmo mai che andasse a finire come con i guanti…

Sta di fatto che la mascherina incominci a dare un po’ fastidio per non dire sui nervi, ed è piuttosto comprensibile vista la stagione attuale. Avere un pezzo di stoffa o di carta che copre naso e bocca a 30 e passa gradi non è piacevole.

A dare un ulteriore spinta sull’odio della mascherina ci ha pensato il Governatore Lombardo Fontana, che con la sua proverbiale lungimiranza ha prorogato fino a metà Luglio l’obbligo dell’utilizzo delle mascherine. Anche se per sua stessa ammissione i numeri dei contagi e dei ricoveri sono drasticamente calati.

Attenzione è un pensiero che ci può stare, il Virus non sembra del tutto sparito. Visto anche le vicissitudini che ha dovuto subire la Lombardia, (per gravi errori della Regione e del Comune) mettere le mani un pochino avanti pare anche giusto. Solo che…

Insomma ci vorrebbe anche un po’ di coerenza. Che senso ha comandare l’obbligo se poi nelle Regioni limitrofe non vi è questa regola? Voglio dire siamo in una stagione dove il Lombardo medio si sposta anche per soli pochi giorni tra il mare della Liguria e della Romagna o nei laghi del Piemonte, per non parlare della montagna nelle regioni più a nord. Dove l’utilizzo non è obbligatorio. Adesso che i numeri permettono una certa apertura perché non confinare tale obbligo nei luoghi pubblici e nei trasporti?
Nelle giornate più calde è davvero impossibile indossarle con il rischio di non sentirsi bene, se poi chi torna dalla villeggiatura non ne ha fatto uso, tutto questo che senso ha?

È anche vero che mi aspettavo lo stesso consiglio di indossare una sciarpa, se la mascherina desse troppo fastidio…..

Come è vero che mi aspetto un intervento da Palazzo Marino che indica un nuovo “Carnevale Ambrosiano sulle spiagge dell’Idroscalo”…… A parte l’ironia.

Diciamo che un po’ di apertura mentale e logica non guasterebbe in tutta questa Lungimiranza Mascherata!

PER LA SERIE: English Game

Film girati sul calcio ne sono stati girati pochi, sinceramente un motivo c’è. Quei pochi prodotti purtroppo non sono stati all’altezza. Per gli esperti del campo cinematografico il problema è il calcio stesso. Uno sport troppo dinamico e con troppi protagonisti, dura da immortalare l’essenza di tutto in una cinepresa. La soluzione è sempre stata affiancare una sorta di storia che accompagnasse le vicende del protagonista, una trama parallela. La maggior parte delle volte senza successo.

In realtà è quello che succede anche in English Game, solo che in questo caso per bravura degli autori, la trama pararllela è centrata con lo sport e tutto quello che gravita nella società inglese di fine 800. Già perché i fatti raccontati nella serie sono realmente avvenuti, come i suoi protagonisti realmente esistiti. Lo sceneggiato ci porta fin dentro le vicende che il calcio con la sua comparsa ha condizionato nel bene e nel male.

Tutti sappiamo che il calcio è stato inventato dagli inglesi, che ancora oggi si fregiano di tale titolo a tal punto di sentirsi in più forti… Ma tutti sanno che lo stesso è nato dalla nobiltà e per l’aristocrazia?

La serie è incentrata su due personaggi Kinniard e Suter. Il primo di nobile famiglia, squisito gentiluomo quanto feroce atleta in campo, eroe per i ragazzini londinesi probabilmente il primo idolo del gioco del calcio. Il secondo un tagliapietre scozzese di umili origini. Ambe due hanno la stessa caratteristica, sono abili da fare la differenza nel rettangolo di gioco. Kinniard già vincitore di 5 EF CUP, fonda l’imbattibile squadra Old Etonians. Suter invece è un giocatore atipico per il periodo, è l’unico che sa impostare il gioco partendo da dietro con una rete di fitti passaggi. Lo scozzese viene preso da una modesta squadra del Nord il Darwen,in gran segreto. Le regole del tempo non ammettevano pagamenti e professionismo, i nobili non ammettevano compensi in quello che era il loro gioco, un passatempo felice. La differenza tra le squadre è enorme, solo una fazione riesce a fare due pasti al giorno e a non fare lavori usuranti…

la serie ci indica tutti i retroscena della vita aristocratica e operaia di fine 800, tutto quello che è legato al calcio. Dalla crisi del cotone alle prime rivendicazioni sindacali.

È una buona visione, le scene di calcio non sono molte, questo forse la rende una buona serie. A volte, soprattutto nei primi episodi è un po’ lenta, ma se si resiste un pochino il risultato finale è buono.
Piattaforma Netflix VOTO 6,5 Consigliato si, ma senza patemi d’animo.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

II

All interno delle mura giaceva la cittadella. Per lo più case e botteghe modeste che appartenevano alle famiglie dei Bianchi.
I Bianchi erano quelle persone la cui dote con l’andare degli anni si consumava fino a sparire.
Venivano così chiamati poiché per via di quella estinzione i capelli crescevano lisci e dritti di bianco argento.
La Gilda proponeva loro di poter rimanere nella cittadella , così da diventare i soldati semplici del Borgo. Pochi rifiutavano così da diventare negli anni un esercito forte e potente comandato dagli Eiyu e fedele ai Saggi.
Manû ed Evelyn camminavano con passo spedito tra i vicoli del Borgo. Due soldati con altrettanto slancio arrivati al cospetto delle due donne chinarono il capo in segno di saluto.
Evelyn li liquidò in fretta con gesto perentorio della mano.
Il soldato non arretrò “Mia signora ho un messaggio per voi da parte del Capitano David”
La ragazza si fermò di colpo. Manû da par suo stava studiando il pezzo di pergamena che il bianco aveva allungato verso l amica, c’era qualcosa che non andava. La pergamena era come traslucida, non era chiuso in nessuna busta particolare e cosa alquanto singolare sembrava priva di alcun messaggio.
Manû voltò lo sguardo verso Evelyn che in un attimo aveva già preso la pergamena tra le sue dita. Gli occhi del navigatore brillarono di giallo oro
“Cosa sta accadendo” furono le uniche parole che Manû riuscì a pronunciare. Di colpo un rumore sordo da parte dei due soldati fece scattare di un passo indietro le due ragazze. I Bianchi davanti a loro avevano il corpo piegato sul lato destro in modo innaturale, dalla bocca colava schiuma in un gorgoglio macabro, si accasciano morti.
“Evelyn, ma”
“Dobbiamo andare e in fretta”
“Evelyn aspetta, cosa sta succedendo”
“Non adesso Manû, non abbiamo più tempo”
“Per cosa”
“Ho detto non adesso, se la città va in allarme le mie e le tue potenzialità diminuiscono di efficacia. Cazzo le strade stanno già cambiando”
La cittadella era dotata di allarmi che la rendevano viva, uno di questi scattava in presenza di un navigatore considerato ostile. Ella cambiava la mappatura delle strade, essendo a conoscenza che il nemico per attraversare la giusta via doveva avere ben chiaro nella propria mente le strade.
Ma la preoccupazione di Evelyn era l allarme destinato al teletrasporto, la città creava come una rete intrecciata sopra di essa, con fili così sottili e taglienti da parere infiniti, capaci di tagliare in piccole striscioline chiunque avesse provato a superarli.
Mentre Evelyn cercava una via d uscita affannandosi a destra e sinistra, Manû pareva in preda al panico, quando scorse da quella che sembrava la via principale, una schiera di Bianchi con fare ostile muoversi verso di loro.
Accortasi anche l amica della situazione iniziò a maledire chissà che cosa mentre cingeva già l’elsa della sua spada in posizione di combattimento, Manû cercò la sua inutilmente, ricordava di non averla portata con se quel giorno, lo stesso Dareh l’aveva redarguita qualche ora prima.
La lama di Evelyn roteò agile e sicura pronta a colpire “Amica mia, piccola strega. Non credo che tu abbia bisogno per forza di una spada”
Manû riprese una calma apparente si mise al fianco della giovane. Dalla mano destra le dita si allungano fino a diventare cinque lunghi artigli taglienti. Gli occhi gialli oro.
“Navigatore, ricorda che sono uno stregone , non chiamarmi mai più strega”

SPORTLANDIA: La Provincia Vincente

Correva l’anno 1984/85, come ogni anno l’estate del calcio italiano è in fermento per il mercato. Ancora non si sa , ma sta nascendo una favola! Una di quelle che anche a raccontarle pare impossibile.
Le squadre che puntano allo scudetto sono le solite, le blasonate. Le nobili del calcio italiano. Milan, Juventus e Inter.
Siamo in Veneto per la precisione a Verona, l’Hellas ha il merito di compiere quella che è definita da tutti un’impresa Titanica. Paragonabile a quella che aveva compiuto il Cagliari di Gigi Riva 15 anni fa, ma forse sarebbe meglio paragonarla a quella fatta da Ranieri e il suo Leichester qualche anno fa in Premier, anche se le Foxes hanno fatto sicuramente di più, visto che l’anno prima si salvarono all’ultima giornata dalla retrocessione. Non ci sono solo le milanesi e la Juve, è un campionato dove è presente il Napoli di Maradona e la solita Roma. Senza dimenticare le trasferte contro il Toro, Firenze e Genova. Insomma un campionato pieno di aspettative, di quelli ancora equilibrati, dove andare in provincia non voleva dire di tornare con il bottino pieno.

Il Presidente Guidotti da in mano la squadra al Mr Osvaldo Bagnoli, un ex calciatore proprio degli Scaligeri. Uomo che ha la provincia nel sangue e che ne fa la sua vita. Un calcio con pochi tatticismi e tanta volontà, qualche botta e ripartenze veloci. Insomma un classico catenaccio all’italiana. E perché no! In fondo solo tre anni prima quel gioco ci aveva fatto alzare la coppa più bella in Spagna! Il Verona in realtà è una mezza sorpresa, ha già stupito tutti, un finale di Coppa Italia persa contro la Juve, una qualificazione in Coppa Uefa è una stabilità nella classifica nella metà alta della stessa.

Come ciliegina sulla torta quell’anno arriva il terzino destro tedesco Briegel, che si dimostrerà decisivo per il gioco, ma sopratutto per le reti fatte, e il danese Larsen, uomo di classe ed eleganza. Senza dimenticare giocatori come Pierino Fanna e Galderisi o Elkjaer. In rosa anche un suggestivo portiere, forse il più suggestivo, ma anche uno dei più vincenti Claudio Garella. Di lui l’Avvocato Agnelli dirà. “Un portiere che non pare con le mani.”
Il Verona di Bagnoli scala la vetta fin da subito, raramente ha dei momenti di sofferenza. Una squadra tenace, dura e tecnica quanto basta. Un pareggio a Bergamo sarà la matematica per il primo e unico scudetto Scaligero.

Una favola tutta italiana, che noi amanti del pallone tendiamo sempre a dimenticare, guardando oltre là manica per certe imprese. Una storia romantica fatta di persone che della provincia sportiva ne hanno fatto una religione, che del proprio sapere non hanno mai fatto a meno. Umili dell’intelligenza che li contraddistingueva, proprio come un pallone, anche se sai che sta rotolando, non hai mai la piena certezza di dove possa finire.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO.

LE TRE CHIAVI.

PROLOGO

La vidi la prima volta in piedi sull’uscio del salone. Il suo nervosismo si respirava nell’aria.
Talmente le mani si cingevano tra loro che la sua pelle olivastra divenne bianca sulle nocche.
I suoi palmi imploravano pietà , come il topo tra le spire del serpente.
Di tutta la sua bellezza, questo è il ricordo che più conservo gelosamente.
Manû

5 Anni dopo

I

“Sei riuscita ad avvicinarti così tanto silenziosamente coprendo il tuo odore sottovento. Un vero predatore non avrebbe potuto fare meglio.”
Dareh si girò di scatto bloccando il fendente con la mano sinistra, portato da un piccolo ramo usato come improbabile spada.
“Dove ho sbagliato”
“Hai attaccato un Braccio del Diavolo dal suo lato forte”
“Tu non sei un Braccio del Diavolo”
“Forse vorrei esserlo”
“Magari uno stregone, un visionario. Che so un navigatore, magari un Bianco”

Il mondo da noi conosciuto era popolato da sei potenti nazioni, le quali ormai da tempo vivevano in pace. Dopo secoli di alleanze , guerre e tradimenti l’armonia regnava per il semplice fatto che nessuna Nazione o Regno dipendeva dall’altra.
Garante di questa pace la Gilda dei Saggi o quella che più comunemente veniva chiamata, il Settimo Regno.
Quattro di queste nazioni erano governate da monarchie antiche come il mondo.
Al centro del continente, come a guardia di tutti, il regno più fiorente e ricco di Elisabeth. La casata dei Re. Più leggende lo descrivevano come i padri fondatori del mondo conosciuto.
Gli Elisian Davano notevole importanza a questa presunta verità.
Sul trono sedeva la “Leonessa” . La Regina Diana Cole, diretta discendente del primo Re.

Nel profondo Nord, tra laghi ghiacciati e vulcani sempre in piena attività, il regno del freddo di Kaalalit. Vecchio e ubriacone quanto coraggioso e intrepido il sovrano Gron.

Palme e spiagge caratterizzano Fenicia. Il caldo mortale dei suoi deserti. Antonia discendente della stirpe nomade, sedeva sul trono di sabbia dall’età di dodici anni.
A est un piccolo regno di coraggiosi raminghi.

Un regno povero ma ricco di racconti e sacrifici. L’arte di viaggiare in carovane e nella lavorazione dell’oro. Questo era il regno di Sinturia, Re Hagi il collante tra le tribù sparse per il mondo.

Ancora più a est l antico Impero ormai diventata la Repubblica di Kim e a Ovest la giovane democrazia di Amerinda, nata sulle terre al di là dell’oceano.

“Cosa stai leggendo di così interessante da non darmi un briciolo d’attenzione, giovane diavolo”
Manû non aveva mai dato troppa confidenza a nessuno, rimaneva una persona distante sempre sulle sue. Timida e riservata, come se cercasse in ogni momento di porsi sulla difensiva.
Ma non con Dareh, lui era il suo mondo, se ne innamorò all’istante cinque anni prima.
“Sto studiando per domani, cosa che avremmo dovuto fare insieme, se tu non fossi una guerra fondaia”
“Baciami” Manû si infilò tra il libro è il petto di Dareh , lo sguardo serio e fiero, lui poteva sentire il profumo della pelle olivastra.
“Potrebbe vederci qualcuno”
“Baciami”
“Manû, dai…” Non riuscì a finire la frase che il calore delle labbra di lei esplosero sulle sue.
All’Improvviso un fruscio nell’erba fece scattare Dareh in piedi, Manû fu scaraventata a terra.
“Ecco gli amanti, beccati in fallo. Abbassa la guardia piccolo uomo”
Evelyn, affascinante ragazza, navigatore proveniente dal regno di Elisianbeth, Dareh era uno dei pochi uomini a non esserne affascinato. Definirli cane e gatto era riduttivo.
“Evelyn, no proprio tu”
“Ometto, pensi davvero che io non fossi a conoscenza del vostro grande segreto.”
Dareh si voltò verso Manû con sguardo minaccioso.
“Evelyn è per me persona fidata”rispose la ragazza tenendo lo sguardo basso mentre si rialzava.
“Avresti potuto dirmelo”
“Come l’hai presa.”
“Male”
Come l’avresti presa.”
“Male”
Ora Manû sembrava stizzita e non scrollava gli occhi da quelli neri di Dareh.
“Siete sempre in conflitto, nonostante siate le due persone più importanti per me, le uniche”
“Manû…” cerco di rispondere Dareh
Evelyn interruppe quello che stava diventando una discussione “Non c’è tempo, sono venuta a chiamarvi. Siamo stati convocati, tutti”

La Gilda dei Saggi era un piccolo borgo tra il regno di Elisianbeth e Fenicia. Una piccolissima roccaforte poggiata su una collina. Paesaggio immerso tra il cielo d boschi di faggi.
Essi erano il punto di equilibrio del mondo, ogni disputa ogni contrasto tra le sei nazioni era oggetto di discussione. La sentenza era legge.
A capo della Gilda il Concilio, formato dai sei Saggi, uno per ogni nazione.
Al comando dei sei il Patrono, colui che sedeva per discendenza sullo scranno dei Saggi.
La discendenza dei Patrono, pur essendo una delle famiglie più antiche , era avvolta nel mistero. Nessuno conosceva la sua provenienza, a nessuno era consentito conoscere il volto degli appartenenti alla casata.
Pur essendo un piccolo borgo i saggi potevano far conto sulla guardia.
Essi erano uomini e donne provenienti da tutto il mondo conosciuto fin dalla tenera età.
Fin dalle origini qualcuno nasceva con particolari doti. Si manifestavano già alla nascita. Mai nessuno aveva scoperto il perché o da dove derivano queste proprietà.
Un unico segno di riconoscimento era negli occhi. Alla nascita e in particolari circostanze, l’iride diventava giallo oro, la pupilla si riduce in una piccola fessura nera come la notte.
I Saggi nel tempo avevano fatto di queste persone una comunità, nonché il braccio armato della Gilda.
Gli Eiyu, così chiamati erano temuti in ogni angolo della terra. Cresciuti ed addestrati al combattimento e alla strategia, all’investigazione. Non godevano di grande reputazione da parte delle popolazioni. Ciò che è diverso spaventa.
Gli Eiyu si dividevano in quattro categorie conosciute.
Gli Stregoni, il potere della magia, intesa come controllo degli elementi e della materia. I più potenti capaci soggiogare la mente è il volere.
I Navigatori. Il loro motto era “uno Stregone senza il suo Navigatore è perso” la capacità di viaggiare e di avere in memoria ogni singolo sentiero dei luoghi a lui conosciuti, i più abili avevano il dono del teletrasporto.
I Visionari. L’arte delle preveggenza. Il potere di poter cambiare il futuro.
Il Braccio del Diavolo. Ciò che tutti sognavano, ciò che nessuno voleva essere. Tutti i poteri concentrati in una persona , al massimo della loro forza. Si diceva l’unico a poter spodestare il Patrono, si diceva anche che l’unico Braccio del Diavolo che si fosse mai manifestato oggi sedeva sul trono dei Saggi. Sedeva da oltre cento anni a comando dei Saggi.

“Manû dammi la mano”disse Evelyn. Era un navigatore abile in tutto. Possedeva e utilizzava nel migliore dei modi il teletrasporto.
Manû le porse il palmo, non ebbe il tempo di voltarsi verso Dareh che un senso di nausea la investì in una frazione di secondo. Quando riapri gli occhi si ritrovò sulla grande porta del Borgo.
“ Non hai mai voluto esercitarti con il teletrasporto, la nausea è solo questione di abitudine”
“Perché lo tratti così, cosa mai ti ha fatto. Ora arriverà tardi , verrà punito”
“ Oh sarebbe uno spettacolo più o meno divertente. No, non mi ha fatto nulla, ma credo sia questione di pelle”
Evelyn bussò alla porta
“Comunque non è stato per mio volere, il maestro Coman mi ha chiesto di staccare Dareh dalle tue grinfie”
Con un sorriso sarcastico il navigatore entrò sull’uscio ormai spalancato.
“Il maestro Coman? Anche lui sa di noi. Evelyn”
Manû rincorse l’amica scomparendo all’ ombra delle mura.

Dareh stava rimettendo in ordine i propri libri e pergamene, quando all’improvviso con la mano sinistra in un movimento di difesa erse un muro utilizzando il terreno sottostante. Esplosioni andarono a sbattere su quella difesa improvvisata. Dareh accovacciato dietro il muro si guardò attorno studiando il da farsi.
“Un attacco con foglie esplosive” urlò
“Maestro l’attacco con le foglie è una sua firma, un ora fa di faggi di fronte a me non ce n’erano due”
Il ragazzo creò una palla di energia con la mano destra mentre fece esplodere il muro creato per diversivo. Lanciò la palla d’energia contro l albero.
L’attacco andò a vuoto, l’albero risultò un illusione, la lama del pugnale sul suo collo no, quello era reale.
“Giusta osservazione allievo, ma la tua mancanza di attenzione, ti sarà letale”
Dareh non poté che alzare le mani in segno di resa. Si voltò verso il Maestro. Che nel frattempo si era già allontanato osservando il tronco bianco di un vecchio faggio.
“Maestro Coman a cosa devo la sua visita “
“Dimmi Dareh, cosa rappresenta il tronco per un albero”
Coman, maestro e stregone della Gilda. Esecutore di centinaia di missioni. Richiamato dall ordine all’insegnamento cinque anni prima. Proveniente dalla Sinturia, aveva fatto breccia nel cuore di Dareh.
I suoi racconti, i suoi insegnamenti, erano per lui fonte di fantasie da cui cibarsi per affrontare le realtà della vita.
“Il tronco? Oltre che da sostegno non vedo altro Maestro”
“Quindi ti fermi alla prima apparenza, senza ascoltare la vita che ospita all’esterno e all’interno di esso”
Dareh non trovò parole adatte per controbattere, c’era qualcosa di strano nel Maestro, qualcosa che non riusciva ad identificare.
Coman si avvicinò al ragazzo, la sua espressione angelica gli dava sempre conforto. Gli mise una mano sulla spalla e osservando il suo viso gli chiese.
“Fino a quanto ti spingeresti per Manû “
Dareh si sentì avvampare, di colpo non riuscì più a guardare in faccia il proprio Maestro
“Maestro io…”
“Dareh sì sincero e bada non ti sto chiedendo con Lei, ma per Lei”
L espressione di Coman ora si fece più dura. Dareh strinse i pugni gli tornò in mente il volto della sua amata. Guardò Coman.
“Morirei per lei.”