Le Tre Chiavi

XII

Finirono di cenare silenziosamente. Ognuno con i suoi pensieri, ognuno con i suoi drammi.
Una succosa e dolce uva violacea venne offerta a tutti con insistenza da Beatrix. Pareva aver ridato per un momento ristoro e forza ai commensali.
“Chua ha ragione, abbiamo molto di cui parlare”. Esordì Coman.
“Vi chiedo l ultimo sforzo al termine di questa giornata che difficilmente dimenticheremo”
Tutti capirono e continuando a mantenere un rigido silenzio si alzarono dalla tavola per recarsi all esterno.
Manû fermò Dareh sulla porta, con il viso provato e gli occhi lucidi ebbe solamente la forza di dirgli “Non ho un buon presentimento “
Dareh non trovò in cuor suo parole confortanti. Ebbe solo la necessità di farle un sorriso non troppo marcato, che aveva tutta l intenzione di risponderle “tranquilla ci sono io con te”.
Coman e Beatrix rimasero consapevolmente indietro. La vecchia signora vide il gruppo allontanarsi e sospirò incrociando le mani.
“Coman avevi ragione, la somiglianza è notevole”
“Già, nonna”
“Lui? È davvero la chiave?”
“È quello che ho sempre pensato. A questo punto solo Chua potrà confermarlo o no “.
“Sono solo ragazzi Coman mi piange il cuore”
“Saranno forti nonna, sono già forti”
In un gesto distratto con la mano Beatrix fece sparire l intera tavolata. Il salone rimase spoglio marcando la sua grandezza alla sola luce del camino.

All esterno il buio era fitto, il vecchio aveva ragione. Il cielo stellato era magnifico. Gli astri splendevano brillanti come fossero gioielli incastonati.
Solo quando gli occhi si abituarono all oscurità videro Chua. Seduto di fronte a loro si potevano distinguere solo le pupille che splendevano sempre più forte della stessa lucentezza delle stelle.
“ Osservate voi giovani. Ogni stella come fosse un sole, per ognuno di esso un mondo. La vita che scorre accompagnata dal tempo. Riflettete se qualcuno avrà mai il potere di controllare le stelle. Di avere il tutto.”
Un falò si accese all istante con fiamme alte e vive, ora Chua era visibile in ogni suo contorno.
Abiss essendo il più vicino ebbe un sussulto di spavento. Chua seduto a terra a gambe incrociate aveva un grosso serpente nero striato di blu cobalto che si muoveva sinuosamente sul tronco. Il rettile andò a morire sulle braccia tornando ad essere il tatuaggio di sempre.
“Jormungand” Disse l anziano.
“Ora per favore sedetevi in cerchio attorno al fuoco, come prevede l antica usanza del mio popolo. Ci terrei davvero tanto”.
I ragazzi l ascoltarono senza obbiettare, come ipnotizzati da quel vecchio. Beatrix e Coman li raggiunsero facendo altrettanto.
Chua si alzò con apparente fatica. La grande aquila fece la sua comparsa dal cielo per essere stretta ancora una volta dalla mano in forma di bastone.
Usò quel attrezzo piumato pronunciando parole a tutti sconosciute facendo vibrare le piume. Sembrava gli stesse benedicendo.
Coman prese la parola.
“Bene siamo pronti. Sarebbe giusto e corretto che io vi presenti tutti quanti.”
Beatrix si aggiustò i capelli e il vestito. Sembrava emozionata all idea.
“Beatrix di Drak. Mia nonna. Colei che per i primi anni della mia vita mi ha cresciuto ed educato.
Ma cosa più importante da sapere, è stata una dei sei alla Gilda dei Saggi. Prima che per suo volere cedette il posto.
Rimasero tutti a bocca aperta. Quella ingenua vecchina una dei sei Saggi?
Evelyn con la solita sfrontatezza.
“Ora ricordo dove l ho già vista. Ero in attesa della convocazione alla Cittadella per il primo anno in Accademia. La mia famiglia venne convocata a corte. Ci avvisarono che uno dei Saggi era in visita nel regno di Elisianbeth.”
“Mi ricordo di te piccola Evelyn “ Sorrise Beatrix.
Coman attese qualche secondo prima di continuare. Si voltò verso Chua, il vecchio lo fermò con un cenno. “ Da qui continuo io Coman”
Si mise in centro al cerchio. “Allora non è forse più importante sapere cosa è una persona invece di sapere chi è?”
Tutti rimasero in silenzio.
Apricott azzardò a rispondere.
“Lei è un Amerindo Signore “ David fece eco al nobile “si lo credo anche io”
A quel punto tutti in un vociare sembravano essere d’accordo.
“Giusta osservazione Apricott. Ma cosa sono? Io chiedo questo”
Piombò di nuovo il silenzio.
“Lei è un Braccio del Diavolo”
La frase tagliò l aria attorno al falò come se fosse una lama affilata. Chua si voltò verso Dareh, Manû guardò l amato con occhi spalancati.
“Dareh, nome antico e fiero. Addirittura un Braccio del Diavolo dici?”
“L ho vista usare la magia di uno Stregone. Ha ammesso di aver fatto una previsione come una veggente. Credo abbia usato il teletrasporto per colpirmi. Insomma ha usato i tre poteri sacri. Si penso sia un Braccio del Diavolo.”
“Coman ora capisco perché sia lui il tuo preferito”
Coman abbozzò un sorriso.
“Dareh e tu cosa sei?”
“Io, credo uno stregone” L allievo cercò lo sguardo del maestro a conferma. Ma non lo trovò. In realtà non vide più nessuno , erano rimasti lui e Chua.
“Quindi Dareh tu lo credi?”
Un fulmine a ciel sereno cadette per colpirlo. Dareh d istinto protese le braccia verso l alto formando un turbine d aria che intrappolò il fulmine per poi scagliarlo lontano.
Una fitta alla testa lo colpì dandoli la visione di Manû che giaceva senza vita in terra. Si scrollò di dosso quel pensiero. Vide la ragazza oltre il falò stretta al collo da una morsa di due mani che sbucavano dalla terra. Si avventò per raggiungerla ma Chua eresse un muro di fuoco tra loro.
“Forza hai in mente dov è, fallo” urlò il vecchio.
Dareh in un grido disperato si materializzò oltre le fiamme.
All istante tutto tornò calmo. Gli altri lo guardarono stupiti. Manû trattenne a fatica le lacrime coprendosi la bocca con le mani.
Beatrix avvolse le spalle del ragazzo in un abbraccio e lo accompagnò al suo posto.
Chua lo guardò passeggiando attorno al fuoco.
“Magia, preveggenza e navigazione” disse.
“ Usati in pochi minuti e due dei quali senza conoscerne effettivamente gli usi. No non credo tu sia un stregone”. Il vecchio sospirò.
“ Coman avevi ragione le tue supposizioni erano giuste. Abbiamo una Chiave. Quanto a te ragazzo non farti strane idee non sei neanche un Braccio del Diavolo.”
Dareh a sentire quelle parole, ancora più confuso di prima non si tranquillizzò. Anzi crebbe in lui angoscia.
Chua riprese a parlare.
“Tenete a mente ciò che sto per dirvi. Ve ne sarà grato il tempo un domani.”
Si rimise comodo e cominciò il racconto.

“Sono Chua della tribù amerinda Choaktes. Almeno furono loro a trovarmi ed allevarmi come uno di loro. Non venni al mondo come tutti voi, venni trovato nel grembo di un antico animale di cui l uomo non può conservare memoria. Questo successe all Alba di quattrocento anni fa. Si sono quello che voi chiamate Braccio del Diavolo. L essenza del potere del mondo entra in me ad ogni respiro ad ogni battito del mio cuore. Illimitata è la mia forza in ogni canale da lei percorsa.
Una volta che ebbi raggiunto la maturità per partire abbandonai la mia tribù. La fame del sapere era più forte dello stesso appetito che mi sosteneva.
Girai per secoli in tutti gli angoli della Terra. Conobbi luoghi e leggende. Vidi crescere l umanità nel suo genio, nella sua bellezza , nei suoi orrori.
L uomo ha il sempre avuto il vizio del dominio sulle cose. Arrivando ad uccidere un fratello pur di avere.
Per ogni fiore che nasceva sulla terra, un omicidio veniva commesso, una battaglia combattuta, una guerra proclamata.
Questo mi tormentava , io ero stato creato per altro. Promisi di mettere fine a tutto cancellando l uomo dalla terra. Esposi il mio potere generai paura.
Gli stessi uomini che fino a quel momento si trucidavano vennero da me a supplicarmi.
Vollero una soluzione.
Ascoltai le loro suppliche e preghiere. Convocai un uomo o donna trai più Saggi. Uno per ogni regno rimasto. Gli guidai nella giusta aspirazione di pace, da tramandare tra gli uomini.
Venne il momento del mondo che voi conoscete, di cui finora oggi ne avete fatto parte.
Purtroppo in una delle mie preveggenze cento anni fa vidi il mondo cadere ancora in disgrazia. Compresi che l unica soluzione era lo sterminio della razza. Capii di aver fallito.
Questo mi provocava un dolore ancora più forte.
Vi abbandonai. Detti fiducia a un ragazzo dal animo buono per tenere uniti i sei Saggi e mi ritirai in questo faggio. Giurai alla Terra che se mai fossi uscito da qui fosse stato solo per portare l apocalisse sul uomo.

Chua si fermò quando si accorse delle lacrime sul suo viso. Non fece nulla per fermarle. Loro erano il frutto del suo dolore.
Osservò la sua platea, vide volti sconfortati e angosciati. Come se tutto il peso delle colpe del uomo ricadesse sulle loro spalle.
Io suoi occhi ora davano conforto, un abbraccio caloroso a ognuno di loro.

“Nacquero i sei regni da voi conosciuti. Legai molto con una persona in particolare. Un uomo dal animo cristallino e puro. Colui che mise le fondamenta al regno di Elisianbeth. Il primo Re. George. Lui generò Edoardo che generò a sua volta Diana Cole”.
Al nominare il nome della sovrana Apricott ebbe un tuffo al cuore, mentre la sua emicrania aumentava di dolore.
“Le mie visite al suo regno via via che passavano gli anni divennero sempre più frequenti. Sopratutto nel momento della mia avvenuta preveggenza. George si fece carico ad essere il portavoce del umanità. In una delle mie visite durante una passeggiata tra i magnifici giardini mi chiese se fossi l unico della mia specie.
Confessai di avere passato del tempo a cercare uno con le mie caratteristiche, non trovandone mai traccia abbandonai l idea.
Poco tempo dopo, durante una notte come questa, nel mio girovagare per i deserti della Fenicia. Ebbi come un sogno o meglio una allucinazione.
L antico animale si presentò a me , al suo fianco una donna di una bellezza rara. Ella generò un neonato che mise nel grembo del animale. L antico essere si andò a posare in quella che sembrava essere una foresta di Mangrovie. Chiuse gli occhi lasciandosi morire, dando spazio al pianto del bambino”.

Manû si sentì strana. Il racconto di Chua gli entrò dentro come un lontano ricordo, di qualcosa già vissuto. Si sentì scuotere con forza.
Dareh e Evelyn la guardarono straniti.
“Cosa c’è “ domandò lei.
“Eri come ipnotizzata” rispose Evelyn.
“Stavo ascoltando interessata”
“Stavi parlando la lingua di Chua” s intromise Dareh.
Manû rispose con un espressione di stupore e rabbia, come quando si viene svegliati durante un dolce sogno.
Chua guardando Beatrix e Coman fece un segno di approvazione.

“Fatemi andare avanti. Come da consuetudine le stranezze amplificano le leggende. Racconti vengono ascoltati per poi a sua volta riportati.
Trovare il neonato mi fu semplice. Esso era nato in quello che era l impero di Kim. Adottato niente di meno che dalla famiglia imperiale.
Stetti con lui fino a quando non raggiunse l età matura come successe a me.
Ma lui era diverso da me. Hanzo non aveva il mio stesso appetito. Era legato al potere della magia e alle sue diffusioni sulla terra.
Era arrivato il momento di lasciarlo al suo destino e me ne andai.
Hanzo in seguito legò molto con due persone.
Un uomo che definirei subdolo di cui il nome ancora oggi rimane un mistero.
Con le sue idee porto il giovane Braccio del Diavolo a un principio di sudditanza di inferiorità della razza umana. L altro era Il principe Enrico. Dovete sapere che Re Edoardo non era il primo genito di George. Suo fratello maggiore Enrico fu rapito nel interesse da Hanzo e dal misterioso compare. Abbandonò il regno per seguirli.
Re George non superò mai la cosa. A lui affidai il compito dei sei Saggi, purtroppo morì in circostanze sospette. Nello stesso momento Hanzo e Enrico sembrarono essere spariti dalla terra. Edoardo divenne Re ma mai Patrono una qualche maledizione gli impedì in tutta la sua vita di avvicinarsi alla cittadella.
Il resto della storia è quella che avete vissuto fino ad oggi”.

Chua nel suo essere meraviglioso di punto in bianco si allontanò dal gruppo.
Beatrix diede una pacca al nipote sulla spalla. “Credo tocchi a te ora”
“Si lo credo anche io” disse il Sinto alzandosi.
“ con il passare degli anni Chua è stato dimenticato dagli uomini. Solo Beatrix era a conoscenza del Faggio. E io che per destino fui allevato al suo interno”.
Fece una piccola pausa.
“Si sta compiendo la preveggenza di Chua. La pace per come la conosciamo, l armonia per come siamo stati educati è stata compromessa. Una sanguinosa guerra sta per essere scatenata. Guerra che porterà il mondo alla morte.
Fin dalla vostra nascita siete stati individuati da me , avete avuto sempre una particolarità che vi contrastingueva dagli altri. Non è mai stato casuale il vostro incontrasi e vivere fino ad oggi. Siete stati scelti da qualcosa di più grande di noi”.
“Scelti da cosa” chiese David.
“C’è stata data un altra possibilità. Questa credo che sia la volontà della nascita degli Eiyu. Della vostra particolare condizione di essere Eiyu . Per quanto vi possiate sforzare non siete come tutti gli atri”
Prese la parola Beatrix.
“Abbiamo un modo per fermare tutto. L altra possibilità sarebbe Chua fuori dal Faggio”
Dareh ancora accigliato si rivolse al maestro.
“Ma cosa sta succedendo? Questo ci è ancora poco chiaro e penso di parlare per tutti”
“Dareh per un secolo qualcuno ha complottato alle spalle degli uomini. Tessendo fila di morti e inganni. Costui ha solo sete di potere. È colui che vuole governare su tutto e su tutti.”
“Hanzo” esclamò Evelyn.
“No, il Negromante “ Chua comparso al fianco della ragazza era tornato con una strana brocca tra le mani.
“Il Negromante è un essere che si nutre di potere magico. Se non ve ne si trova nella sua zona esso è un umano comune. Ha la capacità di esponenziare il potere magico al massimo della sua forza”.
“Il Negromante, ho sempre pensato fosse una storiella per bambini “ disse David.
Coman si ripresa la scena.
“Purtroppo no David e a quanto ne sappiamo è molto potente. Per rispondere a te Dareh, a breve il regno di Elisianbeth appoggiato d quello di Kaalalit attaccherà la Sinturia. Le grandi quantità di oro presenti nella regione finanzieranno la battaglia per la repubblica di Kim. Da lì passando per l oceano orientale l Amerinda. Perché passando dal oceano Ignoto a ovest sarebbe un suicidio. Infine toccherebbe alla Fenicia”.
“Ma la Gilda dei Saggi?” Chiese Abiss.
“Non esiste più. per Sua volontà si è annessa a Elisianbeth. “ rispose un laconico Coman.
“Siamo solo in otto col fatto che Chua non può uscire dal Faggio. Per di più tre di noi sono solo cadetti. Cosa possiamo fare” chiese stizzita Manû.
“La differenza “ gli rispose Chua.

“Ora signori basta con le parole è ora di riposare continueremo la chiacchierata al vostro risveglio. Ma prima Apricott bevi.”
Chua li porse la strana brocca.
Apricott rimase titubante a quella strana offerta.
“Albert il mal di testa, fidati bevi” così dicendo Coman lo invitò a farlo.
“Va bene Maestro “ diede un lungo sorso fino a vuotarla.
Chua e Coman si spostarono di qualche metro. Apricott venne sbalzato in piedi. Un fascio di luce parti da tutte le estremità del corpo. Davanti a lui un grosso leone ruggiva sommessamente.
Il gruppo balzò in piedi e si mise in guardia. Apricott rimase esterrefatto in silenzio.
“Albert allontanati” urlò Abiss.
“Diana” pronunciò lui.
Il leone si calmò avvicinandosi alla mano di lui, si trasfigurò in Diana Cole.
“Il Semane Ghenou è un antico patto di sangue. Il corpo viene svuotato del anima. Questa ultima cerca un qualsiasi appiglio per sopravvivere. Chi ha evocato l incantesimo ha sicuramente cercato di farla sua. Ma il tuo sentimento è stato più forte. Diana vive in te Albert. Il mal di testa passerà quando imparerai a parlare con la tua nuova anima. L emicrania è la sua voce. Ti renderai conto di quanto sarà potente il legame con lei”.
Chua abbandonò il gruppo a queste parole, definitivamente.
“Ora riposate” comandò Coman.
Domani inizia un nuovo mondo.

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