Le Tre Chiavi

XI
Nella regione est di Elisianbeth
Corni si sentirono echeggiare in lontananza. Nel piccolo villaggio rurale gli abitanti si chiusero nelle proprie abitazioni, sprangando gli ingressi e le imposte alla meglio.
Erano ancora nelle terre di Elisianbeth, nonostante ciò incuteva sempre un certo effetto il passaggio di un tale esercito.
Entrarono nel villaggio otto cavalieri, armature color del ghiaccio ed elmi con corna. La stazza era imponente resa più prepotente dai destrieri corazzati su cui montavano. La mano reggeva una lunga picca dove per ogni punta veleggiava lo stendardo del regno di Kaalalit , un drago sputa fuoco.
Erano una parte dei corazzieri del Re, avevano l ordine di perlustrare il villaggio per un passaggio sicuro.
Non trovarono anima viva, solo fango fino ad affondare per quelle strade troppo povere anche per quel villaggio.
Uno di essi soffio dentro un corno, il suono che ne uscì fu un tono basso che riecheggiava fin dentro le case dei contadini, faceva accapponare la pelle.
Era il segnale, il passaggio era sicuro, il grosso del esercito poteva muoversi.
vestiti come si conveniva a un soldato semplice del nord. Un abito in cuoio spezzato da una larga cintura, sulle spalle una pelliccia di lupo per le stagioni di pioggia o di orso per la stagione del freddo. Nessuna corazza solo un elmo borchiato e pesanti stivali rinforzati sui polpacci.
Le armi come da tradizione erano uguali per tutti. Un grande scudo di legno massiccio era legato sulle spalle, sul dorso dello stesso due asce incrociate. Guerrieri conosciuti per la loro tempra d acciaio e il loro furore sul campo di battaglia, non avevano bisogno d altro.
I primi a procedere erano uomini con addosso un tamburo, colpendo con lo stesso ritmo davano il tempo a quella macabra sfilata.
Seguiva il corpo dei corazzieri che precedevano il Re che si muoveva a dorso di un grosso alce nero con i palchi delle corna enormi. Al suo fianco sul carro reale sua moglie la Regina , esile donna e albina. Subito dietro i contabili e i consiglieri di corte e la servitù con tutto il necessario desiderasse un Re che si muoveva a guerra.
Poi veniva il resto del esercito con in testa la cavalleria, le truppe a piedi a seguire e in fondo la temuta retrovia del nord.
La colonna si arrestò in quello che doveva essere il centro del villaggio.
I tamburi smisero di suonare, un corazziere urlò. “C’è nessuno, c’è nessuno” non si sentì altro che il silenzio.
“Gron vecchio caprone mai nessuno ti risponderà. Saranno rintanati nelle loro case a cagarsi addosso”
Sentenziò la Regina facendo capolino con la testa tra le tende del carro.
“Moglie credo che tu abbia proprio ragione. Da quanto tempo siamo in viaggio” ordino il Re a un servo dietro il carro.
“Mio Re da tre settimane e due giorni”
“Quasi un mese e già non ne posso più di sentire quella strega sputa sentenze. Loki, bussa alla prima porta e se devi usa la forza per portare fuori uno di questi cani”
Loki generale delle truppe del nord è fidato compagno di Gron obbedì smontando da cavallo. E avvicinandosi alla prima costruzione. Non si diede neanche il fastidio di bussare, sfondò la porta con un calcio e ascia in mano entrò. In un angolo del unica stanza erano rintanati un padre una madre e i loro due figli. Di Loki era conosciuta solo la sua crudeltà, senza proferire una parola prese l uomo quasi sollevandolo da terra, lo getto come immondizia sulla strada facendoli affondare il volto nel fango.
Aveva piovuto per giorni in quella regione ad est, in quel momento aveva smesso ma le nuvole erano minacciose e questo metteva dì malumore Gron.
Il contadino tirandosi su si ritrovò contro il muso del alce, ne poteva sentire il calore del respiro.
Il Re senza guardarlo in faccia gli chiese. “Sai chi sono io verme? Ho viaggiato per quasi un mese lasciando il mio incantevole regno per venire fin qua giù in questa latrina. Per quanto dovrò viaggiare per raggiungere l altopiano del valico di Drak”
L uomo guardava il fango troppo intimorito per alzare gli occhi. Ci volle un mal rovescio di Loki per spronarlo a parlare.
“Tu, tu sei Re Gron di Kaalalit. Sei quasi arrivato mio Signore. L altopiano e a due ore da qui seguendo il sentiero a nord-est. È un viaggio comodo senza intralci se non il fango, le strade son ben battute.
“Bene , molto bene. Loki fa venire una staffetta “ Il generale fece un cenno, un soldato a cavallo si staccò e si presentò davanti al Re.
“Si mio Signore ““Prosegui in fretta verso nord-est vai ad annunciare alla Leonessa il nostro arrivo”
“Si mio Re” il soldato parti spedito con quel semplice ordine.
“Loki comanda un gruppo di uomini fidati a perlustrare i boschi che costeggiano il sentiero. Non dovrebbero esserci problemi ma siamo vicino al confine meglio essere cauti”
“Ai tuoi ordini Sire”
“Quanto a te verme ho un ultima domanda. In questo villaggio ci sono Sinti?”
“Sinti? Certo che si, siamo una comunità mista che lavora e prospera senza problemi “
“Qua ti sbagli amico mio il problema esiste. Non c’è più spazio per i Sinti ad Elisianbeth, non c’è più spazio per i Sinti nel mondo”
A quelle parole il Re fece balenare nel aria una doppia enorme ascia e con un colpo mozzò di netto la testa al contadino facendola rimbalzare fino all ingresso della casa. La moglie e i figli cominciarono ad urlare come se avessero il fuoco dentro. Un gruppo di soldati si staccò per andare da loro e finirli barbaramente.
Il Re urlò forte che tutti potessero sentire l ultimo comando.
“Date ordine alle retrovie di saccheggiare e radere al suolo il villaggio, oggi non facciamo prigionieri”
La marcia del corteo riprese verso il sentiero a nord-est mentre la paura è l angoscia s
impossessò degli abitanti che cominciarono a uscire di casa come topi in cerca di un improbabile via di fuga.
La Regina uscì dal finestrino ancora una volta , osservando il corpo del contadino ancora inginocchiato ormai senza testa sentenziò.
“Hai visto si era sicuramente cacato addosso” Rise indicando il fumo che usciva dai calzoni del uomo decapitato.

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