Le Tre Chiavi

VIII

Coman e Dareh si addentrarono nel bosco nella direzione da dove erano sbucati i Bianchi.
Dareh seguiva il maestro a breve distanza senza proferire parola.
Osservava l anziano Eiyu. La sua calma in ogni gesto tra i rami e rovi, la delicatezza del passo sulle foglie cadute. La naturalezza nel assaporare quel silenzio assordante privo di ogni logica umana.
Coman si arrestò davanti a un faggio dal tronco bianco che Dareh riconobbe subito nello stesso albero a lui comparso nella radura.
Il Maestro si sedette sul sottobosco appoggiando schiena e spalle al vecchio tronco. Dopo un lungo respiro fece cenno al ragazzo di accomodarsi al suo fianco. Dareh accettò, si sedette e cinse in modo infantile le braccia intorno alle gambe raccolte.
“Ragazzo mio ancora pochi istanti e avrai le tue meritate risposte”
“Va bene Maestro. cosa aspettiamo”
“Chi aspettiamo vorrai dire”
Sorrise allo stupore di Dareh. Chiuse gli occhi come a riposare.
Alle loro spalle si sentì un tonfo e il rumore di rami spezzati. Dareh scattò in avanti , la daga in mano pronta.
Dietro di lui Coman gli appoggiò la mano sul braccio armato.
“Non essere avventato aspetta”
Fece un lungo fischio, leggero e soave.
Dalla sua veste uscirono due figure grigie, potevano arrivargli massimo alle ginocchia. Le orecchie a punta e il mento allungato.
Non erano reali pensò Dareh mentre li fissava con stupore.
“Maestro ma quelli sono…”
“Elfi”
“Elfi, allora..”
“Esistono”
I due Elfi cominciarono a stuzzicarsi tra di loro finché uno non si rivolse a Dareh pronunciando in una lingua incomprensibile qualcosa che sembrava ostile.
“Calma” intervenne il maestro
“Andate a vedere chi è arrivato e tu” indicando l Elfo su di giri.
“Mi raccomando mantieni la calma”
L Elfo brontolò mostrando il pugno a Coman per poi avviarsi saltellando tra una radice e l altra con il compagno.
“Hanno un carattere avverso avvolte ma sono dei bravi ragazzi in fondo”
Dareh riuscì a fare solo un cenno col capo ancora senza parole per quello che aveva visto.
Non si poteva parlare di atterraggio ma di una vera e propria caduta. E per niente piacevole soprattutto per il fatto che Abiss atterrò con tutto il suo peso su di lui.
Lo stesso grassoccio Lord ci mise un po’ ad alzarsi per liberare Albert Apricott da quella stretta soffocante.
I due ancóra intontiti si misero sulle gambe tremolanti.
“Come ti senti” chiese Abiss.
“Diana” fu l unico pensiero che riuscì a formulare in quel momento.
“Già la Regina, era nuda”
“Abiss cinghiale troppo cresciuto è l unica cosa che hai notato?”
“Ma era nuda ti sembra normale?”
Apricott alzò gli occhi al cielo.
“Tutto questo ti sembra normale?”
Si guardò in giro. Aveva un cerchio alla testa insopportabile, diede la colpa a quel cristallo infernale e alla sua magia.
“Secondo te dove siamo Abiss”
“In un bosco”
“Questo lo vedo anche io”
Si allontanò qualche metro per cercare un punto di riferimento.
Abiss pensò a pulirsi la veste nera dal fogliame quando all improvviso un rumore di passi catturò la sua attenzione . Due mostriciattoli grigi si stavano dirigendo verso di lui.
Abiss era una persona intelligente e dotata, sicuramente non era ricordato per il suo coraggio.
Terrorizzato cominciò a indietreggiare chiamando a gran voce il compagno.
“Albert, Albert”
“Fai un attimo silenzio Abiss devo concentrarmi” “Albert guarda”
Apricott si voltò per redarguire l amico quando le parole gli si fermarono in gola.
“Cosa Diavolo sono “
“Non ne ho idea ma sono orribili”
I due indietreggiarono mentre le due creature non curanti avanzavano.
D un tratto Abiss scivolò sulle foglie umide ruzzolando tra le radici degli alberi, trovandosi con la pancia in su.
I due presunti assalitori con tre balzi agili e veloci gli furono subito addosso.
Ora Abiss ne aveva uno per lato della testa, sentiva crescere in lui una crisi isterica. Cominciò ad urlare e piangere.
Mentre uno dei due pareva ridere di gusto a quella scena non fece caso ad Apricott che corse in aiuto del amico cogliendo l aggressione di sorpresa. Sferrò un calcio con tutta la forza che aveva.
Quest ultimo fece un volo di qualche metro atterrando sulle ginocchia in un lamentarsi di versi.
L altro essere fece cenno con le mani come per calmare l uomo. Apricott tentennò nel colpirlo e come se quello strano mostriciattolo volesse comunicarli qualcosa.
All improvviso un urlò agghiacciante proveniente dal essere colpito distolse l attenzione di Apricott. Il maledetto si era ripreso in fretta , con un balzo si gettò verso il Lord con la bocca spalancata e la fila di denti aguzzi e fitti in bella mostra.
Alle sue spalle una mano veloce intervenne. Prese al volo la bestiaccia per il collo cominciando a sballottolarla a destra e manca. “Ti avevo detto di restare calmo stupido Elfo” “Elfo?”
“Si, creature curiose non credi?. Ben arrivati signori”
“Maestro Coman” Apricott fu sollevato nel vederlo. Con un gesto Pacifico della mano Coman li diede un segno di conforto.
“Abiss stavi riposando?come è andato il viaggio” Abiss si rialzò a fatica, era già la seconda volta quel giorno.
“Tutto bene Maestro grazie”
“Sicuro Lord Abiss? Ti vedo alquanto pallido” “Sinceramente, in realtà…”
Si piegò in avanti e vomito sugli stivali di Apricott.
“Abiss buon Dio, che schifo”
Il Maestro rise di gusto.
“Albert purtroppo è uno degli effetti del teletrasporto “
“Scusa Albert” disse Abiss mentre riprendeva colore.
“Dareh, vieni qui” chiamò Coman.
“Lui è un Eiyu , ancora un cadetto per il momento. Ragazzo loro due sono Lord Apricott e Lord Abiss di Elisianbeth. Per ora vi basti questo”
I presentati si salutarono con un cenno del capo ancora schivi è ancora all insaputa di ciò che stava accadendo.
“Ora andiamo, aspettiamo gli ultimi. Poi dovremmo muoverci in fretta. Non è sicuro restare qui.

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