Le Tre Chiavi

V
Il silenzio era piombato sulla radura. Dareh si sentiva soffocare dal imbarazzo.
Coman gli si avvicinò con calma confortevole. “Maestro ognuno di voi precettori ci ha sempre messo in guardia su eventuali legami sentimentali tra noi Eiyu, ma è sempre stato un consiglio non una regola.”
Il ragazzo riuscì ad alzare lo sguardo “ io ho scelto di seguire il vostro consiglio, ciò di seguire quello che provavo dentro di me”
“ Dareh, non ho mai visto come un ostacolo i legami sentimentali. Il vostro amore ha radici ben più profonde di quello che pensi”
Il ragazzo sorpreso da quella risposta ora guardava il suo maestro con dichiarata
incoscienza, cercava in quella figura tanto pacata una risposta a quelle strane parole.
“Ahahaha Dareh la comprensione di tutto arriverà a tempo debito, ora preparati”
Coman si girò verso la sponda opposta del laghetto, da dietro il bosco di faggi una ventina di Bianchi spuntarono con le loro uniformi. Tra quella marmaglia si fece largo la figura del Maestro Aron, bellicoso stregone del Nord. “Coman di Drak per ordine dei sei arrenditi, seguimi nella cittadella vivo o morto”
Dareh a quelle parole si sentì il cuore in gola. Guardò attonito è preoccupato Coman che da par suo osservava il corteo con calma e sicurezza. “Aron tutto d’un tratto sono diventato così importante per la Gilda”
Si voltò verso il ragazzo, uno spasmo di una frazione di secondo investi la figura del maestro, Dareh capì al volo che Coman era già lì in mezzo ai soldati.
Come previsto l immagine al suo fianco scomparve “Mi spiace piccola capra del Nord ma rifiuto l invito”
Filamenti di edera si estesero dal corpo di Coman andando a toccare i soldati che caddero all istante tramortiti.
Aron cerco di ribellarsi ma un grosso serpente di rami e foglie lo aveva stretto tra le sue spire sollevandolo tra due faggi. “Che tu sia maledetto Sinto” riuscì a pronunciarle
“Qui finisce la storia del vile Eiyu del nord, il bellicoso”
“La traccia, non sfuggirai ti troveranno” “Traccia?” Il maestro Coman sollevò la manica sinistra , una lunga e profonda cicatrice aveva preso il posto del tatuaggio di sangue.
“Addio Aron che i tuoi avi possano perdonare i tuoi vili atti su questa terra”
A quelle parole il corpo di Aron scomparve completamente tra le spire senza più un lamento. “ andiamo Dareh ne arriveranno altri”
“Maestro ma cosa sta succedendo”
“Non ora ragazzo andiamo”
“Manû…”
“Se tutto è andato a dovere ci raggiungerà “
Si fermò guardò il ragazzo e con sguardo severo gli disse.
“ Guarda quei soldati, conoscevo la maggior parte di loro e ho dovuto ucciderli. Dareh quelli che prima erano tuoi compagni ora probabilmente sono tuoi nemici, faranno di tutto per ucciderti. Ora andiamo”

VI
Apricott attendeva in piedi in quello che doveva essere un salottino per gli affari privati della Regina. Non c erano sedie o divani solo un seggio molto regale e ben ornato poggiato su una
pedana a due scalini.
Le tre finestre presenti erano ben coperte da tende rosse ricamate in oro, scostando una di queste il Lord guardò in basso verso i giardini reali, immaginò che agli incontri in quella stanza non erano graditi occhi indiscreti.
Aveva avuto del tempo per poter riflettere come si fosse cacciato in quella situazione.
La sua ansia non era dovuta all imminente incontro con la sovrana , sapeva come trattarla e affrontarla. Piuttosto erano state le parole sussurrate dal Sovrintendente a gettarlo nello sconforto.
I suoi pensieri come porre a protezione, gli fecero ricordare il defunto padre. Le parole della Leonessa erano state chiare e dure, con tutta la
corte presente, Apricott pensava che il genitore non meritasse quel infamia.
Udì dei passi avvicinarsi, guardò verso le quattro porte che si affacciavano sulla stanza. Una sicuramente era collegata alle stanze personali della Regina, le atre tre a chissà quali labirinti del castello.
Una delle due porte centrali si spalancò, Apricott intravide il letto a baldacchino in oro massiccio. Gli si parò davanti una scena che se non fosse per la situazione delicata si poteva giudicare alquanto comica. Diana Cole cambiata d abito indossava una lunga gonna bianca , la campana era sparita s intravedevano i polpacci lisci e definiti. Nessun corpetto ma una canotta in pizzo senza maniche , risaltava il seno ancora sodo e pieno.
Capelli sciolti correvano lungo tutta la schiena. Dietro di lei una servitrice abbastanza anziana cercava di farle indossare almeno un copri spalle. Apricott non poté non sorridere.
“Ora ferma” dichiarò con veemenza la Regina. “Sono apposto così, grazie”
“Ma mia signora siete… c’è ..”
“Lord Apricott non è uomo da scandalizzarsi “
Il nobile fece una lunga riverenza alla governate come a suggellare le parole della Sovrana.
La porta della stanza venne chiusa, ora Diana Cole e Apricott erano soli.
“Maestà “
“Silenzio, ancora un attimo”
Diana si avvicinò alla parete opposta, tasto con forza un incastro di legno sotto un grade ritratto di chissà quale avo. Dal muro si udì uno spiffero d aria, con il rumore di un ingranaggio la parete divenne la porta di una stanza segreta. La Regina vi si lanciò all interno, Apricott ancora diffidente la seguì.
La stanza era naturalmente ceca ne porte e ne finestre, solo un tavolino e due sedie.
Diana si accomodò versandosi quello che doveva essere Cherry.
“Si accomodi Lord Apricott, beva qualcosa” “Preferisco restare in piedi mia Signora”
“Come preferisce”
“Perché sono qui Maestà “
“Lei è stato condannato a morte”
“ che cosa? Per una futile discussione?”
“Per tradimento alla corona”
“Tradimento?”
“Le tribù Sinte, sappiamo tutto”
Apricott non si sentii spaventato, ora era furioso. “Oh andiamo Diana neanche tu hai il potere di condannare a morte. Invocherei il giudizio dei Saggi”
“Lord Apricott ora ci diamo del tu?”
“Diana”
“Sei stato condannato a morte, suona meglio?” Apricott cominciò ad andare su e giù per la stanza sempre più nervoso
“Ah per conoscenza il consiglio dei Saggi non esiste più, ora rispondono solo a me”
Il nobile si fermò di colpo, guardò la Regina non riuscì a pronunciare una sillaba.
“In questo momento nella cittadella è in corso una rivoluzione. I sei hanno abdicato in favore di Elisianbeth. Chi fosse contrario verrà ucciso, braccato e poi ucciso”
“ il maestro aveva ragione”
“Di chi parli, chi aveva ragione”
Apricott guardò la Regina ora con disprezzo. “Diana come hai potuto. Tu, tu non sei questa a che scopo tutto ciò “
“Albert non lo so più. Mi venne proposto un poter superiore , uno scettro antico con poteri superiori addirittura al Patrono. Poi tutto divenne sempre più caotico questa macchina da guerra si mise in moto e tutto divenne nebbioso. La maggior parte del tempo mi sento come ubriaca, a volte non mi sembro neppure più io”
“A quale prezzo Diana”
“Una volta che il Settimo Regno si unirà per sua volontà a noi attaccheremo la Sinturia. E via via le altre nazioni. Gron con il suo esercito del Nord si sta già muovendo al confine est per unirsi alle nostre truppe.”
Apricott si sedette come sfinito.
“”Albert sei stato condannato a morte”
Albert Apricott si destò per un momento da quel incubo.
“Diana da quanto ci conosciamo “
“Siamo segretamente cresciuti insieme per volere di mio padre Re Edoardo”
“Io so che non vuoi tutto questo Diana, non volevi neanche il tuo trono”
“Lo volevo dividere con te il mio trono se non fosse stato per tuo padre”
“Mio padre ha agito per il bene del regno”
“Ha tradito Albert, la sua colpa è stata riconosciuta dai saggi”
“Si sono rivelati per quello che sono, meschini” “La mia è stata una maledizione Albert. Dopo il tuo allontanamento, tutto l amore è andato perduto”
“Diana io, cosa vuoi che ti dica cosa vuoi che faccia”
“Albert scappa, fuggi via. Il mio cuore non sopporterebbe la tua morte, il mio amore per te mi ucciderebbe”
La Regina comincio un pianto incontrollato.
“ ho convocato Abiss nelle mie stanze so che siete amici potrebbe aiutarti a sparire”
“Si, credo di sì”
Apricott si avvicinò a Diana.
“ dopo tutto questo tempo quindi mi ami ancora” I singhiozzi di Diana aumentarono.
“Si”
Il nobile apri il palmo della mano destra. Il Leone simbolo della casata Cole era tatuato indelebile.
Apricott si chinò sulla Regina la bacio tra le lacrime di lei.
“Tornerò da te Diana”
Fece per uscire quando nella stanza d’origine una forte esplosione lo investì facendolo sbattere contro la porta della stanza di Diana.
Aprì gli occhi a fatica , riuscì a intravedere il Sovrintendente entrare nella stanza segreta mentre tre soldati gli puntarono contro le lance tipiche della guardia reale.
Vide il Sovrintendente trascinare per i capelli Diana lasciarla in mezzo alla stanza. Per un attimo i loro sguardi incrociarono. Il misterioso vecchio pronunciò frasi in una lingua a lui sconosciuta.
Quello che vide fu terrificante. La Regina cominciò ad urlare dal dolore mentre si contorceva su sé stessa. Le grida sempre più forti mettevano i brividi.
Il corpo della poveretta venne ricoperto di sangue, per poi diventare una strana pellicola che avvolse ogni centimetro della Leonessa. Come in un parto quella placenta si aprì e uscì di nuovo la Sovrana silenziosa e calma nella sua nudità.
Gli occhi, gli occhi erano morti.
Si alzò per inginocchiarsi e baciare la mano del Sovrintendente.
Apricott rimase basito. Ora tutti gli sguardi erano rivolti a lui. Pensò che fosse finita.
Un altra esplosione lo colse di sorpresa, questa volta alle sue spalle. Si sentì prendere di peso e trascinare. Fece in tempo a vedere Abiss. Stringeva un cristallo che emanava una forte luce, lo ruppe. Poi il nulla!


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