Le Tre Chiavi

III

Il castello incombeva sulla città di San Carlo, come per dominarla anziché proteggerla. Lunghe picche acuminate formavano il cancello principale, appoggiate con forza alle spesse mura perimetrali. Picche troppe volte famose per essere il Poggio di teste di dissidenti , traditori e rivoluzionari. In un caso anche di un Re.
La continuità a quello slancio architettonico verso il cielo lo davano le sottili guglie, appoggiate su mostri di pietra non ben definiti che a guardi del edificio immortalavano lo sguardo.
Le grandi vetrate davano con i loro mosaici colorati un tocco di luce a quel ambientate grigio e mai sereno.
“Il regno di Elisianbeth gode di un momento di ottima salute, Lord Apricott”
Un uomo basso è troppo in forma per la veste nera che indossava , urlava per quel grande salone tappezzato da arazzi che raccontavano chissà quale storia.
Di fronte ad esso un uomo di bello aspetto, vestito allo stesso modo dimostrando certamente più classe e fascino.
“Amico mio, mio paffuto e basso Lord Abiss” Fece ridere l intera assemblea, facendo un profondo inchino a sbeffeggiare il collega. “Ditemi, quando mai nella nostra gloriosa storia, il nostro amato Regno non fosse in splendida forma”
Lord Abiss infastidito dal comportamento di Apricott, strette i pugni così forte da doversi trattenere per non colpire quel mento saccente.
“La nostra flotta ad Ovest domina i mari, i commerci ad Est e a Sud proseguono senza sosta e il Nord pende dalle nostre abili labbra”
“Abiss, chiacchierone di un nobile, a Ovest siamo gli unici a solcare i mari. La giovane Amerinda è ancora lontana da avere un flotta alla nostra portata. A Est sono più i carichi che vengono depredati di quelli che arrivano a destinazione.” Il Lord venne anzi tempo interrotto da quello che sembrava un colpo di tosse, troppo marcato per essere naturale.
Si voltò verso la folla al suo fianco, vide aprirsi un canale di riverenze in assoluto silenzio.
Una figura smunta in veste porpora con mantella nera, così spessa da sembrare pesante da trascinare, in egual misura il cappuccio calato sul capo nascondeva completamente il viso.
Le mani, arcigne e scheletriche erano le uniche parti del corpo che lo strano ospite di quello improbabile nascondiglio regalava agli occhi delle persone. Le dita battevano freneticamente sul bastone di legno intarsiato di oro e gemme stretto nella mano sinistra.
“Lord Apricott, il suo intrattenimento a corte é famoso per rallegrare i cuori dei troppo seriosi nobili”
“Sovraintendente il mio non è un tentativo di schernire questa amata corte”
“Oh mio Giovane rampollo, schernire fatti che nella realtà sono così evidenti non è forse la giusta politica?”
Lord Abiss si accorse di essere stato elegantemente tagliato dalla discussione, senza accorgersene si ritrovò tra la folla a fare da spettatore.
“Signore la politica è azione a mio modesto parere, le parole si perdono con il vento”
“E lei Lord Apricott è un abile paroliere secondo il mio modesto parere”
Il sovrintendete era ormai al fianco di Apricott, il nobile poté per un momento provare a scrutare all interno del cappuccio. Il voler dare un immagine a quel volto era una delle cose che più ardeva dentro di lui. Sulla sua spalla si appoggiò la mano grigia e tetra, in un sussurro gli entrarono parole velenose.
“ non si può guardare nella notte senza la luce, bisogna aspettare l Alba per rimpiangere il buio, giovane Eiyu”
Ad Apricott gli si gelò il sangue, nessuna reazione poteva smuoverlo, impietrito ora guardava fisso Abiss come per trovare un appiglio dove arrampicarsi.
L attimo di imbarazzante silenzio venne scalfito dal urlo del capitano della guardi reale, annunciando l arrivo a corte della Regina Diana Cole.
La “Leonessa” portamento più da soldato che da donna, il suo lungo vestito a campana pareva un disturbo per il suo passo troppo agile. Gli fecero spazio ad ogni passo con inchini sottomessi, la Sovrana raggiunse il trono al centro del salone che riposava sotto l unico lucernario.
Alle sue spalle la guardi reale si era già tutta schierata.
La Regina si sedette con uno sbuffo, allargo i lacci del corpetto d orato che la opprimevano. Sapeva bene che quel azione avrebbe creato un minimo di sdegno su tutte le vecchie bacucche presenti a corte. Sapeva altresì che nonostante tutto nessuno si sarebbe permesso di contraddire la stessa azione. Il sorriso beffardo della “Leonessa” stava a sottolineare il compiacimento di quella situazione.
Una volta a suo agio sul trono, studio profondamente la folla , finché non le venne dato un calice del miglior vino del Regno.
Diede un lungo sorso degno di un mercenario in festa in un osteria di dubbia eleganza. Si alzò porgendo il calice alla servitù
“Allora , ho interrotto quale importante conversazione Lord Apricott”
“Mia Regina, lei non interrompe mai”
“Il sempre zelante e ben educato Lord Apricott, mi lasci indovinare. Vediamo, tutto procede per il meglio e noi godiamo di ottima salute Ahahaha” La risata riecheggiò in tutta la sala
“Ma lei Lord come al solito a che da ridire” “Sottolineavo Maestà fatti i cui sono ovvi i danni alla corona”
“Bazzecole, regnare non è solo politica, sono anche affari e negli affari i rischi si corrono”
La Regina scese dal trono incamminandosi verso Apricott.
“Lord Apricott negli affari ci sono perdite necessari su cui camminare”
“Solo che noi mia Regina camminiamo sulle perdite dei poveri commercianti”
“Come osate” s intromise il Sovrintendente, la voce così rauca è lontana che sembrava provenire da una tomba anziché dal cappuccio.
“Adesso basta!” Sentenziò la Regina stizzita e tirata in volto
“Le sue parole mi hanno annoiata, richieste di scorte armate per i mercanti, soldati ai confini e protezione delle merci. Come se ad amministrare il Regno voi fosse il più adatto”
“Mia Sovrana, cosa servirebbe un esercito così numeroso in questi tempi di pace se non a difendere inostri affari”
“Adesso Basta” urlò ancora più forte la Regina, puntando il dito verso il Lord.
“Siete stato ammesso a corte nonostante la scelta di vostro padre, rammentate il mio buon cuore o figuratevi la vostra testa su una delle picche qua fuori”
Apricott rimase in silenzio, lo sguardo fiero fisso sulla Leonessa, con riluttanza è un profondo inchino terminò il suo dibattito.
“Capitano, accompagni Lord Apricott nelle mie stanze, avrò a suo tempo bisogno di parlare con lui”
Apricott mutò la sua espressione in preoccupazione , scortato dal capitano e da due guardi si allontanò dalla sala. Scorse tra la folla Lord Abiss ebbe tempo di dirgli “ci vuole luce, mio caro amico. Luce”
Sparì tra il chiacchiericcio dietro la porta.
Con affare stanco la Regina tornò sul trono, fece annunciare con sorpresa di tutti di voler rimanere sola con il Sovrintendente. Tutte le visite e le dispute erano per quel giorno sospese.
I nobili presenti senza proferire parola si allontanarono, la sala si svuotò in men che non si dica.
“Sovrintendente a che punto è l indagine” “Tradimento mia Regina”
“Ne siamo certi dunque “
“ Tradimento, Apricott deve morire” “Sovrintendente io sono la Regina, la decisione spetta a me”
“Sua Maestà sa che è la legge ed essa è sopra ogni cosa”
“Vecchio senza voltò e senza nome, come se privare una vita sia dipeso da vecchie pergamene. Si opporrà e chiederà il volere della Gilda”
“La Gilda è compromessa a nostro favore come le avevo promesso”
Diana Cole lo guardò scioccata, quell uomo così potente da dove era arrivato. Era a corte da meno di due anni e senza che lei o qualcun altro se ne accorgesse era diventato il braccio destro del potere. Lei stessa non ricordava il primo incontro. Ogni volta che provava a pensare al primo incontro veniva investita da emicranie lancinanti. La Leonessa ne era intimorita a tale punto da non riuscire più a contraddirlo mai fino in fondo.
“Quindi tutto ha inizio”
“Si mia Signora, oggi il terremoto nella città dei Saggi, l uccisione dei traditori e la morte di molti Eiyu. Domani la sua incoronazione a Imperatrice del Mondo”
Alle sue ultime parole il vecchio si girò e uscì dalla sala, mentre Diana Cole rigida su quella sedia ormai diventata scomoda cercava di domare nella ultima parte di cuore rimasta, quella voce.
“Dio mio cosa ho fatto”

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