LE TRE CHIAVI.

PROLOGO

La vidi la prima volta in piedi sull’uscio del salone. Il suo nervosismo si respirava nell’aria.
Talmente le mani si cingevano tra loro che la sua pelle olivastra divenne bianca sulle nocche.
I suoi palmi imploravano pietà , come il topo tra le spire del serpente.
Di tutta la sua bellezza, questo è il ricordo che più conservo gelosamente.
Manû

5 Anni dopo

I

“Sei riuscita ad avvicinarti così tanto silenziosamente coprendo il tuo odore sottovento. Un vero predatore non avrebbe potuto fare meglio.”
Dareh si girò di scatto bloccando il fendente con la mano sinistra, portato da un piccolo ramo usato come improbabile spada.
“Dove ho sbagliato”
“Hai attaccato un Braccio del Diavolo dal suo lato forte”
“Tu non sei un Braccio del Diavolo”
“Forse vorrei esserlo”
“Magari uno stregone, un visionario. Che so un navigatore, magari un Bianco”

Il mondo da noi conosciuto era popolato da sei potenti nazioni, le quali ormai da tempo vivevano in pace. Dopo secoli di alleanze , guerre e tradimenti l’armonia regnava per il semplice fatto che nessuna Nazione o Regno dipendeva dall’altra.
Garante di questa pace la Gilda dei Saggi o quella che più comunemente veniva chiamata, il Settimo Regno.
Quattro di queste nazioni erano governate da monarchie antiche come il mondo.
Al centro del continente, come a guardia di tutti, il regno più fiorente e ricco di Elisabeth. La casata dei Re. Più leggende lo descrivevano come i padri fondatori del mondo conosciuto.
Gli Elisian Davano notevole importanza a questa presunta verità.
Sul trono sedeva la “Leonessa” . La Regina Diana Cole, diretta discendente del primo Re.

Nel profondo Nord, tra laghi ghiacciati e vulcani sempre in piena attività, il regno del freddo di Kaalalit. Vecchio e ubriacone quanto coraggioso e intrepido il sovrano Gron.

Palme e spiagge caratterizzano Fenicia. Il caldo mortale dei suoi deserti. Antonia discendente della stirpe nomade, sedeva sul trono di sabbia dall’età di dodici anni.
A est un piccolo regno di coraggiosi raminghi.

Un regno povero ma ricco di racconti e sacrifici. L’arte di viaggiare in carovane e nella lavorazione dell’oro. Questo era il regno di Sinturia, Re Hagi il collante tra le tribù sparse per il mondo.

Ancora più a est l antico Impero ormai diventata la Repubblica di Kim e a Ovest la giovane democrazia di Amerinda, nata sulle terre al di là dell’oceano.

“Cosa stai leggendo di così interessante da non darmi un briciolo d’attenzione, giovane diavolo”
Manû non aveva mai dato troppa confidenza a nessuno, rimaneva una persona distante sempre sulle sue. Timida e riservata, come se cercasse in ogni momento di porsi sulla difensiva.
Ma non con Dareh, lui era il suo mondo, se ne innamorò all’istante cinque anni prima.
“Sto studiando per domani, cosa che avremmo dovuto fare insieme, se tu non fossi una guerra fondaia”
“Baciami” Manû si infilò tra il libro è il petto di Dareh , lo sguardo serio e fiero, lui poteva sentire il profumo della pelle olivastra.
“Potrebbe vederci qualcuno”
“Baciami”
“Manû, dai…” Non riuscì a finire la frase che il calore delle labbra di lei esplosero sulle sue.
All’Improvviso un fruscio nell’erba fece scattare Dareh in piedi, Manû fu scaraventata a terra.
“Ecco gli amanti, beccati in fallo. Abbassa la guardia piccolo uomo”
Evelyn, affascinante ragazza, navigatore proveniente dal regno di Elisianbeth, Dareh era uno dei pochi uomini a non esserne affascinato. Definirli cane e gatto era riduttivo.
“Evelyn, no proprio tu”
“Ometto, pensi davvero che io non fossi a conoscenza del vostro grande segreto.”
Dareh si voltò verso Manû con sguardo minaccioso.
“Evelyn è per me persona fidata”rispose la ragazza tenendo lo sguardo basso mentre si rialzava.
“Avresti potuto dirmelo”
“Come l’hai presa.”
“Male”
Come l’avresti presa.”
“Male”
Ora Manû sembrava stizzita e non scrollava gli occhi da quelli neri di Dareh.
“Siete sempre in conflitto, nonostante siate le due persone più importanti per me, le uniche”
“Manû…” cerco di rispondere Dareh
Evelyn interruppe quello che stava diventando una discussione “Non c’è tempo, sono venuta a chiamarvi. Siamo stati convocati, tutti”

La Gilda dei Saggi era un piccolo borgo tra il regno di Elisianbeth e Fenicia. Una piccolissima roccaforte poggiata su una collina. Paesaggio immerso tra il cielo d boschi di faggi.
Essi erano il punto di equilibrio del mondo, ogni disputa ogni contrasto tra le sei nazioni era oggetto di discussione. La sentenza era legge.
A capo della Gilda il Concilio, formato dai sei Saggi, uno per ogni nazione.
Al comando dei sei il Patrono, colui che sedeva per discendenza sullo scranno dei Saggi.
La discendenza dei Patrono, pur essendo una delle famiglie più antiche , era avvolta nel mistero. Nessuno conosceva la sua provenienza, a nessuno era consentito conoscere il volto degli appartenenti alla casata.
Pur essendo un piccolo borgo i saggi potevano far conto sulla guardia.
Essi erano uomini e donne provenienti da tutto il mondo conosciuto fin dalla tenera età.
Fin dalle origini qualcuno nasceva con particolari doti. Si manifestavano già alla nascita. Mai nessuno aveva scoperto il perché o da dove derivano queste proprietà.
Un unico segno di riconoscimento era negli occhi. Alla nascita e in particolari circostanze, l’iride diventava giallo oro, la pupilla si riduce in una piccola fessura nera come la notte.
I Saggi nel tempo avevano fatto di queste persone una comunità, nonché il braccio armato della Gilda.
Gli Eiyu, così chiamati erano temuti in ogni angolo della terra. Cresciuti ed addestrati al combattimento e alla strategia, all’investigazione. Non godevano di grande reputazione da parte delle popolazioni. Ciò che è diverso spaventa.
Gli Eiyu si dividevano in quattro categorie conosciute.
Gli Stregoni, il potere della magia, intesa come controllo degli elementi e della materia. I più potenti capaci soggiogare la mente è il volere.
I Navigatori. Il loro motto era “uno Stregone senza il suo Navigatore è perso” la capacità di viaggiare e di avere in memoria ogni singolo sentiero dei luoghi a lui conosciuti, i più abili avevano il dono del teletrasporto.
I Visionari. L’arte delle preveggenza. Il potere di poter cambiare il futuro.
Il Braccio del Diavolo. Ciò che tutti sognavano, ciò che nessuno voleva essere. Tutti i poteri concentrati in una persona , al massimo della loro forza. Si diceva l’unico a poter spodestare il Patrono, si diceva anche che l’unico Braccio del Diavolo che si fosse mai manifestato oggi sedeva sul trono dei Saggi. Sedeva da oltre cento anni a comando dei Saggi.

“Manû dammi la mano”disse Evelyn. Era un navigatore abile in tutto. Possedeva e utilizzava nel migliore dei modi il teletrasporto.
Manû le porse il palmo, non ebbe il tempo di voltarsi verso Dareh che un senso di nausea la investì in una frazione di secondo. Quando riapri gli occhi si ritrovò sulla grande porta del Borgo.
“ Non hai mai voluto esercitarti con il teletrasporto, la nausea è solo questione di abitudine”
“Perché lo tratti così, cosa mai ti ha fatto. Ora arriverà tardi , verrà punito”
“ Oh sarebbe uno spettacolo più o meno divertente. No, non mi ha fatto nulla, ma credo sia questione di pelle”
Evelyn bussò alla porta
“Comunque non è stato per mio volere, il maestro Coman mi ha chiesto di staccare Dareh dalle tue grinfie”
Con un sorriso sarcastico il navigatore entrò sull’uscio ormai spalancato.
“Il maestro Coman? Anche lui sa di noi. Evelyn”
Manû rincorse l’amica scomparendo all’ ombra delle mura.

Dareh stava rimettendo in ordine i propri libri e pergamene, quando all’improvviso con la mano sinistra in un movimento di difesa erse un muro utilizzando il terreno sottostante. Esplosioni andarono a sbattere su quella difesa improvvisata. Dareh accovacciato dietro il muro si guardò attorno studiando il da farsi.
“Un attacco con foglie esplosive” urlò
“Maestro l’attacco con le foglie è una sua firma, un ora fa di faggi di fronte a me non ce n’erano due”
Il ragazzo creò una palla di energia con la mano destra mentre fece esplodere il muro creato per diversivo. Lanciò la palla d’energia contro l albero.
L’attacco andò a vuoto, l’albero risultò un illusione, la lama del pugnale sul suo collo no, quello era reale.
“Giusta osservazione allievo, ma la tua mancanza di attenzione, ti sarà letale”
Dareh non poté che alzare le mani in segno di resa. Si voltò verso il Maestro. Che nel frattempo si era già allontanato osservando il tronco bianco di un vecchio faggio.
“Maestro Coman a cosa devo la sua visita “
“Dimmi Dareh, cosa rappresenta il tronco per un albero”
Coman, maestro e stregone della Gilda. Esecutore di centinaia di missioni. Richiamato dall ordine all’insegnamento cinque anni prima. Proveniente dalla Sinturia, aveva fatto breccia nel cuore di Dareh.
I suoi racconti, i suoi insegnamenti, erano per lui fonte di fantasie da cui cibarsi per affrontare le realtà della vita.
“Il tronco? Oltre che da sostegno non vedo altro Maestro”
“Quindi ti fermi alla prima apparenza, senza ascoltare la vita che ospita all’esterno e all’interno di esso”
Dareh non trovò parole adatte per controbattere, c’era qualcosa di strano nel Maestro, qualcosa che non riusciva ad identificare.
Coman si avvicinò al ragazzo, la sua espressione angelica gli dava sempre conforto. Gli mise una mano sulla spalla e osservando il suo viso gli chiese.
“Fino a quanto ti spingeresti per Manû “
Dareh si sentì avvampare, di colpo non riuscì più a guardare in faccia il proprio Maestro
“Maestro io…”
“Dareh sì sincero e bada non ti sto chiedendo con Lei, ma per Lei”
L espressione di Coman ora si fece più dura. Dareh strinse i pugni gli tornò in mente il volto della sua amata. Guardò Coman.
“Morirei per lei.”

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