Israele 1962, l’Italia si sta giocando una partita per le qualificazioni al mondiale in Cile, il primo tempo si chiude 2-0 per i padroni di casa. A fine partita il CT israeliano dichiarerà “Abbiamo perso contro il Piede Sinistro di Dio”

Mario Corso detto Mariolino quella partita l’ha ribalta! Doppietta e prestazione sublime, sarà una delle poche in maglia azzurra.

Mandrake arriva giovane nel calcio che conta, a soli 17 anni viene prelevato da una squadra nella provincia veronese, esordisce in prima squadra in un vittorioso 5-1 contro la Sampdoria per poi siglare il suo primo gol tra i professionisti già sette giorni dopo a Bologna. Un destino segnato di un giocatore atipico. Si diceva che Corso lo trovavi sempre dove non batteva il sole, sempre all’ombra. Che usasse solo il sinistro e che l’altro piede fosse solo un appoggio, che qualcuno dovesse ricordargli che c’era e che quindi doveva mettere lo scarpino anche lì. Tutto vero, ma Mariolino era questo, un uomo geniale che con la sua fantasia è entrato di diritto in quella filastrocca creata da Moratti Angelo e il Mago Herrera.

“Cocco” di lady Erminia Moratti che andava a San Siro solo perché giocava Corso, demone per il suo Mister Herrera, ogni anno il suo nome finiva in testa alla lista dei ceduti e ogni anno con una dolce pacca sulla spalla del mister, Moratti declinava con eleganza.

Già perché Mandrake non era uomo di corsa, non era uomo silenzioso nello spogliatoio. Ad Herrera questo non andava giù per carattere. Era la sua croce e delizia, tanto da non poter fare a meno di lui in quel biennio d’oro. Il suo sinistro incantava le platee, lanci millimetrici e dribbling scenografici. Un tiro che poteva essere forte e secco ma anche morbido e liftato. Fu proprio Mariolino a inventare la “Foglia Morta” punizione con effetto a superare la barriera e finire sotto i pali dove non ci si poteva far nulla. “Era un gesto che mi veniva naturale, colpivo la palla sotto con il sinistro e poi i problemi erano del portiere non miei”

Carattere scomodo per chi cercava di mettergli i piedi in testa, potevi chiamarti Herrera o Ferrari CT della nazionale, con cui Mandrake non ha mai avuto un rapporto facile. Aneddoti c’è ne sono, come quello quando in una delle classiche arringhe pre partita del Mago dove annunciava vittoria certa, Mario disse interrompendolo “Mister adesso lo vada a dire anche nell’altro spogliatoio” Oppure, dopo una stagione sugli allori quella del 1970/71 dove una pazzesca rincorsa al Milan di Rivera che era a più 7 vinse da protagonista assoluto lo scudetto, fu richiamato in nazionale. Durante un amichevole fece uno dei suoi gol pazzeschi, durante i festeggiamenti per la rete cercò con lo sguardo il CT Ferrari, reo di non averlo convocato ai mondiali cileni. Incontrati i suoi occhi gli fece il gesto dell’ombrello, dando addio definitivamente alla nazionale italiana.

Con il cambio di proprietà all’Inter e il ritorno di Herrera in panchina, il suo nome torna in cima a quella lista. Questa volta non ci sarà Moratti e la sua pacca sulla spalla. Mariolino conclude la sua avventura milanese nel calcio giocato per sempre, per poi tornare sotto l’ala protettrice dei Moratti come dirigente, molti anni dopo.

Oggi ci lascia, un giocatore come pochi mai visti. Mandrake o Mariolino, il giocatore che cercava l’ombra, ma che infiammava San Siro. Ci lascia per sempre un funambolo. Ci lascia Il Piede Sinistro di Dio.

Riposa in pace Mario, tranquillo che un posto lontano da quel fastidioso Sole lo troverai anche lassù.

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