Tre ore di audizione per il premier Conte, attendendo l’interrogatorio di Lamorgese. C’è qualcuno che non si da per vinto, adesso che la situazione Covid sembra essere quasi sotto controllo, qualcuno che cerca eventuali responsabili, in quel DISASTRO della Val Seriana.

I PM incaricati del caso stanno cercando di scavare seguendo un solo filo logico, una sola domanda. Perche? Come mai la zona bergamasca messa a ferro e fuoco dal virus, non sia stata dichiarata ZONA ROSSA come invece fu per altre province che contavano meno contagi?

Le risposte andranno date e anche in breve tempo, lo si deve a quelle persone che hanno perso i loro cari in modo violento e inconsapevole, quasi senza avere il tempo di capire come, dove e quando.

Oggi leggendo le varie testate nazionali la sorpresa dell’ipotesi che più sta venendo alla luce è stata grande quanto allucinante, passatemi il termine poco erudito. Sta venendo a galla quell’ipotesi che più si temeva, ovvero la forte pressione INDUSTRIALE nel non far chiudere il polo logistico e imprenditoriale che è la valle. Già, chi conosce la zona sa bene quanto questo influisca sull’economia non solo bergamasca, ma anche lombarda. Un polo industriale con più di 300 imprese di cui sono pochissime quelle al di sotto dei 100 dipendenti. Un’economia da 680 milioni di euro annui che fa della zona una delle più prolifiche della regione. Non c’è da sorprendersi, chi conosce la zona sa che i bergamaschi sono si burberi e dal carattere forte, ma anche dei gran lavoratori e comunque dal cuore grande. C’è sempre però un momento in ogni cosa per fermarsi, non si può sempre correre e tirare la corda, sopratutto se si viene colpiti da un nemico invisibile e incontrollabile. Veloce e feroce.

C’è da dire che qualcuno ha provato a essere propositivo in tal senso. Il sindaco Gori di Bergamo ha cercato più volte con la calma di un amministratore, di cercare una soluzione che potesse portare alla zona rossa. Lo fece anche nel modo più inaspettato, urlando la disperazione di un Primo cittadino che vede cadere la sua popolazione ogni giorno in un ondata che non sembra mai finire. Eppure è stato ignorato come un SEMPLICE cittadino, da quella Regione che si è dimostrata incapace nel momento del bisogno, ma anche e inspiegabilmente da quel Governo che più che stilare decreti non ha fatto. Allora la domanda resta ed è ancora più forte. Perche?

I Sindacati ci hanno provato in un primo momento a gridare “La salute prima del lavoro”, ma più di un grido è stato un lamento abbastanza sottovoce… C’è da chiedersi se davvero il sindacato a oggi sia ancora utile a qualcosa. Mi prendo le mie responsabilità, ma vedo più sigle colluse al palazzo e vicine ai partiti, che combattenti di diritti e portatori di voci.

Confindustria ha giocato la sua partita nella zona, le pressioni furono fatte per non chiudere. Chiudere rischiando di perdere contratti e accordi. Nascondendosi dietro la produzione di elementi vitali? Forse non sarebbe anche il caso di interrogarsi su quanto potere si stia allargando la “Società” Confindustria?

Davvero Governo e Regione hanno ricevuto pressioni, davvero hanno accettato queste pressioni? Valeva la pena non dichiarare la zona rossa in Val Seriana? Non si parla di gente che ha perso il lavoro, si parla di persone che hanno perso la vita! Il gioco n è valso la candela? Davvero c’è una risposta a questa domanda? Non credo!

Se poi il risultato sono queste immagini, colonne di camion che trasportano bare , perchè non c’è più posto nei cimiteri e nelle chiese. Parenti che non sanno dove i loro cari sono stati “bruciati”. Per poi beffa delle beffe, ricevere anche il conto a casa…..

Colonne di camion dell’esercito nel cuore della notte, come per dover fare tutto al buio, tutto di nascosto…..come se….

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