Vi ricordate un’assolata Parigi, lo stadio pieno con migliaia di persone a intonare la Marsigliese, un colonnello Nazista che con occhi da sognatore si alza per applaudire la rovesciata di Luis prigioniero Nero dell’esercito americano. Il tutto mentre Stallone, in uno stile tremendo che neanche un portiere di terza categoria si permetterebbe a compiere, agguanta il pallone parando il rigore decisivo. Fortunatamente la decisione più saggia fu quella di inquadrare il caratteristico labbro storto e arricciato dell’attore.

Fuga per la Vittoria è un film piacevole, con la maggior parte degli attori ex calciatori professionisti. Pelè su tutti, ma anche Ardiles ad esempio. Non un colossal sicuramente, ma sapevate che la trama è ispirata ad una storia vera?

1941, la guerra dilaga in tutto il mondo, l’esercito tedesco occupa la Russia occidentale, nella regione Ucraina, allora facente parte dell’Unione Sovietica. Qui non ci sono gli americani, qui non c’è il piacevole sole parigino, il premio non è una gloriosa fuga. Qui non ci sono i campioni …ah no quelli ci sono!

Siamo in un forno di Kiev, qui inizia la storia che si intreccia tra leggenda e realtà. Ci sono uomini che lavorano senza pausa, prigionieri di guerra con il capo chino, obbediente all’oppressione del Nazista. C’è un momento della giornata dove i problemi vengono lasciati alle spalle, dove il futuro nero sembra quasi un ricordo lontano, è quel pallone in cuoio che rotola tra gli uomini. Uomini che nella realtà al di fuori del combattimento sono campioni, di quelli veri. Giocatori di Kiev divisi tra la gloriosa DYNAMO e gli acerrimi nemici della LOKOMOTIV. Da precisare che gli anni precedenti alla seconda guerra mondiale le squadre dell’est Europa sono formazioni quasi imbattibili, un calcio propositivo e bello da vedere. Polacchi, Ungheresi, Russi e Ucraini sono atleti formidabili. Se c’è qualcosa che può accomunare il bene e il male anche solo per un momento, questo è proprio un pallone. I Tedeschi fieri dell’oro operato e presuntuosi, sfidano quel manipolo di avversari, pensando ad una vittoria facile contro uomini spezzati dalla fatica e dalla prigionia. La partita si fa, la squadra dei panettieri si fa chiamare Star FC, mentre gli sfidanti sicuri di se scendono in campo con soldati semplici della Luftwaffe e altre sei squadre del regime tedesco. Si sfideranno in un mini torneo. Nonostante gli ucraini fossero emaciati dai lavori forzati travolgono qualsiasi squadra. Faranno 48 gol e ne subiranno solo 8 in sette partite. Le loro vittorie sono un moto di orgoglio per la popolazione ucraina, i tedeschi vogliono evitare ciò. Ci sarà una prima rivincita contro una squadra dell’esercito tedesco nello stadio Zenit, ma anche qui la partita avrà un epilogo a favore dei campioni ucraini, al termine sarà 5-1 per lo Star FC.

Il comando Nazista è furioso, bisogna battere e umiliare gli ucraini. Si gioca ancora e questa volta contro la squadra elitè dell’esercito nazista il Flakelf.

La partita è surreale, ci sono i tifosi di casa che hanno mitragliatrici puntate contro, l’arbitro è un comandante delle SS e ai tedeschi è concesso tutto. Nonostante questo il primo tempo finisce 3-1 per lo Star. Nell’intervallo un comandante tedesco andato negli spogliatoi si complimenterà con i giocatori ucraini, ma chiedendo di far vincere la squadra tedesca. Diciamo ordinando! Per un momento la paura ha il sopravvento, i tedeschi raggiungono il 3-3. Il calcio però ha sfaccettature che muovono i cuori e l’orgoglio, gli ucraini hanno una possibilità di dimostrare la loro superiorità. Lo devono a loro popolo. Ricominciano a fare il loro gioco arrivando in un amen al 5-3, addirittura un difensore dribla tutta la squadra avversaria compreso il portiere, per fermarsi a pochi metri dalla porta guardare la tribuna del comando tedesco e spazzare la palla il più lontano possibile, come a spregio, come a far capire che loro sono imbattibili.

La partita finirà 6-3, uno dei pochi sopravvissuti Goncharenko, talentuoso giocatore della Dynamo, dirà che ad un certo punto il silenzio calò in campo, i protagonisti avevano capito di aver firmato la propria condanna a morte. La soddisfazione di aver umiliato il nazista però era il premio che valeva il sacrificio.

Nelle settimane successive ad uno a uno i giocatori dello Star furono perseguitati, arrestati e uccisi.

Una storia che s’ incrocia tra la leggenda e verità, lo stesso Goncarenko sembra dipingere qua e là la storia con la sua fantasia. L’unica cosa certa che campioni di un certo spessore, si sono dimostrati uomini veri.

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