Mosca 1980, Finale 200 MT piani, “Al traguardo pensavo fosse acqua, invece..”

Per le vie di Barletta c’è un ragazzino che corre veloce tra i vicoli. Pietro nasce nel 1952 nella città pugliese da una famiglia umile. Il padre sbanca il lunario facendo il sarto mentre alla madre come alla maggior parte delle donne del sud dell’epoca è affidata la cura della prole e della casa. Iniziando gli studi delle scuole superiori, per la precisione Ragioneria, vengono a galla le doti da sportivo di Mennea, in campo atletico.

Pietro Mennea non ha il fisico da velocista, magrolino e gracile rispetto ai suoi avversari. Ce n’è uno in particolare che diventerà la sua ossessione, il Sovietico Valerij Borzov. Sarà per Mennea un punto di riferimento continuo, un traguardo da raggiungere assolutamente. Pietro è un ragazzo con i piedi per terra, critico e pignolo, meticoloso negli allenamenti, si prepara per qualsiasi gara al massimo.

È ancora un ragazzino quando esordisce in una grande competizione. Alle famose Olimpiadi di Monaco ‘72 ha appena 19 anni eppure riesce a salire sul podio al terzo posto nella gara dei duecento. La notorietà per la freccia del Sud è fin da subito schizzata nel firmamento dei campioni. La conferma si avrà negli Europei di casa a Roma nel 1974. Prende la medaglia d’argento nella staffetta e nei 100 mt, sempre e ancora dietro a Borzov. Arriva la medaglia d’oro invece nella gara prediletta di Pietro i 200.

C’è un piccolo passo falso nella carriera di Mennea, un piccolissimo neo. Nel 1976 si rifiuta in un primo momento di partecipare alle olimpiadi di Montreal, poiché secondo lui i risultati nell’ultimo periodo di preparazione non sono stati convincenti. Si smuoverà addirittura l’opinione pubblica per convince il campione a partire. Il grido del popolo viene ascoltato Pietro torna sui suoi passi e parte per il Canada. Sarà una manifestazione senza allori.

Arriviamo a ridosso del sogno di quel 1980. Prima però Mennea partecipa alle Universiadi di Città del Messico essendo ancora studente universitario. Qui avviene qualcosa di magico, non solo Pietro si impone nei 200 mt, ma stabilisce il nuovo record mondiale sulla distanza con il tempo di 19.72. Record che resistito fino al 1996, battuto da un altro mostro della disciplina quel Johnson che sapeva volare. Che però ancora oggi è record Europeo, ancora “OGGI”!

Mosca 1980 ci siamo, l’ha vinta di bronzo a Monaco, ha fallito a Montreal, ora deve essere sua, in più siamo a casa di Borzov, e ci sono gli americani che hanno boicottato i giochi. La medaglia tanto inseguita, come se quel traguardo non arrivasse mai, finalmente arriva. Il campione può finalmente sedersi sull’Olimpo dorato dei migliori.

In un’intervista qualche anno dopo Pietro ridendo di gusto raccontò un aneddoto. Alla fine della corsa un addetto russo gli passò una bottiglietta di vetro. Convinto fosse acqua la versò completamente sulla testa per rinfrescarsi dallo sforzo. Si accorse troppo tardi che in realtà il liquido non era l’acqua tanto desiderata, ma la famosa e nauseabonda aranciata Sovietica. “Mi si incollò addirittura la canottiera sulla pelle, quel liquido giallastro e zuccheroso mi rimase attaccato per giorni.”

C’era un ragazzino che correva veloce per i vicoli di Barletta!

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