Gino Bartali e quel Toure de France da vincere a tutti i costi.

Siamo nel 1948, la Seconda Guerra Mondiale si è conclusa da tre anni. L’Italia sta cercando di rialzarsi. Sono anni controversi, Monarchia contro Repubblica, ma anche Democrazia Cristiana contro Comunisti e Socialisti. Un paese senza ancora un vero equilibrio politico e sociale, una polveriera pronta a esplodere. Tenete bene a mente queste considerazioni, saranno parte centrale della nostra storia per uno dei più grandi sportivi del panorama italiano.

Gino dal carattere forte e dal cuore buono. Campione sulla bici, Campione nella vita. Di lui ci si ricorda oltre che per i trionfi, sopratutto per la sfida continua con Fausto Coppi. Le imprese di Bartali sono anche altre, umanamente più gloriose. Da l’aver fatto la staffetta macinando una media di 200 km al giorno per portare messaggi nascosti nella canna della sua bicicletta negli anni del conflitto, rischiando la morte da parte dei nazisti. Fino alla vicenda dove leggenda e storia si uniscono a raccontare una delle più belle favole italiane.

La delegazione italiana si presenta al Tour de France Del 48’ rimaneggiata. Non ci sono Magni e Coppi. La spedizione è diretta da Binda che può contare solo sul vecchio leone di 34 anni Gino Bartali. Da considerare anche l’ambiente attorno agli italiani. La guerra ha lasciato cicatrici profonde nell’animo dei francesi. Gli insulti sono all’ordine del giorno.

La Grande Boucle non inizia nel migliore dei modi. Al giro di boa Bartali ha un ritardo di 21 minuti dalla maglia gialla, i Pirenei sono stati una lezione dura.

Siamo al terzo giorno programmato di riposo per gli atleti. Qui avviene ciò che fa innescare la miccia per il miracolo. A Roma Antonio Pallante, un giovane siciliano di estrema destra. Spara in piazza Montecitorio a Palmiro Togliatti. È la goccia che fa traboccare il vaso. L’Italia è colpita da tumulti, scontri e scioperi selvaggi. Il paese è sull’orlo di una guerra Civile. De Gasperi primo ministro appena eletto ha in mente un ultimo colpo di spugna.

Il telefono squilla in Francia, viene passata la chiamata a Bartali. “Ginettaccio, devi vincere!

L’indomani il Tour riparte dalle Alpi. Dove le gambe incominciano ad andare in crisi esce la forza di volontà e tecnica di Bartali . La prima tappa sulla catena montuosa è qualcosa di fantastico. Gino guadagnerà sulla maglia gialla 19 minuti. Continuano le tappe di montagna, continua la scalata in classifica di Bartali. Attraverserà l’arco di trionfo come vincitore della più importante corsa a tappe.

La vicenda corre in Italia più della bici di Bartali. È un apoteosi di gioia. Far incazzare i francesi e vincere a casa loro. Le acque nel bel paese si calmano, gradualmente sta tornando la normalità. Grazie a Ginettaccio la guerra civile è stata evitata.

Non si hanno riscontri storici sul fatto che la vittoria di Bartali abbia scongiurato una pagina nera all’Italia. La realtà ci mostra un Togliatti che ripresosi dall’operazione che gli salvò la vita, comunicó di non appoggiare quel filo conduttore di violenza che si era innescato, placando gli animi di tutti!

Quanto sarebbe triste un epilogo così. Quanto gusto si perderebbe nella grande impresa di Bartali. Allora a me piace raccontarla così, questa “Favola” bellissima.

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